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Salmo & Noyz: l’album postumo – The Classifica 45/2023

È tutto abbastanza strano. Con un disco di dieci anni fa, Taylor Swift conquista una nuova generazione. I Beatles ritornano con un pezzo assemblato in diversi decenni. E subito dopo, ecco Salmo & Noyz con un album congiunto, l’ennesimo di questa fase storica di fusioni e partnership. Ma pieno di roba che potrebbe essere stata pubblicata dieci anni fa pure lei. 

I numeri uno. La grafia dell’album che ha debuttato al n.1 (come altri otto album nelle ultime otto settimane), con la V latino-fascista al posto della U nel titolo CVLT, è una delle poche cose che ci dicono che siamo nel 2023. Il linguaggio e i suoni e i temi non sono strettamente contemporanei. Faccio un piccolo esempio, non gradevolissimo, sull’insistenza ossessiva nell’usare un certo termine in auge tanti anni fa per rivendicare street cred.

In compenso, parlando di cult: i riferimenti cinematografici sono una cornucopia – e quanta gente sotto i 25 anni guarda più i film? Intendiamoci, se siete old school irriducibili come chi scrive, un album anni ’10 non vi darà fastidio di per sé, anzi. Però se questa indifferenza alla contemporaneità venisse da un album pop oppure (…occhio, sta per arrivare una parola un po’ patetica) rock, non sarebbe campato per aria parlare di rétro o vintage o nostalgia. Ma soprattutto, di quasi totale indifferenza a quello che succede realmente oggi come oggi nella immancabile, mitologica STRADA, nelle sue diramazioni, nel quartiere, nelle città e in definitiva alla gente nel suo complesso. L’alternarsi continuo tra le lacrimevoli lagnanze delle due ricche star sulla loro vitaccia infamissima di infelici dannati del rap, cui seguono immancabilmente le tronfie ostentazioni da supermaschi tutti testicoli e crimine (…tutto davvero nuovo nel rap, eh?) – ne fa un prodotto perfetto per chi esige sempre lo stesso fumetto muscolare. Che poi è la maggior parte degli ascoltatori del genere. Non a caso i due prodücers Lucienn e Sine, conoscendo i loro polli e non essendo di primo pelo nemmeno loro, hanno gettato giusto qualche zolletta di nuovo in un pastone fieramente vecchio. Tanto per dire: il pezzo trainante, che ospita un Marracash palesemente galvanizzato dal contesto, è Respira, che è costruito su un campionamento di Breathe dei Prodigy. Per cui sì, è vero che CVLT è un disco che spesso si impenna verso l’alto, grazie alla sapienza di manifattura, con diverse rime magistrali e (tenetevi forte) anche una cauta consistenza musicale. E nel rap italiano capita sempre meno spesso: non è previsto, anzi rischia anche di essere controproducente per un comparto che ha trovato la sua miniera di dischi d’oro e platino nel rap-à-porter industriale per teenager (maschi) disinteressati alla musica.

Ma in definitiva, i due veterani rapper hanno una cosa in comune con John Lennon e George Harrison: anche loro sono passati a miglior vita. Nel senso che la loro vita è migliore delle loro commiserazioni: sono diventati piuttosto benestanti, ed è un po’ troppo chiaro che questo joint album si ripropone di aumentare gli introiti minimizzando i rischi d’impresa. Il loro prodotto è ineccepibile, come una lavatrice con tutti i suoi bei programmi o un ascensore che va su e giù come si deve. Farà la felicità di chi chiede esattamente quelle funzioni, ma non credo che lo porterà molto lontano da dove già si trova. Per fortuna il grosso di chi ascolta rap italiano ha poche pretese.

Resto della top 10. Al n.2 debutta la colonna sonora di Il Supervissuto, documentario su MiticoVasco: doppio cd a 21 euro con trentadue canzoni, incluso UN inedito, wow. È un podio tutto nuovo, perché anche al n.3 c’è un debutto, quello di Jung Kook, che è quello molto bello dei BTS (gli altri del gruppo sono belli, o piuttosto belli, o in fin dei conti belli). In tutto questo rebelotto, chi stava sul podio precedente scende al n.4 (Calcutta), o al n.5 (Taylor Swift), o al n.8 (Laura Pausini). Imperterriti, continuano a sguazzare in top ten proprio come vecchi squali che presidiano il territorio Tedua (n.6), Geolier (n.7), Lazza (n.8), mentre l’uscita dalla top 10 di Rolling Stones, Villabanks, Duran Duran e Sadturs & Kiid è bilanciata da un ritorno al n.10 di Annalisa. Sì, avete contato bene: nella prima diecina ci sono addirittura TRE femmine, record annuale e per ora, decennale.

Altri argomenti di conversazione. Se avete molto a cuore Colapesce e Dimartino, il loro nuovo album è entrato in classifica al n.29. Il numero di artisti che ha un solo album in classifica, come ai vecchi tempi, diminuisce: sono 46. Ventidue artisti hanno almeno due titoli nella top 100 dei presunti album, a partire da Tedua che ne ha 4 come Ultimo, presente con l’intera discografia. Marracash e Taylor Swift e Gué Pequeno e Sferoso Famoso e i Pinguini Piacioni ne hanno 3 ciascuno. Esce dalla classifica dopo 87 settimane Oro Blu di Bresh, ma non solo: cade dopo 101 settimane, appena prima di compiere esattamente due anni in graduatoria Disumano di Fedez. È durato molto, molto meno di così il primo disco per la Sugar di Motta, La musica è finita: entrato al n.100, è già fuori. Non mi meraviglierei se lo doveste vedere a febbraio alla Sacra Kermesse (voi, non io) (se permettete, già butto stupidamente un sacco di tempo). Poi, si accomoda fuori, dopo 3 settimane, Davide Van De Sfroos – mentre La Notte di Ariete ha resistito 6 settimane. E infine, ci lascia dopo 4 settimane Sensazione stupenda di Tommaso Paradiso
(vi spiace se lo riscrivo?) (mi dà una sensazione che boh, non saprei come definire – ci devo pensare)
dopo 4 settimane ci lascia Sensazione stupenda di Tommaso Paradiso.

Tra i lungodegenti, Salmo supera il record della settimana scorsa, con Playlist che sale a 261 settimane di permanenza continuata. È uscito il 9 novembre 2018: c’era il Governo Salvini-Di Maio e a quanto pare, Mourinho faceva sempre discutere. Come allenatore del Manchester United, però. Chissà se Salmo, juventino (“Ho tanti difetti ma non sono interista”), era allo stadio a insultarlo. E visto che siamo tornati a Salmo.

Sedicenti singoli. Nella classifica delle canzoncine, Noyz & Salmo fanno quello che ci si aspetta da due big shot della rappusità, tranne prendersi il n.1, che rimane affezionato a Everyday di Takagi, Ketra, Shiva, Anna, Geolier, Santanché, Corona, Briatore, Geronimo La Russa. In compenso, entrano in top ten 6 brani sui 15 che compongono CVLT (ma nessuno si spaventi, i pezzi sono tanti ma dura 42 minuti). Il più alto è il già citato Respira (n.2) che ha il feat. di Marracash, seguito dall’eponimo Cvlt (n.3) che si avvale invece del feat. di Kid Yugi. Quanto a Now And Then dei Beatles, lo trovate al n.52. Sì, molto molto basso. Ma sempre più alto di Stupidi ragazzi di Achille Lauro, che entra al n.64. Non mi meraviglierei se doveste vedere anche lui a febbraio alla Sacra Kermesse, magari con un pezzo coraggioso che ci spiega che siamo tutti fluidi, o tutti Floyd, anzi tutti

Pinfloi. The Dark Side Of The Moon scende dal 37 al 46. Povero Roger, pure questa, oltre alle accuse di antisemitismo (…ed è una delle poche cose che sono sicuro che non sia) (è quasi tutte le altre). Queste oscillazioni sono quasi sconosciute a quello che ero tentato di considerare il suo omologo di questo secolo, AM degli Arctic Monkeys. È al n.67 questa settimana, era al n.67 la settimana scorsa, era balzato perentoriamente al n.61 quella ancora prima, in ascesa dal n.65 di un mese fa. Sempre più o meno la stessa percentuale elettorale come i Verdi, con le stesse contenute prospettive di impatto. In fondo non stupisce del tutto se l’elettorato finisce per ripiegare su Dark Side facendosi piacere una segreteria non irreprensibile. Grazie per aver letto fin qui. A presto.