Tag: Ghemon

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

C’è una rapper FEMMINA al n.1 della classifica ITALIANA degli album. Di questo passo dove andremo a finire?

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Prefisso. Mentre più in alto la cremosa crema dei miei colleghi dibatte su Floating Points e Pharoah Sanders, quaggiù nel mezzo del mainstream viviamo un periodo strano. Dopo anni di wrestler maschioni e rappusi, nella classifica FIMI dei presunti album stiamo osservando un avvicendamento (rapidissimo) di prodotti rappresentativi di tutte le fasce di acquirenti. La presa ferrea del maschio 14enne sul mercato è sempre consistente, ma possiamo dire che non è tutto quello che succede. In due mesi abbiamo avuto in prima posizione, con turni rigorosamente stabiliti dalle tre megaditte della musica, Michele Bravi, Mace, Gazzelle, Jake La Furia ed Emis Killa, Il Tre, gli Amici di Maria, Ermal Meta, e in questa ennesima settimana dell’interminabile post-Sanremo sono stati Madame e Maneskin a fare i numeri grossi per contendersi

Il numero uno. E l’hanno portata a casa i Maneschi, apparentemente grazie a qualche cd venduto in più rispetto alla Madama, più forte nello streaming – ma i parametri tendono ancora a premiare il caro vecchio tondino, del resto con quel che costa. Poi, credo che già domani Massimo Pericolo riporterà i maschi pubescenti al governo del Paese, proprio come succede in politica. Ma il fenomeno Maneskin è talmente peculiare che finisce per significare tante cose insieme. Intanto, penso che la maggior parte delle persone con più di 30 anni abbiano una specie di istintiva, divertita e un po’ imbarazzata simpatia per i Maneskin, altrimenti non si sarebbero imposti tanto a XFactor quanto alla Kermesse (ma penso che avrebbero vinto anche tra gli Amici di Maria). Malgrado la voce abrasiva di Damiano David e la scelta di un rock grezzone e molto Virginradio (che nel mio ambiente viene generalmente irrisa ma è una delle prime dieci radio della nazione), finiscono per essere più commestibili per le orecchie di chi ascolta musica da almeno un decennio, rispetto alla orgogliosa distruzione della musicalità messa in atto dai PRODUCER con il loro straordinario tocco di Mida. Non va sottovalutato però un fatto:

(mi scuso per il linguaggio explicit in arrivo)

i Maneschi rimettono un sex-appeal intricato ma multiforme al centro di tutto, che è una cosa che storicamente il pop e il rock hanno sempre cercato di fare, mentre il rap e l’urban (pardon) hanno sempre risolto la faccenda millantando la propria attitudine a mostrare il proprio bigolino a tutto il quartiere mentre mamma li contempla orgogliosa. E non parliamo dell’indie, che da anni decanta la triste sensibilità del proprio triste bigolo.

C’è una smaccata componente di boy-band (con femmina: bonus) nel successo dei Maneschi, però non solo. Teatro d’ira vol.1, il minialbum (sette pezzi nuovi più Vent’anni che era uscita alla fine del 2020) (poi ovviamente arriverà la seconda dose) è una collezione di slogan che Gucci e Achille Lauro dovrebbero prendere in considerazione se vogliono finalmente vendere un disco.

(ok, lo so, non è detto che lo vogliano, finché trovano il lacché Amadeus che al fotomodello concede lo status di Superospite della Kermesse, alla fine il loro lavoro lo hanno fatto)

Viva la siga. E cionondimeno, anche se è evidente che devono lottare con tutte le loro forze per spremere strofe decenti dai loro diari adolescenziali (“Loro non sanno di che parlo, voi siete sporchi, fra’, di fango. Giallo di siga fra le dita, io con la siga camminando”) (…la pigrizia di insistere due volte nella stessa strofa sulla SIGA) (con la esse) (l’emblema del ribellismo quattordicenne) (non a caso tutti i manager raccomandano il tabagismo ai loro cantanti, e i produttori mondiali di tumori a partire da Philip Morris esultano commossi) non si può negare che tra gli scarabocchi venga sempre fuori la frase a effetto, che in gioventù avrebbe fatto effetto persino a dei cinici tagliagole come voi, che vi sapevate diversi da LORO.

Resto della top 10. Detto di Madame al n.2, al n.3 ci sono Dimartino e Colapesce con I mortali². Il che significa, podio tutto per la Kermesse. Che non ricordo nemmeno più quando è stata, e d’altra parte non sono nemmeno del tutto certo che sia finita, forse se accendessi la tv stamattina scoprirei che Fiorello è ancora impegnato in qualche gustosa gag inserita tra il novantesimo e il novantunesimo cantante in gara nella terza serata. Debutta al n.4 Justin Bieber (vedete, anche qui – girls, girls, girls) ed entra al n.5 il discoanniversario della settimana, La voce del padrone di CapireBattiato, non se ne fanno più eccetera. Traccheggia al n.6 Mace, e devo ammettere che non avrei pensato di trovarlo ancora così in alto dopo sette settimane; debuttano al n.8 Lana Del Rey, che ogni tanto ricompare tipo Jasmine Trinca o Valeria Bruni Tedeschi, sapete quelle entità periodiche alle quali bisogna dare i David di Donatello. Si affaccia al n.8 Ghemon, del quale inizio a sospettare che abbia più estimatori che ascoltatori, e non so se cogliete la sfumatura, credo che lui la colga. Al n.9 Capo Plaza, e al n.10 Harry Styles con il suo bel testone (…girls, girls, girls). Caspita, che top ten variegata. Giovani e Maestri, ITALIANI e stranieri, rappusi e hipster, maschi e femmine, kermessi e playlisti. E guardate cosa succede tra i

Sedicenti singoli. Abbiamo lo stesso podio dei presunti album, ma al contrario, in modalità satanicamente corretta, con i tre kermessi, messi in ordine inverso: al n.1 Dimartino e Colapesce con la Musica leggerissima, al n.2 la Voce di Madama, al n.3 Zitti e buoni dei Maneschi. Il regno di terrore sanremese si estende al n.4 (Francesca Michielin e Fedez) (che tra l’altro, pochi lo sanno, è diventato di nuovo papà) e al n.5 Irama (che tra l’altro, pochi lo sanno, ha partecipato a Sanremo anche lui). Ma in effetti anche al n.7 (Coma_Cose) e 8 (Annalisa) e 9 (Fasma & GG). Non ricordo un altro Sanremo così persistente negli ultimi vent’anni. Me ne dovrò fare una ragione, evidentemente anche alla fine di questo secolo questa nazione sarà eternamente fascista e kermessa.

Nonbenissimo. Sì, va bene, Kermessekermesse, però se hai ottocento concorrenti e una top 100, qualcuno dovrà pure essere scagliato via col sedile eiettabile. E infatti escono dalla classifica dei sedicenti singoli Ghemon, Gio Evan, Bugo, Gaudiano, Max Gazzé, Francesco Renga, Loredana Berté. Per contro, abbandonano la comitiva dei presunti album Selena Gomez (dopo una sola settimana), ma soprattutto Gli Amici Bro di Maria, n.1 solo tre settimane fa, e ora già accantonata come gli acquisti fatti nelle televendite. Sono tentato di ripetere quest’ultima frase per evidenziarla, ma penso che basterà fare una breve pausa e guardarmi intorno con aria significativa. Sempre tra i presunti album, rimangono in classifica ma accusano severi tracolli a Piazza Affari l’ex n.1 Ermal Meta, che passa dalla vetta al n.23, in malo modo; Aiello e Fulminacci che dalla prima diecina discendono al n.25 e 30. E il nuovo de Lo Stato Sociale è al n.86, ma immagino che ne siano in qualche modo soddisfatti, sicuramente dimostra qualcosa che io non so. Volevo anche dirvi che oltre a non essere più in top ten tra gli album, Sferoso Famoso non è più nemmeno, in nessuna forma, nella top 30 dei sedicenti singoli. Il suo ruolo, strano a dirsi, è stato preso dai Pinguini Tattici Nucleari, in proprio ma anche nei richiestissimi featuring, da Ernia (Ferma a guardare, n.14) a Madame (Babaganoush, n.21). Già che c’erano, Ernia e Madama hanno completato il triangolo facendo un featuring tra loro (è Nuda, al n.31). Che charts promiscue, vero?

Altri argomenti di conversazione. In effetti sono usciti un sacco di dischi! E qualcuno è andato male, forse non erano segnalati nelle Nuove Uscite, forse non erano in target con noi giovani, sta di fatto che i Duets di Sting mancano la top ten e si accontentano del n. 15, e Loretta Goggi con la ristampa di Il mio prossimo amore (anniversario!) (era l’album di Maledetta primavera) (lo dico anche se sono certo che lo sapeste già) entra al n.31. Ora mettetevi comodi, sta per partire la litania degli album in classifica da più di 100 settimane. Per fare qualcosa di diverso, vi ragguaglierò prima sui singoli più longevi: Blinding Lights di The Weeknd (69 settimane) davanti ai Pinguini Tattici Nucleari con Ridere (49 settimane). Tra i presunti album invece ci sono diversi over 100 e sono Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (103 settimane), Billie Eilish con il suo debutto (due anni! 104 settimane. Bella, Billie), Re Mida di Lazza (108), Post Punk di Gazzelle (121), Salmo con Playlist Live (124), Diari aperti segreti svelati di Elisa (126), 20 di Capo Plaza (153), Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (103) Pianeti (160. Però è a rischio, è sceso al n.94) Peter Pan (163), e su tutti l’inutile Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 212 settimane fa. A maggio, per decisione presa dalla casa discografica che pubblica entrambi, toglierà il record di 220 settimane consecutive ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende (con la sua amara ma composta eleganza) dal n.31 al 37, mentre The wall slitta (latrando rancorosamente) dal n.51 al 66. Sono abbastanza sicuro che c’entri l’accostamento a Putin della settimana scorsa, guardacaso appena l’ho fatto ecco che i russi sono corsi a comprare dei nostri segreti militari (si vede che il telefono di Salvini era occupato) e la sezione commenti di questo blog è stata invasa (non scherzo) da bot cirillici che mi spammavano cirillosamente. Quindi, cambiamo prudentemente trend topic, passiamo ai diritti del calcio. The dark side of the moon è evidentemente Dazn, col suo passo lento e pensoso e lento e ragionato e lento – ma senza isterie e narcisismi patologici; The wall è sicuramente Sky, con i suoi ego gonfiati in modo maniacale. Mentre certamente Wish you were here è TIMvision, e la sua missione è portare infelicità alle masse. E una volta stabilito questo vi saluto e ringrazio di aver letto fin qui, alla prossima settimana.

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

La Battaglia di Grande Inverno, la Battaglia della Nazionale del 1982, la Battaglia di Drefgold e Sfera a favore di un rap molliccio e noioso.

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

Mi spiace dover premettere che questa Analisina sarà molto tecnica, perché sto cercando di vendermi come analista serio, non posso più intrattenervi come ai vecchi tempi. Mi spiace.
A proposito:

“Mi spiace”, dice il dottore al paziente: “Queste analisi dicono che le restano da vivere – mmmh, direi… sì, dieci”.
“EH? Come sarebbe, dieci? Dieci cosa – anni? Mesi? Settimane?”
“Nove”.

Bene, ora siete pronti a seguirmi in questo viaggio nella musica più ascoltata in Italia nel primo semestre del 2019. Venite con me nelle classifiche FIMI feat. Gfk.

Singoli. Ove fosse necessario dimostrare che in questo particolare campionato chi esce per primo ha ragione per forza di cose, la top 10 è costituita da brani entrati in classifica tra Natale e Sanremo (5-9 febbraio). Soldi di Mahmood, che è il singolo TOP della prima metà di quest’anno, è accompagnata da altri due brani presentati al Festival (Per un milione, Boomdabash, e I tuoi particolari, Ultimo). Tenendo conto dei cambiamenti nel concetto stesso di singolo, credo sia il miglior risultato degli ultimi vent’anni di Festival. Anche se parzialmente ridimensionato dal fatto che dal n.11 al n.30 compaiono solo altre due sanremate (Irama, Shade & Federica Carta) (…poi se volete cavilliamo sul fatto che Ultimo, Boomdabash, Irama e pure Shade&Carta, in top 30 ci entravano comunque) (en passant, vi dà fastidio se metto in bold le parti che vale la pena ricordare?) (è paternalistico?) La top 10 in ogni caso parrebbe premiare un genere soprattutto. Il genere piacione.

Ad ogni buon conto. Ora come ora, pare una buona idea fare Sanremo a febbraio. Anche perché, piccola curiosità che affascinerà chi di voi fa musica o la vende: pochissimi singoli in top 50 oggi hanno l’anzianità di servizio di quelli di Salmo o di Shallow di Lady Gaga o Sweet but psycho di Ava Max, entrate in classifica tra ottobre e Natale. Spiace che tante belle canzoni, fatte per durare, vengano defenestrate così alla svelta – ma dipende anche dall’armata di hit dell’estate che vengono scaraventate sul mercatino tra maggio e giugno. Comunque, se volete un consiglio, non pubblicate singoli a cui tenete tra ottobre e dicembre. Non c’è più una gran voglia di musica in quel periodo.

Per contro. Come convenivo col giovane collega Lapalisse, la presenza nelle zone alte della classifica di brani relativamente recenti è indice del fatto che sono piaciuti parecchio! Bad guy di Billie Eilish è entrata in classifica a fine marzo, come Old town road di Lil Nas X – ma la migliore performance in tempi ristretti è quella di Calipso (Charlie Charles, Dardust, Fabri Fibra, Mahmood, Sfera Ebbasta), dodicesimo posto ottenuto in sole 9 settimane. Wow. E pensare che qualche radical-chic ha storto il naso. E facciamoli, ‘sti nomi: io.

In top 10 ci sono sei canzoni italiane contro quattro straniere. Quando qualche ineffabile umorista (e anche qui facciamoli ‘sti nomi: sempre io) parla di sovranismo musicale, si appoggia per esempio ai dati del 2016 (nessuna italiana in top 10), o del 2017 (due italiane) o del 2018 (bang, sette italiane) (…potremmo dire che malgrado la chiara maggioranza, c’è un blando recuperino del globalismo) (ve lo confermo allargando il dato alla top 30: nel 2018 solo 10 straniere in top 30, nel 2019 sono 12) (nel 2016 erano 25 su 30) (lo streaming ha risvegliato nel POPOLO l’amore per le canzoni ITALIANE) (e se guardo i nomi di quel 2016, non è che ci fossero delle meteore, eh) (Alan Walker, Sia, J.Balvin, Maitre Gims, Coldplay, Justin Bieber, Shawn Mendes, Major Lazer, Rihanna, Drake, DNCE, Zayn, Adele) (semplicemente, lo streaming ci ha dimostrato che la nostra musica è più bella).

Hanno più di un pezzo nella top 30: Sfera Ebbasta (tre, due dei quali sono featuring), Mahmood e Salmo (il primo con un featuring, il secondo con una featurata, quella di Nstasia) (scusate per il termine “featurata”), e Ultimo. Che è l’unico che non ha coabitazioni, i due pezzi in top 30 sono solo a suo nome. Direi che finora è lui il boss di questo 2019, anche se non ha ripetuto l’exploit di Sfera Ebbasta, sette singoli (da solo o con rinforzi) nella top 30 del primo semestre 2018.
Il che mi fa anche un po’ pensare che non sia uscito un album molto forte.
(metto via questo pensierino per dopo)
A proposito di featuring. In top 10 ce n’è uno in meno rispetto al 2018.
Sempre a proposito di featuring: tra i primi 50 Ultimo compare cinque volte, contro quattro di Sfera Ebbasta. Che però quattro volte su cinque è in compagnia. Ultimo, non lo è MAI. Non è di molta compagnia. Ma è il più simpatico che ci sia.
Argomenti (maligni) di conversazione. Rispetto al 2018 latitano due nomi, che pure hanno pubblicato singoli in tempo utile: Ghali (n.54) e Fedez (non in top 100).
Altri argomenti di conversazione. Nel secondo semestre del 2018 sono poi uscite ben cinque canzoni alle quali sono bastati sei mesi o meno per vendere quanto o più delle cinque migliori del semestre iniziale. Ed erano tutte tormentoni estivi. Questo per ribadire che il Paese ha una tangibile voglia di leggerezza, insieme a una tangibile voglia di veder gente crepare rantolando.
Quindi, ora complimenti alle dieci che vediamo in cima, ma chissà domani su che cosa agiteremo le mani. Coi singoli ho finito. Credo. Ci vuole un bell’intermezzo.

Vinili. Queen, Pink Floyd.
E Pink Floyd e Queen. E Queen e Pink Floyd – e ovviamente i Nirvana. Ma c’è anche un italiano, ed è il più giovane di tutta la top 10 (Ligabue). Va beh, niente da commentare qui, no? Era giusto per fare una pausa spensierata.

Presunti album. Tre album di Ultimo e due dei Queen in top 10. Questo non lascia molto spazio al resto – ma colpisce vedere Paranoia Airlines di Fedez, quasi unanimemente considerato un flop (e i singoli parrebbero confermarlo) al secondo posto. Non che al terzo posto ci sia un album noto per essere un trionfo (Start di MiticoLiga). Proviamo a vedere se c’è qualche dato-setaccio.
(occhio che ora divento ancora più fiscale)

Un disco d’oro sono 25mila (per così dire) copie. Un disco di platino, 50mila. Nel primo semestre del 2018, sul podio ci sono cinque dischi di platino e mezzo (tre di Sfera Ebbasta, uno di Laura Pausini e uno e mezzo di Irama, che avrebbe ottenuto il secondo platino a luglio – e parliamo di un album che era uscito a giugno). Sul podio del primo semestre 2019, ci sono probabilmente tre platini e mezzo, perché se Peter Pan ne ha portati a casa tre in un anno, il 2018, è molto possibile che Colpa delle favole, uscito ad aprile, sia a tanto così dal secondo.
Insomma, quest’anno manca qualche disco di platino, lassù in alto.
Per contro, nella top ten della prima metà del 2019 ci sono sette dischi di platino già certificati, uno per ciascuna delle prime sette posizioni (il n.8, la Queen Platinum Collection, è fermo al secondo disco di platino ottenuto alla fine del 2018).
Anche nel 2018, soltanto i primi sette avevano superato le 50mila – per così dire – copie. E stando alle certificazioni, i dischi d’oro (25mila copie) erano solo per gli album fino al n.25. A quanto pare per il 2019, i dischi d’oro certificati entro la fine di giugno si fermano al n.23 (Izi, Aletheia).
Quindi, se siete d’accordo, nel 2019 abbiamo avuto meno – per così dire – vendite.
E visto che tra quei primi sette Ultimo ricorre due volte e i venerabili Queen una volta (con Bohemian rhapsody), i nomi che hanno portato a casa quei sette dischi di platino sono un pochino meno. Sempre se siete d’accordo, nel 2019 abbiamo avuto meno vendite complessive, meno album di successo e meno nomi capaci di vendere tanto – perlomeno tra gli album. Tutto questo mentre per finanziare una hit dell’estate ci sono le adunate oceaniche e i cartelloni pubblicitari in strada.

A questo punto qualcuno (facciamoli, ‘sti nomi: io) potrebbe dire che si vende meno perché gli album non piacciono e non interessano. E potrebbe notare che, al di là delle nuove modalità di compilazione delle classifiche che favoriscono i GIOVANI, bisogna pur incamerare il dato devastante del tour di Ultimo negli stadi, che non è così adolescenziale. Insomma, si era visto con Sfera nel 2018, lo vediamo con Ultimo nel 2019, siamo in pieno forsennato CAMBIAMENTO. Tanti nomi che vediamo nelle top 10 erano sconosciuti tre anni fa, come se il POPOLO non aspettasse che dei nuovi castigamatti cui tributare rapidamente il proprio entusiasmo irrefrenabile e convinto. Lo so, ricorda la politica. Sono anni che ve lo dimostro, che il mainstream è politica – ma voi niente, continuate a guardare Lilli Gruber. Eppure non ve ne voglio, e passo ad altri freddi dati.

Major league. Nel primo semestre 2018 Universal Music aveva 11 album in top 30, Sony 9, Warner 6, Believe 2, Artist First e Self uno a testa. Nel 2019 la quota di Universal supera la metà (18 su 30), Sony scende a 5, Warner a 3 (e l’anno scorso ne aveva quattro nei primi cinque), Believe sale a 3 (sempre Ultimo), Artist First resta a uno. Quasi tutta la musica che ascoltiamo in Italia viene da Universal. Beh, grazie, Universal.

Prima gli italiani. Nel 2019: cinque stranieri in top 30 (Queen, Billie Eilish, Bruce Springsteen, Imagine Dragons, LadyGaga & Brandon Cooper)
2018: due stranieri in top 30 (Ed Sheeran, Imagine Dragons).
Ehi, ve l’avevo detto che il 2018 è stato più sovranista del 2019. Ci stiamo ri-globalizzando. Beh, molto piano.

Pensavo vendessero di più. Vado dal n.70 in giù, okay? Anastasio, Elettra Lamborghini, Francesco Renga, Daniele Silvestri, Vinicio Capossela, Clementino, Liberato, Nek.
Poi, Sanremo – lo sappiamo – ha fatto un gran bene a Mahmood, e dei tre singoli in top 10 abbiamo già discusso fino allo spasmo. Ma ricordiamo un po’ anche le vittime di Sanremo. Gli album di Ex-Otago, Paola Turci, Arisa, Anna Tatangelo non sono entrati tra i primi 100.

Ma poi, significa qualcosa? Il successo, alla fine, è così intangibile. Quasi quanto questa analisi. No, anche di più! Perché tornando ai singoli: diciamo che quelli portati da Motta e Ghemon a Sanremo sono percepiti come accettabili successi, giusto? Beh, non sono nella top 100 dei singoli. Numeri troppo bassi: 4 milioni per Ghemon, 2 milioni per Motta.
E tuttavia. Diciamo che Spotify, da sola, non è tutto il mondo. E poi, Spotify ha un suo modo di spingere chi le piace tanto. Penso che lo faccia gratis.
(nel complesso, penso tante cose impensabili)
Comunque, intendo dire che accanto a Spotify nel calderone della classifica ci sono Apple e Deezer e Google e soprattutto TIM Music, allegra compagna degli italiani abbonati all’impagabile società di bandiera.
Però FIMI mi informa che a chiudere la top 100 ci sono nell’ordine, singoli di Nigiotti, Gazzelle, Achille Lauro e Dark Polo Gang.
Ebbene, per quei singoli i numeri di Spotify a semestre chiuso sono:

Nonno Hollywood – Nigiotti, 8 milioni di ascolti
Sopra – Gazzelle, 14 milioni di ascolti
C’est la vie, Achille Lauro & Boss Doms, 9 milioni di ascolti
Gang shit, Dark Polo Gang feat. Capo Plaza, 13 milioni di ascolti.

Concludo che non devo fidarmi troppo di Spotify. E che Nigiotti è più amico di altre piattaforme – magari Tim Music, appunto. Però concludo anche che 4 milioni di ascolti in cinque mesi su Spotify non bastano a una top 100.

Tornando agli album. Cosa possiamo aspettarci per il secondo semestre? Se per i singoli l’effetto accumulo, a fine anno, non è una garanzia di gloria perché l’estate dà una botta a tutto il comparto, è ancora più difficile prevedere cosa accadrà tra gli album. L’anno scorso uscire all’inizio dell’anno ha avuto un suo peso: nel 2018 il podio del primo semestre e quello dell’intera annata erano composti dagli stessi artisti: Sfera Ebbasta, Laura Pausini, Irama, e solo tre album usciti da luglio a dicembre sono poi riusciti a infilarsi nella prima decina (Salmo, Maneskin e Ultimo). Anche in questa classifica interlocutoria sulla quale sto pindareggiando, sul podio abbiamo album usciti nel 2019. E tuttavia, subito dopo, dal n.4 al n.9, abbiamo sei album usciti alla fine dell’anno scorso. E le vendite degli attuali primi tre sono così basse che è lecito aspettarsi un podio un po’ diverso a fine 2019. In caso contrario, abbiamo un problema.
Ma che importa, ne abbiamo tanti. E con questo, io e Analisina vi salutiamo.

Mentre noi parliamo d’altro, Irama – Classifica Generation, stagione III, ep. 5

Mentre noi parliamo d’altro, Irama – Classifica Generation, stagione III, ep. 5

Sanremo: bene (come l’anno scorso) i singoli, male (peggio dell’anno scorso) gli album. Per qualcuno, male sia il singolo che l’album.

TheClassifica 44. Spacciando il nulla

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(scena: un’abitazione ammodo. Forse, casa vostra) (in sottofondo: il giornale radio, durante la colazione) “A febbraio il rapper romano Gemitaiz, 25 anni, al secolo Davide De Luca, è stato condannato a un anno e dieci mesi per spaccio di droga. Ha sostenuto vivacemente che le