AMARGINE

Rapporto aMargine 2022: ovvero l’ANALISONA: tutte le classifiche possibili.

Prima di tutto: salutiamo anche quest’anno la madrina di questa rubrica: Annalisona – sempre più discinta e contemporanea.

Poi, una promessa: quest’anno, niente premessa.

(…quest’anno, vi prometto meno parole. Ma più sorrisi 🙂 E canzoni)

Di cosa stiamo parlando? Non si può parlare di tutto. 🙂 Non c’è, realmente, un mercato della musica. Ci sono classifiche, sì. Ma hanno un valore indicativo, sono qualcosa cui aggrapparsi, per tenere viva la sensazione che si vada in una direzione, tra milioni di frammentini sonori su TikTok, centinaia di migliaia di basi prodotte dagli algoritmi e spacciate per proprie da spocchiosi producers, tra tour di dinosauri che sono tutto un sold out e stadi già prenotati da teenager che in carriera hanno pubblicato un totale di 34 minuti di canzoni (Blanco a San Siro, 2023). E che direzione si può evincere, da centomila canzoni nuove ogni giorno su Spotify? Chissà come suonano, ascoltate tutte insieme contemporaneamente. Spotify che poi continua a perdere soldi. Soldi che da YouTube continuano ad arrivare in quantità insoddisfacente per la discografia mondiale, che però ora è immusonita anche con TikTok che paga ancora meno, sai cosa gli frega ai cinesi della nostra idea di arte. Per loro sono sequenze di suoni, non significano nulla. E tra pochissimi anni, forse 6-7, ascolteremo solo canzoni generate da Intelligenza Artificiale, abbinate dal marketing a testimonial di megabrand, tutti ospitati da Amadeus nella Sacra Kermesse – e ne saremo tutti entusiasti, perché ci convinceremo che quelle sequenze esprimono la passione o il disagio o l’inimitabile allegria di noi ITALIANI che diamo sempre il meglio nelle difficoltà, come sicuramente da qualche parte conferma anche l’irreprensibile The Guardian, l’inimitabile The Guardian, l’infallibile The Guardian, l’inglese The Guardian.

(no, non era una premessa. Era un’introduzione) (le premesse tecniche  hanno stancato, tanto c’è sempre chi ha da obiettare e non si fida) (e forse ha ragione. Alla fine non siamo qui per una massa di dati opinabili, ma per un altro motivo) (diamo stupidamente importanza a prodotti industriali scemi, banali e ripetitivi) (ai quali la maggior parte di noi tenta di attribuire qualche significato, forse per qualche emozione intercettata casualmente) (così anche quest’anno ad alcuni di noi, tipo voi e io, capita di domandarci quale sia la musica che gira intorno)

Ebbene, partiamo: tuffiamoci nel primo mare di farfandoli.

SEDICENTI SINGOLI.

Chi vince? Pensate un po’: Sanremo! Ah, che delizia la Sacra Kermesse, vero? 🙂 Sì, è orrendo, lungo, lento, penoso, idiota e imbarazzante, ma proprio come il Fascismo, Sanremo ha fatto anche cose buone – e poi lo guardiamo tutti con la deliziosa e scanzonata ironia della quale siamo convinti di essere ricolmi. Il Festival fino a tre anni fa balbettava in classifica, ma questo non diminuiva il suo hype, per Giove. Oggi però, forte di ormai diecimila concorrenti scelti ad hoc dall’amato Amadeus ed esaltati da novanta milioni di esaltati mediapeople, la Sacra Kermesse piazza in top 10 ben quattro prodotti, almeno tre dei quali di Sinistra (OOOH! Finalmente un trionfo popolare – dehehihohu), e in particolare al n.1 la fluidità di Blanco & Mahmood con Brividi.

A differenza di quanto succede nello streaming degli album, nella classifica dei singoli è tollerata la presenza di femmine – purché accompagnate da un maschio, mai da sole, con l’unica eccezione del n.17 di Elodie (Bagno a mezzanotte). Sempre da quelle parti c’è l’unico straniero in top 20, l’unicorno Harry Styles, al n.16 con As it was. Invece Heat Waves dei Glass Animals, imprevedibile hit mondiale con oltre 2 miliardi di ascolti, è al n.49: evidentemente i nostri meravigliosi ragazzi ITALIANI sono ricchi di personalità e voglia di distinguersi. O forse non sanno l’inglese. In ogni caso, i cinque prodotti più ascoltati dai nostri giovani fuori dal coro provengono dalla multinazionale discografica più potente del mondo. 🙂 Ed è quasi inutile dire che sono sempre meno le celebrities musicali che non sono passate dalla consacrazione televisiva: quella di Sanremo, degli Amici di Maria o delle vecchie edizioni dell’agonizzante X Factor. Unico finora esente, il più strapaesano di tutti, Rhove da Rho. Che però non ha ottenuto un gran risultato tra gli album (n.77).

I nomi sembrano ripetersi e ricombinarsi, ma non c’è un re assoluto dei singoli. Nel senso delle hit, naturalmente – visto che ogni singolo pezzo è un singolo (…scusate, nel nostro ambientino abbiamo rinunciato a esprimerci in modo civile). Numericamente Blanco ne ha 4 in top 30, dei quali due da solo e due in lista congiunta (con Mahmood e con Sferoso Famoso, sempre nei collegi di Milano), però Rkomi che ne ha uno in meno lo sopravanza come presenze in top 10 (due contro una, in alleanza elettorale con Elodie e Irama). Sferoso Famoso ha tre brani in top 30 ma nessuno in top 10, e comunque in nessun caso da solo – Sferoso è sempre in cordata strategica con altri candidati, è il Clemente Mastella della trap.

Riassumendo. Chiusura rispetto all’estero, femmine in un angolo a non dare fastidio, Sanremo domina. In pratica, questa nazione coolissima, sgamata e ipergiovane è tornata indietro di settant’anni. Il che va a collimare col fatto che gli adulti hanno aggiunto trent’anni di retromarcia e hanno votato per gli eredi di quella Marcia. (…sorridiamo tutti, pensando a quella Marcia: 🙂 ) Come sempre, però, la classifica FIMI dei singoli, basata sullo streaming audio a pagamento, trova la sua nemesi nella classifica di video più visti gratis su YouTube, che per bisticci economici con le case discografiche di tutto il mondo (che poi sono sempre quelle tre) non viene presa in considerazione dalle classifiche ufficiali FIMI benché sia la piattaforma usata (dati di Prima Comunicazione, 2021) dal 74% degli ascoltatori ITALIANI di musica (Spotify 54%, Amazon Prime Music 34%, spicci per Apple). In sostanza, è come decretare quali sono gli ospiti televisivi preferiti dagli elettori escludendo quelli in onda sulle reti di Piersilvio Berlusconi, cosa che si è sempre tentati di fare ma non ci darà mai la cruda realtà. Che poi, l’amarezza è nel palato di chi guarda – perché qualche pregio, la top 10 che gli ITALIANI esprimono su YouTube ce l’ha.

YouTube ridimensiona il rap e premia i tormentoni estivi e il pop in generale. E per caso, lo notate anche voi che lontano da Spotify diminuisce il Milanocentrismo? Inoltre il n.9 di Elodie conferma che rispetto allo streaming audio, trovano più spazio le (senza offesa) femmine, specie quelle molto glamour. Il pubblico di YouTube, per presenza di ascoltatrici nonmaschie oltre che per composizione anagrafica, è più trasversale e potrebbe essere più rappresentativo, per una qualche visione d’insieme dell’ascolto di musica in Italia, rispetto a quello di Spotify. Se lo volesse. Perché, per esempio, sul podio compare Caramello di Rocco Hunt ed Elettrona Lamborghini (il brand che twerka), solo n.27 per la FIMI. E insomma, è una bella differenza. 🙂 Ma non credo che YouTube voglia fare alcun favore alla discografia – vuole solo usarla. Questo atteggiamento, non dissimile da quello di TikTok (e dei TikTokers) comporta anche una certa approssimazione tirata in faccia a noi mediapeople: per fare un altro esempio, in top 10 non c’è Shakerando di Rhove, malgrado gli oltre 75 milioni di visualizzazioni alla fine del 2022, cifra che le basterebbe a salire sul podio. Essendo l’unico idiota che si chiede il perché, me lo sono chiesto – e l’ho chiesto anche a un amico sapiente (il lieto Giorgio Valletta), secondo il quale potrebbe essere stata espunta perché pubblicata a metà dicembre, e quindi scartata per la classifica dell’anno solare – anche se viene ufficializzata ogni anno a inizio dicembre (…converrete che tutte queste manfrine sono molto imbecilli e che io avrei potuto accontentare la mia mamma e studiare Giurisprudenza invece che incaponirmi con questa stupida industria di canzoncine. Ma la verità è che il Diritto Privato mi ha fatto a pezzi) (e in effetti continua a farlo ancor oggi, nella vita). Ma non pignoleggiamo, in fondo tutto questo vale per fare un po’ di comunicati stampa, non ha nessun valore sociologico, non bisognerebbe prendere sul serio questi prodotti per ragazzini e per giornalisti infelici. 🙂 E ora passiamo di slancio ai

PRESUNTI ALBUM

Top ten anche quest’anno totalmente e santamente costituita da maschi ITALIANI. Ma del resto, non ci sono donne in top 20. E nemmeno in top 30: la prima che incontriamo, Elisa, è al n.33. In tutto, tra i primi 50 ce ne sono tre, e una – Madame – col disco del 2021, che era stato in top 10 lo scorso anno (dopo la sua partecipazione a Sanremo. Dove è stata anche Elisa quest’anno, peraltro. Non se ne esce). La sempre meno rilevante classifica dei cosiddetti dischi (cioè, playlist annuali continuamente aggiornate) tende a replicare quelle degli anni precedenti, persino nella provenienza del rapper più ascoltato: Lazza dal quartiere milanese Calvairate invece che Rkomi dal quartiere milanese Calvairate – il cui album più ascoltato del 2021, Taxi Driver, risulta peraltro il secondo più ascoltato del 2022. È un risultato straordinario nella storia della musica italiana: Rkomi è arrivato dove Claudio Baglioni o Renato Zero o Lucio Dalla non erano mai arrivati.

Spiegazione alternativa sempre a detrimento dei teenager maschi babbioni, utenti prediletti da Spotify. Ogni giorno, da due anni, ventimila giovani maschi ITALIANI si svegliano ascoltando gli stessi quattro album. O magari non li ascoltano nemmeno, li chiedono ad Alexa – oppure sono in loop nella vecchia playlist che li rilassa mentre ammazzano zombie sulla Playstation. Voi direte che è una teoria barcollante, ma in quanto tale è solida quanto quella dell’industria, secondo la quale la musica italiana prorompe di delizie sorprendenti e meravigliose, e il pubblico è curioso e meraviglioso e ipergiovane, e noi critici siamo meravigliosi anche noi – guardateci, guardateci – e il Governo è meraviglioso. Ma la verità è che la classifica degli album ci dice più cose sugli utenti di Spotify che non sulla musica del 2022. Al terzo posto c’è BluCeleste di Blanco, che nel 2021 era quarto. Anche in questo caso, è sempre lo stesso disco. Mettiamoci un sorriso qui, per far capire che non c’è alcuna disapprovazione snobistica, quando mai 🙂 Al quarto posto c’è Noi, Loro, Gli Altri di Marracash, che nel 2021 era settimo. Sempre con lo stesso disco. I ragazzi ascoltano sempre le stesse cose, si spaventano persino se gli cambi titolo, bisogna rassicurarli e far uscire canzoni nuove in un album dal titolo già collaudato, così come ai loro genitori bisogna dare una 500 Fiat che non c’entra nulla con quella sulla quale da bambini venivano portati a Ostia o all’Idroscalo.

Poche donne in classifica (9 su 100) ma anche pochi uomini. Perchè il sistema delle playlist monoteistiche favorisce i nomi più amati, che portano via quasi metà dei posti, 44 su 100, come vedete qui sotto. E fanno intendere che l’entrata in scena di Spotify – e l’anagrafe dei giovani maschi che la tengono in ostaggio – crea qualche problema ad alcuni big dal repertorio più antico. Non sto parlando di Eros Ramazzotti o Tiziano Ferro, colpiti dalla fine del mercato dei CD (ormai quasi irreperibili in giro e comunque scoraggiati). Ma di Marracash, Gué Pequeno, Fabri Fibra, i cui album precedenti, quelli pre-piattaforme, ignoti agli adolescenti, non sono ammessi nel Nuovo Ordine Musicale. Lo streaming ha generato le sue macchine da super-numeri, e il resto è (ehm) a margine.

Servono però anche nuovi protagonisti. O coprotagonisti. Per esempio Paky, che con Salvatore, ha il settimo album più ascoltato. Ovviamente Paky è distribuito dalla multinazionale della musica più potente del mondo, saldamente al comando anche di questa top 10, della quale occupa i primi quattro posti. Ma Paky ci illustra un altro aspetto di questa classifica da prendere con le pinzette. È stato al n.1 solamente UNA settimana, a marzo, quando è uscito. Poi, basta. Mentre Sirio di Lazza è stato primo per diciotto settimane. Ma non consecutive, badate. È andata così: se usciva qualcosa per cui c’era un po’ di hype o una fandom molto forte, andava al n.1. Se non era abbastanza forte, gli ascoltatori tornavano a buttarsi su Lazza. In pratica, Lazza ha riempito un vuoto. Sorridiamone. 🙂 Ma a proposito di vuoti.

Due parole (nuove) su Re Lazza. Io da qualche anno cerco di decodificare il Re Mida di Calvairate ascoltando i suoi pezzi, e qui ne ho scritto più volte. Ma mi ci è voluta un’intervista televisiva di Alessandro Cattelan per capire meglio. Cattelan, come tutti i presentatori regolarmente eletti, ma meglio di loro (si avvicina molto più a Jimmy Fallon che a Fabio Fazio), cerca di mettersi al servizio dell’intervistato, di farlo risultare simpatico e intelligente. Davanti a Lazza, l’ho visto lottare con se stesso, per non accettare la verità che non poteva far giungere agli spettatori: Lazza non contiene arte, e non contiene neppure spettacolo. Non lo dico in senso dispregiativo, lo dico semplicemente perché mi occupo di prodotti e ne prendo atto: Lazza è numero uno perché è il prodotto che la maggior parte dei teenager italiani vorrebbe e in fondo potrebbe essere. Sa suonare Chopin, e se ne vanta. Ma non significa niente, non c’è alcun rapporto tra le tracce che compone e il repertorio chopiniano o una qualche cultura classica assorbita prima di abbandonare il Conservatorio: quando Lazza riarrangia i suoi pezzi al piano, è come se gli applicasse un filtro: chopinizza il prodotto così come su Instagram si vintagizza una foto. Anche certe rime cupissime che appaiono nei suoi brani e mi avevano inizialmente convinto, ora mi appaiono sotto un’altra luce: erano solo ingredienti dosati con sapienza, una skill da gamer (i rapper sono ormai dei gamer, trasferiti da una console a una consolle) che ha imparato che il gioco richiede, per superare il livello, anche dei momenti di verità fabbricati ad arte, inseriti come da un consumato sceneggiatore di film con Alberto Sordi – e io ho voluto cascarci, ho voluto leggerci qualcosa, scemo chi legge. Però fermi tutti: un sorriso per Alberto Sordi 🙂 l’arcitaliano, così ingiustamente sottoapprezzato dagli stranieri. Che ne capiscono, loro.

Stranieri. Tornatevene a casa! Sono in tutto 13 su 100, posso anche elencarli – includono tra l’altro la maggioranza delle 9 femmine in classifica: Taylor Swift, Adele, Rosalia, Olivia Rodrigo, Dua Lipa, Harry Styles, Ed Sheeran, Pink Floyd, Imagine Dragons, Bruce Springsteen, The Weeknd, Bad Bunny, e l’ineffabile Michael Bublè (almeno finchè un rapper non farà un album natalizio. Suggerirei J-Ax).

Stranieri – a casa loro. La classifica USA è la più esterofila di tutte. Al n.1 c’è un album in lingua spagnola (!) del portoricano Bad Bunny (e non conto le suggestioni astutamente globaliste di Encanto); ci sono due inglesi, due canadesi, e come se non bastasse, la top ten brulica di femmine. Nel Cosiddetto Regno Unito, viceversa, nessuna apertura: è Brexit a vele spiegate, fino a includere la celebrazione tardiva del patrimonio nazionale Kate Bush grazie a Stranger Things (a margine: Running Up That Hill NON è entrata nella nostra top 100). In Francia l’analogo rifiuto di musica internazionale viene cucinato proprio come da noi, con parole di autarchico entusiasmo per le eccellenze locali: trionfo della musica francese, urrà!

Per qualche strano motivo all’estero non hanno né i tormentoni estivi nè un Festival della Canzone – come possono vivere? Le loro classifiche dei singoli riflettono questa triste mancanza di musica cretinetta, così come riflettono un parziale arretramento del rap di cui si bisbiglia preoccupati tra discografici (“Sarebbe un peccato, ci costa così poco”).

Per qualche motivo altrettanto imperscrutabile, la SNEP non ha ancora pubblicato la classifica dei singoli più ascoltati in Francia ma è facile prevedere che al n.1 ci sarà il rapper Ibrahima Diakité in arte Gazo, con Die. Tra gli album, c’è un aspetto in cui sono un po’ più progressisti di noi (non che sia difficile): ci sono 3 artistes féminines  tra les 20 meilleures ventes: la belga Angèle avec Nonante cinq, Clara Luciani avec Cœur e Mylène Farmer avec L’emprise. In Germania, le classifiche danno molto peso ai cd – pensate, diversi negozi continuano a venderli – e questo consente ai boomer di continuare impenitenti ad ascoltare musica straniera nuova (o quasi) invece che rassegnarsi come i nostri. E poi in un certo senso, i Rammstein al n.1 con Zeit sono internazionali pure loro, quasi quanto i Maneskin.

A proposito. Siccome non si può più scrivere un articolo musicale senza citare i Maneskin, posso farvi notare il n.14 di Teatro d’Ira vol. 1. Che nel 2021 era il terzo album più ascoltato – anche qui, il 2022 insegue il 2021. Quanto dinamismo, che scena vivace, che comparto rutilante eccetera. Sorriso. 🙂 E qui io non ho altro da dire di rilevante sui Maneskin, perlomeno di collegabile alle classifiche. Posso dirvi che quest’estate in Francia e in Germania il singolo Supermodel sbucava in continuazione, ma in Italia è solo n.57. Del resto, oh: sono musica internazionale, giusto? Quindi, che non si aspettino di essere presi in considerazione dal nostro giovane pubblico tricolorissimamente ITALIANO.

(no, non è vero, non ho finito coi Maneskin) (una classifica in cui sono in top 10, c’è) (eccola)

Siccome non posso permettermi di farvi pensare che qualcuno vi dia più classifiche di me, aggiungo un podio sfizioso: i concerti più visti AL MONDO nel 2022 (pagando, s’intende). Guardate chi è secondo, tra schlager todesco e country americano! Olè, olèolèolèeee

ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE

Radio. Mi spiace, Ear One non ha ancora diffuso la classifica delle canzoni più programmate in Italia. E dire che gli ascolti della radio, che ci crediate o no, sono in aumento, e proprio per la musica (…mica per Crusciàni con i suoi ricercatissimi vaffancù e stìca e daje ah Giorgè sulla radio di Confindustria). E d’altro canto, che musica possono ascoltare i poveri vilipesi adulti di cui la discografia (dopo averli tanto spremuti) si vergogna immensamente? Quella di TikTok, forse?

Questo TikTok di cui tanto si parla. Ecco la classifica diffusa dalla scatola cinese. Non si vede benissimo, vero? Mi spiace, i nomi dei produttori di tracce sonore sono un po’ piccoli, in fondo TikTok non è fatto per essere letto.

Comunque vedete quanta gente un po’ inaspettata alle spalle di Rhove da Rho con la sua canzone perfettamente ballettabile? Gianni Celeste con la sua ganzona napulità, Rose Villain con Michelle Pfeiffer (sarebbe strano il contrario), poi addirittura Myss Keta, finalmente in una top 10 che non sia dei più amati dai mediapeople. Ma ci sono soprattutto tante canzoni da mossette per i video. Potremmo chiamarla modernità. Oppure, considerarlo un altro degli interessanti virus dei cinesi.

Qui potrei aver finito. So che alcuni di voi vorrebbero conoscere i flop, ma non mi sembra elegante menzionarli, e poi c’è questo piccolo fatto che i miei colleghi che dicono che gli artisti italiani sono tutti stupendamente baciati da un giusto successo tendono a lavorare più di me, e un po’ mi sarei stufato di vedermi preferiti tanti giornalisti un po’ miserabili o, nel migliore dei casi, lobotomizzati – ma sia chiaro che lo dico col sorriso, eccolo: 🙂 . Insomma, non sarò certo io a dirvi che un cantante romano che fa gli spot dei televisori con Laura Pausini è a malapena al n.85, oppure che un vecchio ragazzo fortunato non è entrato nemmeno tra i primi cento. Inutile che io lo scriva – dopo tutto lo stanno riportando tutte le testate musicali, vero? 🙂

Quindi, avrei finito. Oppure potrei fare come i rapper, e pubblicare un’edizione deluxe con quattro classifiche nuove. Oppure potrei aggiungere la classifica più snob di tutte.

Beh, QUI ci sono un po’ di begli album. E poi guarda guarda, chi c’è al n.2 tra Harry Styles e Noyz Narcos? Ok, era ovvio, mica potevo lasciarvi senza i

Pinfloi. Niente da fare per The Wall e nemmeno per il rilanciato Animals: l’unica presenza tra i presunti album, a ‘sto giro, è l’immancabile The Dark Side Of The Moon al n.78, ma come si diceva è stato un anno inflessibile con la musica forestiera (Bruce Springsteen n.91, Adele n.59, guardate dov’è nelle classifiche delle altre nazioni). Ma potremmo considerare un Pinfloi onorario Francesco Guccini, con le Canzoni da intorto al n.38 e senza streaming. Forse la modernità è questa, non piegarsi per forza allo streaming.

No, non è vero, era solo una frase per tirare le somme: la modernità non esiste, è un’idea imbecille e antica. Ed è ridicolo che ve lo debba dire io. Però non preoccupatevi, ve lo dico con un sorriso 🙂

Grazie per aver letto fin qui 🙂

 

 

4 Risposte a “Rapporto aMargine 2022: ovvero l’ANALISONA: tutte le classifiche possibili.”

  1. Caro Paolo leggo sempre con piacere quello che scrivi, ma fa sempre meno sorridere. Tranquillo: non è colpa tua (purtroppo). Mi chiedo per quanto tempo potrai andare avanti prima che anche tu possa fare CtrlC/CtrlV di un vecchio articolo, che tanto non è cambiato nulla nel frattempo. Oppure un bel prompt su Chat GPT “Componimi un’analisona delle classifiche di fine anno nello stile di Paolo Madeddu”! Sai quanto tempo potresti risparmiare?
    Non leggere trollaggi eh, sono sinceramente amareggiato, ma uacciugonnadú siamo vecchi e stanchi.

    1. Ti ringrazio, Rema – in realtà potrei andare avanti MOLTO a lungo, ma ho sempre la sensazione di annoiare chi legge e soprattutto la sensazione di dover premettere tante cose, tipo che le classifiche, privilegiando Spotify, danno una visione molto parziale ma nel contempo è esattamente quello che vogliono, per dare all’esterno un’immagine di giovane dinamismo. Ma alla fine è come se l’editoria decidesse di svecchiarsi con le cattive togliendo spazio agli scrittori over 30. E probabilmente lo faranno, una volta deciso che il libro alla fine è un prodotto, basta con questo peso della cultura e dell’arte.
      (sembro veramente un vecchio trombone, vero?) (e anche questo è parte del problema: segnalare quello che penso stia succedendo senza che i colleghi mi diano del vecchio conservatore :-/ )

  2. Sempre una gioia , Paolo, ti leggerei volentieri anche di più, e più spesso, ma in effetti purtroppo la situazione ormai è stagnante da troppo tempo. Come dicono quelli che sanno, son cambiati i paradigmi, e qui da noi (beh, un po’ ovunque), ormai la musica è questa (pun intended). Noi anziani musicisti siamo ormai delle mosche bianche, ma si cerca di resistere, eh! Tieni duro anche tu, mi raccomando, i vecchi tromboni (cit) son sempre parecchio utili 😂 Un buon 2023, ad maiora!

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