Tag: Luché

La fattoria del rap italiano – TheClassifica 41/2020

La fattoria del rap italiano – TheClassifica 41/2020

Al n.1 un disco inutile che serve a un po’ di cose. Per esempio, a ipotizzare che un rap idiota convenga a molti.

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

E poi Jake La Furia e Berlusconi, Emis Killa e Barbara D’Urso, gli FSK Satellite e la mala milanese. Va bene, l’ho presa un po’ larga.

Gigi D’Alessio e la Gomorra generation – TheClassifica 37/2020

Gigi D’Alessio e la Gomorra generation – TheClassifica 37/2020

‘O prologo. Io, Napoli non la capirò mai. Non è un grosso problema, si può stare bene anche in posti che non si capiscono. Però non la capisco – e non è solo perché vengo da una città facile da capire. Come l’Italia, alla fine. L’Italia è un posto semplicissimo. L’Italia è fascismo e chiacchiere. Per sempre. Fascismo e chiacchiere.
(anche nel senso del ghiotto dolce ipercalorico carnevalesco) (e questi aggettivi, per l’Italia funzionano tutti)
Ma Napoli con l’Italia c’entra e non c’entra – in un modo che, naturalmente, non capisco. La parte più italiana di Napoli è l’area attorno alla stazione, indaffarata e un po’ losca come attorno a tutte le stazioni d’Italia, persino Bolzano e Matera (…Venezia no, per forza di cose. Però c’è Mestre che compensa). Le ultime due volte che ci sono arrivato in treno, pioveva – cosa che ho apprezzato molto, perché non era nelle cartoline. Che sono quelle cose che i napoletani mandano per confonderci. Qualcuno forse anche per confondersi – ma è una timida ipotesi, la premessa rimane che io Napoli non la capirò mai e Nella Mia Umile e Personale Opinione neanche voi. Sì? Chi ha parlato? “Io, qui in terza fila – volevo dire che io sono di Napoli”. Beh, se è così mandaci una cartolina. Non si fa più? Mica vero. Per esempio, lo ha fatto in modo ineccepibile
 
Il numero uno. Erano dodici anni che Giggetto D’Alessio non andava al numero 1 nella classifica dei presunti album. Ora, con la mossa Max Pezzali, riverniciando i suoi successi con la generazione rappusa (tra gli altri: Clementino, CoCo, Enzo Dong, Franco Ricciardi, Geolier, LDA, Lele Blade, MV Killa, Samurai Jay, Vale Lambo e ovviamente Rocco Hunt) si toglie questa soddisfazione con l’album Buongiorno. Nel quale non ci sono solo rapper napoletani e non ci sono solo rapper (per la generazione boomer e le radio, ci sono alleati come J-Ax e Boomdabash) ma l’enfasi è sul suo “riprendersi la strada”, farsi consacrare eroe neomelodico del popolo e della città, tra i muri con le facce di Maradona e Totò. Musicalmente non è niente di inconcepibile, da Liberato a Niko Pandetta, con Rocco Hunt a fare da punta dell’iceberg (o d’o Vesuvio), sono anni che i due generi convergono. Il punto però è lui, Giggetto. Ricordo una conversazione di un bel po’ di anni fa con una persona facente parte dei 99 Posse, che lo associava apertamente a
(quale organizzazione? Che peccato, non mi ricordo) (ah, che disdetta) (forse il Codacons)
e che vi piacessero o no i 99 Posse, credo che né loro né altri di quella generazione avrebbero condiviso il palco per la gloria di Gigino. Questa generazione, invece, considererebbe un plus se si scoprisse che veramente D’Alessio ha come mandante il Codacons (ehm). Del resto, notoriamente, Roberto Saviano lo cita in Gomorra come cantante preferito dai camorristi e lui stesso ha ammesso di aver “cantato alle feste dei boss”. Per un sacco di rapper, è il sogno di una vita. Ma in generale credo che l’idea di ciò che è “strada”, di ciò che è “popolare” sia stata uno dei carrarmati che hanno sfondato più costruzioni culturali negli ultimi decenni. E saltare sul carrarmato dei vincitori è sempre la cosa giusta da fare. Dice Gigi: “Credo che sia la prima volta che si realizza un progetto come questo, che vede riuniti tutti insieme gli esponenti del mondo urban di una città (…) Io li chiamo ‘i ragazzi dell’iPhone’, perché le loro composizioni nascono con velocità incredibile attraverso le note sul telefono. Ho avuto la grande opportunità di scoprire il loro mondo e di aprirgli il mio, anche se nonostante la giovane età di tutti, ognuno conosceva questi brani del mio passato. E li hanno affrontati con emozione e grande rispetto. Il risultato di queste commistioni è stato sorprendente. Una bella sfida, oggi che la lingua napoletana è finalmente sdoganata e possiamo esprimerci in totale libertà, senza pregiudizi”. Gli Arcade Boyz, youtubocritici nordici, annuiscono vigorosamente: “Gigi D’Alessio è sempre bistrattato e bullizzato dai mass media solo perché è napoletano. La tv ti insegna a prendere per il culo un musicista completo come lui solo perché canta in napoletano (…) Che i suoi dischi siano pregni di realtà è evidente, i testi che troviamo in quest’album non li troviamo nel rap: c’è una denuncia sociale e uno spaccato di realtà che spesso viene ignorata”.
Bene.
Vedi un po’ come ti ritrovi, rap italiano, se deve venire Gigetto D’Alessio a mostrarti la realtà. Comunque il dado è tratto, e mi aspetto ceffi ben peggiori in fila per farsi traghettare verso le generazioni dello streaming dai propri giovani paesani. E mi aspetto di sentir dire che le canzoni di Antonacci e Zampaglione sono pregne di realtà e denuncia sociale e che il rap dovrebbe imparare da loro. Aspetto i carrarmati con serena rassegnazione.
 
Resto della top ten. Sfiga per Riki di Amiki e il suo Popclub che entra al n.2 nella settimana di Giggetto – tutto quello che gli posso dedicare è questa riga. Scende al n.3 Gué Pequeno, mentre rimbalza dal n.82 al n.4 la Dark Polo Gang con i tipici quattro pezzetti in più aggiunti all’EP uscito in primavera e andati al n.1. I featuring di Massimo Pericolo e Geolier non sono bastati a rimetterli sul podio, segno che i cd senza firmacopie non stanno andando da nessuna parte. Cosa che in parte riguarda pure l’ex numero uno, Irama, sceso rapidamente al n.5. Chiudono la prima decina Ernia, la compilation Rtl Power Hits Estate 2020, Geolier, gli incredibili Pinguini Tattici Nucleari (ancora in top ten a oltre sei mesi da Sanremo) e Tedua. Il quale mi dà l’occasione di far notare che con gli EP quest’anno si va spesso al numero uno (Dark Polo Gang, Achille Lauro, Lazza, Irama, e appunto Tedua). In breve: Spotify killed the album stars.
 
Altri argomenti di conversazione. Persona di Marracash ha lasciato la top ten. Ci ha messo un po’: 45 settimane. Potrebbe essere il record di sempre, ma non possiamo esserne tecnicamente certi: sicuramente lo è nell’era moderna delle classifiche di vendita: quasi dieci mesi consecutivi tra i primi dieci posti della classifica dei presunti album: onore delle armi per questo disco. Che peraltro, non è che precipiti: è al n.11. Magari venerdì sera si intrufola di nuovo nei quartieri alti. Per il momento, da questi escono anche ThaSupreme (n.12) e Katy Perry (n.60) (bonk!). A differenza del Regno Unito, dove è riuscito a insediarsi al primo posto in classifica, Goats Head Soup (1973) dei Rolling Stones da noi entra al n.22, cosa che depone a favore dei loro fan e conferma tutto il male che penso degli inglesi.
 
Sedicenti singoli. Stessa top ten della settimana scorsa con piccole varianti interne, e il principale è un piccolo segnale autunnale: è vero che molte canzoni chiringuite occupano la prima diecina, ma al n.1 c’è Rocco Hunt, al n.2 Hypnotized (Purple Disco Machine) e al n.3 Ernia. Sono due rapper su tre – anche se con pezzi estremamente pop come A un passo dalla luna e Superclassico.
 
Lungodegenti. Oltre due anni di permanenza continuata in classifica per Potere (Il giorno dopo) di Luché
(en passant: lui nell’album di Giggetto non c ‘è)
che è uscito 115 settimane fa, dieci settimane prima di 20 di Capo Plaza
(che non c’è nemmeno lui. Ma magari non lo volevano perché è di Salerno, vai a sapere)
poi Pianeti e Peter Pan di Ultimo (132 e 135 settimane), Rockstar di Sfera Ebbasta (138), il segnetto ÷ di Ed Sheeran (184 settimane). Ma non preoccupatevi, l’album da più tempo in classifica è dei
 
Pinfloi. Sono 201 settimane che The dark side of the moon è rientrato nella classifica FIMI, le festeggia salendo al n.64, e aumentando la distanza con The wall, che è al n.76. Aggiorniamo l’elenco dei dualismi: TDSOTM è il mare, i cani, ed Apple. TW è la montagna, i gatti e Windows. Ma mi voglio rovinare, aggiungo un’altra distinzione fondamentale: Dark side è i boxer, The wall è gli slip.
(…voi avrete capito che l’obiettivo è arrivare a panettone vs pandoro) (non si può evitare) (aspettate serenamente) (grazie per aver letto fin qui, a presto)
Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Alla fine, a vincere è sempre lo schieramento che fa la voce grossa.

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Pre Messa. L’altra sera avevo la tv accesa. Volevo un sottofondo mentre cercavo dati che mi servivano. Beh, ho trovato un Italia-Perù dei Mondiali del 1982, per veri intenditori. Non ho visto i primi 25 minuti, in cui l’Italia aveva segnato. Però il Perù ci ha assediati per 60 minuti. Scirea, Gentile e Tardelli erano tipo Jaime Lannister, Il Mastino e Lady Brienne nelle scene incasinate della Battaglia di Winterfell, quando menano colpi a caso e nel buio stendono sempre un infoiato del popolo dei morti o del pueblo andino. Sempre più Inca, quelli ci hanno chiuso in area fino al pareggio sacrosantissimo. Poi però quell’Italia, dopo un’altra partita penosa col Camerun – secondo Oliviero Beha, ammorbidito dai nostri dirigenti – imbroccò quattro partite fenomenali, e lì nacquero gli anni 80. E gli Eroici del Mundial di Spagna. Gente che azzeccò 4 partite in sei anni, e avallò la narrazione degli italiani che danno il meglio quando hanno l’acqua alla gola
(ed è da allora che continuiamo a versare, amici. Non fermiamoci! Sì, altra acqua: vedrete poi!)
(ma ora arrivo al punto)
Il punto. A fine partita ho fatto andare il telecomando e ho trovato Mario Giordano che aveva ospite Iva Zanicchi. E correndo per lo studio gridava con la sua voce Fuori dal coro: “Ma Iiiiivaaaa, dicono che sono paaaazzzooo, ma sono iiiiio il pazzooo o chi fa arrivare gli africanii, sono davvero IIIIO il paaaaazzo” (correndo verso la telecamera e infilandoci naso e occhi stralunati e anfetaminici nel tentativo di guadagnarsi un’ennesima gif).
Per un secondo ho pensato: “…Ma in che senso, Iva Zanicchi?”
Nel senso che mi ero dimenticato. Iva Zanicchi è stata deputata al Parlamento Europeo per una legislatura e mezza, per il POPOLO della Libertà.
Prima di cambiare canale, approdando con soddisfazione su Focus che dava una roba di balene depresse (si stanno estinguendo – tipo il pop inglese) ricordo di aver pensato: “Eh, ora noi rimpiangiamo il passato, però ieri questo Paese mandava Iva Zanicchi al Parlamento Europeo”. E mi sono messo un paio di like da solo, come quelli che fanno le battute e si mettono da soli le faccine che ridono con le lacrime. Poi però mi sono dissato da me, twittando mentalmente “Invece Iva Zanicchi aveva perfettamente senso – averne, di Ive Zanicche!”. Tra l’altro, nella sua seconda legislatura totalizzò il 97% di presenze in aula, mica come il cretinazzo che sapete. Ricandidatasi nel 2014, non fu rieletta solo perché a quel punto noi, il POPOLO, avevamo bisogno di ben altri eroi.
Quello che sto cercando di dire è che forse un giorno mi guarderò indietro e riconoscerò che Sfera Ebbasta è stato un gigante della nostra musica, rispetto a

Il numero uno. Sospetto anzi che Sfera Ebbasta, che è il mandante (e in teoria, il discografico) di Elia Specolizzi da Racale (Lecce) detto DrefGold, ce lo mandi sapendo che lui al confronto può sembrare Leonard Bernstein. Anche se nel suo fortunato album Elo ci sono un numero adeguato di FEATURING (Sfera, Capo Plaza, Tedua, Luché, Lazza, Tony Effe, Gué Pequeno e i FSK Satellite), detto disco – che detronizza dalla vetta dei presunti album il minidisco senza pretese della Dark Polo Gang – è un prodotto che non può essere accettabile da chi ha più di 14 anni, e da chi ascolta musica per motivi diversi dal darsi un tono coi propri compagni di classe o annoiare i genitori boomer. Le rime sono ebeti – però ebeti in un modo penoso, non nel modo allegro degli FSK.
È qui che devo ammettere che qualche settimana fa mi sono speso per Little Richard, che aveva iniziato la sua carriera con il proclama dislessico “A-wop-bop-a-loo-bop-a-wop-bam-boom”?
Ok, immagino che sia qui.

Il punto (ancora). Io sono disposto a sentire un tizio che scova la parte più imbecille di me – non ci si mette nemmeno molto, non è che la nasconda così bene. Sono disposto a sentirmi dire idiozie anche per un tempo prolungato. Ma se su certe basi moscettine ma cool mi tocca sentire idiozie che non mi divertono nemmeno, allora tanto vale guardare ReteQuattro o Giletti su La7.
Perciò non me la sento più di definire questa roba #rapitaliano. Non dopo che sono usciti gli album di Marracash e di ThaSupreme e di Ghali, ed era uscita la Machete Mixtape e l’album di Night Skinny e c’è Madame in giro. Voglio dire, c’è – perché sì, c’è – un tentativo di alzare il livello medio, anche del puro divertimento. Invece Elo è un prodotto che punta alla fascia anagrafica appena superiore a quella dei bimbi dell’asilo che ascoltano Il Fantadisco dei MeControTe (che risale al n.11, e lotta insieme a noi).

Ne ho parlato perché è al n.1, e come tale mi tocca. Ma mi fermo qui. Vi lascio, per approfondimenti, alle recensioni di gente che al suo esordio due anni fa lo approvava incondizionatamente, perché erano i tempi in cui i puccettini di Rollinston e Noisi ripetevano saltellando “Se non capite siete vecchi, se non vi piace il problema siete voi, la musica va avantissimo, NOI siamo avantissimo”.

(Opps, a ‘sto giro però non lo hanno recensito) (vigliacchi) (ma non ti preoccupare Dref: l’ho fatto IO – perché sono un tuo bro, fra, zì, komparema, uen, uen, sugli sugli, bane bane)

Il resto della top ten. Elo è entrato al n.1 davanti a un’altra nuova entrata, Il concerto ritrovato di Fabrizio-DeAndré & PFM. Concedendo anche ai critici brizzolati il grido di dolore sui tempi villanzoni che consentono questo scempio: DrefGold davanti a FaberGold, dove andremo a finire eccetera. Al terzo posto rimbalza per qualche motivo l’album di Gaia, che è stato pubblicato due mesi fa ed era al n.30 quindi dev’esser stato rivitalizzato da un qualche ultimatum di Maria DeFilippi agli atterriti spettatori. Il podio della settimana precedente è tutto dal n.4 al 6 (Marracash, Ghali, Dark Polo Gang); al n.7 ThaSupreme compie sette mesi in top ten davanti ai Pinguini Tattici Nucleari e chiudono la prima diecina due nomi NON ITALIANI: The Weeknd e Dua Lipa. Ok, notate niente? Non manca qualcuno?

Altri argomenti di conversazione. Sono usciti dalla top ten Colpa delle favole di Ultimo (uh!) (oh!) (ecco chi mancava), Ezio Bosso e Travis Scott. Entra al n.24 Agust D, cioè Suga dei BTS, e possiamo spuntare la casella del primo rapper asiatico a entrare in classifica (no, Gangnam Style non ve lo accetto). Entra al n. 41 Wunna, di Gunna, numero unna in USA. Al n.100, ingresso incoraggiante per The 1975. Lasciano la classifica Polo G dopo una settimana, Ghemon dopo quattro (gosh). Eminem dopo 17 settimane.

Sedicenti singoli. Sale al n.1 la canzone balneare di Irama, Mediterranea, che apre finalmente i sei mesi in cui l’Italia si trasforma in Tormentonia. Alle sue spalle, l’altrettanto chiringuita Elegante di Drefgold&SferaEbbasta. Colgo l’occasione per intrigarvi ulteriormente con le sue rime versione spiaggia – potrete ascoltarle sognanti sulla vostra barchetta a komparemi.

Ancora sul podio, al n.3 Good Times di Ghali. Entra per ora al n.5 la joint-venture LadyGaga-ArianaGrande, mentre sale inesorabilmente il pezzo VIRALE di Emanuele Aloia, Il bacio di Klimt (n.7). Dopo il n.2 iniziale, Problemi con tutti di Fedez scende subito al n.20, curiosamente appena sopra Le feste di Pablo di Cara & Fedez, ex n.1 – ora n.21. Anche su Mahmood & Massimo Pericolo (Moonlight popolare) il verdetto mi sembra abbastanza drastico (dal n.3 al n.22). Ma già che siamo qui, vi sommergo di cose da dire ai vostri primi apericena mascherati: i singoli della Dark Polo Gang sono già tutti usciti dalla top 30 (bufus!), gli irriverenti regaz de Lo Stato Sociale con la giocosa Autocertificanzone non li vedo proprio tra i primi cento (magari ho guardato male, eh) mentre a un anno dall’ingresso in classifica, Una volta ancora di Fred De Palma e Ana Mena non ne è mai uscito ed è ancora al n.30, per quella nostra voglia di Temptation Island che non si estingue mai. Viceversa, mi duole informarvi che Ma lo vuoi capire? di Tommaso Paradiso langue al n.58, perché non è stato capito. Al contrario dei

Lungodegenti. Arriva Luché, che passa a tre cifre: Potere (Il giorno dopo) è in classifica da 100 settimane. Entra in un privé in cui lo aspettano ÷ di Ed Sheeran (entrato 169 settimane fa), Sfera Ebbasta con Rockstar (123). Peter Pan di Ultimo (120), Pianeti del medesimo Ultimo (117), 20 di Capo Plaza (110). E poi va beh, nel lato oscuro del privé ci sono i

Pinfloi. The dark side of the moon stacca il numero 186 (tre anni e mezzo abbondanti) salendo al n.33. Ma il mio cuore sbatte su The Wall, che dopo un esilio di due mesi è rientrato in classifica a metà maggio e ora sale dal n.70 al 63 – forza, forza ragazzo, ora ricominceremo tutto, nella Fase 2 ti ascolteremo per ricordarci i picchi di cupezza del lockdown: non ti lasceremo più scendere sotto il n.100, andrà tutto bene, bring the boys back home.

(…ci sarebbe anche Wish you were here entrato al n.90, ma lo ignoro con alterigia) (grazie per essere arrivati fin qui, a presto)

Classifica Generation, stagione III episodio 2. Sanremo che divori ogni cosa

Classifica Generation, stagione III episodio 2. Sanremo che divori ogni cosa

Il pop ha la fissa del meteo, la trap quella degli orologi. Cosa che lo avvicina al suo pubblico, che ne ha ricevuto uno per la cresima.