AMARGINE

Tedua è come Berlusconi. Come tutti noi – TheClassifica 23/2023

“Era mattina presto, quando hai bussato alla mia porta
E io ho detto ‘Buongiorno, Satana. Immagino sia ora di andare”.
(Me and the Devil Blues, Robert Johnson)
 
Il numero uno. Nel 2008, una rubrica chiamata “TheClassifica” debuttò sul portale Macchianera, affermando (in mezzo al rutilante vaniloquio) che ogni artista al numero 1 nella classifica dei compact disc più venduti in Italia fosse, nel momento in cui era n. 1, da paragonare a Silvio Berlusconi, numero uno della nazione.
Era, all’epoca, una rubrica blandamente politicizzata. A loro modo, lo erano anche i cantanti più in vista. Popolavano la top ten di quella settimana Jovanotti, MiticoLiga, Baustelle, Ramazzotti, Van De Sfroos.
Nel 2008 Berlusconi era in politica da 15 anni, e di lì a poco avrebbe formato il suo quarto Governo. La maggioranza espressa da chi comprava dischi non simpatizzava per lui. Anche Eros Ramazzotti, qualora vi stiate sforzando di ricordare.
 
Il numero uno. Da venerdì scorso, in testa alla classifica dei presunti album più ascoltati dagli ITALIANI c’è Tedua, con l’album La Divina Commedia. Che lui per primo aspettava con ansia da anni, avendo pubblicato nel 2020 Vita Vera: Aspettando La Divina Commedia, sulla cui copertina si ritrovava in una selva oscura.
 
Sentite. A voi interessa qualcosa di Tedua? Detto proprio francamente. Mario Molinari, 29enne di Genova, un’infanzia infernale. Seguita da tre album in doppio platino. È possibile che davanti a questo display ci sia qualche suo fan, ma il grosso di quelli che hanno la pazienza di leggere questa rubrica, non sa chi sia Tedua, o non lo distinguerebbe da alcuni suoi colleghi (…e del resto, quando girano sempre gli stessi insulsi producers e gli stessi featuring, chi ci riesce davvero? Nemmeno parecchi fanboys, fidatevi).
Non è soltanto un fatto anagrafico: anche il fatto di essere disposti a leggere un articolo come questo (o forse, qualunque articolo) crea una selezione all’entrata.
 
La verità è che io non dovrei parlarvi di Tedua. Dovrei parlarvi di Berlusconi.Anche per chiudere un’era di questa rubrica.
Ma secondo voi abbiamo davvero chiuso con Berlusconi? Mmh.
“Non puoi vincere. Se mi abbatti diventerò più potente di quanto tu possa immaginare”.
(Obi Wan Kenobi, Guerre Stellari)
 
Ho fatto una stima. Secondo la quale, il giorno dei funerali di status, in piazza Duomo c’erano sessanta Penne Vivaci inviate per guardare da vicino il Popolo di Silvio. Lo so dal fatto che ho visto tantissimi articoli di questo tipo additati come #definitivi sui social, nella mia TL (che ormai non è più realmente tale: Elon Musk ci mette sotto al naso quel che vuole lui mentre l’algoritmo di Zuckerberg cerca di ridurre drasticamente i nostri amici, forse fa bene). Poi, davanti alla tv c’erano almeno seicento Penne Vivaci in osservazione – in mezzo a tutti gli artisti del meme, del tweet e del post sagace, tutti noi platea e giuria social, lì per vedere chi c’era, chi non c’era, come per il matrimonio di Totti o per il recente funerale della signora Windsor – ma molto di più, perché il funerale di Berlusconi era l’Evento inaspettato che noi ITALIANI tanto aspettavamo.
Ma non ci sarà mai niente di definitivo su Berlusconi. Mai. Lo sapete anche voi. Niente che sia stato detto o scritto o filmato. Lo giudicherà la Storia? Ma per favore. “Per afferrare qualcosa della figura di Berlusconi bisogna rivolgersi a qualcosa che trascende il puro dato quotidiano, la transitorietà della sua e delle nostre esistenze” (Marco Belpoliti, Il corpo del capo).
 
Tedua, dì qualcosa di sinistra. Anche di Tedua mi tocca dire una cosa che è quasi un cliché interno di questa rubrica: è meglio di quello che ci fa sentire. Molte persone di cui mi fido, di diverse età, sono entusiaste della sua Divina Commedia. Cosa vi posso dire, provate a sentirlo. Io ho fatto parecchia fatica. Ho cercato di farmelo piacere. Ascoltarlo con un lettore mp3 che lo alternava a Fabri Fibra, Salmo e Gué non lo ha messo nella luce migliore. Alla fine l’unica cosa che mi ha veramente colpito dopo un doppio ascolto è la frase sulla stampa di Destra. Era da tanti anni, da quando lo facevano Fabri Fibra, Marracash, persino Fedez, che non sentivo un accenno alla politica contemporanea da un rapper italiano. Del resto, perché dovrebbero? Il loro pubblico, quello che premia la generazione dei trapper a partire da Sferoso Famoso, ha tra gli undici e i diciotto anni. E credo che non gli interessi nè si accorge se Tedua ha una coscienza di classe.
 
«Il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco. È a loro che devo parlare». (Silvio Berlusconi, intervista al Corriere della Sera, 1994).
 
Perciò cosa può fare Tedua? Adattarsi e andare incontro al suo pubblico. E i teenager, a un disco che secondo me non ha niente di nuovo da dire (soprattutto dal punto di vista dei suoni, con buona pace dei rinomati producers), hanno risposto in modo entusiasta come i loro genitori fanno quando Piersilvio Berlusconi gli propone in prima serata programmi più piatti di quelli dell’anno precedente, e di quello prima ancora. Oltre a essere al n.1 della classifica dei presunti album, Tedua occupa i primi sei posti della classifica dei sedicenti singoli, un filotto che non riusciva a nessuno da un bel po’ (per la precisione, dal novembre 2021, quando Marracash ha preso il n.1, il n.12, e tutti i numeri che li separano). Ovviamente il pezzo che si insedia al n.1 dei sedicenti singoli è quello col featuring di Sferoso Famoso, intitolato Hoe. Le strofe di Sferoso sono create da una MAI, una Mancanza Artificiale di Intelligenza della quale lui possiede il brevetto, custodito in una cassaforte come la formula della Coca-Cola. Ahimè, le strofe di Tedua non sono molto migliori. “Mi piace quella tipa che muove la colita, nella sua villa a Ibiza in tre perché ha un’amica: vuole far la cocorita, con me corre alla corrida – mi coccola, continua, coccodrillo la mia fibbia, gang fanno bang, sono back from the dead”.
Al n.3 c’è invece Paradiso Artificiale, featuring Kid Yugi e il pericoloso Baby Gang, dai suoi arresti domiciliari. “Io non faccio mai la spia, io non metto mai la maschera. The Mask, Cameron Diaz, dimmi chi è il più real. Sei sordo, Beethoven, tipe a bordo nel Rover. Venti al polso, è un Rolex, ma non dice l’ora della morte”.
 
…Ma per piacere.
 
Però al n.2 c’è Malamente. Che attenzione, non ha featuring. La interpreta Tedua da solo, che ammette: “Odio essere mediocre e lo son stato troppe volte. Mi ero perso nella notte con le note del block notes. Vedo facce sconvolte nelle rivolte alla tele, in fondo a un cratere il mondo cadere (…) Non ci stavo con le spese, ma ‘sti ragazzi sono pazzi, con problemi familiari e lacune culturali… Fratello studia e impara, che la strada fa da scuola ma non è una buona madre”. Vedete, lo sa anche lui. E ci mancherebbe che non lo sapesse.
 
Poi, c’è anche da dire una cosa. I brani che sono sul podio, sono anche all’inizio del disco.
I featuring con i big Geolier, Re Mida Lazza, Marracash guardano il podio dal basso. E sull’album sono le tracce 6, 8, 10. I featuring con gli altrettanto big Gué e Rkomi, che sono le tracce 9 e 13, non entrano nemmeno in top 10.
Ed è così che sceglie, oggi, il vezzeggiatissimo, corteggiatissimo e giovanissimo pubblico dell’hip-hop italiano. Sceglie come il ragazzo di seconda media che è – ma soprattutto sceglie come mamma e papà quando accendevano la tv e non andavano oltre il tasto n.6 del telecomando. Ed è per questo che Tedua non ha altra scelta che essere come Berlusconi. Forse.
 
Altri argomenti di conversazione. L’effetto stimolo-risposta causato dalla Divina Commedia butta fuori un bel po’ di singoli dalla relativa classifica, e la vittima più illustre è la n.1 Mon Amour di Annalisa, ma anche Un Briciolo Di Allegria di Blanco & Mina e Cenere di Lazza vengono spinte fuori dalla prima diecina senza tanti complimenti. Se posso tornare di nuovo su Sferoso Famoso – e come non farlo, se va al n.1 con ogni featuring? – è affascinante osservare come i suoi fans hanno semplicemente bisogno di nuove piccole dosi di banalità cretinista, che scacciano rapidamente via quelle di due settimane prima: On Fire, il suo featuring nel brano di Emis Killa, era n.1 quindici giorni fa, ora è n.24, già rapidamente sottituito. Attualmente, Sferoso ha sette brani in classifica. Tutti featuring in brani altrui, nessuno da solo.
È stata una settimana ipergiovanissima. Come si potrebbe anche desumere dalle scarse fortune di alcune uscite adulte di vario genere nella graduatoria dei presunti album: Nerone & Ensi (n.13), Foo Fighters (n.15), Noel Gallagher (n.18), Elettra Lamborghini (n.22), Roger Waters (n.24). E a proposito del nostro paranoico preferito, eccoci ai
 
Pinfloi. Viste tutte queste improvvise, insolite nuove entrate, The Dark Side Of The Moon slitta dal n.46 al 53. Inutile che mi chiediate di The Wall, è uscito da mesi dalle grazie degli ITALIANI. E in ogni caso, stanno arrivando le Azzeccatissime Hit da Spiaggia, e non c’è muro che potrà arginarle. Detto questo, grazie per aver letto fino a qui. A presto.
 
“Me and the devil, was walkin’ side by side
Me and the devil, ooh, was walkin’ side by side”.
(Me and the Devil Blues, Robert Johnson