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Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Forse lui non parla di nessuno. Ma di certo, nessuno parla di lui.

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

A luglio sono stato ospite del televisore. L’idea era provare a creare in diretta il Tormentone In Laboratorio. Ho fatto preparare agli autori del programma delle urne con nomi di cantanti ITALIANI maschi, di cantantesse ITALIANE femmine, di producers ITALIANI (gli autentici ReMida del nostro pop) da abbinare a caso per interpretare un’azzeccatissima hit dell’estate ITALIANA. C’erano anche un mappamondo per scegliere la località esotica, un vocabolario di spagnolo dal quale prendere parole a caso, un libro con ricette di cocktail, un elenco di fenomeni meteorologici da inserire e uno di attività da compiere con il proprio telefonetto. Così io e il noto giornalista Alessio Viola abbiamo consegnato al Maestro Rocco Tanica gli ingredienti per scrivere un’azzeccatissima hit estiva: all’istante il bravo tastiere ha composto una canzone ambientata a Cancùn, contenente rime su justìcia e zapatos e importanti allusioni a gin tonic, instagram e a una bomba d’acqua (pronta ovviamente a diventare bomba d’amore). Interpreti sorteggiati: Fedez e Raffaella Carrà, prodotti da Boomdabash.
Io ridevo come uno stupidone. Ma non avrei dovuto. In primo luogo perché non avevo ancora perso gli otto chili messi su durante il lockdown (…che imbarazzo) e rivedermi registrato è stato doloroso. In secondo luogo, perché funziona esattamente così.
 
Covid & Co. Come per tante altre cose, è difficile dire se il virus, mandando a gambe all’aria tournée, firmacopie, cumparsite televisive e promozione, sia la causa del fenomeno o abbia solo dato una spallata verso una direzione già inevitabile. Ma ora come ora l’azzeccatissima hit estiva è l’unico genere musicale rimasto in piedi in Italia oltre al rap ITALIANO. Il pop è sparito, l’indie-pop è sparito, i cantautori sono spariti. Dopo i sanremesi, gli unici non rappusi a pubblicare degli album sono stati sostanzialmente Francesca Michielin, Ghemon e Cristiano Godano. E i  discografici ancora raccontano di questi album riuniti attorno al fuoco nelle notti senza luna, insieme alla storia dell’uncino o a quella dell’autostoppista fantasma. Questa è la musica ITALIANA nel 2020: verbosi contro chiringuiti. In questo momento nove album su dieci in top ten sono di rap ITALIANO; ma per fortuna il virus non ha bloccato l’estate e la nostra sacrosanta voglia di essere Portorico, la nostra autentica vocazione a dimenarci nel barrio e affermare una volta per tutte che esigiamo di bailar sulla playa tutta la noche. E questa viene fotografata – e messa su insta – dalla classifica dei singoli.
Non è il caso di essere snob. Gli italiani hanno diritto a canzoni brutte e cretine, e anche quest’estate il mercato gliene ha offerto una quantità immensa, perché non possiamo permetterci di vivere senza quella carica despacita che tutto il mondo ci riconosce. Mica siamo portoghesi o svizzeri. Siamo tenuti a essere ferocemente, istericamente sollazzati.
 
Pontificando. Con tutti i problemi che ci sono stati quest’anno, vogliamo negare al POPOLO la sua overdose di musica ebete? Ovvio che no. Ma l’anno scorso senza quarantena era la stessa sbobba e l’anno prossimo sarà la stessa cosa. La verità (che mi pare nessun opinionista musicale dica con la mia inimitabile serenità) è che la canzonetta estiva schifosa e senza dignità è un’eccellenza ITALIANA, Tormentonia un comparto che dà da mangiare a centinaia di addetti ai lavori il cui presunto talento si fa da parte di gran carriera quando c’è da mendicare gli ascolti del pubblicone. Quello che succede fuori è indifferente a chi canta e a chi ascolta. Solo due canzoni hanno incluso abbastanza esplicitamente il lockdown nella loro narrazione, e sono Una voglia assurda di J-Ax (n.38 in classifica) e Un’altra estate di Diodato (non in classifica). E direi che le loro performance possono essere un buon punto di partenza. Ma già che siamo alla casella del Via!, registriamo i
 
Non iscritti. Quest’anno non si sono presentati a Tormentonia Alvaro Soler, Benji & Fede, Rovazzi, Thegiornalisti/Tommaso Paradigma. Anche se quest’ultimo è stato grande protagonista del film purulento di Netflix Sotto il sole di Riccione, costruito sulla sua azzeccatissima hit estiva del 2017. A riprova della redditività del filone. Perché come diceva Faber, dal letame nascono i diamanti. Ok, non diceva così, però lo stiamo vedendo succedere. Forse Netflix sta già lavorando a film su Roma-Bangkok o Ostia Lido. Spero di sì. Tanto, non sono abbonato.
 
Fuori dal coro. Eccettuato lo strano Irama, peraltro ex numero uno, nove brani su dieci della top ten sono realizzati grazie a preziose collaborazioni tra artisti, straordinarie convergenze tra musicisti decisi a unire le forze per darci musica irripetibile. Pur nell’essere uguale a quella dell’anno scorso. Ma una legge della hit estiva è che più è uguale a qualcosa di già sentito, più è uguale a tutto il resto, meglio è. Insomma smettetela di chiedere troppo agli italiani, hanno pure diritto a svagarsi con roba brutta e noiosa.
 
Sequel e remake. In realtà in giro c’è una forte tendenza al neoclassico: nelle hit estive che piacciono al di fuori dei nostri confini, Break my heart di Dua Lipa è in forte odore di Need you tonight degli Inxs; Kings & queens di Ava Max somiglia in modo sospetto a You give love a bad name di Bon Jovi, Some say di Nea è ugualina a I’m blue degli Eiffel 65. Quindi abbiamo trovato un altro alibi che permette a Fedez di rifare Children di Robert Miles (nolente, perché purtroppo impossibilitato a esser volente). Non ha esattamente spaccato, ma è in top 10 sostanzialmente da quando è uscito. Del resto come sempre ha un messaggio importante, con sottile sottotesto politico: “Ma che bella l’Italia, ma che ne sa la Germania”. Wow. Beh, quando uno ha delle cose da dire. Invece, il n.1 dell’anno scorso Fred De Palma ha girato il seguito di Una volta ancora con Anitta al posto di Ana Mena. La canzone si chiama Paloma, è al n.6. Benino, ma non benissimo e per un motivo preciso: il gossip non può decollare, non li si può shippare perché ok, nel video c’è tanto barrio e balle varie, ma Anitta e Fredo non appaiono mai insieme. Il brano ha qualcosa di Mena rispetto all’anno scorso. La verità è che Ana è annàta a tubare con Rocco Hunt nel video di A un passo dalla luna – numero uno in classifica da due settimane, cosa che mette la signorina Mena da Estepona, Costa del Sol, sul nostro Trono di Racchettoni; in vetta nel Ferragosto 2019, e nel Ferragosto 2020. Ruocc’ per il video l’ha raggiunta a Ibiza, dove lei si diMena in canotta tra manzi in canotta, ma lui trova parole che non sa trovare nessun altro: “Facciamo finta che l’estate è solo nostra. Anche il mare ci guarda, sembra lo faccia apposta”. Ehi, convincerebbe chiunque, e analogamente (ok, basta), convince Ana. E come vedete nell’immagine, se ne bulla con Fred. Quanto a Karaoke dei Bumdabàsci, è evidentemente il sequel sciapo di Mambo salentino del 2019: stesso gruppo, stesso featuring, stesso Salento; cambia solo lo sponsor alcolico, mostrato alle telecamere con la solita discrezione (…avete mai visto impugnare così una bottiglia?). L’anno scorso era Birra Peroni, quest’anno un’eccellenza birrosa del territorio. A proposito di benefattori:
 
Dolce & Gabbana. Sono tra gli elementi portanti dei video di: Rocco Hunt e Ana Mena, Boomdabash e Alessandra Amoroso, Giusy Ferreri e Elettra Lamborghini, Takagi & Ketra + Elodie, Mariah ft. Gipsy Kings, Fred De Palma e Anitta. Fa pensare, che un solo brand riesca a coprire tutto il fabbisogno di giovane e originale eleganza pop, tutta la voglia di essere se stessi e distinguersi che è tipica degli ITALIANI – ma soprattutto di questi artisti che da sempre hanno qualcosa di unico da dire. A proposito di posizione dominante,
 
Borotalco TV. Dovete sapere che è una casa produttrice dal nome sapientemente carloverdoniano nata quasi quattro anni fa, eppure già leader nei video delle azzeccatissime hit estive ITALIANE. Quest’estate ha realizzato gli spot di Baby K e Chiara Ferragni, Diodato, Vieri & i Due Scarponi, Ernia (Superclassico), Shade, Boomdabash & Amoroso, J-Ax, Gué Pequeno, Fred De Palma (e Anitta, non dimenticate Anitta), Mahmood e Sfera Ebbasta. Sanno cosa volete guardare.
 
Inserti pubblicitari. Non ci sono in tutti i video. Per esempio Irama non ne ha messi di nessun tipo, né ha fatto un video turistico per la pro loco (mi pare). Però quando ci sono, sono sempre dichiarati. E del resto, sono quasi sempre buttati addosso allo spettatore con l’eleganza ippopotama che vedete in questi esempi. Ma non bisogna pensare che lo spettatore si indigni. Lo spettatore rispetta lo sponsor, ne viene rassicurato. Anzi, a volte se il brand non sostiene spontaneamente l’arte, lo si inserisce con le cattive perché bisogna precisare che il cantante è persona di successo, tipo il video di Anna Tatangelo nel quale Geolier ha scritto Louis Vuitton pure sulla tiroide, mentre una Ferrari gira spensierata per Scampia.
 
Spotify vs YouTube. La classifica FIMI ruota attorno allo streaming a pagamento, cioè Spotify, Apple Music, Deezer, Whatever. Viceversa YouTube è il Grande Reprobo: in Italia è per ora escluso dai conteggi perché non paga volentieri i cantanti e le loro case discografiche, pensa che non se lo meritino. Così abbiamo classifiche che fanno somigliare tutti gli ascoltatori di musica italiani agli utenti di Spotify. Cioè, soprattutto teenager, soprattutto maschi, soprattutto ascoltatori di rap ITALIANO. Dal punto di vista di Spotify – e delle classifiche FIMI – J-Ax e Giusy Ferreri & Elléttraellllétttra e Vieri & I Suoi Due Amici Brocchi stanno avendo un’estate grigissima. YouTube, grazie alla sua utenza più adulta e imbruttita, salva alcuni di questi artisti da un greve flop. Al di là del sorpasso di Boomdabash e Santrina Amoroso ai danni di Rocco e Ana, il confronto tra charts permette di notare come le generazioni tardone spingano per la resurrezione di Elléttraellléttttra & LaGiusy dal n.22 al n.6 (e già quel n.22 era il picco della loro estate rispetto al n.40 di luglio), di TZN Ferro e GrandissimoJova, di Anna Tatangelo che balza a un meritatissimo n.18 (mentre secondo la FIMI ovvero secondo lo streaming non è nei primi 100). Per strapparvi un “oh!” di stupore vi sottopongo qui le due top 20: la bianca è la FIMI, la nera è YouTube.
Jerusalema. Ecco, questa è l’anomalia forte di questa estate, ma anche un segnale che la bomba TikTok sta per esplodere. Brano di provenienza sudafricana uscito nel 2019, per ora sconosciuto in USA e nell’Europa anglosassone, è una hit in Francia e Italia; i commenti su YouTube a questo pezzo di Master KG feat. Nomcebo sono interessanti. Questi sono quelli in cima alla lista in questo momento:
Elisabetta Amedei: “This song is a love message for the entire humanity…”
Nazirah Nubee: “That is fire the whole world just love the songs…conglatulation for your success u being able to spread love around the world during this pendemic and other national problems”
Anthony Abel: “No nude girl no false money no gold chain no fancy cars no drugs clean music with a nice beat. Who agree with me hit the like button”. (22.813 like)
Flo cri: “Ciao Mondo… Un saluto dall’Italia Uniti ce la faremo in questo 2020 da dimenticare… ❤️🇮🇹
Bohngo Nkumanda: “Jerusalem, my home, guard me, walk with me, don’t leave me here, my place is not here”
Chillness: “The positive vibe coming from this song is what the world need. Much love, much light!”
Kind Omen: “this song is a remedy for 2020”.
 
Insomma, non so se si è colto, ma a quanto pare qualcuno ce l’ha fatta a scrivere la canzone consolatoria per il mondo pandemiato. E c’è riuscito da due aree in cui nessuno era lì a sottilizzare sull’operazione: 1) il Sudafrica 2) il 2019. A proposito di stranieri comunque, credo che intitolerò il prossimo paragrafino
 
Stranieri. Coerentemente con la propensione estetico-politica dell’adulto ITALIANO, passando da Spotify a YouTube ecco che persino un pezzo mondialpopolare come Savage sparisce dalla top 20 ITALIANA che si ritrova così un solo pezzo straniero oltre a Jerusalema – ed è il più imbarazzante e cretino in assoluto: Mamacita que bonita dei Black Eyed Peas, perfetto per un popolo cui le orecchie servono per tener su gli occhiali di Dolce & Gabbana. E veniamo perciò ai testi e a due degli ingredienti principali della azzeccatissima hit estiva.
 
Alcolismo. Quest’anno è un po’ sottorappresentato, ma qualcosa si trova sempre. Elodie non si tira mai indietro: “Dimmi cosa vuoi da questi attimi eterni, vincere un Oscar o un Grammy? Cosa succederà? Lasciamo la città, tequila e guaranà”. Più classica Emma Muscat: “E adesso balla un po’ con me, la musica ci porterà con sé, la tua mano nella mia. Ma come per magia, mi baci e poi vai via, col sole che tramonta in un bicchiere di sangria”. Shade cerca “il mare in autostop, dai tuoi occhi a un altro shot”. LaGiusy ed Elllétttraellllllllllllléttttttra rispondono con “Ay papi non mi paghi l’affitto, vogliamo fuggire e aprire un bar solo mojito”. Ma non può battere il generatore di testi lobotomizzati di Baby K che quest’anno ha partorito una strofa che contiene anche l’indispensabile riferimento smartphonico: “Se la felicità è un bicchiere a metà, stasera mi ci tuffo mentre cerchi nelle app; non vado sotto vado on top, prima è vai e poi è stop. Dolce amaro curaçao già mi avevi al primo ciao”.
 
Se telefonando. Ciclone inizia con il proclama: “Scriverò di amarti sulle note di un iPhone”. Shade afferma amletico: “Voglio stare ancora un po’ e ti manderò un vocale che poi cancellerò, uoh oh oh oh”. Esprime la stessa esitazione epocale il pezzo de LaGiusy e della twerkona ricca: “Bella atmosfera, si sta da Dio, ti ho scritto tutto in un messaggio e non lo invio”. Nella composizione di Coconuda Tatangelo, Geolier regala: “A casa tengo tutt”e cose, ma l’unica cosa ca nun tengo è ‘o Wi-Fi, pecché se sape ca ‘e cose cchiù belle ca putimmo fa’ se fanno offline; je sto vulanno ncopp”a ‘na Yamaha, tu staje luanno ‘n atu Yamamay”. Non fate quella faccia, il Pasolini che è in voi sa bene che questa è poesia popolare (nel caso di Rocco Hunt, #poesiaurbana).
 
Ok, non è che si possano avere pretese. Chi è che vuole sentire in una hit estiva, che so, che passammo l’estate su una spiaggia solitaria e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto, mentre lontano un minatore bruno tornava. Oppure che son finito qui sul molo a parlare all’infinito, le ragazze che sghignazzano e mi fan sentire solo – sì ma cosa son venuto a fare, ho già un sonno da morire. Oppure ancora, che io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te – ma il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va, e lei sembra un angelo caduto dal cielo tra fanatici in pelle che la scrutano senza poesia. No, è ovvio che nessuno potrebbe mai aver successo, d’estate, in Italia, con testi così pretenziosi: agli italiani queste cose non sono mai piaciute, ed è per questo che i nostri artisti di talento e i nostri discografici sono costretti a darci canzoni miserabili, ripetitive e cretine. Fosse per loro – ah, sapeste.
Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

La Battaglia di Grande Inverno, la Battaglia della Nazionale del 1982, la Battaglia di Drefgold e Sfera a favore di un rap molliccio e noioso.

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Forse una piaga equivalente alle fake news è quella del clickbait. Ma nessuno ne parla, come vedrete in questo articolo.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Mettetevi comodi, prendete il vostro cestino per la merenda, spegnete i cellulari – a meno che non li stiate usando per leggere (ma forse rimane una buona idea). Sto per portarvi nel mondo fatato della musica di ProprioOra. Vi racconterò di classifiche e di ascolti, di scarpe e navi e ceralacca, di cavoli e di re. E non sarò breve. Perché quest’anno ci ho messo proprio tutto. Non presumo che leggiate tutto in una volta – ma se un giorno volete tornare a cercare i dati sui concerti o le radio o YouTube – ehi, sono qui, tutti qui. Ma iniziamo subito con lo spettacolo.
 
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO. 1) La musica internazionale, al POPOLO, fa schifo, anche perché non si capiscono le parole – tranne quella portoricana, che si capisce che dice la playa, la vida, la calma, la noche; 2) le donne devono tacere; 3) Le band? Non se ne parla: ognuno dev’essere solo davanti al POPOLO – se proprio avete due amici, fateci un featuring; 4) I talent? Niente di che ma nel caso andate a quello di Maria, così le famiglie vi vedono e vi accettano a Sanremo; 5) Volete pubblicare qualcosa? Fatelo adesso: da luglio sarà troppo tardi… Natale? Ma dai, nessuno regala musica, si sa che non vale niente. E poi la musica bella è quella estiva, la playa, la noche, la vida, la calma, el mojito 6) Cos’è cambiato rispetto al 2018? Pochissimo. Ma cosa pretendete, che il CAMBIAMENTO cambi?
Bene. Ora, saluto quelli che hanno cose importanti da leggere. Voi che siete rimasti (grazie!) potete iniziare a dare un’occhiata alla top 30 degli album (le top 100 FIMI tutte intere non ci stanno, non pretendete). Io comincio a buttare sul tavolo un po’ di roba. La prendo larga.
 
PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Ovviamente le charts annuali non sono tutto, nella vita. Anche per i criteri con cui sono fatte, che non saranno mai perfetti ma cercano di darci un quadro del successo. Un quadro parziale, ovviamente – ed è per questo che vi metto a disposizione anche i dati di tutte le altre robe. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok lo fanno separatamente, così non si capisce niente. Io invece vi sazierò di conoscenza.
 
TOP 100 ALBUM
 
CHI NON C’È . Non sono presenti nella classifica dei 100 album più ascoltati del 2019:
Coma Cose – Lana Del Rey – Gigi D’Alessio – Shawn Mendes – Levante – Niccolò Fabi – Franco Battiato – Lewis Capaldi – Daniele Silvestri – Nek – Clementino – tantissimi sanremesi (da Arisa a Loredana Berté che#dovevavincere etc.) – ovviamente Kanye West – ovviamente Taylor Swift – Junior Cally (che pure è stato al n.1 in classifica a ottobre) – Vinicio Capossela – Myss Keta (ma l’importante è essere sui giornali) – Gianna Nannini (eh). Avete notato Lewis Capaldi? Ok, era per essere sicuro. Aggiungo, ma proprio per sfizzo, Liam Gallagher e Lizzo.
 
COME SI DICE? GENERI. Solo Ultimo impedisce un podio tutto rappuso: senza di lui, sarebbe occupato da Salmo, la Machete Crew e Marracash. Niccolò Moriconi in arte Ultimo perché canta per tutti noi che la vita ha sconfitto (…per infierire) sembra il nuovo alfiere di un pop al maschile che per quanto in momentaneo stand-by ha ancora più di un campione, come dimostrano Tiziano Ferro e Mengoni. Però è anche l’unico nome nuovo nella top 10 degli album. Tra l’altro il suo Peter Pan compare nella prima diecina per due anni consecutivi. Non è il solo, ma gli altri hanno usato il piccolo trucco della versione reloaded, utili a Salmo e Marco Mengoni per rimanere nelle zone alte con dischi pubblicati nel novembre 2018. Playlist di Salmo era n.4 nel 2018, sale al n.2 con la versione allyoucaneat, con il live, proprio come l’Atlantico di Mengoni era n.12 nel 2018, ma vuoi mettere l’offertona convenienza di Atlantico On Tour. Invece Peter Pan di Ultimo era n.7 l’anno scorso, è n.4 quest’anno, e senza lifting. Che gli vuoi dire.
 
CALENDAR GIRLS. Dite, c’è ancora qualche Ferilli o Marcuzzi che fa i calendari? Chissà perché vent’anni fa avevamo tutti questa necessità di sapere che giorno era. Sta di fatto che oggi, sei mesi dell’anno possiamo darli al gatto: solo due big shot come Marracash e Tiziano Ferro rompono il monopolio degli album pubblicati nel primo semestre o anche nel 2018 (anche se per amor di precisione, Machete Mixtape era fuori il 5 luglio). La tendenza delle classifiche a favorire chi esce nella prima parte dell’anno contribuisce in parte a presenze un po’ impreviste: mai mi sarei aspettato di vedere Fedez in top 10 invece che ThaSupreme, visto che Paranoia Airlines era stato giudicato da più parti un mezzo flop commerciale. E guardate anche Start di Ligabue che bella vita da mediano ha fatto.
 
CASE DISCOGRAFICHE. Il 52% degli album più ascoltati in Italia ci è offerto da Universal (18 nei primi 30). Società americana di proprietà francese (Vivendi) in cui comandano gli inglesi, dei quali già che ci siamo qui vedete le Official Charts degli album. Il boss è inglese, Lucian Grainge; il suo vice, da lui nominato, è stranamente inglese, Boyd Muir; l’amministratore delegato è inglese, Maximilian Hole. Il presidente in Italia è Alessandro Massara, dice di essere napoletano – ma credo sia inglese. All’interno di Universal i rapporti di forza sono a favore di Island Records (23 album) davanti a Virgin (13) e alle altre etichette controllate.
Per quanto riguarda le minoranze, Sony raggiunge il 23% e Warner il 10%. Voi penserete che Warner abbia sbagliato campagna elettorale – eppure ha Ed Sheeran, Coldplay, Ligabue, Irama, Pinfloi, il re dei singoli Fred De Palma, e i fenomeni coreani BTS. Però non ha i rappusi, eccetto Capo Plaza. La maggior parte delle briciole (leggi: indie) le prende Believe, che ha 5 titoli (Modà, Il Pagante e il campionissimo Ultimo, dell’etichetta Honiro).
 
SOVRANISMO. Un solo album straniero in top 10, ed è dei QUEEN.
Non mi pare il caso di commentare in modo esteso, vero? Ci siamo capiti con uno sguardo.
Peraltro è sempre la colonna sonora del film del 2018. Che poi, il fatto che al POPOLO piaccia così tanto un pezzo di sei minuti con cambi di ritmo e inserti vocali barocchi non induce i discografici ad abbandonare i loro due format preferiti: 1) tre minuti lagnosi di “Nessuno mi capisce” 2) tre minuti indolenti di “Guarda il mio Rolex mentre mi faccio la tua troia fumando”. Eppure il mercato è in crescita, quest’anno segno positivo, eccetera, potrebbe essere il momento per osare… Ahaha, ma quando mai.
In totale, otto nomi di stranieri in top 50 (quello dei Queen si ripete). Altrettanti nella metà inferiore. Quattro non incidono più, per cui scendiamo a dodici. Madonna, il Boss e i Coldplay sono fenomeni almeno ventennali. Sto tentando di dirvi che il Paese è disposto ad ascoltare NOVE artisti internazionali contemporanei su cento. E sono quattro meno dell’anno scorso.
Beh, noi non prendiamo lezioni da nessuno. Se questi stranieri fossero bravi, li ascolteremmo. E se avete qualcosa da dire, vuol dire che non accettate il CAMBIAMENTO, boomer che non siete fieri di essere ITALIANI e non riconoscereste un Rinascimento nemmeno se ve lo infilassimo nella bolletta della luce. Comunque, ecco, siamo diventati nazionalisti come i francesi e come i tedeschi. Che però non sono maschilisti.
 
DONNE. Nessuna nella nostra top ten, ci mancherebbe. E poche anche tra i 100 album più venduti in Italia: faccio prima a nominarle tutte, sono solo tredici. Billie Eilish (n.15), Elisa (n.18), Lady Gaga (non da sola), Mina (non da sola), Giordana Angi (n.32). Pausa per dire che in top 50 ci sono solo TRE dischi di una solista femmina. Ricominciamo: Ariana Grande (n.59), Emma (n.60), Elettra Lamborghini (n.61) Madonna (n.67), infine le divas: Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini.
Questo è il momento per uno sguardo alla top 10 americana (la vedete qui, fonte Billboard). Sì, beh, prime quattro posizioni in quota rosa – però certo, hanno mandato al governo un imbecille (cosa che noi non faremmo mai). Comunque dai, l’anno scorso erano dodici, quindi è un incremento dell’1%, la ripresa c’è! Altra buona notizia è che l’età media si abbassa grazie alle newcomers Billie Eilish, Giordana Angi ed Elettra Miura Lamborghini, mai state in classifica.
Ma alla fine, anche alle donne come agli stranieri rigiro quanto mi sono sorbito dai ciccini del rap quando ho fatto le mie considerazioni sulla classifica italiana. Ovvero: se non vi piace vedere il predominio del maschio italiano è perché siete boomer e non vi piace il CAMBIAMENTO. A noi giovani, le femmine non hanno niente da dire – in fondo, sono tutte troie che si mettono con chi ha più successo – tranne, beninteso, le fidanzate dei rapper che sono dolcissime e fanno l’amore tutta la notte con i loro irresistibili ribelli. In silenzio, ovviamente.
 
BAND. Sapete quel bel modo di dire: “Ma di che parliamo?”. L’unica tra i primi 30 sono i Queen. Ci siamo capiti (…un’altra volta). Poi, abbiamo gli Imagine Dragons n.41, Thegiornalisti (ahaha), Pinfloi al n.49, Coldplay n.51, e toh, ve li nomino tutti includendo anche i dui (plurale di duo): Dark Polo Gang, Carl Brave & Franco 126, Benji & Fede, Il Volo, Pinguini Tattici Nucleari (n.76), Il Pagante, Nirvana, BTS. Quindi insomma sì, il quartiere, i bro, i frà, ma alla fine ci piace il maschio da solo, coi pieni poteri.
Con l’eccezione di Babbo Natale.
 
BABBO BASTARDO. Il Natale non tira più. Un tempo era la ragion d’essere della discografia. Oggi nemmeno i dischi di canzoni natalizie si fanno più, perché la gente a dicembre non spende certo i suoi soldi in musica. Chi esce prima ha più probabilità di essere in classifica. Sembra banale, ma l’accumulo dei numeri nell’era dello streaming ha ribaltato le vecchie certezze, ovvero che convenisse uscire sotto Natale (infatti, si arrischiano a farlo quasi solo i big ai quali del prestigio della classifica frega relativamente).
 
TALENT E ALTRI SHOW. Forse la peggior performance di sempre. Ci si attacca al solito Marco Mengoni, perché latitano le giovani star di Amici e XFactor (in questo caso, quello del 2018, visto che si chiude a dicembre). Premesso che Anastasio non ci ha voluti nel suo mondo (cit.) nel 2019, i Maneskin chiudono al n.27 (con lo stesso album che aveva chiuso al n.5 nel 2018) e Alberto Urso il tenorino di Maria è al n.29 – Irama nel 2018 era al n.2. In compenso, Sanremo tra gli album vede Ultimo primo in classifica, Mahmood al n.23 e Irama al n.36. Poi, sostanzialmente, basta. Se vi sembra poco, sappiate che l’anno scorso dietro a Ultimo ed Ermal Meta in top 50 non c’era nessuno. Se questo vi sembra un flop…
 
CHI HA DETTO FLOP? Ora, quanto segue è la parte più arrogante di tutto questo tsunami, okay? Diciamo che sono album da cui forse ci si poteva aspettare un piazzamento più alto. Comunque, perlomeno loro ci sono – cosa che non posso dire per Lewis Capaldi, il cui album ha sganasciato ovunque. Dunque: secondo me sono un po’ bassi rispetto al blasone gli album di Madonna (n.67), MiticoVasco (n.64), Biagiantonacci (n.83), BTS (n.97). Sono dei mezzi flop, benché ognuno con qualche giustificazione, gli album di Achille Lauro (n.56), Benji & Fede (benone col singolo, ma n.65 con l’album dopo il boom dell’anno scorso), e tra gli stranieri che non passano, Coldplay (n.51), Ed Sheeran (n.46), Ariana Grande (n.59).
 
MEGLIO DEL PREVISTO. Tra quelli che non vedete nella fotina, direi Rocco Hunt (n.38), Massimo Pericolo (n.37), Giordana Angi (n.32). E, per quanto mi ributti, Elettra Lamborghini (n.61) (meglio di Madonna) (Gesù) (se la sarà anche cercata, ma che punizione).
 
TOP 100 SINGOLI
 
COME SI DICE? GENERI. Il dominio delle hit balneari è impressionante, ma non nuovo: anche negli anni scorsi, l’ascolto furioso di canzoni da bagnasciuga aveva portato ai n.1 di Amore e capoeira (2018) e Despacito (2017). Niente anglosassoni in top 10, dove Portorico batte UK e USA: Pedro Capò e Daddy Yankee, con tutta la Calma del mondo, sono in top 10 tra i singoli. Ma sentite qui: Fred De Palma è n.1 tra i singoli ma solo n.95 tra gli album. La regola di Baby K non sbaglia mai.
 
DI COSA PARLANO LE HIT? In top 10 abbiamo un amore despacito, poi un amore indiecicciociccio, una vita despacita, un padre assente (featuring $oldi), una vita urban, un amore whatsapp, ancora una vita despacita, poi amore tamarro (featuring $oldi), poi vita despacita, poi un amore che manca.
 
QUANDO ESCONO LE HIT? Praticamente tutte nel primo semestre. L’effetto accumulo delle piattaforme di streaming fa sì che chi parte prima (tipo Coez l’11 gennaio) ha un certo vantaggio, visto anche che il Natale, che fino al 2015 era IL momento in cui la discografia tirava su i soldi, non conta più niente. Così, in top ten, il pezzo uscito più tardi è il n.1 Una volta ancora – ed è uscita il 5 giugno. Buon per Sanremo, che si ritrova nel punto giusto del calendario. Beninteso, se un pezzo esce a settembre, può tirare su i dischi di platino lo stesso – ma vi stupirà sapere che agli artisti e ai loro entourage la visibilità data dalle charts interessa parecchio. E poi non trascurate la gara.
 
DONNE. Ancora??? Ehi, ma allora siete fissati. Va beh, qui in top ten ci sono due flirt estivi, ovvero Ana Mena ospite di Fred De Palma, La Giusy ospite di Takagi & Ketra. Due canzoni di una donna sola in top 30 e sono Dance monkey (Tones And I) e Sweet but psycho (Ava Max), perché Bad guy è attribuita a Billie Eilish & Justin Bieber (…mah!). Ma la verità è che a noi italiani, nella musica e nella vita, le donne vanno bene come featuring (dehehihohu).
 
STRANIERI. Tra i singoli va un po’ meglio, addirittura 11 tra i primi 30. Però se ne stanno quasi tutti tra il n.13 e il 23 come se avessero puntato i numeri di mezzo alla roulette.
 
SPOTIFY. Se notate qualcosa di strano, fate bene. La top five l’ha fornita Spotify in persona a metà dicembre, i numeri li ho presi io il 7 gennaio (…la sera). Che dire, può darsi che Mahmood vada alleggerito degli ascolti internazionali. Sull’appeal internazionale di Salmo ho già dei dubbi, pur col bene che posso volere a uno di Olbia. Comunque in questo momento Blun7 a Swishland di ThaSupreme è a 43 milioni, in due mesi. Insomma, è un mondo veloce, quindi fidiamoci.
(no, non è vero: di quelli di Spotify non mi fiderei nemmeno se mi facesse i regali di Natale, e invece non solo non me ne fa ma sono l’unico in Italia a dargli 25 euro al mese, zio caro)
 
YOUTUBEWAY ARMY. Nei video musicali nove brani italiani su dieci; in testa Soldi di Mahmood, che probabilmente si avvantaggia un po’ dell’Eurofestival. Notate il feroce dominio di video e canzoni con sottofondo spiaggioso, la vita Papeeta che tutti noi ci meritiamo. D’altra parte l’Isola dei famosi e la Temptation island sono tra i programmi preferiti per una nazione per la quale la lobotomizzazione sarebbe un progresso intellettuale pauroso. Peraltro tra i video non musicali, vanno forte quelli musicali. Carote, cantata dal concorrente Nuela durante le audizioni, non è considerato tale (il che è sufficientemente ironico) e ha totalizzato 17 milioni di visualizzazioni, il che rende l’idea di quanti telefonini siano in mano ai minori di 14 anni. Al n. 2 ci sono i Pantellas con la parodia di Soldi di Mahmood. Tredici milioni. Mondo cano.
 
RADIO. Il brano più trasmesso dalle radio nel 2019, Girls go wild di LP, non è tra i cento più ascoltati. E nemmeno il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. Non che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man se la cavi meglio (n.59 tra i singoli FIMI). Sicuramente dipende dal fatto che sono artisti vecchi che fanno una musica che piace agli anziani, e non hanno nulla da dire a noi giovani del POPOLO che coltiviamo il CAMBIAMENTO
(…scusate se la meno con questa cosa, ma ultimamente mi sono beccato troppi “Ok boomer” a casaccio da pischelli con i pollici veloci e i genitori babbioni)
No, io qui onestamente vedo un tentativo delle radio di aggiornarsi dopo che tutti abbiamo cantilenato che erano un media anzianissimo. E a questo punto, volendo costituiscono una fonte di musica complementare e più varia rispetto alle piattaforme, il cui sogno è blindarci tutti in nicchione e nicchiette, al grido “…Ai fan piace anche”. Concludo completando il confronto: le n.1 di FredDePalma/AnaMena è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, e la n.2, quella di Coez, Un sacco bello o come diavolo si chiama, è al n.31. Maledetti network snob e radical-chic, che osteggiano Universal, Spotify e YouTube che sono gente come noi eletta democraticamente.
 
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
 
CONCERTI. A Jovanotti non ha detto benissimo con gli ultimi album, e anche il suo tour è stato ben chiacchierato – però a Linate ha preso il volo. Peraltro se non fosse per le spiagge di Jovanotti, i primi venti concerti sarebbero di fatto spartiti tra le sole Milano e Roma. Comunque i dati sono questi: MiticoVasco rende un po’ complicato commentare. Nel 2018 c’era stata più varietà: i più visti erano stati Eminem, poi J-Ax & Fedez (pure loro a Milano, avevano fatto 6mila e 4mila spettatori più di Jovanotti), seguiti da Guns&Roses, Foo Fighters,Vasco Rossi. Imagine Dragons e Pearl Jam.
MIGLIOR VITA. Tre nomi di artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di biglietti della lotteria: i Queen che hanno 4 album in classifica, due dei quali al n.9 e 13, XXXTentacion e i Nirvana (sapete, quelli di KURTCOBAIN, quello che si è SPARATO, mitico) con Nevermind al n.94 – era n.78 nel 2018, a dimostrazione che gli anni 90 non sono più quelli di una volta.
 
PINFLOI. Ce l’abbiamo fatta, siamo al nirvana (pardon). The wall guadagna posizioni per il terzo anno di fila, salendo al n.63; The dark side of the moon conserva la top 50 come nel 2018 e come vedete nella figurina è il vinile più venduto proprio come nel 2017 e 2018, però nella classifica generale perde due posizioni e chiude al n. 49. Vi dirò, io credo che The dark side of the moon dovrebbe rinnovarsi, parlare della vita nei quartieri, usare una batteria elettronica progettata dalla Roland nel 1980 o un software vocale uscito nel 1997, cose supernuove che voi fermi al secolo scorso non potete capire perché siete dei boomer ostili ai giovani e al CAMBIAMENTO.
 
Grazie per aver retto fin qui. All’anno prossimo.
Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

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La musica più ascoltata in Italia nei primi sei mesi del 2019. Il Governo del Cambiamento vende un po’ meno, ma la concorrenza non c’è più.

Sono andato in Panda con Rkomi. ClassificaGeneration, stagione III ep. 10

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Quindi i finlandesi sono il popolo più felice del pianeta. Così sostiene il Sustainable Development Solutions Network, ormai da un paio di anni. Che belli questi rapporti, dev’essere divertente lavorarci. Forse c’è persino qualcosa di plausibile. Comunque, chi li avrebbe mai citati per primi? “Dimmi un popolo che ha l’aria sollazzata” “Ah, sicuramente i finlandesi”. E dire che le renne hanno il muso lungo. Quali saranno i parametri? Sono calcisticamente inconsistenti, gastronomicamente modesti, climaticamente problematici, economicamente timidi. Insomma, nulla di quello che farebbe felici NOI, così ricchi di tutto. Cosa ci facciamo allora così in basso in questo rapporto, 36esimi? Io guardando le prime posizioni ho un’ipotesi: uno dei parametri è il metallo. Più c’è heavy metal, più si è felici. Del resto, i fan del metal guardano ai Black Sabbath come padri nobili, ditemi voi se non sono dialetticamente inattaccabili. Peraltro accanto ai big del fragore, anche i nomi finnici affacciatisi nel mainstream internazionale, tipo HIM o The Rasmus, hanno una qualche parentela coi bombardoni più ortodossi. Ma detto questo, mi viene anche da fare un’ipotesi corollaria: meno rap rende più felici.
O forse, più tieni il muso, più diventi rappuso.

Io detto tra noi penso che in Italia ci sia più rap del necessario. Ne faccio proprio un discorso di sostenibilità. Sì, va bene essere verbosi e lamentosi, ma sta togliendo terreno coltivabile a tutto il resto, si sta mangiando l’ecosistema tipo il pesce persico del Nilo nel lago Vittoria (cfr. L’incubo di Darwin). E il 90% del rap italiano è brutto, scemo, inutile, noioso, banale, orgoglione e brodoso: è puro opportunismo per capponi maschi che non hanno voglia di impararsi un mestiere – cosa che lo apparenta tantissimo al governo in carica. E non credo nemmeno che i capponi in questione siano realmente infelici. Né che abbiano qualcosa da dire che non sia “Aaaah, non credevate in me, bitches, e guardate ora”. Scemo, non credo in te nemmeno ADESSO. Cosa dici? Hai un Rolex? Ne hai due? Buon per te, sai che ora è.
Ma il fatto è che mio malgrado questi babbei possono contare su un pubblico che – per il 90% – è clamorosamente pigro. Davvero, le orecchie gli servono come elementi decorativi della testa.

Ma c’è un corollario anche qui. Ovvero: il 90% è da buttare, ma il 10% vive e lotta insieme a noi. Fa una fatica inaudita, ma non demorde. E in questo 10% c’è Mirko Martorana in arte Rkomi, milanese, quartiere Calvairate (non il più depresso che possiate immaginare) (…oddio, non che la gente sghignazzi per strada). Il suo album concede quello che deve concedere: autotune anche a sproposito, 6 featuring su 13 brani, strategici e di alto profilo anche nel pop (Elisa, Jovanotti, Sfera Ebbasta, Ghali, Carl Brave, Dardust), brani di durata contenuta (36 minuti totali). Ogni tanto le basi di Charlie Charles sono del tutto intercambiabili con quelle di qualunque altro dei suoi cinque “Bimbi” (gli altri eran Ghali, Sfera, Izi e Tedua).

Però c’è musica. Per capirci, alla fine del brano iniziale c’è addirittura una coda strumentale di 42 secondi – e per i 15enni, 42 secondi senza “Uh!” “Fra’!” o “Gucci!” è un tempo interminabile e wagneriano. Ci sono rime – anzi, interi brani che non vanno incontro al pubblico più facile, quello che porti a casa elencando i brand e il tuo encomiabile appeal sulle troie. Sbaglierò ma soprattutto nella parte centrale dell’album io vedo del coraggio, c’è una considerazione per le donne quasi degregoriana (un brano intitolato Alice sembra messo lì apposta perché io abbocchi all’amo, e infatti eccomi); c’è il tentativo di non escludere chi ha più di 17 anni, c’è voglia di approfittare del microfono per comunicare qualcosa di più, per cercare i propri simili perché “Visti dall’alto siamo meglio / di come mi presenti, di come mi presento”. Anche quando fa il pingone, come negli ultimi tre brani (messi in fondo non per caso) tipo in Cose che capitano, non lo fa in modo tirato via e sciatto, incornicia quella pingoneria con del funky che gli si attagli. Nella classifica dei presunti album, Dove gli occhi non arrivano è entrato direttamente al n.1 detronizzando Start di Ligabue. E se volete vederci una valenza simbolica, io non la incoraggio, però vi do il mio appoggio esterno.

Resto della top ten. Risale al n.3 Bohemian rhapsody, ma rientra in top ten anche la colonna sonora di A star is born, si vede che i David di Donatello hanno acceso una insopprimibile voglia di film non italiani. Salmo rimane saldo al n.4, seguito da Ultimo e Lazza. Mahmood, Nayt e di nuovo Ultimo concludono la top 10. Riassumendo, otto italiani più due colonne sonore premiate con l’Oscar. Non so cosa pensare. Quindi non penserò.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla prima diecina Madman, i Coma Cose (dal n.9 di ingresso al 27), Paola Turci (entrata al n.6, scende al 36). Poche le nuove entrate, c’è Nesli al n.28, Giovanni Truppi al n.75, il neomelodico Anthony lo precede al 73, poi prodotti per discepoli come la deluxe di Fleurs di Capirebattiato (n.20) o The dirt soundtrack dei Motley Crue (n.66). Gli album di più lunga militanza in classifica sono sempre quei tre: Hellvisback platinum di Salmo (164 settimane), The dark side of the moon (125) ed Ed Sheeran (108). Sono invece usciti di classifica Canova (dopo 3 settimane), Simone Cristicchi (anche lui 3), la raccolta dei Negrita (6 settimane). Smog di Giorgio Poi che era entrato al n.19 è sceso sotto il n.100 in sette giorni, Dido è durata una settimana al n.27, mentre l’ex n.1 Plume di Irama si è deciso a sloggiare dopo 41 settimane.

Sedicenti singoli. La stretta di mano con #Salvini porta benone a Mahmood, che perde il n.1 e viene superato sia da Con calma che da Calma, inni dei 50enni, la generazione #nostress e #buongiornissimo. Al terzo e quarto posto invece due brani che si rivolgono ai giovani, Soldi e Per un milione – una curiosa successione di argomenti, vero? Calma e soldi, i pilastri della saggezza, per una

Miglior vita. Sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di crescita zero; cinque sono dei Queen. Ne sono felice ma c’è qualcosa che non va con Nevermind: scende dal n.98 al 99, non vorrei mai che la vena creativa dei Nirvana si fosse esaurita o che il popolo rock avesse smesso di credere in loro – per fortuna possiamo contare sui

Pinfloi. The dark side of the moon sale dal n.56 al n.49, ma anche The wall sale dal n.74 al 56, a me piace vederci una sostanziale soddisfazione per le vicissitudini della Brexit e i guai dei Britanni, sappiamo tutti che è quando sono depressi e in crisi economica, che danno il meglio – se il benessere porta Ed Sheeran e George Ezra, ridategli la Thatcher, e se loro non la vogliono datela a noi, ché verosimilmente, tanto male non può fare.

A che ora è la fine del Liga? – ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 9

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Tutto porta a una conclusione inevitabile: la fusione tra MiticoLiga e MiticoVasco.

Senza padri da uccidere. ClassificaGeneration, Stagione III Episodio 7

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Mahmood sempre n.1 tra i singoli. E da questa settimana, anche tra gli album. Con Gioventù bruciata che è tipo Windows, il disco che continua ad aggiornarsi anche di notte, anche a tradimento mentre lo ascoltate. Pubblicato il 21 settembre 2018 dalla Universal come EP con 5 canzoni (e NON c’era Gioventù bruciata), è stato ristampato il 30 novembre (stavolta con il brano eponimo), poi il 6 febbraio con l’aggiunta di Soldi, quindi il 22 febbraio è diventato un album da 11 tracce (facciamo 10 e mezza), e non credo che sia finita – vogliamo negarci una quinta edizione, la deluxe?
Con tanti rilanci, aggiungere i miei pensierini al mare magno di recensioni già uscite sarebbe vano (agg), inconsistente (agg.), inane (agg.), inutile (agg.), inefficace (agg.), infruttuoso (agg.), sterile (agg.), nullo (agg.), vacuo (agg.), superfluo (agg.), leggero (agg.), superficiale (agg.), frivolo (agg.), orgoglioso (agg.), arrogante (agg.).
Però una cosa la voglio dire. Non so se qualcuno ne ha già scritto.

Gioventù bruciata contiene la Gioventù nel titolo – e la Giovinezza in quanto primavera di bellezza è un concetto che tutti gli uffici marketing della nazione stanno spingendo come fossero diretti da Mussolini in persona (in alcuni casi non si apprezzerebbe la differenza). Ma c’è una declinazione importante e seminascosta del tema. Ovvero: Mahmood in metà dei brani affronta un tema presente anche in Ultimo e in Irama (…l’arco parlamentare completo) e tanti altri coetanei. Parlo della società senza padre teorizzata nel 1963 da Alexander Mitscherlich (tedesco, perciò non illudetevi, non c’è molto di lui on line) (…la gente che non è nata a Londra, cos’aveva nel cervello?).
Che Soldi sia dedicata al padre assente (e assentatosi) di Alessandro Mahmoud è stato ampiamente reiterato; ma faccio notare che lo sono pure Mai figlio unico e Il Nilo nel Naviglio (secondo alcuni esegeti, anche Asia Occidente, ma non ne sono certissimo).

Ora, cosa dicano le ragazzecantanti dei padri, in questo momento non lo so: l’Italia non è interessata ad ascoltarle. Non posso farci nulla. Mi limito a farlo notare, che forse è già farci un microqualcosa. In compenso tra giovani maschi, pare non si parli d’altro. Anche la fan base di Ultimo si vede raccontare rapporti sofferti coi babbi. “Lei che dice vorrei render fiero mio padre, tu invece piangevi per averlo incontrato, per averlo incontrato” (Le stesse cose che facevo con te). Oppure “Mi parli di tuo padre, quanto è stronzo a cena, che quando parli non ti guarda e non pone il problema” (Cascare nei tuoi occhi). O anche “Io lo capisco che a volte ti manca tuo padre, io nei tuoi occhi lo leggo, vorresti avere avuto un Natale”.
E caso vuole che Irama snoccioli “Non hai fatto l’università perché odi tuo padre” (Stanotte) ma soprattutto, in La ragazza col cuore di latta, “A scuola nascondeva i lividi, a volte la picchiava e le gridava: soddisfatta? Linda sentiva i brividi quando quel verme entrava in casa sbronzo e si toglieva come prima cosa solo la cravatta”. Poi, Irama ha occasione di confrontarsi col padre in un brano che si chiama Rockstar (da non confondere con Rockstar di Sfera Ebbasta) (da non confondere con Rockstar di Post Malone) (…quanta creatività giovane, vero?). Rimarchevole il video di Non ho fatto l’università, in cui il padre di lei fatica ad accettarne l’inesauribile freschezza giovanile. Mentre nel video di Bella e rovinata è all’ultimo stadio del puritanesimo, ma tipo la mamma di Carrie di Stephen King.

Bene. Come sempre tocca fare quando si pontifica, la parte centrale viene dedicata all’insorgere delle prime obiezioni.

“Ehi, anche Springsteen ha scritto del padre un sacco di volte” “E che dire di Sting?” “E Robbie Williams!” Lo so, lo so, aggiungete pure nomi, arriviamo fino a Jovanotti – anzi, di più, a Venditti, oltre il quale ogni nome impallidisce. Proprio come il brano sul diventare padre, anche il brano sul proprio padre è una casella ineluttabile per chiunque scriva canzoni, il Vicolo Stretto inevitabile per chi li segue. Ma mi permetto di riscontrare, quanto meno, un affollamento non ovvio di brani che in questo periodo vanno a parare lì, che sono figli (pardon) di una questione che probabilmente è nell’aria: il padre assente, vuoi perché s’è dato, come in Ricchi dentro di Ghali (“Mio padre era un grande farabutto, mia madre per crescermi ha fatto di tutto”), vuoi per sciagura come per Gemitaiz o Sfera Ebbasta (“Tuo padre i soldi ce li ha, io un papà non ce l’ho, no! no! no! no!”). La generazione precedente di cantanti e di rappusi aveva un rapporto irrisolto col padre – ehi, chi non ce l’ha? – ma se tutta questa gioventù sta cercando davvero di dirci qualcosa, è che l’uccisione freudiana del padre non è nemmeno un’opzione. Perché 1) non c’è 2) c’è ma sta ascoltando Lo Zoo di 105 3) c’è ma si sta fotografando il bigolo per mandarlo a quella che gli fa i tatuaggi 4) c’è ma sta recitando un purulento monologo tratto da Michele Serra, al termine del quale Anastasio griderà delle robe che devono essere significative perché caspita, le grida molto forte 5) sta tentando di farti fuori anche lui.

Resto della top 10. Al n.2 entra Il Volo, sui quali vale la pena di soffermarsi. Ok, fatto. Passiamo al n.3, dove è sceso Peter Pan di Ultimo – cosa che permette di avere un intero podio sanremese sul podio degli album, credo non sia mai capitato mai, no mai, oh mai. Al n.4 entra Distance over time dei Dream Theater: n.1 in Germania e n.3 in Olanda e n.12 nel Regno Unito. Che capacità ormai storica di risultare indifferenti ai media, vero? In top 10 anche A star is born (n.5), Salmo, di nuovo Ultimo (con Pianeti, n.7), Irama, e grazie a una provvidenziale statuina, rientrano due album dei Queen (Platinum collection n.8, Bohemian rhapsody n.10). Escono dalla top 10 Ariana Grande, Avril Lavigne (dal n.6 al 43), Marco Mengoni, Federica Carta (dal n.3 del debutto al 13) e soprattutto Paranoia Airlines di Fedez, dal n.5 al 23 dopo cinque settimane.
…Lo so, lo so. Sbagliati i singoli? Sbagliato disco? Sbagliato Movimento? Sbagliato matrimonio? Sbagliato divorzio (da J-Ax)? Semplicemente finito il ciclo del prodotto? Forse un po’ tutto. Ma lungi da me darlo per finito: ci sta mettendo un po’ a riposizionarsi, ecco tutto.

Altri argomenti di conversazione. C’è un’altra faccia di Sanremo, diciamo. Ex-Otago giù di brutto dal n.37 all’82. Shade dal 12 al 29. Nigiotti dal 15 al 26. Einar dal 24 all’85. Arisa dal 22 al 60.
Poi, la classifica FIMI separa le colonne sonore miste da quelle di un solo autore (due, nel caso di Lady Gaga e Brandon Cooper, che ci stanno facendo sognare). Ma la classifica di Billboard che non le separa fa ci parla di quattro colonne sonore in top 20 (al n.14 c’è quella dell’ultimo Spiderman) e le UK charts mettono in fila tre colonne sonore dal n.2 al n.4: The greatest showman (quando è uscito, quattordici anni fa?), A star is born, Bohemian rhapsody. QUESTO, le serie tv non lo stanno ancora facendo.

Argomenti di conversazione aggiuntivi (conto sul fatto che dobbiate sobbarcarvi molte cene e aperitivi). Disco più longevo, ovviamente Hellvisback Platinum di Salmo per la 160ma settimana in classifica, e in salita al n.56. Lo segue The dark side of the moon con 121, nonché Divide di Ed Sheeran con due anni esatti di permanenza. Sempre solo tre album sopra le cento settimane, ci vorranno tre mesi per capire se uno tra Imagine Dragons e CarlBrave x Franco126 si unirà al club dei centenari. Escono invece di classifica la raccolta di Briga, Dani Faiv, l’EP di Anastasio (10 settimane), Mina (12 settimane), Roberto Vecchioni (15 settimane), Ensi (dopo tre settimane) (mi spiace scriverlo, è un bravo guaglione).

Ulteriori spunti per stupire i colleghi alla macchinetta del caffé e gli amici al baretto. La beatificazione di Mia Martini si ferma al n.27 con l’ingresso di Io sono la Mia musica. La bertificazione della classifica invece può contare sul n.14 di Liberté (in salita) e l’entrata al n.62 di Streaking, ristampa di una serie di foto di Loredana Berté nuda alle quali nel 1974 furono aggiunte pretestuosamente delle canzoni. Le sorelle Berté, loro sì che avevano qualcosa da dire sul padre, davvero. A margine, mi aspetto molto traffico su aMargine grazie alla stringa “Loredana Berté nuda”, magari poi lo riscrivo. Tornando alla classifica dei presunti album, Offset, componente dei (voglio vedere se lo sapete) entra al n.63 (soluzione: Migos) e si piazza alle spalle di Loredana. Colgo il destro per sfoderare una prestigiosa barzelletta parzialmente razzista degli anni 80; per non propalarla ne taglierò una parte e dirò solo che iniziava con le parole “Ehi Disgiòghei, metti un disco di Loredana” e si concludeva con le parole “Ber me, Berté, ber duddi noi!” Sì, erano anni frastagliati, eppure v’è chi dice che erano i migliori anni della nostra

Miglior vita. Sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di padri di DiBattista. E sempre a proposito di padri, ricordiamoci di quanto ha scritto sul proprio padre, che non ha mai conosciuto, il capo dei

Pinfloi. The dark side of the moon oscilla dal n.48 al 50, mentre The wall scende sensibilmente dal n.76 all’89, e se lo avessimo saputo prima ci saremmo risparmiati le primarie del PD, che esprimono un risultato analogo. Bene. Qui, per premiarvi di essere rimasti così a lungo al mio gazebo, penso che metterò quelle foto di Loredana Berté nuda.