Tag: Manuel Agnelli

Stupidità giovanile e Cesarismo – TheClassifica n.49

Stupidità giovanile e Cesarismo – TheClassifica n.49

Arriva Natale e non so cosa regalare agli anni 90 – per gli 80 sono a posto, gli ho preso un maglione.

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

La peculiare quiete in cui avvengono certe escalation di violenza.

Il Vocabolario di X Factor. Nuova edizione – 2018

Il Vocabolario di X Factor. Nuova edizione – 2018

L’anno scorso il pezzo sul lessico di XFactor era stato più variegato. E buffo, credo. Quest’anno è più preciso, e dettagliato. Ci sono meno espressioni, ma inequivocabili. Anche perché nel PERCORSO che lo sta portando a diventare il Sanremo delle nuove generazioni, XFactor proprio come il Festival si va compiacendo di una sua noia rituale, di una ripetitività soporifera e rassicurante ma presentata con toni drammatici! Stacchi musicali eroici! Elogi galattici! Inquadrature epiche! A incorniciare nel modo più fragoroso possibile il nulla. Un trucco POTENTE e risaputo che porta sempre più spettatori, anche se inizia ad allontanare qualche giudice (almeno la metà è ai saluti; quanto al presentatore non si capisce bene, per quanto Alessandro Cattelan dia sempre più l’impressione di quello che durante le esibizioni legge i tweet sull’Inter). Ironicamente, mentre tutto è enfatizzato verso (presunti) estremi di spettacolarità in una roboante e continua autocelebrazione, i giudici sono sempre più cauti, frenati dal timore di attirarsi le vampate di indignazione dei “team” di amici e parenti sempre più visibili in platea, o delle tifoserie sui social (Maionchi: “Mi sei piaciuta più altre volte ma questo è un mio pensiero personale che conta quello che conta cioè nulla”; Fedez: “Dico quello che penso, il mio parere soggettivo – mi hai convinto di più in altre occasioni”). D’altro canto bastano quindici isterici dotati di pollici perché le homepage testimonino una “rivolta del web”… Ma d’accordo, veniamo al lessico:

SPACCARE (I CULI)
Vincitore dell’edizione passata, proprio come capita alla maggior parte dei vincitori del programma è caduto in disgrazia; il timore sicuramente immodesto è che il pezzo di aMargine dell’anno scorso, ripreso dal POTENTE Aldo Grasso sul Corriere della Sera, abbia dato un contributo in tal senso. La ricerca di un sostituto è tra un nugolo di candidati deboli, non tutti preparati a raccogliere l’eredità di un partito allo sbando. E sono:
1) MANGIARSI IL PALCO
Ma non convince nemmeno il principale utilizzatore Manuel Agnelli, che a un certo punto fa notare a Luna che non deve mangiarlo, perché è duro da digerire. Hi hi.
2) SUPER
Anche in questo caso è Agnelli, visibilmente orfano dei culi spaccati, che lo caldeggia: “Martina è supersincera” “Il pezzo è superpotente, Caparezza è supercreativo”, al che Mara Maionchi, contagiata, ammette che “il brano è supernergetico”. Malauguratamente queste correnti danno vita a scissioni interne, quindi si presentano
2.1) POTENTE
“Hai fatto una roba potente” (Guenzi) “Mi piace questa base potente” (Fedez) “Il passaggio dall’infanzia all’età adulta è una cosa potente” (Agnelli) “Sei molto potente” (Maionchi)
2.2) ENERGIA
“La sua energia che deriva dal fatto che ha bisogno della musica per uscire da se stessa” (Agnelli) “Ha tanta energia, bella energia” (Maionchi) “Se l’energia di Luna vi è arrivata, votatela” (Cattelan). Ma l’erede più accreditato di SPACCARE I CULI è probabilmente
3) FIGATA
Ispirato, come il Governo, dalla nostalgia per gli anni 80 (“Vai così che è una figata”, Jovanotti), è usato con tono laconico (per CREDIBILITA’) da Manuel Agnelli, con la cognizione di causa del benestante da parte di Fedez, e con espressione rapita da Guenzi (invece è un po’ disdegnato da Mara Maionchi); è un termine-chiave perché come la fatina Trilli lascia un po’ della sua figheria nei dintorni e fa apparire una FIGATA il contenitore della figata stessa. Nel daily del 10 dicembre, Fedez lo ripete due volte di fila e la regia esultante ripropone il frammento – identico – cinque secondi dopo, in modo che anche lo spettatore più sfigato sentendo a raffica “Figata figata figata figata” galvanizzi la sua esistenza.
IL PERCORSO
Un vecchio amico, presente in tutte le edizioni e in tutti i commenti dei giudici in modalità sempre più liriche, il suo obiettivo è essere COERENTE. Tanto che ormai pare inevitabile che, forte del favore di cui gode, esca dal gruppo, e intraprenda la carriera solista per primo come sempre capita a quello più furbo nella boy-band – insomma che segua un proprio PERCORSO incamminandosi su se stesso.
PARTICOLARE
Anche se può capitare che Agnelli indichi in Martina “il talento più originale, particolare di questa edizione” e arrivi a formulare una frase di ricchezza assoluta come “C’è degli attimi in cui lì oltre che essere speciale e particolare è anche molto intensa”, il particolarismo è un maionchismo per eccellenza, mutuato da decenni da “addetta ai lavori” nelle case discografiche dove l’aggettivo è usato in modo copioso (PARTICOLARE notato con sagacia da Fabri Fibra anni fa, nel brano Solo una botta: “Mi piace questo Fabri Fibra, è particolare”).
A FUOCO
Beh, caspita, bisogna essere a fuoco. In caso contrario, accade una cosa terribile: non si è a fuoco. Espressione usata soprattutto da Fedez. E del tutto gratuitamente, annotiamo che tra i tanti prodotti che reclamizza (ai quali si è recentemente aggiunto un figlio) c’è un telefono con quattro obiettivi.
MUSICA
No.
ROMPICOGLIONI
Altro maionchismo, declinabile in modalità ostile (“Che cazzo vuoi, ma che rompicoglioni” al collega a fianco) (risate di approvazione del pubblico ogni volta che la nonna dice le parolacce) o come encomio (in un daily, a un placido e semiaddormentato Anastasio regala senza un vero perché “Mi piaci, sei un rompicoglioni” e ne gongola soddisfatta). In generale Mara Maionchi considera il mondo diviso tra rompicoglioni e rompicoglioni; i primi le piacciono, i secondi meno. A proposito di MONDO,
RAP
Per una consuetudine iniziata anni addietro con Morgan ICS, nella maggior parte dei casi chi lo propone è tacciato di essere un genio che, facendoci entrare nel suo MONDO (come fa notare il prof. Michele Boroni) è destinato a scuotere la nazione fin nelle fondamenta. I rapper sono anche goffamente favoriti dal regolamento, potendo di fatto infilare dei propri testi inediti (il proprio MONDO) nei brani, cosa che a tutte le altre categorie è preclusa – beh, possono sempre pattinare. Le necessità di una facciata ipergiovane gradita in primo luogo agli sponsor tendono tuttavia a cozzare con i gusti dei giudici e quelli dello zoccolo duro e maggiorenne degli spettatori, producendo perciò delle forme ibride di rapper sofferentissimi per i quali SANREMO ha preparato il terreno con la consacrazione del giovane Ultimo.
MUSICA (di nuovo)
Quest’anno è meglio, i ragazzi mediamente erano più bravi. Le scelte musicali però erano tiepidissime: ci hanno risparmiato Hallelujah, ma solo per tirare fuori dal cilindro Stairway to heaven e Another brick in the wall – ma per piacere, su. Detto ciò, questo non è un articolo che parla di musica, ma uno sciabordìo sul linguaggio. E a proposito di chi fa più linguaggio che musica,
LODO S’IMBRODO
Il giudice subentrante è stato l’unica novità di questa edizione, più delle coreografie – che per far dimenticare il kitschissimo Tommassini hanno “saltato lo squalo” quasi subito, facendo pattinare Martina Attili mentre cantava. Da quel momento in poi, costringere i poveri ragazzi, pronti a tutto come i concorrenti di The Running Man (Stephen King feat. Arnold Schwarzenegger) a cantare coi piedi a mollo o tra ballerine svolazzanti è stato solo un generoso tentativo di far sembrare tutto una FIGATA. In ogni caso il PERCORSO scelto da Lodo Guenzi per risultare PARTICOLARE consiste nella sua determinazione nel dire ovvietà lancinanti con la pura estasi dipinta in faccia. Consapevole di piacere per l’aria da cucciolotto giocherellone, che enfatizza sfoggiando tutte le magliette del marketing de Lo Stato Sociale (“Voglio le coccole” “Voglio mettere la testa a posto” “Voglio una dieta mediterranea” “Voglio diventare grande”) e a riempire chiunque di gentilezze sconclusionate (“Bowland, voglio solo dirvi grazie per le persone che siete” “Vedere una persona di 21 anni che riesce a sostenere pensieri sull’assoluto, l’ho trovato molto toccante” “Hai scelto un pezzo importante per te e in questa scelta sono con te”) non ha mai puntato sull’ironia strafottente ostentata dalla band di cui fa parte, optando viceversa per un revival del primo Fabio Volo: “Quando sai chi sei puoi fare qualsiasi cosa e andare ovunque”, “Non è importante raggiungere le vette, ma il PERCORSO”. D’altra parte, Guenzi ha anche ipotizzato, e questa è un’assoluta svolta, che l’X Factor, il Graal della trasmissione, sia “l’assoluta coscienza di ciò che si è”. Molto zen, ma ci dà un buon pretesto per concludere con
L’X FACTOR DI X FACTOR
Era un po’ che si notava, ma mai come quest’anno il fattore X su cui gli autori puntano è una piattezza sanguinaria, una banalità incandescente, impiattata come se fosse una FIGATA. A tratti il montaggio (uno degli strumenti che vengono usati in modo più orgoglione) lo fa in modo smaccato. Proprio come i calciatori e gli allenatori davanti a intervistatori che pendono dalle loro labbra, i giudici e i ragazzi vengono messi davanti a un microfono per comunicarci, con stacchi rapidissimi e musica terribilmente ansiogena, le frasi più insignificanti della storia della televisione. Nella penultima puntata, questo crescendo al cardiopalma ci ha regalato: “Ora si fa dura” “D’altra parte è così” “Sarà la sfida delle sfide” “Non vogliamo mollare adesso” La concentrazione è fondamentale” “Ora è il momento di stringere i denti” “Vogliamo arrivare in finale” “Il cerchio si stringe” “Mi preparerò al meglio e cercherò di dare il massimo come ho sempre fatto”.
E questo incrocio col calcio alla fine ci rivela cosa significa davvero quella X.
X
Un pareggio.
Zero a zero.

Polemistan, cap. X – Le migliori polemiche del marzo 2018

Polemistan, cap. X – Le migliori polemiche del marzo 2018

MiticoVasco, Maneskin, Cattelan, Salvini e altri portavoce del nostro malessere.

Il vocabolario di XFactor

Il vocabolario di XFactor

Siete quasi al termine del vostro percorso, ma qual è la vostra credibilità? Basterà a spaccare?

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

A Novembre l’estate è finalmente finita, e la gente come è naturale e sano che sia invece di andare in giro se ne è stata in casa a polemizzare comodamente. E quale, il piatto più saporito in questo menu sciabordante?
Allora, tanto per cominciare: Morrissey ha dichiarato
(…no, no, sto scherzando) (le polemiche messe in piedi da Morrissey mi annoiano così tanto che dovendo scegliere, forse preferirei ascoltare il disco di Morrissey)
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No, partiamo invece con una cosa nicchiosa ma piuttosto ghignosa – i biglietti per i King Crimson a Venezia, Teatro La Fenice, nel luglio prossimo. Come vedete dalla dicitura “Solo ascolto”, per 46 euro potrete entrare nello storico teatro, sentire le storiche canzoni della storica progband (non so in quale relativamente storica formazione) da dietro una storica colonna o forse in uno storico guardaroba. Che poi, non so se nel 21st century Fripp suoni ancora seduto, però secondo me è anche una cosa coerente, ascoltarlo nel modo meno spettacolare possibile – secondo me dovrebbero vendere un paio di biglietti a 3000 euro per cinque o sei poltrone girate a dargli le spalle per tutto il concerto.
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So che parlare di prog ha portato un po’ di gente a cambiare canale subito, quindi bilanciamo con la grana grossa: X Factor. Che garantisce una cornucopia di diatribe. Guardate, abbiamo polemiche su
1) Sam Smith. Era in playback, twittava la gente. No, ha cantato dal vivo – dice il comitato centrale di XF – però non in trasmissione, ma due giorni prima, martedì 31 ottobre!, c’è stato solo un problema tecnico. Ma sì, dai;
2) Gabriele Esposito. Eliminato, rivela che “Rita Bellanza è sopravvalutata”. Passiamo quindi a
3) Rita Bellanza. Eliminata, rivela che odia Sally, odia la musica italiana, viva il punk, accidenti ai Ros che a differenza di lei potevano sbagliare, accidenti alla gente che le scriveva “Fai schifo”, “Fai vomitare”, “Vergognati”. Mmh. Questo ha l’aria di essere effettivamente successo. E non ha l’aria di far parte del famoso, celebrato storytelling della trasmissione. Però magari, già che hanno tanto storytelling a cui pensare, due minuti per dire agli spettatori di darsi una calmata potrebbero prenderseli. Sempre che a scriverle non fosse Gabriele Esposito. Ma il clima nel programma è sempre volutamente sopra le righe, in modo da essere lietamente ripreso dalle homepage del giorno dopo. Su tutti i teatrini, svettano
4) Fedez-Agnelli. Se ho capito bene, il rocker ha fatto il franco tiratore come il centrosinistra con Prodi, il rapper lo ha accusato di aver tradito i patti, quello di Abbiategrasso lo ha invitato a essere adulto, quello di Buccinasco gli ha dato del “parac…” e dello “str…”. Ah, se siete turbati dai puntini di sospensione, sappiate che li prendo pari pari dalla AdnKronos, e li trovo molto carini, anche perché credo che il livello di turpiloquio chic del programma sia diventato patetico, per non parlare del fatto che nemmeno nella Mtv di Campo Dall’Orto si diceva così tanto “figata” e “spaccare” nel tentativo di aumentare il tasso di sfrontatezza giovanile.
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Comunque noi ci balocchiamo con X Factor, ma la vera trasmissione che spacca in questo fortunato Paese è il Grande Fratello Vip – col quale ha azzardato una polemica lo sbarazzino Ermal Meta: il programma, pensando di fare una figata, ha usato il suo brano Piccola anima come sottofondo per le manfrine dei sedicenti Cecilia e Ignazio. Su Twitter, Meta non ha apprezzato il metamessaggio, e ha scritto “Piccola anima sta al GFfvip come l’amore sta ad un armadio. Fate voi!”.
Sulle prime non avevo capito bene l’attacco frontale agli armadi. Poi una lettrice inestimabile mi ha svelato che il figlio di un ciclista e la sorella di una soubrette (i vip di cui sopra) sono stati ripresi durante un momento di sesso orale dentro a un armadio lasciato, astutamente, semiaperto. Curiosamente, Erma è stato accusato dai social di essere ermaloso – nessuno tocchi la tv cretina, faro della nostra civiltà.
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Mi chiedo se il mio non sia snobismo verso Canale 5, che in fondo ha la musica come fiore all’occhiello come dimostra anche l’attesissimo (…no, non è vero) ritorno di Music di Paolo Bonolis, reduce dai trionfi della telecronaca del Vasco Day. Dice l’ex componente dei Bimbumbam: “Sarà ospite Marilyn Manson e mi aspetto già le polemiche, perché viviamo in un Paese cattolico. Non so cosa potrà succedere con Luca Laurenti. Certo sono una bella coppia” ha svelato a Sorrisi e Canzoni. Forse la cosa più satanica che Manson può fare di questi tempi in effetti è duettare con Laurenti, ancora più che omaggiare Charlie Manson.
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…Volete fare una pausa?
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Ok, no. Roma: confermata al Macro la mostra sui Pink Floyd. Vanno molto queste mostre sul classic rock, del resto anche ai bambini piacciono i musei coi dinosauri. Il punto è che l’autorevole Artribune fa notare che le sale del Macro verranno chiuse per settimane a causa del laboroso allestimento. E per quanto si possa prevedere il fracassante successo dell’evento, scrive il giornale, “Perché allestire una mostra così commerciale e pop nello spazio che questa amministrazione ha voluto da subito immaginare destinato alla ricerca, alla sperimentazione e addirittura alla produzione artistica in loco? Come può uno spazio dedicato alla produzione trasformarsi in una location di mostre comprate chiavi in mano (questa la formula) a suon di milioni?”
Non lo so, ma la mostra viene dal Victoria & Albert Museum di Londra, ed è questo che trovo gustoso, che il rock paghi fior di soldi per entrare nei musei, che il culto miliardario dei Pinfloi costringa l’arte underground a sloggiare. E a proposito di Pinfloi, c’è di nuovo maretta attorno a Roger Waters, spalleggiato da Brian Eno, contro Nick Cave che suona in Israele. In compenso, ci sono diverse radio tedesche che hanno deciso di boicottare Waters per solidarietà con Israele e contro il pregiudizio antisemita. Lo sapevo che prima o poi l’appassionato impegno politico di Rogerone avrebbe unito tedeschi ed ebrei.
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Ma non posso chiudere senza il gran visir del Polemistan, Morganetto da Monza (un altro genio che l’hinterland milanese ha generosamente regalato alla nazione). “La denuncia di Asia Argento? Tardiva. Le violenze sono un’altra cosa non si ottengono vantaggi come posti di lavoro. Una madre così non è un buon modello per nostra figlia. #Weinstein mi fa quasi pietà, ora tutti contro di lui”.
Lei, con aplomb ammirevole, lo invita a scriverle in privato. Però a me spiace dirlo, perché è una frase odiosa di questi tempi e in qualsiasi tempo – però è innegabile, Asia se l’è cercata. Sì, si è davvero messa con Morganetto, e nessuno l’ha costretta. Almeno credo.
Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Le polemiche del mese, quale è stata la migliore? Chi dice Gabbani vs Agnelli, chi Linus vs X Factor, chi J-Ax vs tutti – ed è polemica!

TheClassifica 91 – Afterhours. Tutto fa un po’ miele

TheClassifica 91 – Afterhours. Tutto fa un po’ miele

Non si esce vivi dalle recensioni.

TheClassifica 89. Capossela e i Radiohead e pretestuosamente Prince

TheClassifica 89. Capossela e i Radiohead e pretestuosamente Prince

Io vi avverto, tra un po’ ricomincio a pontificare. Non dite che non ve l’avevo detto. Vi concedo giusto questa TheClassifica un po’ interlocutoria, nella quale invece che parlare di Vinicio Capossela ero tentato di dare lo strattone alla tovaglia e far volare tutti assieme i Radiohead, Manuel Agnelli, la canzone ucraina dell’Eurovision contest, Sinead O’Connor, i 50 anni del capolavoro e i 50 anni del controcapolavoro, e pure Prince – e non per Prince in sé, quanto per il fatto che quando è morto la gente non è uscita a comprare i suoi dischi. La raccolta The very best, in una settimana, non solo non è andata al n.1, ma è arrivata al n.12. Dietro ai 99 Posse, undicesimi. Non venitemi a dire che la gente ce li ha già i dischi di Prince in casa, perché NON è così. È che alla gente ormai i dischi fanno schifo, la musica pure. Con la musica ci balocchiamo solo io e voi. E non compriamo i dischi lo stesso.

No, okay, qualcuno li compra. E io ho una grossa ammirazione per chi lo fa. Perché vuol dire che sta mantenendo quella sorta di illusione che avevano al cinema gli spettatori di un secolo fa quando il treno in bianco e nero puntava nella loro direzione.

(sto pontificando? No, non ancora. Sto gettando le premesse per il pontificato. Ma mi fermo qui. Era solo un promo per attirare l’attenzione, la trovata con cui sembrare rilevante. Tipo i musicisti che fanno uscire il nuovo album direttamente da qualche cappello a cilindro mediatico) (perché poi la questione è che parli di Radiohead, Prince, Agnelli, Beyoncé – ma al n.1 non ci vanno mai. Ci vanno Zero, Zucchero, Fabi, Renga. Oh, ma uno potrebbe pensare: Prince e i Radiohead saranno vendutissimi tra i vinili. Invece no, Purple Rain di Prince è al n.6, e quanto al vinile dei Radiohead, esce il 17 giugno, per qualche motivo che è chiaro solo nella testa di Thom Yorke. No, al n.1 della classifica del Suono col Calore Vero Della Musica c’è Renato Zero, co tutte ‘e sue canzoni umane d’aa ggente comune che zòffre. E al n.2 i Pooh. E al n.3 c’è Canzoni della Cupa di Capossela. E quindi, back to Capossela) 

Se non sapete qual è il punto del disco, provo a cavarmela in tre righe: è un doppio album ad alto tasso di folk di quello sodo, quello che negli anni 70 portava gli esterrefatti spettatori di Canzonissima o dei programmi di Cochi & Renato a tu per tu con Maria Carta e il Duo di Piadena, roba che poi non stento a credere che quando arrivarono gli Inti Illimani coi loro charangos a volume 11, alla gente siano sembrati i Black Sabbath. Le canzoni della Cupa sono un terzo tassello di una Ricerca del Tempo Nonvissuto, iniziata con un libro (che non ho letto), proseguita con un film (notevole), arrivata ora su disco (non essenziale). Il tasso di Caposselitudine, per quanto mi riguarda, è troppo basso, è sacrificato alla ricerca etnomusicale sulla tradizione dell’Irpinia dalla quale i genitori di Capossela migrarono. Ci sono delle cose che piaceranno molto ai Vinicisti nel secondo cd, intitolato Ombra, c’è epica e tex mex e Morricone e Ferré e financo Dylan. Ma Nella Mia Umile Opinione, il concetto ha cannibalizzato l’arte. E come fa Ventunesimo Secolo, tutto questo.

E a questo proposito, al n.4 (dopo Zucchero, n.2, e Zero, n.3) cascano a fagiuolo i Radiohead. Prima di sentirli, ho letto un po’ di recensioni. Spero che un giorno qualcuno le raccolga in un volume perché c’erano delle testimonianze oggettivamente preoccupanti (alé, facciamoci altri amici), delle vette di adorante strazio e vaniloquenza citazionista che mi inducono a una certa prudenza perché da un deathmatch coi fan di Elisa posso ancora uscire vivo, ma in uno con dei mediapeople cresciuti sognando l’occhio tristo di Yorke so già di non avere chance. Eppure non è per questo, che scrivo quanto segue: A heart shaped (uops, scusate) (lapsus) (se non vi dà noia, lo lascio) A moon shaped pool è un album dei Radiohead per i fan dei Radiohead. Ritengo che un 17enne ammodo lo ascolterebbe con un po’ di sgomento, e ci troverebbe tutto quello che ci trovate voi solo dopo 1) dieci ascolti consecutivi, 2) la lettura di dieci delle citate recensioni, e 3) la velata pressione che gli state mettendo in quanto suoi genitori. Ma per la prima volta, mi è venuto da pensare che forse è il contrario di quello che avevo sempre pensato. Ovvero, i Radiohead hanno lasciato che i Coldplay facessero il lavoro sporco, lordandosi col mainstream (e venendo perciò sbeffeggiati da Noi Che Sappiamo) per tenerli come punto di riferimento dal quale smarcarsi sdegnosamente. Avendo ora i Coldplay esaurito clamorosamente quella esile matrice, e avendo puntato con l’ultimo album su un pop chiattone di bislacca goffaggine, i Radiohead per contraccolpo smussano il piglio sperimentalista col quale Yorke si era incaponito (o forse lo ha sfogato tutto nei progetti solisti).

Ma il solco che separa la musica che piace ai critici e la musica che piace all’umanità resta devastante. E il punto è: se ti ascoltiamo solo noi onniscienti, sei realmente rilevante? Dio, mai come in questa puntata avrei avuto bisogno, come supporto argomentativo, dei

Pinfloi. E invece niente, perdura la Grande Attesa della loro ripubblicazione in vinile e indisponibilità su cd, che fa di questo il periodo più lungo senza The Dark Side of the Moon e The Wall in classifica dacché io ne scrivo. Cerco di far finta di niente, ma come quando il partner di una vita sparisce all’improvviso, tutto, tutto me li rammenta, mondo bastardo.

Il resto della top 10. Rimbalzo di Beyoncé: era al n.16, ora per qualche motivo – alla terza settimana dall’uscita – va al n.5. Dev’essere successo qualcosa che io non so, dal 6 al 12 maggio. Ho indagato, e non è stata ospite di Amici, né di Verissimo, né di Fabiofazio. Il 3 maggio però è uscito Vanity Fair con in copertina la Beioncia tutta panterona con il titolo “Di cosa è capace una donna tradita” (…bello che finalmente ci sia una cantante che affronta questo argomento, vero?). E secondo me Vanity da solo fa per lei quanto tutti gli altri media messi assieme. Debutta al n.6 Gianluca Grignani, con la rivisitazione deluxe dei primi due album; avendo già scritto tantino delle altre due nuove entrate, tocca sacrificare lui. Sospetto che ve ne farete una ragione. Poi dal n.7 al n.10, eccovi Francesco Renga, Baglioni&Morandi, Marco Mengoni, Niccolò Fabi. Escono dalla top 10 Elisa, Alessandra Amoroso, Tini/Violetta e Drake – che precipita dal n.10 al n.46.

Altre nuove entrate. Al n.21 Non smetto di ascoltarti, di Fabio Concato, Julian Oliver Mazzariello e Fabrizio Bosso (da non confondere con Ezio) (non guardatemi così, magari qualcuno lo fa e ci può stare, mon Dieu). Entra al n.25 Jean Michel Jarre e con un buon n.31 Gregory Porter, vocione jazz targato Blue Note. Meno bene Anohni (che come saprete, è il vecchio Antony), n.39, e (Jack) Jaselli, n.67. Mi chiedo se entrambi paghino le manfrine coi loro nomi. Infine, entrano al n.96 i Mau Mau. Gosh.

Altri argomenti di conversazione. Pericolante Anti di Rihanna, che a tre mesi dall’uscita scende al n.80 (presto, un duetto!). Ma rischiano anche di chiudere la loro lunghissima permanenza Ariana Grande, che dopo 86 settimane si ritrova al n.94, e Fedez, al fatidico n.100 dopo 84 settimane. Esce di classifica PJ Harvey, dopo nemmeno un mese.

Miglior vita. Calo nella popolarità dei defunti, i cui album scendono all’11% di quelli presenti in classifica; a guidarli è sempre Blackstar di David Bowie al n.26. Posso solo immaginare alla Warner come si siano sentiti afflitti quando Sinead O’Connor è stata ritrovata, insana e salva a Chicago. Sinead! Non puoi farmi questo, lascia che io ti faccia da punching-ball un’altra volta nella vita.

Poi non mi viene in mente più nient’altro.

TheClassifica 35 – Battiambattiam le mani

TheClassifica 35 – Battiambattiam le mani

Trovo molto bello che Pharrell (con G I R L) e Vasco Brondi (Costellazioni) occupino i primi due posti, è una di quelle cose da inserire nel lungo catalogo di antinomie che impreziosiscono l’essere italiani: essere panettone o pandoro, mutande o boxer, destra o sinistra,