Tag: Levante

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

TheClassifica, ep. 7/2020. Il trionfo della morte.

TheClassifica, ep. 7/2020. Il trionfo della morte.

“Solitudine e malinconia: i soprammobili di casa mia”

Quando Vasco, poi, non è morto – TheClassifica ep. 50

Quando Vasco, poi, non è morto – TheClassifica ep. 50

Il numero uno. Fa caldo. Non da morire, però. Forse. È agosto. È il 2011. Dal letto della clinica, sente qualche parola che dicono qualche metro più in là. Una è “decorso”. Un’altra è “crisi”. Non sa se parlano del suo metabolismo o dell’economia. Che per qualcuno, coincidono. Perché il paziente è un’industria. Un comparto, diciamo. Grazie a lui vive un bel po’ di gente. E tanta altra trova in lui una ragione di vita. Prendiamo l’ultimo disco: è uscito a marzo ed è ancora al n.1, dopo mesi e mesi.
“Ho messo in riga un’altra volta Ligabue, e Jovanotti, e Zucchero. E i Modà, chiunque siano. E i ragazzini dei talent show della tv. E quel tipo che fa rap, come si chiama. L’unico famoso… Caparezza. L’unico tra i primi 20 in classifica”.
Da dietro la porta arriva un’altra parola, la dice una donna (Laura? Tania?). “Tranquillo”.
“Parlano di me? Parlano di questo posto? È tranquillo, fuori. Si sentono gli uccellini, oh. Non può essere Bologna. Magari sono morto. Magari non me lo dicono… Soccia, Vasco, va’ che sei morto. Come quella ragazza l’altra settimana. Amy Wine… Boh. A 27 anni. Mica a 59. Io a 27 ho fatto il secondo album. Non potevo morire allora. Il secondo l’ho registrato qui a Bologna da Umbi, no? Cos’è che c’era su… Va beh, Albachiara. E Fegato. E Silvia. No, Silvia, era sul primo. Ero andato in televisione.
Se sono morto però, voglio vedere Massimino. E poi, e poi mio padre… E Lolli, certo. So già cosa mi diranno: non dovevi morire schiantandoti in macchina? O con un’overdose di tranquillanti? Volevi i tranquillanti, ora sei tranquillo. Eh già. Se ti potessi dire quante volte ho voluto morire. Quante volte camminando sul filo, sono stato – sono arrivato vicino.
Ehi.
Rieccola.
Forse è arrivato il momento di farla uscire, questa.
Chissà se piacerà al Komandante”.
È il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi, sedato a modino.
Il Komandante. Lui e Vasco non si piacciono del tutto. Ma uno fa funzionare l’altro, e viceversa. Il Komandante non ha dubbi, è la rockstar che i suoi fan vogliono. Non quella di cui hanno bisogno. Uno come lui non direbbe mai:
“Se ti potessi dire quante volte ho pianto per capire. Quante volte sono stato sul punto di lasciarmi andare, all’inferno della mente. Quell’inferno, che esiste veramente”.
Però forse è il Komandante, che tira fuori fisicamente Vasco Rossi da quella clinica. E a un certo punto è lui a prendere definitivamente il Komando. Lui è l’uomo più semplice che c’è. L’uomo giusto per te. L’uomo di questa sera. L’uomo di primavera.
E allora, per tutto un decennio Vasco Rossi cerca il momento giusto per far uscire quella canzone che dice: “Se potessi raccontarti per davvero le abitudini di cui non vado fiero; le malinconie, le nostalgie, perfino dei rimpianti per le cose che se avessi adesso ancora qui davanti… Le rifarei esattamente così. Sì”.
Ma ogni volta il Komandante scuote la testa. “No”.
“Come, no? Spiegami perché” “No, perché no. Senti qui, invece:
“Sono innocente o no, si fa quel che si può. Sono innocente ma qui, qualcuno è sempre pronto a giudicare… Qualche incidente di gioventù, che ancora mi fa male”.
Si guardano. Il Komandante dice: “Meglio, no?” Vasco dice: “Un po’ più grezza, eh”.
Il Kom alza le spalle. “Magari la tua la pubblichiamo tra qualche anno”. “Quando?” “Prima o poi la mettiamo da qualche parte”. “Ascolta, questa canzone è il riassunto della mia vita, una sintesi. Anche una confessione. Forse dovrei citare, con le dovute proporzioni, le Confessioni di Rousseau o di sant’Agostino per intenderci”. “Demis Rousseau era quel cantante greco, vero?” “…Cioè, hai capito, sto parlando di quello che mi ha sempre guidato fin qui. Insomma una canzone definitiva”. “Se è definitiva, può aspettare”. “Ma come sarebbe? Parliamone almeno con gli altri. Con Tania, con Guido… . “Ci parlo io. Tu stai tranquillo”. “…Tranquillo”.
Due album in studio, cinque dal vivo. Sempre al numero uno. Stadi strapieni. Il concerto con più paganti della Storia. Il decennio di Vasco Rossi è stato questo. E si chiude con un altro album dal vivo al n.1. E in definitiva, senza fare niente di che. Ha pure vinto uno dei sondaggi più patetici dell’era delle fandom, quello organizzato da un giornale sulla canzone più bella del decennio. Però intanto l’ha vinto. Eh già.
Standosene tranquillo.
Il resto della top ten. Alle spalle di Vasco nonstop live tiene Tiziano Ferro e recupera ThaSupreme, mentre scivola al n.4 Cesare Cremonini. Al n.5 c’è Marracash, al n.6 MinaFossati, al n.7 Salmo, al n.8 FSK Satellite (per gli over 30: tre trapper di Potenza). Al n.9 gli unici stranieri tra i primi dieci, i Coldplay. Al n.10, Biagio Antonacci (mi scuso per la circostanza). Escono dalla top 10 Zucchero, il nuovo Jovanotti e la raccolta dei
Pinfloi
No, non è ancora il momento. Prima abbiamo
Altri argomenti di conversazione. Entra al n.44 Camila Cabello (non solo è straniera, ma è pure donna. Cosa vuole??) e al n.70 il postumo di XXXTentacion (non solo è straniero, ma è pure morto); meglio di lui, essendo morti solo al 50%, The Who che entrano al n.35. Juice Wrld entra al n.78, Motta dal vivo entra appena sopra, al n.77. Mi pare chiaro che ha una piccola fanbase molto battagliera. Non ci posso far niente. Continua il grande momento per le donne: ce ne sono addirittura due in top 30, e sono le giovani Gianna Nannini (n.21) ed Elisa (n.25) più Mina, socia al 50% del proprio disco. Escono dalla classifica Enzo Dong dopo 6 settimane. Levante dopo nove. Neverland di Mecna e Sick Luke dopo due mesi. Jova Beach Party e Mainstream di Calcutta prendono entrambi congedo dopo 26 settimane. Davide di Gemitaiz invece dopo 85 settimane, che ammettiamolo, è un bel po’. Ma non quanto le 127 settimane di Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126, che salutiamo dopo due anni e una ventina di giorni di permanenza in classifica. Quindi, ora gli album da più tempo in classifica sono ÷ di Ed Sheeran, che ci allieta da 145 settimane, Evolve degli Imagine Dragons (129), e un altro che ne farà 100 la settimana prossima. Ma la striscia più lunga in corso è quella dei
Pinfloi
Non ora! Dopo. Qui è dove parliamo dei
Sedicenti singoli. Blun7 a Swishland di ThaSupreme rimane la canzone che gli italiani non si stancano di cantare in coro, davanti a Dance monkey di Tones And I e alla new entry di Salmo, Dani Faiv, Nitro & Lazza, intitolata Charles Manson – il loro brano natalizio. Manson che, lo ricordiamo, due anni fa è passato a
Miglior vita. In classifica ci sono dodici album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di presepi. Nevermind è solo al n.95 ma, ne converrete, l’importante è che ci sia. E con questo, possiamo dedicarci ai
Pinfloi. Ci sono tre loro album in top 40 (uno è la nuova raccolta The later years, al n.28). The dark side of the moon è in classifica da 162 settimane, The wall da 111. Ma naturalmente il dato che interessa ai sondaggisti è quello sulla posizione: The dark side nel tentativo di ristabilire la tradizionale supremazia sale dal n.54 al 39. Ma The wall sale dal 39 al 32, che conferma che il decennio degli italiani si chiude all’insegna di paranoia e depressione, delle quali ricorre l’anniversario. In fondo è giusto riscoprirle: riempiono le nostre vite, e non chiedono nulla in cambio.
TheClassifica: Renati Zeri per sempre

TheClassifica: Renati Zeri per sempre

Il prete più longevo d’Italia è tornato a parlare al POPOLO.

Polemistan, cap. IX – Le migliori polemiche del gennaio 2018

Polemistan, cap. IX – Le migliori polemiche del gennaio 2018

Levante, Ermal Meta, Fedez, Roberto Vecchioni e altri. Perché la musica italiana non è un pranzo di gala.

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

APERITIVO

 

(partiamo dal dato meno glamour di tutti, per farvi capire quanto, in questa occasione cerimoniosa, sarò severo e notarile)

 

Le Case. Warner si prende il numero 1 globalone. Sony si prende il resto del podio. Un indipendente (Believe con Ghali) si prende un posto in top 5. Universal sbrana tutto quello che può – a partire dal sesto e settimo e ottavo e nono e decimo posto. Le tre maggiori spazzano parecchio, ma non spazzano tutto: Self figura al n.11 grazie a Coez, Artist First sfoggia un n.17, 18 e 23 (Negramaro, Ermal Meta, Dark Polo Gang), Believe riappare al n.33 grazie a Brunori SAS.

 

 

L’anagrafe. Sopra i 50 anni, solo tre titoli in top 10: Mina&Celentano, MiticoVasco e Jovanotti (per poco). Rispetto agli anni scorsi l’età media si è sensibilmente abbassata, come da esigenza del comparto tutto.

 

 

Sesso! Se si esclude Mina con Celentano (e non so se da sola ce l’avrebbe fatta) c’è incredibilmente una sola donna in classifica tra i primi 20: CristinaD’Avena, e non da sola – con i suoi duettanti. Mi pare sia la peggior performance femminile degli ultimi trent’anni. Okay, non sono uscite Pausini, Emma, Amoroso, Elisa. Quindi siamo fermi a loro? Mmh. Quel che è certo è che al pubblico dell’hip-hop le femmine non piacciono. Si vede che c’è quell’omosessualità latente che tirano in ballo per il pallone.
Calendario alla mano. Al netto delle versioni deluxe con cui sono stati ripresentati, tre dei dischi più apprezzati nel 2017 sono usciti nel 2016 (ed erano tra i dieci più venduti anche nel 2016): MIna&Celentano, Tiziano Ferro, la raccolta di MiticoVasco. Quindi, potremmo dire che solo 7 dischi del 2017 sono in top ten. Ma vale la pena notare che in tutta la top 10, l’unico disco espressamente pubblicato nell’imminenza del Natale 2017 era quello di Jovanotti (e diciamocelo, non svetta). Anzi, l’album più venduto a Natale (ModenaPark di MiticoVasco) è solo al n.14. Deduzione pretaportér: il disco non è stato un regalo di Natale. Oppure, se lo è stato, non è stato tirato su a caso, in fretta. D’altro canto un po’ di big sembrano trovare più conveniente uscire a gennaio e febbraio, mesi più vicini alle tournée.

 

PRIMI PIATTI

 

 

Album più venduto: Divide (per gli amici: ÷) di Ed Sheeran, l’album con cui il gattyno che canta voleva deliberatamente superare le vendite di Adele, e non escludo che ce la possa fare. Era dal 2000 che il disco più venduto in Italia non era straniero (in quell’occasione, la raccolta “1” dei Beatles). Al n.2 i #ComunistiColRolex, seguiti al n.3 da Riki capo degli Amiki, che è pure al n.12 (e in questo la sua doppietta è pure meglio di quella di MiticoVasco). Al n.4 Mina&Celentano, ma ho dei sospetti: Tutte le migliori, la raccolta di quest’anno, non appare nella top 100, e direi pertanto che è stata considerata una versione deluxe dell’album Le migliori del 2016. Non sarebbe la prima volta che viene fatta questa gherminella – la cosa ci svela che le case discografiche tengono alle classifiche più di quanto dicano. Al n.5 Ghali, l’altro fenomeno del mondo teen con Riki – e so che accostarli è una piccola perfidia da parte mia, prometto che non ce ne saranno molte altre in un pezzo in cui sono tenuto a sommergervi di fredda cronaca. Interessante che il Vasco “per tutti” della raccolta Vasco Non Stop (n.8) abbia battuto il Vasco Evento, per di più proposto sotto Natale – e anche su RaiUno – di Modena Park (n.14). Certo, c’è anche il fatto che i dischi dal vivo non piacciono.
Jovanotti al n.7 non è quello che ci si aspettava, no. Lui potrà vantarsi di aver fatto un album diverso, ma ho la sensazione che il singolo primaverile sarà ancora più cuoricioso del tipico singolo primaverile cuoricioso di Jovanotti.

 

Stranieri. Niente americani in top 20. C’è giusto un inglese (Ed Sheeran) una band irlandese (U2). Proprio volendo, ci sono due #aiutiamoliacasaloro (Ghali ed Ermal Meta). I primi americani sono al n.21 (Imagine Dragons), seguiti dai Linkin Park al n.40. In mezzo, tre inglesi (Depeche Mode, Coldplay, Harry Styles). Oh, il mercato italiano è fortemente autarchico: non è una cosa che scopriamo oggi. Però non commentate che è una caratteristica solo nostra perché non è vero: le charts di Francia, Germania, Spagna sono altrettanto impermeabili ai diktat dei megaboss di New York e Londra. Tranne per quanto riguarda i singoli, come vedremo.

 

I SECONDI

 

NonBenissimo. MiticoLiga, solo n.25 – sì, il disco è del 2016, ma pure quello di Tiziano Ferro, e guardate dov’è. Vale anche per Giorgia n.26. Mentre sono usciti nel 2017 Biagiantonacci (n.32) e Gianna Nannini (n.64) (due posizioni sotto The Weeknd, non so se mi spiego). Disastro inenarrabile per The Kolors, i ragazzi-meraviglia di solo due anni fa: niente top 100 per l’album della casa discografica Baraonda di Lorenzo Suraci, boss di RTL 102,5: lecito ipotizzare a questo punto che i 4 dischi di platino si dovevano più a Maria De Filippi e alla televisione che non alla radio. Poi, lungi da me sottolineare come l’ambientino del giornalismo musicale sia alla mercé dello hype, dei rapporti con gli amichetti o della semplice tifoseria personale. Però se solo la FIMI tenesse conto della quantità di amore battente di Coloro Che Ne Sanno, certi artisti sarebbero più in alto di quello che sono: per esempio TheGiornalisti (ancora dove li avevo lasciati l’anno scorso, al n.45), o Levante (n.54), Baustelle (n.56) o Calcutta (n.96). Questo non significa che alcuni caldeggiati non ce l’abbiano fatta: Brunori SAS porta a casa un signor n.33, e con una piccola etichetta. Ma se vi devo dire la verità, Calcutta può pure farmi degli ampi gesti bimani, perché lui in classifica ci è entrato: guardate invece qui sotto – lasciate che vi mostri il Titanic.

 

Rock’n’roll. Non me la sento di includere MiticoVasco o i Negramaro nel discorso, perdonatemi. Parto quindi dagli U2 al n.15. Arrivo a includere gli Imagine Dragons al n.21 – e presumo che i pitchforkiani stiano già abbandonando la sala. Depeche Mode al n.27. Mi spingo a includere Harry Styles al n.35 (tanto quelli sono già fuori dalla sala, giusto?). I Linkin Park al n.40. Dave Grohl coi Foo Fighters al n.82 fa meglio di Dave Grohl venticinque anni fa con i Nirvana: l’immarcescibile Nevermind chiude al n.85. Ma parlando di (N)evergreen, è ovviamente ora di passare ai

 

Pinfloi. The dark side of the moon è al n.55, ed è il vinile più venduto dell’anno. Roger Waters è al n.49, David Gilmour al n.59, The Wall al n.78.
E questi sono gli unici dischi che mi sento di definire rock nella top 100. Niente Kasabian, niente Arcade Fire, niente fratelli Gallagher. Men che meno St Vincent. Sarebbero bastate poche copie, credo, ma l’entusiasmissimo di Coloro Che Ne Sanno Di Musica si ferma sempre davanti ai 9 euro del prezzo dell’album, mentre la devozione degli Gnoranti no. Occupiamoci allora di un genere ben più in salute.

 

Rap Royal Rumble. In top 10, quattro titoli rap – nei quali non includo Jovanotti, con buona pace del disco prodotto da Rick Rubin. Abbiamo il n. 2 di J-Ax & Quellaltro, il n.5 di Ghali, poi Fabri Fibra al n.9 e Gué Pequeno al n.10. Coez rimane fuori per poco (n.11), Caparezza è al n.13 e Sferaebbasta al n.19. Quini Dark Polo Gang n.23, Tedua n.29, Rkomi n.31. Raga, confrontiamo con l’anno scorso, quando avevamo avuto Salmo con un n.13, Marracash & Gué Pequeno n.24, Gemitaiz n.26. Eh, insomma: sicuramente il cambiamento nel conteggio, con l’enfasi sullo streaming, ha fatto un grosso piacere alla scena e alla scenetta – ma non credo sia solo questo. Penso che tutti abbiano fatto un passo importante verso una maggiore fruibilità pop: Fibra, Gué, Coez, Sferaebbasta hanno pubblicato dei singoli che sono stati ampiamente passati dalle radio. Paradossalmente, sono più cantabili i brani rap che non quelli pop: forse personalmente non sono un esempio significativo ma a me i ritornelli di Tiziano Ferro o Riki mica sono rimasti così in mente.

Sanremo. L’anno precedente era stato un disastro. Quest’anno, Carlo Conti passa il testimone a Claudio Baglioni con due album in top 20 (Gabbani, n.16, ed Ermal Meta, n.18). Tuttavia, io rimetterei il Dom Perignon nel frigo, visto che dopo il n.49 di Michele Bravi si scende parecchio ed è legittimo chiedersi quanto il n.63 di Gigi D’Alessio o il n.79 di Samuel o il n.83 di Fabrizio Moro, gente che ha una fanbase piuttosto solida, debbano qualcosa al Festival. Forse ne ha beneficiato il n.38 di Fiorella Mannoia, il cui album uscito nel 2016 non era andato benissimo. Sta di fatto che non vedo nella top 100 i dischi di Chiara, o Clementino, o LaGiusy. Ma è pur vero che con Occidentali’s Karma al n.6 tra i singoli, una vincitrice di Sanremo è tornata nella top 10 delle canzoni, credo sia la seconda volta in questo secolo (l’altro è stato Mengoni con L’essenziale, ma non era conteggiato lo streaming).

 

X Factor vs Maria. Riki terzo, è un bel botto. Ma anche Federica n.24 e Thomas n.37. Da Sky rispondono con i Maneskin n.66, ma naturalmente il programma di Canale 5 ha qualche mese di vantaggio. Non ce l’ha fatta Nigiotti. Come del resto Manuel Agnelli – a differenza di Fedez e Levante.
IL
CONTORNO

 

I cosiddetti singoli. Vince Portorico, grazie ovviamente a Despacito di Luis Fonsi e tutti gli altri che non mi ricordo il nome; al n.2 il Brexit Ed Sheeran con Shape of you, al n.3 Senzapagareeeeeh di J-Ax & Quellaltro, primo singolo italiano. Con Francesco Gabbani (n.6) e La musica non c’è di Coez (n.8) ne sono entrati 3 in top 10, meglio dell’anno scorso, quando sempre J-Ax & Quellaltro erano arrivati al n.5 con Vorrei ma non posto.

 

Doppia presenza in top 20: Ed Sheeran (Perfect è al n.9), gli Imagine Dragons (Believer n.10, Thunder n.12) e i Clean Bandit (Rockabye n.5, Symphony n.15. Se riuscite a distinguerle). Solo n.23 Riccione dei TheGiornalisti: un po’ è perché YouTube non conta, un po’ perché la Carosello evidentemente non stressa abbastanza Spotify, un po’ perché il cordiale nazismo delle playlist è fatto per spammare le nostre vite di poppetto globale. Perché non ditemi che Swalla (n.29), Me rehuso (n.31) e Paris (n.33) sono dilagate nel Paese più de L’esercito del selfie (n.35).

In generale. Direi che è stato un anno molto (troppo) reggaeton, anche italiano. Piacciono molto, mio malgrado, i featuring (11 in top 20). Meno brani di provenienza europeo-continentale, che invece avevano conosciuto una breve stagione di fortune per i generi EDM e pop . Ah, ovviamente l’album di Luis Fonsi, nell’altra classifica – beh, non se ne parla nemmeno.

 

 

IL DOLCE
Vinili! Tra i primi venti, solo album delle tre major.
Primo dei vinili, non ridete, The dark side of the moon. N.2, Roger Waters, primo dei dischi – ehm – nuovi. Al n.3 (ah, non posso tollerarlo) Wish you were here DAVANTI a The wall, quarto. Al n.5 il primo album italiano, Le migliori di Mina&Celentano. Seguono Back in black di Amy Winehouse, poi i Nirvana ma non con Nevermind (n.15) bensì con Unplugged in New York, quindi Led Zeppelin IV, i Masters di Lucio Battisti, e al n.10 Caparezza.
Ed Sheeran tra i vinili è solo al n.13.

 

L’AMARO

 

Miglior vita. In calo, forse anche per la legge dello streaming, la quantità di album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di sacchetti bio. Li guida Lucio Battisti al n.36. Nessuno di loro appartiene al club dei defunti del 2016; solo i Linkin Park grazie a Chester Bennington, rientrano nel piccolo club del 2017. Ma possiamo dire che sarebbero entrati in top 100 comunque. La morte non ci piace più come una volta.
Il vocabolario di XFactor

Il vocabolario di XFactor

Siete quasi al termine del vostro percorso, ma qual è la vostra credibilità? Basterà a spaccare?

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Ma devo ammettere che non ho ben chiaro chi siano Cecilia e Ignazio.

RTL 102,5 e le hit piene di potere

RTL 102,5 e le hit piene di potere

PREMESSA. RTL 102,5 si autoproclama l’emittente della VERY NORMAL PEOPLE (e se non vi sentite tali siete evidentemente degli snob) (…il ragionamento, grondante astuzia, è questo). È la Juventus della radiofonia, e al suo boss Lorenzo Suraci non piace perdere. Quando a maggio ha capito….
(il resto della PREMESSA lo trovate a metà articolo) (si sa che le premesse annoiano) (cominciamo nel vivo dell’azione, tipo l’inizio di Breaking Bad)
20.30 – In diretta dall’Arena di Verona – tempio medesimo del Festivalbar – appaiono Giorgia Surina e Angelo Baiguini, due voci di RTL, soprattutto lui: è in quella radio da quando Reagan era presidente. I primi ospiti sono Nek, Renga e Pezzali. Invece di cantare la loro canzone dell’estate (sì, anche Pezzali ne ha incisa una) (e con Nile Rodgers) (davvero) cantano il loro pezzo a tre, Duri da battere. Un po’ una risposta a Il mio nome è mai più. Tra un mese avrete la stessa voglia di risentirla.
20.40 – Giorgia. Non canta al meglio. E a dirla tutta il suo tormentone estivo Credo non ci ha tormentato tantissimo. Credo.
20.41 – Ci devono essere in Italia 20 ragazzine molto brave a gridare, e vengono ingaggiate in tutti gli eventi per cacciare i loro “UUUUHH!!!” appena qualcuno viene annunciato, che sia Giorgia o Max Pezzali o Cuperlo.
20.45 – C’è Alvaro Soler che intona Sofia, la bestia dell’apocalisse del 2016. Poi passa a quel pezzo che fa pubblicità al film dei Minions. O viceversa, perché io non ho visto il film, però nella colonna sonora originale non risulta, mi sa che è stato inserito nella versione italiana insieme a forti dosi di olio di ricino.
20.52 – Prima ospite internazionale (perché in Spagna, Alvaro Soler non sanno chi sia) è Anastacia! Ostentando una adorabile panzetta, tira su il premio per la vecchia I’m outta love, poi canticchia Ti amo in omaggio al degente Umberto Tozzi – e la canta piuttosto bene, devo dire.
21.00 – Ogni artista viene introdotto sul palco da uno stacchetto ricavato dalle note iniziali del nuovo singolo degli Ofenbach, Katchi. Così capita anche a Bianca Atzei, una dei quattro artisti che incidono direttamente per la indie di RTL, cosa che dà adito a sciabordanti polemiche: c’è chi dice che Suraci la impone al mondo con la forza. Ma lei è qui in virtù della sua indimenticabile hit dell’estate, della quale non farò il titolo perché so che la conoscete tutti.
21.03 – Però che il brano di Bianca Atzei affermi “Un tramonto non è che un’alba all’inverso” non si può passare sotto silenzio.
21.06 – Baiguini è totalmente privo di verve, da vera colonna della radio very normal. Giorgia Surina invece deve aver fatto qualcosa di orrendo che non so, perché mi sembra molto più presentabile della presentatrice media di Mediaset e Rai. Cionondimeno, né lei né il tronchissimo Baiguini danno la classifica finale dei tormentoni votati dalla GENTE. Classifica sulla quale glissa anche il sito della radio sulla pagina dedicata alla kermesse.
21.10 – Introdotta dallo stacchetto degli Ofenbach entra in scena Levante, per la quale i presentatori spendono un accenno a X Factor per dovere di sinergia: RTL è radio ufficiale – lo è anche di Amici del resto. RTL è la radio ufficiale di un sacco di tournée (da Fedez/J–Ax a Ligabue), delle autostrade, di Juve, Milan, Inter, e Parma, del Giro d’Italia.
21.12 – Levante sta eseguendo Pezzo di me con Max Gazzé, palesatosi a metà pezzo di me. La voce di Levante mi pare – ehm – calante.
21.13 – Per dovere di sinergia l’account di RTL ha mandato 7 tweet negli ultimi 15 minuti, i social manager dei cantanti ritwittano doverosamente, l’hashtag s’impenna anche se naturalmente #BolognaInter lo tiene a debita distanza. Parlando di sinergie, uno dei tweet rilancia il diligente megaarticolo di un collaboratore di RTL che è anche redattore di un giornale di Milano che esce al mattino ma dice di correre la sera.
21.14 – Max Gazzé è stato sul palco per 90 secondi, forse anche 95. La magia dei featuring.
21.15 – Lo stacchetto degli Ofenbach annuncia Nina Zilli. Bel vestito, bella pettinatura. Ah, canta anche.
21.20Katchi degli Ofenbach introduce Gianna Nannini, che canta Fotoromanza indossando un cappello imbarazzante con la parola COURAGE scritta in caratteri leviatanici. In platea, per la Gianna e la sua vecchia hit, tardonismo scatenato. Per evitare antipatiche polemiche seguite alla sua ultima esibizione in uno dei tanti programmi eredi del Festivalbar, Gianna si avvale dell’ottima soluzione offerta da RTL: playback con microfono acceso, così tutti possono doppiare la propria voce o gridare “Ciao Veronaaaaa”.
21.27 – Dopo lo stacchetto degli Ofenbach, arriva Rovazzi: veniamo informati (noi che non lo sapevamo) che sta lavorando al suo primo film. Poco dopo arriva Giannone Morandi <3
21.29 – È passata un’ora, è tempo che leggiate la PREMESSA
PREMESSA – Quando il boss di RTL ha capito che ai pupilli della sua casa discografica, TheKolors, in mancanza della superspinta della tv e di Maria De Filippi non sarebbe riuscito di ripetere il colpaccio dell’estate 2015, in un’estate che già da maggio brulicava di tormentoni italiani come non succedeva dagli anni di Edoardo Vianello nonché di programmi tv su Mediaset e Rai che ambivano all’eredità del Festivalbar, ha sfoderato la contromossa. Cioè ha aperto dal 26 giugno le votazioni per Powerhits Estate, il SUO Festivalbar. Che può contare sui famosi 7 milioni di italiani che RTL la ascoltano ogni giorno (qualcuno anche con le cattive, come il sottoscritto che la subisce in palestra: credo che abbia regalato i megaschermi al club purché infliggesse i suoi programmi a tutti noi, così come alla clientela di tanti altri esercizi commerciali. È anche così che arrivi a 7 milioni). A vincere sarà la canzone che può vantare più voti degli ascoltatori della radio, più una qualche gherminella in stile Sanremo per tenere conto degli ascolti su tutte le radio d’Italia compilati da EarOne.
E tuttavia, tra le prime non figura Despacito. (!) Lo so perché della Classifica Generale erano visibili solo le posizioni sotto il n.25, e lei era tra queste. D’altronde Luis Fonsi non ha abbastanza tifosi, e la very normal people fa il tifo per i cantanti. Despacito è n. 46, in fin dei conti un risultato incoraggiante: Fonsi potrebbe riprovare l’altro prossimo con un pezzo un po’ più efficace, questo ancora non aveva il peso di una vera power hit estiva. Certamente ne aveva un po’ di più la n.39, Forse non lo sai dei Modà, pezzo pubblicato da RTL 102,5. In generale sembrano esclusi dalle Power Hits di RTL tutti i brani stranieri di un certo peso: Mi gente, i Clean Bandit, Calvin Harris feat. Katy Perry e Pharrell, tutti sistemati dal n.25 al 50. Ecco allora che tra le prime 25 della Classifica Generale (che da giorni sono invisibili sul sito) è comparsa Crazy dei The Kolors, uscita il 30 giugno, mai entrata nella top 50 FIMI dei singoli più venduti in Italia. Però so per certo che su Rtl è stata diffusa più volte al giorno. Quindi è per forza nella classifica EarOne dei pezzi che sono piaciuti alle radio (non ridete) (c’è del genio).
 
21.34 – Torniamo in diretta, perché Katchi degli Ofenbach sta annunciando l’arrivo di Ermal Meta, del quale vale la pena dire che
21.35 – Boh, non mi viene in mente niente.
21.40 – Gli Ofenbach sono sotto contratto con la Warner, e in effetti la loro Be mine è stata un discreto successo in tutta Europa. Escludo quindi gli stati nordamericani come Inghilterra e Usa, nei quali la canzone è stata schifata. Sulle note del loro nuovo singolo arriva Samuel, che dopo l’attacco di La statua della mia libertà rifà una roba che gli avevo già visto fare mi pare a Battiti su ItaliaUno: ferma la canzone per dire al pubblico che deve cantare in coro più forte. Samuel, io ti voglio bene ma non hai esattamente scritto Hey Jude.
21.46 – Grande presentazione di Baiguini e Surina per Michele Bravi e la sua “canzone meravigliosa” (introdotta peraltro dagli Ofenbach).
21.51 – Surina e Baiguini si prendono un minuto per parlare di Eldorada Amica Chips con un trasporto che non lascia indifferenti. Non ci sono spot pubblicitari nel programma, che ha – non posso negarlo – un ritmo notevole, non sembra nemmeno in diretta (uhm). Bisogna anche dire che finora dal punto di vista dello spettacolo non succede granché. Il cantante arriva, canta, spiega ai presentatori che ha un grande successo e sta per pubblicare un album che avrà un grande successo e farà un tour che sarà sold out, tutto fantastico, e avanti un altro.
21.52 – Avanti Fabri Fibra, introdotto da Katchi degli Ofenbach. Baiguini dice “Applausi per Fibra”. Sa il fatto suo.
21.53 – La canzone è Pamplona, e a metà appare un barbogio col cappellino – però non è Jovanotti! È il cantante dei Theficienti, la band capitanata da Tommaso Paradiso, che la capitana tutto thecapitante.
21.57 – Fabrizio Ferrari dal backstage spiega che c’è fermento nel backstage, ed è bellissimo “E poi ogni cantante si saluta uno con l’altro”. Anche Gué Pequeno e Fedez, sono sicuro.
21.58 – Entra, introdotto dagli Ofenbach, Raf. Nuovo omaggio di Baiguini al Festivalbar, con bacino a Vittorio Salvetti in cielo: c’è l’intenzione esplicitissima di prendersene l’eredità, è uscita anche la compilation doppia (Sony). Intanto Raf va di Battito animale remix lento. Versione che ha un suo perché ma lui pretende che il pubblico la canti in coro, ed è impossibile – “Not my tempo”, come dice il crudelio di Whiplash.
22.00 – So sempre che ore sono perché il canale DTT di RTL riporta sempre l’ora in sovrimpressione.
22.03 – Surina: “E ora…” Baiguini: “Chi fa la scimmia?” Boato. Stacchetto degli Ofenbach. Entra Gabbani preceduto da due occhiaie paurose. Mario Lavezzi gli dà un premio in qualità di presidente commissione musica Siae. Gabbani si dice onorato di essere premiato da lui – bravo ragazzo. Arrivano anche gli autori e il lunghissimo produttore della canzone.
22.10 – Dicevo che la serata ha ritmo. Dovendo far stare trenta tormentoni in tre ore. È altresì vero che i cantanti come in tanti altri show consimili da quello di Wind a quello della Cocacola, arrivano sul palco, cantano il pezzo, spariscono 5 minuti dopo; non c’è il senso dell’evento in cui giocarsi lo stunt come Sanremo o il Festivalbar (che so, Loredana Berté che canta Non sono una signora vestita da sposa, e cade grossolanamente di sedere). Non ci sono cambi di palco, tutti fingono di usare la stessa tastiera e la stessa batteria. Va beh: le note di un brano che credo sia degli Ofenbach e si chiami Katchi introducono Laura Pergolizzi in arte LP, pettinata come Ermal Meta.
22.16 – Ora risuona lo stacchetto degli Ofenbach (scusate se lo riscrivo ogni volta ma così rendo l’idea) (anche l’idea delle 50 esecuzioni in una sera che fanno un bel po’ di Siae, bravi Ofenbach) (anche se Be mine era semplicemente Fade out lines di The Avener accelerata) e arriva Baby K col suo bel reggaetone schifoso, Voglio ballare con te. Arriva anche il bambolo spagnolo che fa il suo featuring. Chiunque egli sia. No, ok, so chi è, Andres Dvicio, cantante di un gruppino. Non un peso massimo, nemmeno in Spagna. Forse il featuring è una specie di necessità tipo l’autotune, bisogna metterlo altrimenti il pubblico pensa che il cantante non abbia amici.
22.17 – Claudia Nahum cioè Baby K spiega Andrés Dvicio. “L’ho trovato su YouTube”, dice. The new “L’ho trovato nelle patatine”.
22.21 – Introdotto da – ah, non indovinereste mai – irrompe Gué Pequeno vestito da buttafuori. Anche se in classifica dei singoli è andata meglio Lamborghini, esegue Milionario, per la quale ho un debole. E in una serata in cui nessuno si porta una coreografia (o una scimmia) lui si è portato quattro tettone che twerkano – grazie Gué, solo tu capisci cosa intendo io per arte.
22.24 – Introdotto di nuovo dagli Ofenbach, ecco di nuovo Gianni Morandi. Baiguini ricorda che Rtl ha seguito il tour di Baglioni e Morandi. Quante cose fa Rtl, vero? Il Gianni, voce e chitarra, intona “C’è un grande prato verde…” – l’Arena ha un brivido. The opposite of Rovazzi, col quale, pure, canta in playback. Ma Morandi è veramente capace di tutto, forse il capo delle BR non era Tognazzi ma Morandi. Si getta poi in Andavo a 100 all’ora. L’Arena di Verona sembra felice. Poi lo tradirà. Ma intanto lo acclama mentre accenna due battute di Volare di Rovazzi SENZA Rovazzi.
22.32 – Ecco introdotti eccezionalmente dagli Ofenbach i ragazzi RTL: The Kolors, con il loro nontormentone. Faranno un concerto a Milano il 30 settembre nell’area Ex Expo. Ho un po’ paura per loro.
22.37 – Baiguini avverte che sta per arrivare “Un uomo di grande cuore”, da Napoli. Non credo sia Clementino e spero non sia Pino Daniele, perché non mi sembra il caso. Salta fuori che è Gigi D’Alessio! Ignoravo avesse inciso un tormentone. Però è un pezzo che ha un suo il ritmo powerpop.
22.43 – Paola Turci canta elegantissima Un’emozione da poco. Che credo abbia 40 anni. Uh! Dimenticavo: è entrata sulle note degli Ofenbach.
22.49 – Non potevano essere che TheOfenbach ad annunciare TheGiornalisti. Rispetto alla comparsata con Fibra, Tommaso Paradiso ha cambiato cappellino, ora è in total black, compresi gli occhiali neri. Sembra un comico che imita un rapper, tipo Capsula o Nucleo dei Pali e Dispari, però serio e gramo. Credo stia cercando di mettere su carisma. Tant’è che va in mezzo al pubblico. È uno dei tre momenti semispettacolari della serata.
22.56 – Tortellone Carboni! Solo cuori per lui. Incede sapientemente sulle note degli Ofenbach e canta Mare mare perché ci vinse il Festivalbar sicché gli danno il Powerhitstory. In effetti il clima dovrebbe essere da fine dell’estate ma onestamente l’abbiamo sepolta da un po’. Non so da voi, ma a Milano anche se di giorno c’è il sole, di notte si dorme con la copertina leggera. Solo cuori anche alla copertina leggera. E lì a Verona li vedo tutti vestiti a strati ma con un bel po’ di strati.
22.57 – Immagino che Luchino prima di cantare abbia esito – esigito (…il participio passato di esigere) (non lo so, dopo googlo) di vedere il Bologna contro l’Inter. Buona partita, dicono, peccato il rigore contro.
23.04 – “Arrivano dalla Francia, due dj produttori pronti a far ballare tutta l’Italia e si esibiranno a Milano al Fabrique” – e sono gli OFENBACH! I quali NON vengono introdotti dallo stacchetto di Katchi degli Ofenbach: attaccano Be mine. Poi vengono raggiunti dal cantante e autore di Katchi, un americano che l’aveva pubblicata un anno fa senza battere chiodo.
23.10 – “Ecco ora la canzone più trasmessa da tutte le radio italiane”. Introdotta da Katchi, Francesca Michielin che canta Vulcano.
23.15 – “Se vi diciamo Mascolo e Rossi voi a cosa pensate? A due attaccanti?” (sono Benji & Fede) (featuring Annalisa) (introdotti tra l’altro dallo stacchetto degli Ofenbach) (vi annoia questa cosa degli Ofenbach?) (anche a me)
23.16 – Non avevo mai notato quanto Succede tutto per una ragione di Benji&Fede&Featuring fosse mashuppabile con un qualsiasi pezzo di Alvaro Soler.
23.17 – Annalisa è coautrice del pezzo. Quindi è ingeneroso da parte mia liquidarla come Featuring. Mi scuso con la famiglia.
23.22 – Arrivano due comici introdotti dallo stacchetto degli Ofenbach, gridano delle cose a caso enfatizzando l’accento meridionale. So che sto facendo la figura dello snob che non guarda la tv e non conosce questi due giganti della comicità che intrattengono con facezie tipo “A Verona sono nati… Catull’. E Ggerri Calà. E Umberto Smaila! Co’ a panza. Che laggente pensa che Smaila sia morto invece oggi l’ho visto all’aeroporto. Ué, sta Nnek dieeetro! E Gianni Morandi sta sciaguando il catetero, dietro!”
(risata dal pubblico) (ovviamente) (un pubblico che ride a questa battuta se li merita davvero questi due criminali) (spero che Morandi sia il capo della mafia per sistemarli) (loro e il pubblico)
23.33 – Grazie al didascalismo dei due presentatori realizzo che i due cavolfiori sono due voci di grande spasso di RTL. Non solo: inizio a pensare che siano i due supercafoni che danno la terron–cred al video di Fedez e J–Ax (bravi nelle sinergie pure loro, i due ribelli). I due Comunisti col Rolex, introdotti dagli Ofenbach arrivano sul palco e fanno quel che devono fare.
23.34 – I due lobotomizzati (non Fedez e lo Zio: i due di RTL) rientrano sul palco in canottiera e zoccoli a proclamare l’irresistibile freschezza umoristica del cliché del meridionale. Il pubblico canta in coro Senza pagare. Che a metà settembre è ANCORA al n.1 tra i singoli – che voglia ha la gente di sentirla ancora? Sarà vero?
23.35 – J–Ax ha qualcosa di strano. Non so, si è tinto la barba??? Arriva a dargli un premio Enzo Mazza della FIMI – per loro, nessuno da parte della Siae (LOL). Baiguini dice che hanno spaccato, Mazza dice che hanno spaccato. Tutti convengono che sono “I più venduti dell’estate”.
23.36 – Che cosa da arbitri, essere i più venduti.
23.37 – Fedez spiega che i due sottoumoristici si chiamano Pio e Amedeo.
23.38 – Ora, “Una canzone che ha dominato tutte le classifiche”. (…quali? Oh, che domanda: TUTTE). Entrano, introdotti da (…ok, può bastare) Takagi e Ketra e Arisa e Lorenzo Fragola (non c’è Nongiovane). Sono L’esercito del selfie. Takagi e Ketra sono mascherati da emoji nella tradizione dei dj mascherati, dai Daft Punk al Topomorto a Bloody BeCoso, che per un paio d’anni si è beccato del genio. Come a dire che RTL è quello che è, ma non è che noi saccenti stiamo molto meglio.
23.40 – Proclamazione. “Il trionfatore dell’estate è Tra le granite e le granate di Gabbani”. Non è il singolo più venduto ma, come da regolamento, combina i voti e l’airplay. E potrebbe essere, che ne so. Comunque è proclamata ufficialmente Tormentone dell’estate.
23.41 – Incidentalmente oggi TIM Music ha mandato un comunicato stampa che avverte che “Baby K con la sua Voglio ballare con te conquista il titolo di brano più ascoltato dell’estate 2017”.
23.42 – Incidentalmente volevo avvertire TIM che il suo wi–fi fa schifo e almeno 5–6 volte al giorno devo spegnere/riaccendere il modem. Ma ho smesso di protestare perché tanto al telefono mi risponde uno che presumo ritenga divertenti Pio e Amedeo.
23.43 – Gabbani sta ricantando – senza playback, pare – il Tormentone Certificato del 2017. Va anche lui in mezzo al pubblico. Vabbé, adesso tutti? Paola Turci mica lo ha fatto.
23.44 – “L’ultima sorpresa di questa serata”. “Il 10 novembre uscirà il nuovo disco di inediti, il tour inizia il 15 dicembre”. Chi è chi è chi è?
23.45 – Mondo bastardo, è Biagio Antonacci “Il regalo più grande di questa sera ce lo sta facendo lui”.
23.46 – Biagio si augura “che la musica vinca sempre”. Poi attacca quella boiata che ritornellava in “No, signora no”. Sapete, io non voglio insinuare il dubbio che l’ascesa di Biagio Antonacci a danno di Toto Cutugno sia direttamente collegata all’inabissarsi della musica italiana nelle esportazioni. Perché non è un dubbio, ne sono incrollabilmente certo.
23.50 – “Viva la generosità, è la cosa migliore di quest’epoca”, straparla Antonacci strafatto di se stesso. “E tu lo sei sempre stato”, dice Baiguini. Che conduce un programma che va in onda ogni mattina sulla radio più ascoltata del Paese. E che si intitola “W l’Italia”. Veramente.
23.51 – Sì.
23.52 – Davvero.
23.53 – Sì.
23.55 – Eh.
00.00 – Che dito lungo ha Fedez. Chissà se è una protesi.
Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Le polemiche del mese, quale è stata la migliore? Chi dice Gabbani vs Agnelli, chi Linus vs X Factor, chi J-Ax vs tutti – ed è polemica!

Classifica Generation. Episodio I. Gabbani ci sta Gabbando?

Classifica Generation. Episodio I. Gabbani ci sta Gabbando?

Ma avete presente cosa c’è là fuori?

The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep. VIII – Fabri vibra

The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep. VIII – Fabri vibra

Provo sempre un piccolo dolore quando qualcuno argomenta partendo da sé come la quintessenza del blogger (“Quando avevo 15 anni, e guardavo Mtv…”), o come Aldo Cazzullo (“Mio nonno vs i giovani d’oggi”). O come un rapper (“Vi parlerò di io, di me, del sottoscritto. Voi? Boh, se foste interessanti, sareste io”).

Perciò scusate l’appiglio personale per illustrare una sorta di tesi. Il fatto è che nei mesi scorsi gli album italiani di cui i miei contatti (pardon: amici) su facebook hanno più discusso sono quelli di Baustelle e Brunori Sas. Di Fabri Fibra, n.1 della settimana con Fenomeno, hanno parlato in pochi, molto pochi.

Lo so da me, che questo dice delle cose sulla mia TL. Però nulla mi leva la sensazione che ne dica qualcuna anche su Fabri Fibra, su come è percepito (sia lui che il rap), sulla sua fatica nell’esser preso sul serio quanto i suoi colleghi col dna cantautorale e l’animo lacerato. E pensare che Fibra è altrettanto dolente di Bianconi e Brunori. E tuttavia è per metà buffone, il che screma via un sacco di gente che lo trova irritante quando – beh, quando è irritante. Perché lo è.

(devo confessare che per me l’autoflagellazione del 40enne di La verità di Brunori è più irritante, ma ammetto che la cosa è riconducibile a una scarsa propensione per l’autoflagellazione)

Ad ogni buon conto, Fenomeno è un aperto tentativo di rap italiano adulto. Fibra non è il primo a provarci, ma tra quelli che ci hanno provato è quello col seguito maggiore. E non lo fa con l’attitudine dello zio che parla a mamme e nipoti alla J-Ax, ma parla a chi lo ascolta scendendo dal piedistallo del rapper, trattando alla pari chi ascolta invece che intortarlo col pop-hoolismo (tanto per alludere a chi ne fa sapiente ed esplicito uso). Le carte sono in tavola da subito, fin dalla Intro in cui si dice qui di nuovo “a cercare di convincervi e di convincermi che sono ancora in grado di rappare. E poi, vale ancora la pena di rappare per me? Insomma, ho 40 anni. Il rap è una cosa per ragazzini”. Oppure, in Invece no: “Questi rapper sono tutti innocui, quasi fanno sembrare il mio genere un altro. Ho provato a puntare più in alto: rischi la crocifissione, Venerdì santo”.

Quindi come vedete l’intento è quello. Ma ci riesce, nell’intento?

Nella Mia Umile Opinione, ci siamo quasi. Non del tutto, perché questo è un disco bipolarissimo, e il Fibra-joker, quello che spesso si compiace delle sue rime e delle sue ironie (“Io sono il rapper più odiato d’Italia. Ma io vi amo! Hahaha!”) per sua natura cerca di sabotare il Fibra che vuol esser preso sul serio. Perché il punto è che pure il joker vuol essere preso sul serio. Ma è più difficile: per strano che sembri, oggi gli riesce più facile sfoderare momenti di verità quasi disarmanti sulle proprie relazioni personali, sulla fatica di fare il personaggio pubblico, sul tempo che passa (“Le nuove generazioni che parlano in codice e ti tagliano fuori, mani di forbice”) che non sfoderare il sarcasmo un po’ cialtrone del Mr. Simpatia che ritorna in pezzi come Cronico o Equilibrio.

Ma è evidente che quello che il grand’uomo sta cercando di dirci davvero sta in frammenti come “Neanche ti immagini quanta fatica – fa niente, all’alba vincerò… ero convinto di poterlo fare per sempre, e invece no. Io speravo di mancarti almeno un po’, mi aspettavo una chiamata e invece no. I nemici, quante energie mi tolgono. Tu pensavi fosse un sogno e invece no”. Oppure, nel mesto bilancio di una relazione: “Stavo pensando che non avremmo mai dovuto incontrarci”. Voi capite che fa il pezzo coi Thegiornalisti, ma è a tanto così dai Baustelle.

Resto della top 10. Se avete una certa familiarità con questa rubrica, sapete che a volte mi dilungo oltremodo sul numero uno anche per non soffermarmi sul n.2. Ebbene, questa settimana l’intero podio è nuovo, e dietro a FF ci sono al n.2 Levante e al n.3 i Deep Purple (!). Su Levante, la scelta di non sbilanciarmi è perché ho dei sospetti, ma aspetto ancora un po’ prima di formularli apertamente. Prendo tempo e tiro le prossime elezioni.
(se la prossima settimana sfonda e va al n.1 sono nei guai)
Quanto ai Deep Purple, come dire: hush.
Dal n.4 al n.10 ci sono Gattyno Ed Sheeran, i Depeche Mode, l’ex numero uno Jamiroquai, Benji & Fede, The Chainsmokers (altra nuova entrata, e tutto sommato bella alta, per essere una band che non è una boy-band), Mina&Celentano e MiticoVasco. Metà della top 10 è straniera, credo non capitasse dagli anni 80. E non sono nemmeno tutti inglesi, c’è persino un gruppo americano (i Chainsmokers, appunto). A voi sembrerà normale ma non lo è, e da tanto. Gli americani che cantano non ci piacciono più. Ma già dai tempi di Obama, forse prima.
Escono dalla prima diecina Ermal Meta, Paola Turci (dopo l’ingresso al n.2, scala bruscamente al n.16), Umberto Tozzi e Bob Dylan.

Altri argomenti di conversazione. Gli Ex-Otago ri-entrano al n.22, proprio una posizione sopra i TheGiornalisti – putacaso. Ingressi al n.36 per Mario Venuti, n.38 Pentatonix, n.42 Nada Trio. La raccolta di TZN festeggia le 124 settimane in classifica salendo al n.52. E a proposito di risalite, il live di Francesco De Gregori, uscito 10 settimane fa, improvvisamente rimbalza dal n.59 al n. 12. Wow, cos’avrà mai fatto De Gregori la settimana scorsa? È andato da Maria De Filippi. Vi sentite morire? Passiamo a chi lo ha già fatto.

Miglior vita. In classifica ci sono otto album incisi da artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di vaccini; li guida, come spesso succede, Nevermind dei Nirvana, disco che è a tutti gli effetti una specie di rito di passaggio per il giovane di questo secolo, persino più di quanto lo fosse per noi vecchiardi degli anni 90. Ma a proposito di riti di passaggio, lasciate che una volta tanto vi stupisca parlando dei

Pinfloi. The dark side of the moon sdrucciola lievemente verso il n.45, con The wall che rimane stabile al n. 64 mentre Wish you were here precipita al n.95, notizia che io accolgo con la malcelata libido di quelli che vedono il partito avverso crollare nei sondaggi. E tuttavia, il dato nel suo complesso non può non far riflettere, è una fase di disaffezione da parte dell’elettorato dietro alla quale chi governa deve saper anche cogliere il significato del calo dell’ecumenico Dark Side combinato con la stabilità del paranoico The wall. Non v’è chi non veda che fin quando le élite rimarranno testardamente sorde a questi segnali lanciati dal popolo, la deriva del Paese sarà inevitabile.