Tag: Fedez

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Come dicono i più prestigiosi influencer, bisogna trasformare una fesseria in un’opportunità. Ed è quanto intendo fare dopo aver saltato un turno di TheClassifica – e per di più in un frangente importante: il ritorno di Marracash, e il passaggio di testimone tra lui e MiticoVasco, precedente n.1 nella classifica dei presunti album. Ma altrettanto significativo è stato l’avvicendamento occorso sette giorni dopo il n.1 di MiticoMarra, perché il King della Barona si è ritrovato a cedere a sua volta il testimone al suo arcinemico Federico Lucia in arte Fedez, e me la figuro come una scena di un cartone Looney Tunes in cui il testimone è un candelotto di dinamite acceso, tanta è la sua acrimonia nei confronti dell’altrettanto milanese collega.
Come dicono i più egregi youtubers, bisogna, tipo, cioè, due piccioni con una fava e scialla, raga. Qui i piccioni potrebbero essere addirittura tre: MiticoVasco, MiticoMarra, Fedez, in una combinazione che nessuna slot machine mi darà più, che si susseguono in fila indiana al n.1. Ma posso arrivare a QUATTRO piccioni, cogliendo l’occasione per una fredda vendetta personale. Perché un dì lontano, qualcuno mi tacciò pubblicamente di odiare l’hip-hop italiano. Sono passati anni ma ancor oggi, almeno una volta alla settimana, qualche suo fan ripercorrendo la sua TL scorge quell’anatema, e mette il suo gradimento a quella sentenza incresciosa.
 
A lungo ho pensato che ci fossero gli estremi per la denunzia, argomentando che da quel giorno, nessuna delle ardimentose redazioni italiane mi fa più scrivere di hip-hop italiano (…ma in fondo rimane tanto altro, no?) (ahaha)
Con buona pace dell’incresciosa accusa sopra riportata, io NON odio l’hip-hop italiano, lo seguo da quando è nato e l’ho visto crescere e fare cose mirabili e altissime, e fare cose atroci e penose, e fare tante cose medie, mediatiche, medievali, mediocri.
Ma come dicono i più luminosi ospiti di trasmissioni di La7, passare la vita seduti lungo la riva del fiume prima o poi concede trionfi che la vita reale raramente regala. E così, vado a cogliere l’occasione per la ritorsione più cruenta: recensire INSIEME Marracash e Fedez. Così imparano. Il primo, a menarsela con l’odiato Cosplayer nel suo album Noi, loro, gli altri – che inspiegabile ossessione per uno che nessuno gli accosterebbe mai, che perdita di prospettiva per uno che sta così sopra. Insomma non ci senti, trattenere il respiro, quando sei lì in alto, e cammini sul filo; qui nel grande circo tu oramai sei il king.
Ma il secondo, gente.
Lo showman di Amazon (Celebrity Hunted, LOL e ovviamente Ferragnez La Serie), il tribuno politico che litiga con la Rai, che nel suo Disumano cerca di fare il rapper con la street cred. È come se Vasco ce l’avesse con Maurizio Costanzo – e intanto, quest’ultimo tentasse di imitarlo.
(non mi dispiacerebbe sentire un suo tentativo, pensandoci)
La stravagante verità è che soffrono in modi diversi di rap game. Non c’è da meravigliarsi: è uno dei mali congeniti di quel genere che ha permesso a entrambi di decollare (ed è un male che forse un giorno soffocherà definitivamente il rap, non me ne meraviglierei) (del resto non so voi, ma non mi meraviglio più di nulla – il che, a suo modo, è meraviglioso).
Il rap game è quel pesante accumulo di codici e comportamenti che da un lato immiserisce il genere in ostentazione stilistica come capitava ai più noiosi poeti del Seicento, anche se questo avviene in stanze assai più ghignose come “Bitch, la tua bitch fa le unghie alla mia bitch” o “Farfalle sopra un campo minato, il tuo sguardo mi uccide, mi ricordi lo Stato” – a voi indovinare chi dei due ha scritto cosa.
Il rap game (in quanto giuoco, del resto) prevede continua competizione, adesione a regole (un po’ cangianti e non precisamente uguali per tutti. Come il calcio del resto), che vengono giudicate da arbiter non di rado provenienti dai giochi stessi: il fatto che le maggiori autorità nelle recensioni dei rapper siano dei videogamer non mi meraviglia per niente (tanto per cambiare) e non è un bellissimo segnale per noi fatui critici musicali, ma non lo è nemmeno per il genere. Anche se ovviamente è un bellissimo segnale per i videogamer. E vorrei pure vedere.
Nella Mia Umile Opinione, c’è qualcosa di affascinante nel modo in cui Marracash e Fedez lottano avvinti come il Mastino e la Montagna, come i Duellanti di Conrad (e Ridley Scott, via) – come se uno in fin dei conti definisse l’altro, suo opposto e consimile. E mi viene il dubbio che la lotta sia anche un po’ interiore. A Marra fa schifo Fedez, è come se volesse espellerlo da sé – forse il suo è un calcolo. Forse questo ha a che fare con il piccolo senso di spiazzamento generato da Noi, loro, gli altri di Marracash. Perché una volta riscontrato che è una spanna sopra il resto (75% merito suo, 25% colpa del Resto), credo di non essere l’unico a notare che rispetto a Persona, si rimane meno a bocca aperta. Qualcuno ha scritto “Eh ma sai, a quel livello devi sempre ricordarti di fare i grossi numeri, perché la Universal è la supermultinazionale del rap, quindi paga e pretende”. Non è realmente quello il problema, non ho perplessità di alcun tipo sui pezzi “commerciali”. Casomai ne ho su quelli che, dopo Persona, dovrebbero essere i brani che riflettono l’idea del titolo, lo slancio verso Noi, loro, gli altri. Lo spostamento di prospettiva da sé al resto del mondo, così difficile per un rapper e così vietato dal rap game, dove si approvano individualismo e capitalismo più che nell’America di Reagan. Vedo ovviamente dove ha tentato di farlo, ma ho la sensazione che all’ultimo i suoi demoni e spettri tendano a riportarlo nelle vicinanze della casella del VIA!, nel Vicolo Corto e nel Vicolo Stretto. Così, oggi che è nel mezzo del cammin di nostra vita, sa molte più cose – ma pur avendo fatto più volte il giro della plancia, in qualche modo il vicolo continua a farsi sentire, generando in lui una qualche forma di solitudine. Perciò, mentre MiticoVasco continua in modo buffo e commovente a cercare di parlare con tutti e per tutti, lui che a suo modo ne è non l’erede (per carità) ma il successore per carisma e comunicativa, ci prova. E guardacaso, dicono cose che si somigliano molto:
“Siamo qui, soli e delusi, a confondere quello che sei dentro quello che usi”
“Voglio coprirmi di cash, sarò felice. Lo sento ciò che dirà il vecchio me: confondi il fine col mezzo.
Soffocati gli idealismi, condannati a non capirci”.
Però alla fine, il suo duello con la Persona prende il sopravvento. “Sono il giocattolo rotto con cui gioca il mio doppio” oppure, altrove “Marracash ha a fianco un fratello più grande, uno che fruga nella realtà, la fuga da una realtà pesante, cercando di farci dei soldi durante”. Succede anche in altre rime, in altre tracce, e genera la sensazione che qualcuno dentro di lui freni il suo slancio nel parlare per noi, per loro, per gli altri. Temo che per il 75% dipenda da lui, ma per il 25% dipende da noi, da loro, dagli altri, che non siamo pronti a dargli ascolto.
A questo punto subentra l’elemento comico della situazione. Perché a cercare di parlare per il POPOLO, ci prova anche il suo arcinemico (in Cosplayer, “il biondo patriota”) (accludo spiegazione dal prezioso sito Genius).
Sarò onesto: io trovo Fedez interessante, oltre che particolarmente astuto. La sua manifestazione che preferisco è quella più MaurizioCostanzesca, quando fa l’animatore de Il Muschio Selvaggio, in cui oltre a usare in modo sagace i media moderni, fa quello che a sinistra definiscono intrattenimento intelligente – e non di rado abbastanza ghignoso. E quando prende posizione, nel suo modo smart smart smart, Fedez pone sempre il dilemma: se la posizione è giusta, devo preoccuparmi del fatto che lui è sbagliato? Il suo disco da questo punto di vista offre qualche esempio, ecco un passaggio da Stupido stupido:
“Non si dovrebbe, la droga nelle felpe – però nemmeno sberle ad uno che è già in manette, no
Non si dovrebbe, lasciarlo in un call center, in debito per sempre – non vedi che è solo un ventenne?”
L’intento è lodevole, il risultato è un po’ cringioso. Anche perché poi Fedez è uno al quale con le parole riescono cose che a molti rapper più fighi – mi spiace per loro – non riescono (“Non amo mai, e se amo è un odio amatoriale” è una delle frasi che preferisco). Il punto, tuttavia, è che quando Fedez fa rap, pur non avendone stretta necessità ormai, scivola anche lui sulla chiazza oleosa del rap game, e di botto gli esce la rima tatuata da manzo in vacanza. “Un pochino mi manca scoparti nei cessi / Mi ricordo la notte che hai detto: “Dolcetto o scherzetto?” / E io che pensavo soltanto a riempirti come un palazzetto”.
E davanti a “Ti ho cercata tutti i sabati / Come un figlio di puttana cerca un alibi” ho avuto quasi un’esperienza mesmerica: la verità è che Fedez è ormai un rapper part-time, gli serve per completare il prodotto. Ma quando fa il rapper cerca di imitare gli altri e forse cerca proprio, flebilmente, di imitare il duellante Marracash. Come se avesse preso residenza nel Viale dei Giardini, ma gli mancasse il Vicolo Corto. Ah, che gioco a inseguirsi. Forse Marra dovrebbe tendergli un candelotto d’ulivo, invitarlo a fare la grandiosa joint-venture perché i due poli opposti trovino un loro equatore: Fabio, Federico! Amici! Provate a incrociare i flussi, perché la scena del musicale s’è impoverita e all’incontrario va (cit.).
Va beh, qualcosa bisogna pur cercare nella vita.
Altri argomenti di conversazione. Se permettete, mi terrei il grosso degli altri argomenti di conversazione per la prossima puntata, visto che al n.1 sta arrivando Marco Mengoni, e sono sicuro che sarà un capolavoro, però non l’ho ancora ascoltato e già non so cosa dire. In compenso, c’è una cosa che vorrei aggiungere sul n.1 di Fedez, specie dopo aver guardato i numeri dello streaming: mi pare di poter dire che il suo n.1 è dovuto al fatto che cd e vinili hanno ancora un loro peso per la compilazione delle charts, ed è un peso del quale la FIMI nella sua infinita saggezza ha deciso di tenere conto. Perché tra i sedicenti singoli, MiticoMarra occupa metà top 10, con Love e CrazyLove al n.1 e al n.2, davanti all’unico singolo di Fedez al n.3 (Sapore, feat. Tedua) e ciononostante, King Marra ha dovuto cedere il trono.
Nella classifica dei presunti album, intanto, dietro ai due inseparabili nemiciamici c’è proprio MiticoVasco, tallonato da Adele (n.4), Blanco, Zucchero, Salmo, Ultimo, Ed Sheeran – e chi poteva chiudere la top ten se non i Pinguini Tattici Nucleari? Un giorno o l’altro bisognerà parlare di loro. Ma non oggi: tanto più che non salterò a piè pari anche tutti gli angolini consueti, dai lungodegenti alla cerimonia degli addii per chi esce di classifica, e persino quello con i Pinfloi.
Anche se poi, che ne so io, magari il disco di Mengoni è il capolavoro assoluto di questo secolo. Gli amanti del pop sono tutti esaltati e poppanti. Forse ne sarò folgorato anch’io.
Non me ne meraviglierei.
Per il momento, grazie per aver letto fin qui.
Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

A volte gli déi si prodigano in piccole gentilezze per le quali è giusto ringraziare. Per esempio, quando ti risparmiano fatiche inutili. Avevo la lugubre certezza, in questa settimana, di ritrovarmi al n.1 in classifica uno di quei fenomeni musicali di cui non puoi parlar male. Che poi sono tre:

  • Rap italiano, ivi compreso il più schifoso, bolso e cretinazzo. Perché non si può MAI mettere in discussione la sincerità delle major e di Gucci nel dar voce alla voglia di soldi e droga dei nostri giovani maschi – perché cioè raga le barre, la strada, etc;
  • Indie pop, ivi compreso il più puccioso e orgogliosamente ebete. Perché c’è un bisogno diffuso e intergenerazionale di annoiare a morte la propria tl con le proprie emozioni scioccone;
  • Sanremo, ivi compreso Sanremo. Perché la lebbra è bella quando la si può condividere e chiamare “immaginario nazionale”.

E invece, gli déi mi sono venuti incontro! Sapete, vestiti in modo classico (e d’altra parte), non al completo perchè alcuni non sono nemmeno così socievoli, però non mi lamento, c’erano Mercurio Apollo Venere e Minerva (coi loro nomi ITALIANI) (Giunone, Era altrove) (pare sia sempre impegnata a fare dei cameo in video portoricani per dare sui nervi al marito) e con un sorriso hanno seccamente precluso la vetta dei presunti album alla compilation Sanremo2021, greve di tutte le canzonucce deliziose e imperdibili della kermesse identitaria. Gli déi, con una risata omerica cui mi sono ovviamente unito, hanno favorito ben altra compilation – per quanto altrettanto madida di crudeltà, altrettanto televisiva, con target più giovane – e tuttavia, perfettamente criticabile dal sottoscritto senza beccarmi del reazionario, ovvero

Il numero uno. La compilation BRO di Amici di Maria, fin dal titolo perfidamente ammiccante e supergiovane, sale dal n.4 al n.1 uccellando il prodotto sanremese realizzato con il gotha dei nostri autori e spinto furiosamente da tutti i media, nonché da Spotify. Difficile dire cosa sia successo: ogni considerazione sul formato delle due compilation e sulla media numerica abbassata dai brani meno popolari è accettabile ma tutto sta a volerci credere; ci sta anche il fatto che la versione da edicola di Sorrisiecanzoni (incompleta ma non molto) falsi il conteggio reale, rendendo ogni mio discorso perfettamente inconsistente – ovviamente, non sarebbe niente di nuovo. Però ci troviamo davanti a questa situazione, e un numero uno va sempre preso sul serio, a costo di sminuire il Compagno Festival, utopia finale di tutta una generazione di appassionati di musica che oggi si trovano a difendere a spada tratta una settimana di umiliazione sonora. Forse, se vogliamo trovare una spiegazione, è nella differenza di investimento tra il pubblico 16enne di Maria e gli adulti che alla sarabanda italianissima chiedono soprattutto dei meme con i quali combattere la propria incessante lotta per l’approvazione dei propri simili sui social.

Intendiamoci, BRO fa uno schifo impressionante. Però osservare il nazismo all’opera è a suo modo un piccolo penoso privilegio, perché consente di capire ciò che ha capito. E gli undici brani dei concorrenti di Amici, a ‘sto giro emanano l’odore pestifero dei PRODUCERS, ebbene sì. Ne sono stati convocati uno squadrone, alcuni dei quali di altissimo rango, da Michele Canova Iorfida a Frenetik & Orang3, da Gorbaciof a Zef, e immancabilmente Dardust, l’uomo che ci ha permesso finalmente di ridimensionare Mozart e Beethoven. Il suono degli undici pezzi finiti nella compilation è urbano nella sua accezione più didascalica, ovvero canto lagnoso e batteria elettronica lenta e insignificante – ma è un fatto noto a tutti che basta camminare sul marciapiede di una città per sentire il suono di una TR-808. Le parole poi sono quasi sempre una orgogliosa ribellione contro ogni tentativo di superare la prima media. Certo, a questo punto,

C’è sempre quello che dice “Sì però che snobismo, sono, cioè, zio, canzoni”. C’è sempre, SEMPRE quello che lo dice – ed è mio triste destino lasciarglielo dire senza eseguirgli in faccia una versione da virtuoso di Tiger Rag con tutti gli strumenti sostituiti da schiaffi di intensità variabile. La risposta è: NO. Non lo sono. Non sono canzoni, intendo. Non sono pensate per piacere a chi ascolta musica: sono un pretesto per tenere lì per mesi i fighettini di quest’anno, ma in realtà come nel Grande BRO e nell’Isola dei BROmosi, sono la scusa per vederli dimenare come marionette e dimenticarne il 95% già a settembre. A Maria e al suo pubblico, e a centinaia di laureati che scrivono per siti di gossip e tv, interessa principalmente che si tocchino e pasticcino e frughino davanti a tutti. Se poi qualcuno ascolta pure le canzoni, ben venga. Ai ragazzi sta benissimo, hanno capito di essere in Black Mirror e scodinzolano, questo è molto più di quanto riceverebbero studiando Omero e i suoi déi. Poi, per quanto poco possa valere la pena, anche il critico più idiota – e io ho tutte le carte in regola per la carica – non può non cogliere al volo gli ingredienti ricorrenti del brodo di BRO: maschietti semi-maledetti, bimbe docili che li assecondano, perdita della verginità (quasi sempre di lei, perché lui è un piccolo ITALIANO vero e già a 5 anni è femminaro), addii melodrammatici alla stazione (dopo la perdita della verginità), i soliti riferimenti a nuvole e meteo, un italiano vezzosamente fracassato in stile Achille Lauro, Madame o Carl Brave. Ma quella di BRO è una narrazione sentimentale che dietro la patina di modernità linguistica, studiata con i rivenditori di occhialetti brutti e di camiciole aberranti, ha semplicemente disinnescato l’autorappresentazione femminile (i tempi di Emma e Sandrina) e aumentato il carico di sensualità rispetto all’epoca in cui la compilation si chiamava SCIALLA e consentiva a Federica Camba e Daniele Coro di fondare un nuovo genere, il Neomelenso Defilippico, che come il Jack Torrance di Shining ha vibrato un colpo d’ascia al petto di quel che rimaneva del pop nobile italiano.

DI COSA STIAMO PARLANDO?

  1. Aka 7even: “Hai la faccia gialla tipo yellow. Penso troppo. Ho il mio swag, bro. Volo RedBull. Ho una vista sul tuo fondoschiena, yeah, baby è un panorama sulla scena – yeah, muovilo come in una favela, yeah, mentre fai la scema”.
  2. Deddy: “Leggo il tuo nome sui biglietti di un treno. Proprio quando non mi cerchi ti cerco. Le stagioni mi prendono in giro. Poi tutto un casino. Sembra sempre inverno. Mentre il sole scappa via io ti aspetto”.
  3. Esa Abrate: “E ti cercavo tra le nuvole, ti immaginavo qui accanto a me. E sognavo la tua pelle liscia sotto le mie dita, quella risata troppo buffa, la mia preferita. Vorrei tornare a quella notte, accarezzarti mille volte; vorrei tornare alla stazione mano nella mano, guardarti poi dal finestrino mentre mi allontano”.
  4. Leonardo Lamacchia: “Il natale e l’estate, il ristorante cinese. Il natale e l’estate, i vocali di notte. La paura di stare bene, i segreti che ogni volta non diciamo a nessuno”.
  5. Raffaele Renda: “A volte non riesco a stare solo e i pensieri si rincorrono nel vuoto. Ora li tengo in disparte in una scatola a parte. Come i vecchi vestiti che non voglio più addosso”.
  6. Tancredi: “Andiamo a Las Vegas negli hotel a 5 star, senza money ma magari beviamo un po’ e ci sposiamo anche per sbaglio. Chissà se a Las Vegas poi ci prendono per due star senza money magari li facciamo là e ci compriamo un Caravaggio. Io sono ancora quello che fuma e non parla, tu sei rimasta un’altra volta fuori casa. Ti ho raccolto dalla strada una collana. Spero che ti piaccia veramente”.
  7. Sangiovanni: “Mmi fai thernare bbbimboh. Come quando ammàmma mi dava il baccìno prima di andare al letttho. Non ho paura di nnnnulla ma Cupido mi aspetah per farmi uno scherzo di mmerta, lantciarmi una frecia sul peccio! E sarai per sempre la mia lady, rararara, perché entri in puncia di piedi, rararara, e la mia vicia è irregolare come le rockstah, dammi il tuo cuore baby, farò di ce una donna, basciami sulla boca con il rosseccio rosa, per la tua prima volcia”.

Salvo da questa (snobistica) rassegna i due concorrenti già eliminati, nonché La libertad di Ibla perché c’è un limite persino al tempo che posso buttare, e infine Enula, il cui Auricolari è talmente pretenzioso che vedendo lo spezzone di trasmissione in cui Linus è chiamato a dare un giudizio, mi viene in mente il passaggio della sua autobiografia in cui è il 1987 e lui si sente “un pesce fuor d’acqua dovunque mi trovi, suonando musica che non mi appartiene e fingendo un entusiasmo che non ho”. Siccome un po’ di indulgenza nei confronti di qualcuno di questi ragazzi la si trova sempre, credo sia istintivo riservarla a chi prova qualcosa di diverso. Ma una cosa è certa: quando la musica aveva come prerequisito quello di essere bella, tutti noi sapevamo e sentivamo che era irrimediabilmente bella – a volte anche piaciona, ci mancherebbe, ma ti saltava addosso senza tanti complimenti e senza concettualismi su cosa debba fare una #musicaleggerissima. E a proposito,

 

SEDICENTI SINGOLI. So che alcuni perversi tra voi coltivano la torbida curiosità di sapere chi è stato premiato nell’immediato postkermesse, pertanto pur deplorando con vibrante indignazione, vi sottopongo la top 20 in modo da non perdere tempo nel copiare i nomi dei BIG. La performance è migliore di quella dell’anno scorso (9 singoli in top ten), e del resto erano settimane che i discografici bloccavano tutto per poter spianare la strada ai loro CAMPIONI della musica. Dal punto di vista statistico, trovo interessante il podio completamente portato a casa da Sony, che può consolarsi degli imbarazzi del proprio talent X Factor sfruttando il caro vecchio marcescibile format RAI, e mettendo in testa ben tre nomi che hanno spaccato ai tempi in cui il talent che spacca, spaccava. Gli imperatori della galassia, cioè Universal, entrano in top ten solo grazie a due rapper – e chissà se è un segnale che in quegli uffici così eleganti stanno da troppo tempo schifando quella roba che si fa con le note, sapete quella che piace ai boomer, cioè raga, zì – però li capisco, cercare di vendere musica a una generazione alla quale hai devastato le orecchie è una sorta di dilemma etico, e chi ha voglia di dilemmi etici, io no di certo, ho il mio swag, bro. Ma quando YouTube entrerà nelle charts a riequilibrare i rapporti interni, scopriremo tutti che in questo Paese il rap ha avuto un’occasione enorme che pochi hanno sfruttato per fare – non ridete – arte.

Resto della top ten. Torniamo ai presunti album, per segnalare che la ex n.1, cioè la Dark Edition di 17 di Emis Killa & Jake La Furia scende al n.9, mentre alle spalle della compilation Sanremo 2021 c’è l’album di Mace, che – fun fact – con la cara vecchia separazione tra compilation e album, oggi sarebbe n.1. Al n.4 c’è Capo Plaza ed entra al n.5 La Rappresentante Di Lista. Non è un’impresa fragorosa, è sostanzialmente l’unico album nuovo uscito dopo la Prestigiosa Vetrina. Comunque, è la prima volta che il la Rappresentante viene rappresentata in classifica in dieci anni di attività, e questo va a dimostrare che quando quelli della Sony scrivono sulla macchina di Amadeus con una chiave inglese “QUESTI VEDI DI METTERLI TRA I BIG, INUTILE VERME”, lo fanno perché colgono lo zeitgeist. Sempre in quota Sony, rientrano in top 10 Il ballo della vita dei vincitori Maneskin (n.6) e il repack di Feat di Francesca Michielin (n.7). Al n.8 c’è Gazzelle, e al n.10, in uno sforzo titanico per rimanere tra i primi dieci, Sferoso Famoso con l’album più venduto e importante degli ultimi millequattrocento anni.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 100 Positions di Ariana Grande (dopo 18 settimane), Reunion dei Ricchi & Poveri (dopo 1 settimana), Detroit Stories di Alice Cooper (altrettanto) e California di B3n, cioè il debutto solista di Benji l’ex socio di Fede; era entrato in classifica al n.5, ne è uscito sette giorni dopo. Non b3nissimo, B3n. Poi c’è una quantità ragguardevole di album in classifica da più di 100 settimane: si tratta di Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (101 settimane), Billie Eilish con il suo unico disco (102), Re Mida di Lazza (106), Post Punk di Gazzelle (119), Salmo con Playlist Live (122), Diari aperti segreti svelati di Elisa (124), 20 di Capo Plaza (151) Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (101) Pianeti (158) Peter Pan (161), e su tutti l’irresistibilimente fastidioso Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 210 settimane fa, e forse destinato, col piccolo aiuto della casa discografica che non aveva pensato a ristampare in tempo un disco che riusciva a vendere da più di quattro anni ininterrotti (…è un mestiere complicato, io ve lo dico sempre) a togliere il record ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende al n.29, The wall scende al n.52, fluttuazione che ci sta. In ogni caso naturalmente tutti gli analisti aspettano il dato relativo al ritorno alla zona rossa. Per quanto mi riguarda, a questo punto vi devo le solite indicazioni di campo ideologiche – e mi sembra evidente che The wall è AstraZeneca, The dark side of the moon è Pfizer, e non c’è modo che riusciate a convincermi che Wish you were here non sia Sputnik.

Grazie per avere letto fin qui, a presto.

 

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

La Battaglia di Grande Inverno, la Battaglia della Nazionale del 1982, la Battaglia di Drefgold e Sfera a favore di un rap molliccio e noioso.

Abbiamo la musica e i musicisti che ci meritiamo? – TheClassifica 17/2020

Abbiamo la musica e i musicisti che ci meritiamo? – TheClassifica 17/2020

«Se nel mondo rock bisogna farsi tanto e prendere tanta roba per arrivare a canzoni come quelle di Jimi Hendrix e di Janis Joplin, allora Wagner e Brahms che cosa avrebbero dovuto fare? Mettersi un DC 10 nel didietro?».
(Alberto Arbasino, Un paese senza, 1980)

 

Preterito. Qualche giorno fa su Il Fatto Quotidiano c’era un articolo di Andrea Conti sulla musica italiana e come sopravviverà alla pandemia – se sopravviverà. Venivano intervistati Fabrizio Giannini, Gabriele Parisi, Giacomo Sabatino, Michele Torpedine e Paola Zukar. Che sono manager che curano gli interessi, tra gli altri, di Tiziano Ferro, Alessandra Amoroso, Clementino, Nek, Fiorella Mannoia, Il Volo, Fabri Fibra, Marracash, Nina Zilli. C’è un po’ di tutto, vedete.

L’articolo andava via liscio, era leggibile, non troppo tecnico, non aveva nessun sottotesto politico o polemico. Forse nel titolo era stata inserita una frase che, scritta in grande, poteva sembrare, alla lontana, arrogante (“Il governo ci deve risposte”). Però, con tutta la diffidenza che posso avere per quel giornale, non c’era davvero niente di eccepibile. E i manager interpellati si premuravano di far capire che le risposte erano dovute soprattutto ai lavoratori del settore, quelli che grazie a TZN e Sandrina Amoroso e Fibra e Il Volo, ma anche alla fine grazie a MiticoVasco e a Lorenzo Cherubini e persino a Calcutta, ci mangiano, pagano il mutuo e mandano i figli a studiare – oppure no, magari menano i figli e coi soldi bevono tantissimi spritz, fatti con prosecco e bitter ITALIANI e tassati da accise ITALIANE, insomma qualsiasi cosa ci facciano va bene.

Ebbene. I commenti erano quasi tutti ferocemente negativi, e auspicavano che i saltimbanchi milionari fossero lasciati nel loro brodo, e quanto ai lavoratori, “Se sono bravi, il lavoro lo troveranno sempre”. Per esempio, Nero Wolf (senza e, à la Tarantino) faceva presente che “Loro sono artisti da strapazzo ma artisti”, Minerale Frizzante invitava ad andare a zappare, “Sia mai che trovano dell’insalata da mangiare, sti artisti”, Dammi Le Chiavi ricordava che “abbiamo un Governo che LAVORA SERIAMENTE; pur senza poter fare né MAGIE né MIRACOLI – quanto a VOI, con quel che guadagnate, STATE MUTI”; Elias 963 ironizzava “Le centinaia di migliaia di operai in cassa integrazione, che mangino brioches”, e a Giuseppe Liberati che obietta “Voi credete che esistano solo i cantanti milionari?”, Carlo Jr replicava “Siamo nell’epoca della mobilita in cui ogni uno si puo adattare a fare dei lavori piu essenziali. Cosa e l’orgoglio o lo snobbismo di coloro che li trovino umilianti?”; Marraggio scagliava il fendente: “Troppo comodo per le aziende del settore scaricare le precarietà che hanno imposto ai propri lavoratori sulle spalle dello stato”. Eh.

Ok, immagino che si possano dire tante cose sulla gente che commenta gli articoli dei giornali online, e tante in particolare su quelli che commentano Il Fatto Quotidiano. Ma se ci pensate, è un pensiero diffuso. Anche quando produce tanti soldi e indotto, magari più di altri comparti, la musica non è un lavoro vero come fare le Ferrari o condurre Masterchef. Certo siamo in un Paese dove la musica è sempre stata riconducibile a un accessorio da spiaggia, una canzoncella doce doce o un puntello per il proprio strazio; a scuola ce la facevano studiare col piffero e il nostro inno è una marcetta scemotta che persino il più mascelluto fascista interpreta con un margine di LOL.

Ma un po’ di colpa di tutto questo, temo, ce l’hanno anche i tantissimi, tra gli addetti (dai giornalisti ai discografici ai manager a quegli infallibili ReMida che sono i nostri PRODUCERS) che se ne occupano come puntello al proprio straziante narcisismo, che forse in fondo ne hanno un’idea anche peggiore del sig. Minerale Frizzante. Per non parlare dei tanti musicisti e interpreti che tra la bellezza e il pubblicone, hanno sempre scelto quest’ultimo, e raramente, quando avrebbero potuto farlo, gli hanno chiesto uno sforzo in più, o lo hanno chiesto a se stessi. Anche quando erano

Il numero uno. Persona di Marracash ha passato un’altra settimana in testa alla classifica dei presunti album, condividendo con Ghali (n.2) e ThaSupreme (n.3) un podio multirappuso. Certo, la situazione è stagnantissima, 93 album su 100 della classifica importante sono gli stessi che ne facevano parte la settimana precedente. Però mi piace raccontarmi (…e raccontarVI a voi, impossibilitati a impedirmelo, ahaha! Subite, reprobi) che quest’album e non altri ha ripreso quota perché persino gli inquieti ascoltatori di rap, dopo l’assalto iniziale, lo hanno lasciato decantare e derappare fino a trovarci dentro quello che non poteva saltare fuori nelle prime settimane di ascolto intensivo. Peccato che dal 2014 i DC10 non volino più, e Marra non abbia la possibilità di mettersene uno nel didietro. Niente DC10, veniamo ai

Primi 10. Dalla top ten esce Gianni Bismark, che scende al n.19; in compenso vi risalgono Salmo e Lazza. Sentite, faccio prima a mettervi qui la grafica della FIMI, che a me piace molto, spero non la cambino mai, soprattutto il colore arancione. Avete notato? Ci sono addirittura due FEMMINE – e persino due non ITALIANI in top ten. Lo so, con la scusa dell’emergenza, vengono calpestati gli ideali dei nostri antenati. Scuotiamo tutti la testa e cerchiamo

Altri argomenti di conversazione. Non voglio dire che è merito della mancanza di medicinali equivalenti, ma noto che in questa fase stanno risalendo la classifica in modo interessante, piazzandosi tra il n.11 e il 20 Gazzelle, Rocco Hunt, Ketama126, addirittura Fred De Palma, insomma album tutt’altro che nuovi che abbiamo a malapena notato quando sono usciti, ma che ora si ritrovano a tanto così dal Valhalla più o meno come è capitato a Gallera e Fontana. No, perché dico così, forse anche i loro album avevano bisogno di esser lasciati sedimentare, hanno tutta una loro complessità… No, vero? Avete ragione, forse bisogna dare una possibilità a Minerale Frizzante. Fuori dalla top 20 c’è la più alta nuova entrata, The Strokes, al n.26, posizione che probabilmente non vedevano da quando la gente pensava fossero interessanti. Confesso spudoratamente che tra loro e l’altra nuova entrata, preferirò sempre quest’ultima, ovvero i vecchi Nightwish (n.45) anche con la nuova vichinga: certo, il disco è puro delirio metal-naturalista, ma mette di buonumore. Esce invece di classifica dopo sole due settimane l’album dei 5 Seconds Of Summer. Chissà cosa ascoltano oggi quelle ragazzine che cinque anni fa assediavano gli studi di RTL per vederli. Wagner e Brahms, probabilmente. Oppure la n.1 tra i

Sedicenti singoli. Entra col botto al primo posto Le feste di Pablo, la canzone pucciosa di Cara feat. Fedez, un grande ritorno alla popolarità per il munifico benefattore milanese – ma lei secondo me non si ferma qui. Guardate che bell’accappatoio giallo che ha, tra l’altro. Scalano al secondo posto Shiva & Eiffel65 con Auto blu (per gli amici: Autotune) e al terzo posto Mr. Rain con la lagnetta Fiori di Chernobyl. Ma voi volete sapere dov’è Andrà tutto bene di Tommy ed Ely, vero? E io ve lo mostro qui, senza commenti – nonono, non ci casco, grazie.

Lungodegenti. 20 di Capo Plaza compie due anni in classifica, auguri! I primi due album di Ultimo salgono di un altro passo (Pianeti 111 settimane, Peter Pan 114) verso Rockstar di Sfera Ebbasta, che staziona da 117 settimane in classifica. Ma un anno prima della sua uscita, era rientrato tra i primi cento un certo disco dei

Pinfloi. The dark side of the moon timbra per la 180esima volta consecutiva, anche se scende dal n.67 al 53. Purtroppo è di nuovo solo, senza il suo amico The wall, perché Dark side è approvato dalle élite come Mattia Feltri mentre The wall è osteggiato dal pensiero unico come suo padre Vittorio Feltri: saranno almeno 24 ore che non viene invitato a vomitare in trasmissione da Giletti o Giordano o Cruciani nei loro programmini coraggiosi. Resisti Vittorio, non lasciare che ti mettano una museruola – anzi se hai altre scemenze da dire approfittando di inviti di giornalisti che hanno poca dimestichezza con la dignità, sono disponibile anch’io.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Tutte le classifiche che ci stavano: concerti, video, album, streaming, sorrisi, canzoni.

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

La musica più ascoltata in Italia nei primi sei mesi del 2019. Il Governo del Cambiamento vende un po’ meno, ma la concorrenza non c’è più.

Sono stato con Izi nella caserma del rap – ClassificaGeneration, stagione III ep. 16

Sono stato con Izi nella caserma del rap – ClassificaGeneration, stagione III ep. 16

A volte ho la sensazione che il rap italiano sia una grande caserma.
Ritengo di rivolgermi a una platea che in gran parte ha evitato il servizio militare, ma se qualcuno di voi ha mai fatto questa singolare esperienza, un tempo pressoché obbligatoria, oppure ha in qualche modo frequentato quel tipo di ambiente, saprà che è caratterizzato da 1) cameratismo maschile 2) lunghe fasi di noia surreale 3) regole non del tutto comprensibili fissate in un’epoca precedente 4) un’ossessione per le gerarchie e 5) una certa tendenza a uniformarsi (lo dice la parola stessa), se non al livellamento verso il basso: chi si dimostra un po’ troppo intelligente o differente rischia qualcosa.

La parte delle gerarchie volendo è anche divertente: nelle caserme veramente grandi ci sono tanti ufficiali superiori che finiscono per interpretare il personaggio che vogliono: se lo sono, diciamo così, guadagnato sul campo… qualunque cosa possa significare questa espressione quando una vera guerra non è dichiarata, e il vero conflitto in realtà è del tutto interno a quel settore, tra il generale carogna con delirio di grandezza e quello eccentrico e anarcoide, il colonnello che ha appoggi ovunque e quello ritenuto gay che sente bisbigliare la parola “appoggio” e ghignare quando passa, il tenente colonnello che si sente parte di una missione e quello sofferente che da quindici anni pensa “Ma chi me lo ha fatto fare”.

Più ci penso, più mi pare di vederlo. Un immenso distretto militare con Fabri Fibra nella parte del generale matto che fa gli scherzi alle reclute, Gué Pequeno che calcola quanti soldi farebbe vendendo segreti al nemico, Marracash che cerca di indicare agli altri il senso del loro mestiere, Salmo che sogna un golpe sandinista, e poi tutti gli altri ufficiali di lunga o media militanza, da Frankie Hi-Nrg a Nitro, da Noyz Narcos a Gemitaiz fino ai giovani capitani che si sentono padroni del mondo e si mettono sull’attenti malvolentieri (…e femmine, zero o poco più).

Vi devo dire, un po’ per onestà un po’ perché è probabile che io sia ancora un graduato e metti che sono sotto sorveglianza, che è anche una vita divertente e per molte cose istruttiva, specie se sei un maschio un po’ pirla – e temo di esserlo (stato). Ma tornando alle premesse, tra esse preme l’uniformarsi. Un inspiegabile controllarsi l’un l’altro perché nessuno esca dai confini senza permesso.
E vedo nel giovane Izi, uno dei Bimbi di Charlie Charles, questa strana tensione, tra il rap che deve rimanere nei ranghi e quello che vagheggia di usare la sua forza in modo diverso. Aletheia, l’album che spodesta Colpa delle favole di Ultimo dal n.1 dopo sei settimane di dittatura, deve avergli richiesto un sacco di ragionamenti strategici, di battaglie interiori. Specie perché dal presidio Sony è passato alla fortezza Universal.

Per farvi capire, il titolo dell’album (leggo da un’intervista a 105 Mi Casa) «È una parola che mi ha detto mio padre. In realtà sta banalmente, diciamo per racchiuderlo e riassumerlo, in “verità”. Dischiudimento, svelamento in se stessi. È il momento stesso in cui ti arriva l’illuminazione, in cui sei scioccato e non riesci più a vivere come prima».

Ora. Ci sono parti dell’album in cui il capitano Izi sembra illuminato.

“Il più grande errore è credere che l’uomo abbia un’unità permanente; un uomo non è mai uno, continuamente egli cambia. Raramente rimane identico, anche per una sola mezz’ora: ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso. Non è semplicemente addormentato, è completamente morto”. (da Zorba)

O anche:

“Alti e bassi mi ispirano morte, vorrei farcela, ma so che ho tanta mania del controllo e poi ti svengo affianco – Io non vendo affatto, sono un giullare, quindi vengo a corte, non a corteggiare”. (da Volare II)

E altre, in cui sembra ottenebrato.

“Sì, sì, lo sai che mi stai sul cazzo. Sì, sì, davvero mi stai sul cazzo. Fumo una canna che sembra un razzo, faccio due tiri e mi faccio spazio. Urlo e smarrono in pubblico – tu fumi? Nah, ne dubito, con quella faccia da sbirro ti passerei solo un sacchetto dell’umido in testa”. (da Pace)

“C’ho sei budini alla vaniglia, faccio un tiro di Vanilla, e dopo un altro di Gorilla Glue giusto perché c’ho poca scimmia, quindi non tirarmi in mezzo se stai in gabbia come in Italia: faccio un castello con la sabbia, ma era di Hawaiian”. (da A’dam)

Un n.1 in classifica è sempre una bella medaglia, e per Izi non è la prima. La mia sensazione è che la sua marcia sarà lunga. Il che può voler dire che arriverà lontano, oppure che girerà in tondo. Come ogni anziano sergente, gli ringhio il mio incoraggiamento.

Resto della top 10. Detto (tanto) di Izi e di Ultimo che scende al n.2, entrano in top ten anche Nek al n.3, Alberto Urso di Amici al n.4, Liberato al n.5 (…vedi a non fare i firmacopie?) e Fast Animals And Slow Kids al n.7. Completano la prima diecina il n.6 di Billie Eilish, il n.8 di Salmo, il 9 di Daniele Silvestri e il 10 di Ultimo con Pianeti.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 10 Clementino (dal n.3 al n.16), MiticoLiga, Rkomi, Marco Mengoni e Coez. Tra le altre nuove entrate, vanno segnalati al n.17 Mezzosangue, al n.19 il Banco del Mutuo Soccorso, al n.22 Nayt e al n.56 Sergio Cammariere. Gli album da più tempo in classifica li dovreste sapere, ma facciamo il ripassino: Hellvisback di Salmo da 171 settimane, seguito da The dark side of the moon (132) ed Ed Sheeran (115). Stanno arrivando altri due album a quota cento settimane (non vi spoilero i nomi). Escono di classifica Panic! At the Disco ed Alvis dopo due settimane, The Dream Syndicate dopo una, Vampire Weekend dopo una pure loro, Coma Cose dopo otto settimane, e FEDEZ

(ooooh!)

dopo 15 settimane. Ebbene sì, Paranoia Airlines è già nel cestone dell’Autogrill.
Cosa è andato storto?
Immagino che tutti abbiano una teoria. Eventualmente, sul personaggio. Io ho il sospetto che, banalmente, le canzoni nel disco non siano piaciute. E per primo, a Fedez stesso, che le ha scritte con la mano sinistra (…o destra se è mancino), usando l’album come sfogo alle amarezze (cit.). Poi, spero un domani di non dover ammettere che è stato il suo grido di aiuto: davvero nessuno vuole che il nostro uomo faccia un insano gesto e dopo aver inciso il suo Heart shaped box si infili in bocca un capo firmato (carico).

Sedicenti singoli. Il Calipso dei New Bimbi di Charlie Charles (Dardust, FabriFibra, Mahmood e SferaEbbasta) nulla può di fronte all’ingresso dei due pesi massimi, Ed Sheeran & Justin Bieber che entrano al primo posto con I don’t care, la loro nuova canzoncina pupazzosa. La ex n.1 è scavalcata anche da hhhhhhhhhhhhh… – in pratica, 48h di Izi feat. SferaEbbasta
(vi piace questa battuta?) (a me tantissimo)
Escluso il supersingolo globalone di Sheeran e Bieber, le nuove entrate nella top 100 dei singoli o sono di Izi, o sono di Liberato – per quanto la più alta di quest’ultimo, Oi Marì, entri solo al n.26. Tutto ciò indica una rigidità estrema della classifica dei singoli, che evidentemente rispondono più alle playlist e alle uscite degli album che non alla curiosità del pubblico.
(scusate, dopo la facezia di prima mi tocca fare il tecnico irreprensibile per chiarire che comunque fate bene a stare su questa pagina invece che leggere la Conclamata Concorrenza)
Se vi interessa come argomento di conversazione, il singolo di Madonna con Maluma è al n.50 dopo un mese. Gli va peggio in USA, Germania, e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dove non è nella top 100. Gli va meglio in Francia, dove è al n.17: lì vive una

Miglior vita. In classifica solo sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di rosari. Temo moltissimo per Nevermind, che è sull’orlo dell’abisso al n.96 – ah, Dio non voglia. E non è stata una settimana facile nemmeno per i

Pinfloi. The dark side of the moon scende di undici posizioni, dal n.48 al n.59. E pensate un po’, The wall scende di undici posizioni, dal n.56 al n.67.
Semplici coincidenze?
MA CHI CREDONO DI PRENDERE IN GIRO.

Che si vota, tra qualche giorno. E il POPOLO li farà pentire, di queste arroganti camarille.