Tag: Keith Richards

Charlie Was

Charlie Was

Charlie Watts su un pianeta non suo.

A-wop-bop-a-loo-bop, a-wop-bam-boom

A-wop-bop-a-loo-bop, a-wop-bam-boom

E il bello è che ho scoperto solo quest’anno che non era per niente piccolo – o come si direbbe oggi, “Lil”.

Polemistan 5 – Le migliori polemiche del settembre 2017

Polemistan 5 – Le migliori polemiche del settembre 2017

Che invidia. Con tutto l’impegno che ci mettiamo noi musichieri, ma anche i vicini di stamberga dell’editoria, della cultura, e persino i rettiliani Netflixiani, ecco che la polemica più bella di settembre l’hanno avuta gli estinguendi per eccellenza: i cinefili. E questo grazie al Mullah dei critici, Goffredo Fofi, che mulinando il suo mazzafrusto si è scagliato contro il nuovo album di Hans Zimmer, Dunkirk (quello accompagnato da un videoclip di Chris Nolan di un’ora e tre quarti) e i suoi apprezzatori:
“Gli pseudocritici del web, vittime consenzienti della stupidità programmata dai poteri (web = ragnatela, in cui il capitale contemporaneo cattura e divora o, al meglio, castra i moscerini che siamo) ma la perdita di senso dell’esperienza, e in questo caso dell’esperienza estetica e prima ancora morale, va combattuta con tutte le (poche) armi che si hanno a disposizione”.
Michele Silenzi, sul Foglio, ama tutto quello che odia Fofi, da Dunkirk a La la land, e sdegna: “La recensione di Fofi svela l’ideologia in cui sguazza certa cultura”.
(quando leggo “certa cultura” penso che sia mancato il coraggio di scrivere “certa sinistra” – però lo scopo è farli sembrare sinonimi, non è vero?)
È una bellissima polemica da Armageddon critica, un po’ come se Castaldo (…perché Bertoncelli è gran faina e non lo farebbe mai anche se lo pensa) indirizzasse i suoi strali verso le recensioni delle mie consimili vittime consenzienti – io a dire il vero mi sento parte di un sottoinsieme: non sono vittima consenziente, sono vittima tonta. Se ho dato il consenso a qualcosa qui è perché ho firmato da qualche parte dove c’erano le crocette tipo i contratti da sedici pagine delle banche – “Ne metta una qui, e una qui, e una qui, e un’altra qui, un’altra e poi ancora due e poi un’altra e abbiamo finito”. Però mi scuote un brivido a quelle parole: “La perdita di senso dell’esperienza estetica e prima ancora morale va combattuta con tutte le armi a disposizione”. Perciò ECCOMI, Goffredo, a prendere indefessa posizione sulle polemiche musicali del mese. E al primo posto, ci sono senz’altro
1. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.1 (High tide and green grass): sono vecchi.
Ah, davvero.
Wow. C’è gente attenta, in giro.
Okay.
2. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.2 (Through the past, darkly): suonano male.
Questo è già più interessante. Ma anche qui: vi accorgete NEL 2017 che Keith Richards va per conto suo perché lui è lui? Lo fa dal tour del 1982, e quel sant’uomo di Ron Wood diventa scemo a mettere toppe. E comunque: la sua compiaciuta debosceria non è uno degli aspetti per cui smaniate per lui e avete comprato la sua autobiografia? E dai, su.
3. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.3 (Jump back): pagare 115 euro per vedere DEGLI ALBERI.
(non nel senso delle vecchie quercie sul palco) (proprio alberi, alberi infiniti e lucchesi, tra palco e realtà)
In un’intervista un po’ incauta al Tirreno, Mimmo D’Alessandro ha spiegato che per vedere meglio bastava pagare di più. «Era un concerto rock, non una prima alla Scala. Forse chi si lamenta non è mai stato a un evento di questo tipo. Chi è appassionato di questi eventi arriva prima per prendere i posti migliori e non si sposta neppure se l’ammazzi. Ad andare in bagno non ci pensa proprio. Se uno non è abituato può starsene a casa e guardare l’evento su Youtube». Francesco Prisco, sul Sole 24 Ore, pare solidale e stigmatizza il tipico esposto del Codacons: “Ci sarebbe da dire che in tanti anni che seguiamo concerti, tantissime volte ci è capitato di non vedere il palco”, si vanta.
(e qui potrei rievocare Fofi e la faccenda della perdita di senso dell’esperienza).
Però a me questa idea di concerto come momento feroce di selezione darwiniana piace molto, penso sia un aggiornamento importante delle teorie Debordiane sulla Società dello Spettacolo: lo show non vi deve PIACERE (pah!): oscuro è il Suo disegno e misteriose sono le Sue vie.
Ma a proposito di show ed epifanie,
4. Il tour di Jovanotti si ferma ad Acireale e non a Eboli, rovinando un titolo che da solo avrebbe dato fama e ricchezza a milioni di titolisti. Il punto è che fa tipo novanta concerti al nord, dieci al centro, e poi una scorribanda lontano dall’Italia: Zurigo, Vienna, Acireale. Al sud mancano gli spazi, sarebbe la giustificazione. Dato che fa 10 concerti per 12mila persone a sera a Milano e otto a Firenze per 7800 persone a sera, potrebbe trovare un posto da 4000 persone a Bari (che c’è) e stare lì un mese. Oppure un posto da 100 persone a Manfredonia e starci 120 giorni. Oppure fare delle performance romantiche a Gallipoli, 6mila concerti per coppie innamorate col solo repertorio amoroso, i numerosi singoli in cui esaurisce petrarchescamente il concetto di “aaohaaohaahh”.
5. Non ho rinvenuto alcuna polemica sui Macchianera Awards (MIA17). Qualcosa non va.
6. Il 18 settembre l’Istituto Comprensivo Pirandello di Taranto ha ospitato la cerimonia di apertura dell’anno scolastico alla presenza di Sergio Mattarella (è il Presidente della Repubblica). C’erano Ermal Meta e Michele Bravi (dite anche voi con me: “Quando andavo a scuola io queste cose non succedevano”) e c’era un balletto di bimbi sulle note di Despacito, e soprattutto sulle parole di Despacito: “Fammi oltrepassare le tue aree di pericolo fino a farti urlare”. Ma considerando che non c’è tormentone estivo gradito ai bambini che sia privo di momenti birichini, dalle “ragazze col grilletto facile” dei due Comunisticolrolex al “Diplomiamoci in hangover!” di Baby K, e che davanti al Presidente cantare Pamplona (“In Italia non funziona un cazzo!”) sarebbe stato poco meglio del labirinto logico inespugnabile de L’esercito del selfie (“Mi manchi nella lista delle cose che non ho”): tutto sommato hanno scelto il male minore.
7. Liam dice che Noel negli Oasis è stato poco più che un suo utile assistente. Sì, è stato bello commentare perché non c’era niente di più sanguoso – ma già sapendo che non è una polemica: è Liam.
8. Tiziano Ferro pubblica la foto di una scritta su un muro con un verso di una sua canzone. “Il fatto che qualcuno scelga una mia frase per urlare il proprio amore su un muro mi commuove sempre. Per un attimo mi sembra quasi che i social network non abbiano rovinato tutto”. La pagina Facebook RomaFaSchifo lo smentisce più rapidamente che può, pubblicando lo scatto e gridando a Ferro: “Maledetto!” per il deturpamento. La gente si accoda sacristando perché giustifica l’imbrattamento dei muri. TZN rimuove la foto, si scusa, poi gli torna la melanconia per la tirannia dei social. “Io non ho il carattere per fare questa cosa, e vi dirò di più: quando ho scelto di fare questo lavoro non mi hanno detto che sarebbe andata così. Non ho firmato per questo. Non ho la tempra per potermi confrontare con le opinioni di tutti, tutti i giorni”.
Titti, tieni duro ancora un po’, sono gli ultimi anni in cui serviranno delle popstar: i prossimi anni saranno degli YouTubers, però non quelli lobotomizzati di oggi – no, verranno scelti direttamente dai partiti, e i partiti verranno scelti dall’ALGORITMO.
9. Lady Gaga a Madonna. “Io l’ho sempre ammirata qualunque cosa dica di me, ma se non le vado a genio me lo dica in faccia, e non dalla tv”.
(…un momento. Non è la stessa cosa?)
Comunque, “Io sono italiana e sono di New York, quindi, cioè, se ho un problema con qualcuno, io te lo dico in faccia”, conclude con il più classico dei “So’ sincera” tronistici. Beninteso Madonna sarebbe italiana anche lei, però di Detroit, è tipo Roma vs Torino, e a schiettezza si sa chi vince, ché a Detroit sono falsi e cortesi.
10. E per finire: Baglioni! Non solo direttore artistico! Ma anche CONDUTTORE di Sanremo 2018!
Ebbene, io ho solo una cosa da dire in proposito, una sola e definitiva,
e vigliacco se me la ricordo.
Come Chuck Berry copiò Marty McFly

Come Chuck Berry copiò Marty McFly

Chuck Berry era vecchio. Ma non il giorno in cui è morto, a 90 anni. No, era vecchio quando ha inciso il suo primo successo. Aveva più di 27 anni.

IL CAFFÈ SULL’AMACA. Il rassicurante “danger” di Iggy e delle rivoluzioni rock

IL CAFFÈ SULL’AMACA. Il rassicurante “danger” di Iggy e delle rivoluzioni rock

IL CAFFÈ SULL’AMACA. Nuova rubrica. Primo sermone: fan delle rockstar, i rockumentari vi dicono esattamente quello che volete sapere. Andate in pace.

Dischi, canzoni, polemiche: il peggio del 2016 secondo aMargine

Dischi, canzoni, polemiche: il peggio del 2016 secondo aMargine

Eccoci giunti al consueto appuntamento annuale che debutta oggi per la prima volta: tutta la malmostosità e frustrazione dello staff di aMargine nei confronti della musica definitiva che gira intorno. Cominciamo subito con la sequela di pareri incresciosi:

Peggiore hype
Oh, per me senz’altro Lemonade di Beyoncé. Ma anche quello scemo di Kanye West – io non so come fate a non annoiarvi, davvero.
Peggiore polemica italiana
Pausini che sclera con Andrea Spinelli? Zero che sclera con Fegiz? Elisa che sclera con me? Modà che sclerano con tutti? No! La redazione di aMargine vota compatta per BelloFigo. Perché quelli che “È lui che usa loro”, quelli che “No sono loro che usano lui” – è tutto piuttosto deprimente quando per un mese si dibatte su chi trolla chi. boss incanto
Peggior polemica internazionale
Bob Dylan e il Nobel. Posto che è il Nobel ad aver bisogno di Bob Dylan e non viceversa, l’equivoco è pensare che Dylan in più di cinquant’anni sia mai stato affabile e simpa. Ed è suo dannato diritto non esserlo – Madonnina, ma dove siamo, in un talent con Gerry Scotti?
Peggior articolo
Sì, già, certo – come se non avessi già abbastanza gente che mi pianta gli spilloni nel profilo facebook. Ma se mi fate una congrua offerta in denaro ve lo rivelo in privato.
Peggior uscita pubblica italiana
Oh, io davanti a certe cose mi commuovo ancora:
pelu matite
Peggior uscita pubblica internazionale
Quando una a fine anno per salvare quel che resta della sua credibilità fa il twerking nel carpool karaoke, come dire, beh,  “…è andata, la quaglia”, si dice a Bergamo.
madonna nme
Peggior morte
Boruch Alan Bermowitz in arte Alan Vega, Morto pacificamente nel sonno a 78 anni. Il leader dei Suicide. Tsk, tsk.
Peggiore video italiano
Barba, cappello, giacchina giullara, mossette, squinzie veltroniane: Ragazza magica è il Jovanottismo al suo peggio, è la finiftra che fi inabiffa e non fa fpiegarfelo.
Peggiore video internazionale
Quel cretino con la penna e la mela. Dannati giappo. Godzilla, torna e completa l’opera.
Peggior copertina skin gelateria 2016
Bah, chi le guarda più.
(ora facciamo sul serio, okay? Dài)
Peggior album internazionale
Bene, direi che non avrebbe senso castigare gente che comunque mi irrita già di suo, no? Quindi, limitiamo il campo a gente che amo molto, premessa che esclude parecchi nomi. Su tutti, Pete Doherty e Kings Of Leon. Ulteriore limitazione: prenderò in considerazione gente alla quale tengo e dalla quale mi aspetto ancora qualcosa. Il che esclude Neil Young ed Elton John. Poi, siccome si parla di peggior album, non basta che io non condivida l’escalation di eccitazione smaniosa per dischi definitivi totali pietremiliarigalattiche ma che a me paiono mediocri (Beyoncé) o deludenti, ma in fondo non aberranti (The Weeknd, Drake, Savages).
Ora però, mi ritrovo con un campo più limitato di quello del Subbuteo. Sicché, il martello di Thor va su Blue & lonesome dei Rolling Stones. “Ma come!”, direte voi. “Neil Young ed Elton John la fanno franca con l’alibi dell’anzianità, e gli stegosauri, qui, no? Per di più in un disco-scampagnata come questo?” NO. Perché nel momento in cui ti rituffi nel blues da cui eri partito da giovane, hai il dovere di rispettarlo come facevi da giovane. La gherminella cialtrona della sporcizia che Keith Richards cavalca da trent’anni è accettabile solo quando manda in vacca i suoi brani; c’è gente ancora più veneranda di lui, cui deve contegno e misura se la omaggia. Brian Jones non avrebbe approvato nemmeno da strafatto. Salverei, di tutto il disco, solo la voce di Jagger – che in compenso farfuglia note a caso nell’armonica, contribuendo a un casino complessivo che non ha nulla a che vedere con la compunta dannazione di Robert Johnson e degli altri dai quali gli Stones si sono abbeverati. Perché ce l’ho tanto con questo disco? Per il significato simbolico. Le miserie miserabili che hanno impoltigliato il rock negli ultimi quindici anni sono ricollegabili alla cesura completa tra il rock (alternative o indie, se volete) e le radici blues. Se pure i due vegliardi qui dimostrano di non ricordarsi più cos’era il blues, allora davvero il rock è il vero grande morto del 2016. nannini miei
Peggior album italiano
Le premesse qui sono: non posso andare per antipatie né per faide personali.
(con un caro saluto al gruppo der baffo, e alla poetessa di Monfalcone)
Quindi anche qui, lo ripeto ossessivamente, pesco tra gente di cui ho stima. Hellvisback di Salmo non mi sembra il capolavoro che dicono – forse non si erano accorti dei dischi prima. Seh, il flow, seh, l’hardcore – ma mi ritrovo sostanzialmente annoiato da quel che racconta; poi, Aurora dei Cani non mi ha portato da nessuna parte, ma do per scontato che sia colpa mia, prima che a lui o ai suoi esegeti venga in mente di dimostrarmene la meraviglia assoluta. Ma il mio personale sgomento quest’anno va a Lunga attesa dei Marlene Kuntz. Non li avevo mai sentiti con così niente da dire, però distorcendo tutto con l’aria di chi è in fervida ricerca di un disagio che riverberi il proprio disagio, bla, bla, bla e tutta quella concettuosità orrenda per la quale vi rimando a siti più croccantissimi del mio.
Peggior canzone italiana
Sono tentato di calare la mannaia su Vincere l’odio, la canzone brutta (e non solo per esercizio di stile) di Elio & le Storie Tese. Però dai, c’è di peggio ed è: Assenzio, ovvero la grande indianata. Non ha né capo né coda, è talmente rabberciata che non è nemmeno brutta però gente, come dice l’Enrico Cuccia di Buccinasco, è disco di platino quindi CIAONE, giusto? assenzio ciaoneCreazione mirabile, sono io che rosiko e non sono nessuno eccetera.
Peggior canzone internazionale
Tra le canzoni che si sono sentite tanto, troppo, quest’anno, Faded di Alan Walker, norvegese, mi ha fatto un sacrosanto schifo ma è uscita nel 2015 così come I took a pill in Ibiza, remix di due norvegesi – era un Paese rispettabile la Norvegia, una volta. Ho dell’ostilità anche nei confronti di Come di Jain (video a parte, naturalmente), ma pure quella è uscita nel 2015: buffo come per le hit globali ci voglia un anno per girare il pianeta. Sono talmente in difficoltà che faccio una scelta apparentemente insipida – cionondimeno Enrique Iglesias un bel pesce in faccia se lo merita, via, essù, non si può esser sempre benaltristi. Lo staff di aMargine condanna Duele el corazon, una scelta mainstream per tempi destrutturati – e con questo, da tutti noi a tutti voi, buon 2017. Ci siamo arrivati, e non è da tutti.
E per finire:
loprieno babbonatale
A grande richiesta: Il grande inganno della musica live e Marco Travaglio

A grande richiesta: Il grande inganno della musica live e Marco Travaglio

Questo è l’argomento che avete scelto nel juke-box. E nella sua perenne invidia dell’artista, il critico lo imita anche nell’adeguarsi alle richieste del pubblico.

Marginalità. Puntata n.4. Juke-box estivo

Marginalità. Puntata n.4. Juke-box estivo

Ditemelo voi, di cosa volete che vi parli. Scegliete un pezzo – se volete potete anche fare delle dediche.

(the RollingStone files) I migliori insulti di Elton John

(the RollingStone files) I migliori insulti di Elton John

Vi ricordate quando tutti facevano listone per tirare su clic? Lo so, continuano a farle – e la gente continua a cliccare. Questa potrebbe essere la prima volta che ne metto una su aMargine, ma ammetterete che questa va ripescata ora o mai più. Seguirà, ovviamente, il meglio dei dissin’ di Noel Gallagher.

(agosto 2012)

Uno dei più grandi pezzi di Elton John si intitola Saturday Night’s Alright fof Fighting – ma non per questo al programma australiano Sunday Night si è tirato indietro, picchiando duro su uno dei suoi bersagli preferiti: sono anni che il nobile cantante inglese rivolge a Madonna critiche feroci. “La sua carriera è finita” e “Sembra una cazzo di spogliarellista da luna-park” sono solo le ultime carinerie, ma già una decina di anni fa Elton aveva dichiarato: “Madonna? Bisognerebbe sparare a chi canta in playback sul palco quando il pubblico ha pagato 75 sterline per sentirlo cantare”. Mentre a gennaio, in occasione del Golden Globe vinto dalla diva americana, aveva scritto su Facebook: “Madonna. Best song???? Fuck off!!! Madonna winning Best Original Song truly shows how these awards have nothing to do with merit”. Ed è per questo che in un’antologia dei migliori attacchi di Elton John, Madonna è fuori concorso. Viceversa, iniziamo proprio con il più ambito dei premi musicali…

n.10 I Grammy Awards
(n.b.: discorso tenuto mentre riceve un Grammy Legend Award)
“Non voglio denigrare i Grammys, ma penso che siano tutte stronzate. Chi ha il diritto di dire qual è il miglior disco o cose simili? E’ bello ricevere questo premio e gli americani sono molto generosi a darmelo, perché la mia carriera è cominciata qui. Ciò non toglie che queste cerimonie siano ugualmente delle stronzate. Come i video. Sono stronzate. Li odio. Che vadano affanculo i video. Ecco, volevo proprio dirlo. Mettete la gente per strada, fate che si sudino i soldi suonando insieme. Scriveranno canzoni migliori”.
n.9 Billy Joel
“So che mi odierà per quello che sto per dire, ma con lui le cliniche ci sono andate leggere. Quando in rehab ci sono andato io, mi hanno fatto lavare i pavimenti. Lui invece va nelle cliniche con la tv”.
n.8 Benedetto XVI
“Il Papa dicendo ciò che dice sull’Aids e limitando l’uso dei preservativi sostanzialmente appoggia il genocidio”.
n.7 Prince
“E’ un idiota. Ma un idiota intelligente”.
n.6 Roberto Benigni
“Sono andato a vedere La vita è bella e me ne sono venuto via prima della fine. Quel tale Roberto pensava di essere così divertente facendo scemenze. Era divertente quanto una verruca sulla cima del pisello. So che non dovrei dire una cosa simile, ma mi sarebbe piaciuto che i nazisti fossero comparsi subito, all’inizio del film, per portarselo via”.
n.5 Simon Cowell
“Uno che organizza trasmissioni simili non ha amore per nessun artista, men che meno quelli giovani. A Simon Cowell non frega niente di Will Young o Gareth Gates, si prende i soldi e basta. Per lui rappresentano solo un’altra Mercedes. Tra due anni li rimpiazzerà, è una cosa crudele”.
n.4 Lily Allen 
(in diretta tv)
“E ora cosa vuoi fare, cara, farti un’altra bevuta?” “Piantala Elton, ho 40 anni meno di te e ho tutta una vita davanti”. “Posso ancora batterti in una gara di sniffate”.
n.3 Liam e Noel Gallagher
“Erano enormi, sono andati in America e hanno litigato e non hanno mai sfondato laggiù. E non hanno mai più avuto quell’opportunità. Che stupidi ritardati. Sono solo dei ragazzotti, rispetto a band come Coldplay, U2, Police e Muse. E’ solo la crema, quella che riesce a stare in cima”.
n.2 Keith Richards
“E’ patetico, sembra una scimmia con l’artrite”.
n.1 John Lennon
(biglietto d’auguri per il 40mo compleanno)
“Imagine 6 apartments… It isn’t hard to do. One is full of fur coats. The other’s full of shoes…”

Arriva un Crossfire Hurricane. Meglio tardi che mai

Arriva un Crossfire Hurricane. Meglio tardi che mai

La Beatles Anthology è il racconto di un’era attraverso una band. Crossfire Hurricane è il racconto della rockband che ha inventato tutte le rockband. E come tale, è una cosa con qualche pretesa in meno. Appena un po’.  Fermi, adesso. Non è stucchevole proporre il