Tag: Dark Polo Gang

Benvenuti alla rap machine (TheClassifica 2/2022)

Benvenuti alla rap machine (TheClassifica 2/2022)

CarloMarx, LilliGruber, i rappinatori di Milano, la Fear Of Missing Out dei rapper italiani e Sick Luke n.1 con X2 e giù battute sulla schedina.

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Pre Messa. L’altra sera avevo la tv accesa. Volevo un sottofondo mentre cercavo dati che mi servivano. Beh, ho trovato un Italia-Perù dei Mondiali del 1982, per veri intenditori. Non ho visto i primi 25 minuti, in cui l’Italia aveva segnato. Però il Perù ci ha assediati per 60 minuti. Scirea, Gentile e Tardelli erano tipo Jaime Lannister, Il Mastino e Lady Brienne nelle scene incasinate della Battaglia di Winterfell, quando menano colpi a caso e nel buio stendono sempre un infoiato del popolo dei morti o del pueblo andino. Sempre più Inca, quelli ci hanno chiuso in area fino al pareggio sacrosantissimo. Poi però quell’Italia, dopo un’altra partita penosa col Camerun – secondo Oliviero Beha, ammorbidito dai nostri dirigenti – imbroccò quattro partite fenomenali, e lì nacquero gli anni 80. E gli Eroici del Mundial di Spagna. Gente che azzeccò 4 partite in sei anni, e avallò la narrazione degli italiani che danno il meglio quando hanno l’acqua alla gola
(ed è da allora che continuiamo a versare, amici. Non fermiamoci! Sì, altra acqua: vedrete poi!)
(ma ora arrivo al punto)
Il punto. A fine partita ho fatto andare il telecomando e ho trovato Mario Giordano che aveva ospite Iva Zanicchi. E correndo per lo studio gridava con la sua voce Fuori dal coro: “Ma Iiiiivaaaa, dicono che sono paaaazzzooo, ma sono iiiiio il pazzooo o chi fa arrivare gli africanii, sono davvero IIIIO il paaaaazzo” (correndo verso la telecamera e infilandoci naso e occhi stralunati e anfetaminici nel tentativo di guadagnarsi un’ennesima gif).
Per un secondo ho pensato: “…Ma in che senso, Iva Zanicchi?”
Nel senso che mi ero dimenticato. Iva Zanicchi è stata deputata al Parlamento Europeo per una legislatura e mezza, per il POPOLO della Libertà.
Prima di cambiare canale, approdando con soddisfazione su Focus che dava una roba di balene depresse (si stanno estinguendo – tipo il pop inglese) ricordo di aver pensato: “Eh, ora noi rimpiangiamo il passato, però ieri questo Paese mandava Iva Zanicchi al Parlamento Europeo”. E mi sono messo un paio di like da solo, come quelli che fanno le battute e si mettono da soli le faccine che ridono con le lacrime. Poi però mi sono dissato da me, twittando mentalmente “Invece Iva Zanicchi aveva perfettamente senso – averne, di Ive Zanicche!”. Tra l’altro, nella sua seconda legislatura totalizzò il 97% di presenze in aula, mica come il cretinazzo che sapete. Ricandidatasi nel 2014, non fu rieletta solo perché a quel punto noi, il POPOLO, avevamo bisogno di ben altri eroi.
Quello che sto cercando di dire è che forse un giorno mi guarderò indietro e riconoscerò che Sfera Ebbasta è stato un gigante della nostra musica, rispetto a

Il numero uno. Sospetto anzi che Sfera Ebbasta, che è il mandante (e in teoria, il discografico) di Elia Specolizzi da Racale (Lecce) detto DrefGold, ce lo mandi sapendo che lui al confronto può sembrare Leonard Bernstein. Anche se nel suo fortunato album Elo ci sono un numero adeguato di FEATURING (Sfera, Capo Plaza, Tedua, Luché, Lazza, Tony Effe, Gué Pequeno e i FSK Satellite), detto disco – che detronizza dalla vetta dei presunti album il minidisco senza pretese della Dark Polo Gang – è un prodotto che non può essere accettabile da chi ha più di 14 anni, e da chi ascolta musica per motivi diversi dal darsi un tono coi propri compagni di classe o annoiare i genitori boomer. Le rime sono ebeti – però ebeti in un modo penoso, non nel modo allegro degli FSK.
È qui che devo ammettere che qualche settimana fa mi sono speso per Little Richard, che aveva iniziato la sua carriera con il proclama dislessico “A-wop-bop-a-loo-bop-a-wop-bam-boom”?
Ok, immagino che sia qui.

Il punto (ancora). Io sono disposto a sentire un tizio che scova la parte più imbecille di me – non ci si mette nemmeno molto, non è che la nasconda così bene. Sono disposto a sentirmi dire idiozie anche per un tempo prolungato. Ma se su certe basi moscettine ma cool mi tocca sentire idiozie che non mi divertono nemmeno, allora tanto vale guardare ReteQuattro o Giletti su La7.
Perciò non me la sento più di definire questa roba #rapitaliano. Non dopo che sono usciti gli album di Marracash e di ThaSupreme e di Ghali, ed era uscita la Machete Mixtape e l’album di Night Skinny e c’è Madame in giro. Voglio dire, c’è – perché sì, c’è – un tentativo di alzare il livello medio, anche del puro divertimento. Invece Elo è un prodotto che punta alla fascia anagrafica appena superiore a quella dei bimbi dell’asilo che ascoltano Il Fantadisco dei MeControTe (che risale al n.11, e lotta insieme a noi).

Ne ho parlato perché è al n.1, e come tale mi tocca. Ma mi fermo qui. Vi lascio, per approfondimenti, alle recensioni di gente che al suo esordio due anni fa lo approvava incondizionatamente, perché erano i tempi in cui i puccettini di Rollinston e Noisi ripetevano saltellando “Se non capite siete vecchi, se non vi piace il problema siete voi, la musica va avantissimo, NOI siamo avantissimo”.

(Opps, a ‘sto giro però non lo hanno recensito) (vigliacchi) (ma non ti preoccupare Dref: l’ho fatto IO – perché sono un tuo bro, fra, zì, komparema, uen, uen, sugli sugli, bane bane)

Il resto della top ten. Elo è entrato al n.1 davanti a un’altra nuova entrata, Il concerto ritrovato di Fabrizio-DeAndré & PFM. Concedendo anche ai critici brizzolati il grido di dolore sui tempi villanzoni che consentono questo scempio: DrefGold davanti a FaberGold, dove andremo a finire eccetera. Al terzo posto rimbalza per qualche motivo l’album di Gaia, che è stato pubblicato due mesi fa ed era al n.30 quindi dev’esser stato rivitalizzato da un qualche ultimatum di Maria DeFilippi agli atterriti spettatori. Il podio della settimana precedente è tutto dal n.4 al 6 (Marracash, Ghali, Dark Polo Gang); al n.7 ThaSupreme compie sette mesi in top ten davanti ai Pinguini Tattici Nucleari e chiudono la prima diecina due nomi NON ITALIANI: The Weeknd e Dua Lipa. Ok, notate niente? Non manca qualcuno?

Altri argomenti di conversazione. Sono usciti dalla top ten Colpa delle favole di Ultimo (uh!) (oh!) (ecco chi mancava), Ezio Bosso e Travis Scott. Entra al n.24 Agust D, cioè Suga dei BTS, e possiamo spuntare la casella del primo rapper asiatico a entrare in classifica (no, Gangnam Style non ve lo accetto). Entra al n. 41 Wunna, di Gunna, numero unna in USA. Al n.100, ingresso incoraggiante per The 1975. Lasciano la classifica Polo G dopo una settimana, Ghemon dopo quattro (gosh). Eminem dopo 17 settimane.

Sedicenti singoli. Sale al n.1 la canzone balneare di Irama, Mediterranea, che apre finalmente i sei mesi in cui l’Italia si trasforma in Tormentonia. Alle sue spalle, l’altrettanto chiringuita Elegante di Drefgold&SferaEbbasta. Colgo l’occasione per intrigarvi ulteriormente con le sue rime versione spiaggia – potrete ascoltarle sognanti sulla vostra barchetta a komparemi.

Ancora sul podio, al n.3 Good Times di Ghali. Entra per ora al n.5 la joint-venture LadyGaga-ArianaGrande, mentre sale inesorabilmente il pezzo VIRALE di Emanuele Aloia, Il bacio di Klimt (n.7). Dopo il n.2 iniziale, Problemi con tutti di Fedez scende subito al n.20, curiosamente appena sopra Le feste di Pablo di Cara & Fedez, ex n.1 – ora n.21. Anche su Mahmood & Massimo Pericolo (Moonlight popolare) il verdetto mi sembra abbastanza drastico (dal n.3 al n.22). Ma già che siamo qui, vi sommergo di cose da dire ai vostri primi apericena mascherati: i singoli della Dark Polo Gang sono già tutti usciti dalla top 30 (bufus!), gli irriverenti regaz de Lo Stato Sociale con la giocosa Autocertificanzone non li vedo proprio tra i primi cento (magari ho guardato male, eh) mentre a un anno dall’ingresso in classifica, Una volta ancora di Fred De Palma e Ana Mena non ne è mai uscito ed è ancora al n.30, per quella nostra voglia di Temptation Island che non si estingue mai. Viceversa, mi duole informarvi che Ma lo vuoi capire? di Tommaso Paradiso langue al n.58, perché non è stato capito. Al contrario dei

Lungodegenti. Arriva Luché, che passa a tre cifre: Potere (Il giorno dopo) è in classifica da 100 settimane. Entra in un privé in cui lo aspettano ÷ di Ed Sheeran (entrato 169 settimane fa), Sfera Ebbasta con Rockstar (123). Peter Pan di Ultimo (120), Pianeti del medesimo Ultimo (117), 20 di Capo Plaza (110). E poi va beh, nel lato oscuro del privé ci sono i

Pinfloi. The dark side of the moon stacca il numero 186 (tre anni e mezzo abbondanti) salendo al n.33. Ma il mio cuore sbatte su The Wall, che dopo un esilio di due mesi è rientrato in classifica a metà maggio e ora sale dal n.70 al 63 – forza, forza ragazzo, ora ricominceremo tutto, nella Fase 2 ti ascolteremo per ricordarci i picchi di cupezza del lockdown: non ti lasceremo più scendere sotto il n.100, andrà tutto bene, bring the boys back home.

(…ci sarebbe anche Wish you were here entrato al n.90, ma lo ignoro con alterigia) (grazie per essere arrivati fin qui, a presto)

Piccoli Maschi Italiani – TheClassifica 20/2020

Piccoli Maschi Italiani – TheClassifica 20/2020

The dark side of the dark polo.

Battisti vs ThaSupreme, Marra vs Zucchero: la solitudine dei numeri – TheClassifica n.46

Battisti vs ThaSupreme, Marra vs Zucchero: la solitudine dei numeri – TheClassifica n.46

Contiene un dissing a due amici. Gli altri quattro che mi sono rimasti, si tengano pronti.

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

PARTE PRIMA

1. INTRO. Voglio ringraziarvi anticipatamente. Perché avete cliccato per leggere un pezzo su Alberto Urso da Messina detto Il tenorino, n.1 in classifica dei presunti album, invece che su uno degli articoli che celebrano i 21 anni e quattro mesi dell’Album Che Ci Ha Cambiato La Vita, o i novemiladuecentocinquanta giorni (cifra tonda) della Canzone Dopo La Quale Nulla Più Sarebbe Stato Come Prima.
Certo, siete sempre in tempo. Non volete farvi raccontare un’altra volta di come il Duca di Duluth o il Folletto di Madchester hanno scritto i loro capolavori? Oppure dei loro dischi minori, che solo voi e pochi eletti sapete capire?
Ok, allora. Vi ringrazio ancora. Però vi avverto, non sarà bello. A parte la foto di Berlusconi, ovviamente.
2. OGGI E’ L’ANNIVERSARIO di qualche mio pezzo di 10 anni fa in cui paragonavo il n.1 in classifica (chiunque fosse) a Berlusconi (chiunque fosse). Poi, caduto Silvio nel novembre 2011 (con Laura Pausini al n.1) arrivò il governo Monti, che si dimise il 21 dicembre 2012 (al n.1 c’era Jovanotti). Poi, io lo so che sarebbe inconcepibile oggi, eppure andò al governo Letta, e fino al 14 febbraio 2014. Quel giorno c’era MiticoLiga al n.1.
Come credo sappiate, a prendere il suo posto fu Renzi, fino al 7 dicembre 2016. Ma a un certo punto anche quell’amore finì, e mentre passava distratta la notizia di loro due (Renzi e il Governo) Tiziano Ferro era al n.1. Alla Massima Carica ascese Paolo Gentiloni, discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silveri. Il 24 marzo 2018, l’altrettanto nobile (ancorché Grillina) Mina Mazzini lo salutò dal n.1. Dopo di che, il 1 giugno, Giuseppe Conte e Irama conquistarono la vetta che meritavano.
Tutto sembra avere un senso – tuttavia lo vedete anche voi, c’era una forzatura: qualcosa si era rotto. Non potevo ripetere la gag, perché nessuno dei successori di Berlusconi era un n.1 altrettanto fosforescente. Eppure c’è qualcuno che si può considerare
3. LEADER DEL DECENNIO SENZA DISCUSSIONI. Questi che vado a elencare sono i n.1 in classifica nella prima settimana del mese di giugno dal 2012 al 2019 (se il 2011 non è nell’elenco, c’è un motivo). Eccoli à rebours:

2019 – Alberto Urso
2018 – Irama
2017 – Riki
2016 – Sergio Sylvestre
2015 – The Kolors
2014 – Dear Jack
2013 – Moreno
2012 – Alessandra Amoroso

2011 – Quell’anno Amici si concluse nel mese di marzo, non a maggio come a partire dall’anno dopo; per quell’edizione, il vincitore Virginio Simonelli entrò solo al n.4. Avrebbe fatto meglio di lui Annalisa, n.3.
Avrete vellutatamente notato che ogni anno, con le buone o con le cattive, appena finita la trasmissione, prontamente un Amico di Maria è andato al n.1.
E questo che leggete nell’articolo dell’eccellente quotidiano Libero è quello che è successo l’anno scorso in occasione della finale.

4. IL CAMBIAMENTO. Riguardiamo adesso gli ultimi Amici Numeri Uno: l’extracomunitario nero, il giovane efebico, l’erratico arrogante che inneggia a una Nera. C’è una coerenza di fondo – finché nel 2019 ti va a vincere il tenorino Alberto Urso, proprio un anno dopo che il Capo dell’Italia ha sdoganato la trasmissione tra i suoi elettori
(…non intendo dire che prima qualcuno tra loro non la guardasse) (però ORA guardarla fa parte della linea politico-morale)
Personalmente, la trasmissione mi rifiuto di vederla fin da quando era Saranno Famosi. Tollero con forti tic nervosi la visione di X Factor, non ho tempo da buttare in The Voice Of Italy, rimpiango Spit (…magari non l’ultima edizione, toh). Ma non posso negare ai n.1 usciti da Amici delle evidenti connessioni con quello che nei rispettivi anni, indipendentemente dai gusti personali, potevamo considerare contemporaneo. Ok, qualcuno più (Moreno, The Kolors, Irama), qualcuno meno (Sergio Sylvestre, forse i Dear Jack).
Invece ascoltando Solo di Alberto Urso non mi so spiegare del tutto il suo appeal, non mi bastano i begli occhioni o l’idea che sia il figlio che le famiglione italianone di Canale 5 vorrebbero. Sarebbe facile dire che nell’intera operazione c’è un po’ di Bocelli e un po’ di Il Volo, anche grazie alla produzione di Celso Valli. Però credetemi, se sentiste Solo (…ma perché dovreste? Sono qui a infliggermelo per voi) non siamo realmente lì. Ogni tanto mi sembra un ritorno con vendetta del belcanto alla Claudio Villa; ogni tanto semplicemente il Roby Facchinetti più grigio – però con testi che grazie al lavoro cesellato di autori come Daniele Magro e Federica Abbate sono bolsi e putrefatti come quelli dei Modà. Vado a sottoporvi dei campioncini omaggio. Saltate pure al punto 6, se credete.
5. ANGELI INCAZZATI BUONI COME IL PANE
“Io sceglierei te che credi ancora in questi occhi e in questa voglia inspiegabile, credere all’amore finché il sole si accende, perché sei l’unica voce a cui il mio cuore risponde. E che prima di essere schiuma saremo indomabili onde, e perché tutto ritorna com’era se nessuno si arrende”. (Indispensabile)
“Pochi soldi ma tanta passione. Se non fossi canzone, non canterei. Se non fossi rifugio non resterei. Se non fossi desiderio non brucerei, se non fossi proprio come adesso sei. Se non fossi parole, non parlerei. Se non fossi le stelle non sognerei. Se non fossi la pelle non brucerei. E non sarebbe passione, no. Se tu fossi ritardo io ti aspetterei”. (Non sarebbe passione)
“Stiamo sopra i tetti svegli come antenne, belli come i fiori, buoni come il pane diventati grandi forse troppo in fretta ma con una grande voglia di giocare. Inseguiamo sogni e sogniamo amori anche se ci resta poco da sognare. Noi disobbedienti angeli incazzati e il domani è fatto per chi cambierà. Hanno spento tutto anche la luna ma io per fortuna ho ancora te, perchè ci vuole del coraggio per amare in questi giorni, per cercare la bellezza anche nelle cose tristi. Perchè solo due incoscienti in mezzo a questa confusione si riconoscono e tu sei la mia rivoluzione”. (La mia rivoluzione)
6. Beninteso, chi va al n.1 ha sempre ragione e figuriamoci se discuto il cuore immacolato di Maria che ogni anno fa eleggere il proprio uomo forte. Ma anche a voler riconoscere una qualche sottigliezza al governo Urso, posso giusto azzardare (forzando) che sia una specie di risposta tardiva al fallimentare Licitra di X Factor – come dire: “Voi fessi non potete mandare al n.1 questa roba, ma NOI sì”. Non credo che ci sia realmente una domanda del mercato per il suo genere, lo vedremo la settimana successiva ai firmacopie. C’è una domanda del pubblico. E non è la stessa cosa.
Però in generale, non credo si possa obiettare che a un anno dall’insediamento del Governo del Cambiamento e da quel fatidico endorsement alla trasmissione da parte dello stupido scimmione, il partito di Amici abbia fatto un balzo indietro nel tempo come non lo aveva mai fatto prima. E forse proprio in questo, è ferocemente contemporaneo.

PARTE SECONDA

Resto della top ten. Lascia il n.1 Izi, che scivola al n.4 sotto l’Amica Giordana Angi (n.2) e l’incrollabile Ultimo con Colpa delle favole (n.3). Al n.5, rimbalzo di Trap lovers della Dark Polo Gang dal n.57, grazie all’edizione Reloaded, che include gli ispirati due minuti e mezzo di Taki taki (pronuncia: Dàghidàghi) ma soprattutto tutti quei featuring di cui pensavano di poter fare a meno (tipo Gué Pequeno, Luché, Capo Plaza). Entra al n.6 Acquario di CoCo (sì, lo so che sapete chi è) (ma lo dico lo stesso: Corrado Migliaro, rapper di Napoli); completano la prima diecina Billie Eilish, Salmo, Ultimo (stavolta con Peter Pan. Mentre Pianeti è al n.16) e l’ex n.2 Vinicio Capossela, ora n.10.

Altri argomenti di conversazione. Escono subito dalla top 10 l’Amica Tish e i Rammstein. Entra al n.14 lo strano aggeggio di Sting, al n.49 Raige, al n.58 Morrissey e al n.59 Massimo Di Cataldo (mi piace saperli vicini), e al n.77 North of Loreto. Fuori dalla classifica Tony Hadley dopo una settimana, come del resto Mezzosangue, Nayt, Giorgio Vanni e i Whitesnake; Sergio Cammariere ha resistito due settimane, P!nk è durata una ventina di giorni, Side Baby cinque settimane e dopo un mese e mezzo ci ha lasciati Fabrizio Moro che a metà aprile era n.1 – non mi spiego come mai chi lo ha acquistato non lo abbia caldeggiato ai parenti. Ma salutano anche due big veri: Eros Ramazzotti dopo 25 settimane (stessa permanenza di 6IX9INE) e Jovanotti, che trasformando Oh, vita! in Oh, live! si era barcamenato per 76 settimane.
Viceversa, superano quota 100 due album, quelli di Imagine Dragons e Carl Brave X Franco 126, che si uniscono al club di cui sono membri da più di due anni Ed Sheeran, The dark side of the moon e l’album più longevo tra i primi cento, Hellvisback di Salmo (173 settimane).

Miglior vita. Sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di conduttori di Unomattina; il più in vista è sempre la colonna sonora di Bohemian rhapsody, al n.27, mentre Nevermind è al n.85, il che induce gli analisti a cauto ottimismo sull’economia. Indicazioni politiche contrastanti provengono invece dai

Pinfloi. The dark side of the moon perde consensi, ritengo a causa delle tensioni tra i due partiti di Governo: scende dal n.55 al n.60. Intanto The wall guadagna consensi, ritengo a causa delle tensioni tra i due partiti di Governo: sale dal n.92 al 78. Infine,

Sedicenti singoli. Al n.1 sempre i New Bimbi di CharlieCharles con la bella HIT DELL’ESTATE Calipso – è proprio bella, vero? Mmmmh, bella, sì – ma ora è seguita dalla bituminosa HIT DELL’ESTATE Ostia Lido di J-Ax. Entra un po’ bassa, al n.8, la HIT DELL’ESTATE Jambo di Takagi, Omi, Giusy Ferreri e Ketra al n.8. Esce invece dalla top ten la HIT DELL’ESTATE Maradona y Pelè dei Thegiornalisti, forse perché il loro friccicore indie è diventato un friccicore major. A me fanno il medesimo robusto schifo in entrambe le accezioni ma forse per parte dell’elettorato qualcosa è cambiato – completamente.

Sono stato su TikTok con Madonna – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 14

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Là fuori è il far west, e non c’è Red Dead Redemption per nessuno.

ClassificaGeneration Stagione III ep. 3. Fedez e Di Maio: guardando dal trono

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Quando il potere logora chi ce l’ha, anche il potere non è più quello di una volta.

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

Buongiorno e benvenuti – scusate se il posto è piccolo, grazie per aver portato le sedie da casa. Cercherò di essere conciso ma se posso darvi un suggerimento, non siete tenuti ad ascoltare tutto. Magari potete fare un giro e tornare dopo. Io in compenso mi sento tenuto a mettere giù tutto: in fondo un rapporto è un rapporto, no? E quando il rapporto sarà finito, potremo convenire che non siete voi: sono io. 

Indice. Sto per parlarvi dei presunti album e sedicenti singoli più (per così dire) venduti, dei concerti più visti, delle canzoni più ascoltate per radio, dei vinili, delle case discografiche più presenti in classifica, di Sanremo, dei talent, e forse dei flop.

Prontivia. TOP TEN ALBUM.
– Tutti maschi tranne Laura Pausini (l’anno scorso, nessuna donna).
– Tutti italiani tranne Ed Sheeran (come l’anno scorso. E lo straniero era sempre lui).
– Tutti sotto contratto con una major tranne Ultimo (come l’anno scorso. L’infiltrato era Ghali).
– Tutti sotto i 35 anni tranne Laura Pausini (l’anno scorso, sei over 35). Le tre multinazionali che sostengono FIMI volevano dimostrare la loro dinamica supergioventù, e hanno applicato il CAMBIAMENTO al sistema di rilevamento premiando lo streaming. Poi non sarò io a dirvi se la Universal darà a Gemitaiz (n.9) e ad Eros Ramazzotti (n.22) la stessa mancia di fine anno. Io sono qui semplicemente a commentare la classifica, fingendo che questi siano dischi veri, e si vendano. Se lo fa la FIMI, e se a Gemitaiz va bene, chi sono io per cavillare.

E a proposito di Gemitaiz: è sicuramente il re del featuring. Il suo album Davide contiene 15 brani (e che siano tanti, fa bene alla classifica, perché gonfia le cifre dell’album) e tanti ospiti che portano i loro fan come a una bella festa – occhio che non vi rubino i giacconi, gli adolescenti ricchi lo fanno spesso alle feste perché sono gangsta, ahaha, ben vi sta, bufus. Ospiti di Davide: Gue Pequeno, Achille Lauro, Fabri Fibra, Coez, Madman. Con 51 e 21 milioni di ascolti, i featuring di Coez e Achille Lauro sono i suoi brani più sentiti su Spotify. Anche se il featuring dell’anno è Tesla, che grazie a Sfera Ebbasta e Drefgold porta 64 milioni di ascolti a Capo Plaza.
E a proposito di rappusi: in top 10 ce ne sono 5. L’anno scorso erano 3 (Ghali, Gué Pequeno, Fabri Fibra) più rappusi parzialmente scremati (Jovanotti, J-Ax&Fedez) che volendo riportano la percentuale in parità. Verò è che anche l’età dei rapper scende rispetto al 2017. L’età delle donne no, anche perché alla fine sono sempre quelle: in top 30 ci sono Pausini, Emma, Sandrina Amoroso, Giorgia. Scendiamo pure, tanto ve le posso anche elencare tutte, ci si mette un attimo: c’è Mina al n.38, Annalisa al n.39, Francesca Michielin al n.62, Cristina D’Avena n.69 (inserire umorismo qui). E con Carmen al n.99 abbiamo chiuso. Aggiungendo le straniere, fanno 12 donne in classifica su 100 posizioni. Sì, amici, la classifica del CAMBIAMENTO che piace ai giovani è maschia e italica. Ma magari la spiegazione è semplice: le donne in Italia non hanno nulla da dire. Skrrrt, skrrrt.
Quota Talent Pop: 2 (includo Benji&Fede anche se non vengono da un talent, viceversa escludo Maneskin anche se vengono da un talent, perché qualunque cosa facciano, non so se sia pop). Buona annata per entrambi anche se pare di poter dire che in questi due-tre anni il successo vero si concentra su un nome solo per ciascuno. L’anno scorso non c’era nessuno per X Factor, mentre per la DeFilippi & Associati c’era Riki invece di Irama.
E a proposito di Irama. Il secondo presunto album più venduto dell’anno, Plume, in realtà è un EP, sette canzoni, trainate dalla megahit Nera (49 milioni di ascolti). Irama in autunno ha pubblicato un altro album (Giovani, n.28) quando avrebbe forse potuto fare la gherminella di ripubblicare Plume in una Fero Edition, e forse superare Sfera Ebbasta. Perché tra gli album più venduti, alcuni sono usciti due volte se non tre, e uno di questi è proprio quello dell’impellicciato di Ciny. Sfera Ebbasta nel 2018 ha pubblicato Rockstar anche nella Popstar version (in autunno) e nella International version; Lady Pausa per contro ha ripubblicato Fatti sentire col titolo Fatti sentire ancora e ha aggiunto una versione Deluxe. Tutti i brani aggiunti o reinseriti nelle nuove versioni, naturalmente, vanno a gonfiare i numeri del presunto “album” che la FIMI conteggia come unico. Se non vi sembra sportivo parlatene con un discografico, cercateli su Linkedin – cercate la posizione Masnadieri.

E a proposito di Sfera Ebbasta. La prima versione di Rockstar è uscita a gennaio, che vuol dire dodici mesi di tempo per accumulare ascolti. Irama è uscito a maggio, Salmo è uscito a novembre, i Maneskin a settembre, Ultimo a febbraio. Questo per dirvi che volendo, potreste tenerne conto. Ma anche per dirvi che la faccenda di risultare il più venduto dell’anno a qualcuno importa parecchio. E se col vecchio sistema essere l’artista più venduto a Natale poteva significare essere il più venduto dell’anno, ora che ci è stato regalato il CAMBIAMENTO non lo è più – cosa che credo risulti particolarmente chiara a Marco Mengoni (n.12). Comunque, putacaso, a metà gennaio uscirà l’album di Fedez. Ma ora,

Beninomanonbenissimo. Quanto appena detto spiega perché alcuni grossi nomi sono rimasti fuori dalla top 10 e si adattano a stare tra il n.11 e il n.20. C’è un bel parterre de roi: Jovanotti, Mengoni, Sandrina Amoroso, Emma (malgrado gli affanni iniziali. Anche per lei, comunque, un reboot dello stesso album ha aiutato), Cesare Cremonini, Ermal Meta, e persino Thegiornalisti al n.20. Sotto di loro, mi sentirei di aprire la categoria

Nonbenissimo. Eros Ramazzotti n.22, Negramaro n.23, Giorgia n.25, Gué Pequeno n.27 (Gentleman era stato n.10 nel 2017). Però anche sotto il n.30 c’è gente importante.

Non. Al n.34, malgrado la buona accoglienza per Se piovesse il tuo nome, c’è l’album di Elisa, casualmente solo due posizioni sopra Evergreen di Calcutta. Per lui è un buon risultato, diciamo che è la sua dimensione, anche se per diversi colleghi è il Paul McCartney italiano. Eppure questo forse non basta per vendere anche i dischi (lo dico senza cattiveria, so che non lo crederete ma per me il disco di Elisa è buono) (il discorso è più ampio, e riguarda i gusti del POPOLO e l’influenza dei device sulla roba che si ascolta, è una questione tecnica e non ho tempo per dilungarmi ancora sull’argomento). Non credo che per Elisa sia un problema, anche se mi figuro che la nuova casa discografica si impegnerà per farle fare cose più lucrative. Fabrizio Moro, co-vincitore di Sanremo, è n.44, anche se con una raccolta (Sanremo, incidentalmente, è stato un bagno di sangue per tutti, eccetto Ultimo). Emis Killa si piazza al n.46 pur avendo debuttato al n.1, come del resto la Dark Polo Gang che chiude al n.51 – e con tutto lo sbattimento di firmacopie che hanno fatto, non parrebbe un gran risultato, però ciànno gli orològgi, ciànno gli occhialetti, ciànno le bitches, ciànno la robba nella tasca, sfilano per i brands, non sarò io a discutere. Lo Stato Sociale al n.88 (la raccolta contenente il motivetto di Sanremo), Subsonica n.89, Max Gazzé n.91, Achille Lauro n. 98 (…deve aver fatto fatica, Baglioni, a convincere la Sony a farlo partecipare a Sanremo). E l’album 68 di Ernia che era entrato al n.1 la settimana dell’uscita, non è riuscito a entrare nella top 100. Dove è entrato di gran peggio. Ma non Baby K. Né Lorenzo Licitra, vincitore di X Factor 2017. E nemmeno Cosmo, Le Vibrazioni, Nigiotti, Decibel, Tiromancino, Noemi, Riccardo Sinigaglia e Luca Carboni (uuh). E nemmeno Motta, malgrado Vivere e morire abbia ricevuto la Targa Tenco 2018 nella categoria “Miglior disco in assoluto”. E lo è certamente. Mm-hmm.

Sanremo 2018. Un bagno di sangue. Ah, ve lo avevo già detto, vero? Si sono salvati solo Ultimo ed Ermal Meta (n.19). Comunque quello nella foto non è Ermal Meta, è Motta.

Sovranismo. Visto che ÷ (Divide) di Ed Sheeran è uscito nel 2017, nessun album straniero del 2018 è entrato tra i primi 30. Lo ripeto in maiuscolo? NESSUN. ALBUM. STRANIERO – ok, può bastare. Posto che l’italiano schifa gli stranieri bianchi neri e gialli, perché quando loro erano ancora nelle palafitte lui già eleggeva dei crapuloni, da noi i fenomeni mondiali tirano su a malapena il minimo sindacale. Il miglior piazzamento è di Evolve degli Imagine Dragons, al n.32. Lo incalza, da defunto, XXXTentacion, al n.37. Drake, anche quest’anno pascià imperiale delle vendite mondiali, da noi piazza Scorpion soltanto al n.55 (ah, ne soffrirà indicibilmente). Ariana Grande ed Eminem (concerto più visto dell’anno, a Milano) sono persino andati al n.1 in classifica, ma perché usciti in settimane di sottoaffollamento, tant’è che alla fine eccoli lì vicini al n. 64 e 65 – che bella coppia. Tra l’altro Ariana è stata la prima donna straniera ad andare al n.1 in Italia dai tempi di Adele. Poi abbiamo i Muse al n.72. Bruce Springsteen al n.87 (sotto Einar di Amici, sigh). E poi sostanzialmente la pacchia è finita. I titoli internazionali sono 25 su 100, ma dobbiamo includere Queen, Pink Floyd, Guns’n’Roses: i titoli usciti negli ultimi 2 anni sono meno della metà.Travis Scott, malgrado il debutto al n.1 (ad agosto, beninteso), rimane escluso dalla top 100 annuale. Cosa che lo accomuna a un sacco di gente, dagli Arctic Monkeys a David Byrne a chiunque sia piaciuto a quelli che se ne intendono. Non guardate me. Skrrt, skrrt.

Intermezzo del buonumore. La canzone più diffusa per radio è stata Non ti dico no di Boomdabash & Loredana Bertè (dati EarOne). Al n.2 Who you are di Mihail, al n.3 Una grande festa di Luca Carboni. Nessuna delle tre è tra i primi trenta singoli dell’anno, la n.2 e la n.3 non sono nemmeno tra i primi cento. Ok, radio: all’anno prossimo.

Le Megaditte. Tra gli album, Universal si prende il n.1 e un n.9 grazie al suo roster di rappusi, ma è Warner che ha avuto un’annata che non ricordava da un bel po’, con cinque nomi in top 10 e con una certa varietà, bisogna dire: il pop (Irama, Laura Pausini, Benji&Fede), il rap (Capo Plaza), per far contenta la sede inglese, su nel centro dell’Impero. Come l’anno scorso, un indipendente (Ultimo, per Honiro – Believe) nelle alte sfere. Alla fine:
Universal – 41 titoli
Sony – 27 titoli
Warner – 20 titoli
Distribuzione indipendente: Artist First 7, Believe 3, Self 2.
Tra i singoli invece Sony porta a casa il n.1 e in questo caso si gioca la top 10 con Warner, con quattro titoli a testa, contro due di Universal. E a proposito:

Sedicenti singoli. Nel 2017 c’erano stati tre singoli italiani in top 10 ed era stato un trionfo rispetto agli anni precedenti, quest’anno a essere tre sono gli stranieri, finalmente li stiamo ricacciando da dove sono venuti. Con il n.1 di Amore e capoeira ottenuto con Takagi&Ketra, LaGiusy è la n.1 dell’anno proprio come nel 2015 quando cantava Roma-Bangkok con Baby K. A proposito di joint-venture, ce ne sono cinque nella prima diecina, tutto sommato un numero contenuto. Trap non ancora debordante in hit-parade (tre singoli), mentre almeno metà dei pezzi sono quelli che amabilmente definiamo “tormentoni estivi” e che ormai sono megaproduzioni con budget che basterebbero a mantenere per diversi anni un piccolo Comune del Centro Italia, e che certamente permette a qualcuno di lasciar perdere quella vecchia faccenda degli album. Naturalmente, in qualche caso abbiamo a che fare con singoli veri, in qualche altro con i brani di punta degli album. Né io né voi abbiamo margine di discussione su questo, perciò prendiamo in considerazione chi avrebbe voluto essere in questa top 10. E invece.

Einveceno. I due pezzi oréndi dei Thegiornalisti si fermano al n.16 e 17, Pappappà rappappà de Lo Stato Sociale è n.30, la molto celebrata Non ti dico no di Loredana Berté e Boomdabash è n.38, Faccio quello che voglio di Rovazzi n.49, la vincitrice di Sanremo Non mi avete fatto niente di Ermal Meta & Fabrizio Moro è n.50 (Occidentali’s karma di Gabbani aveva chiuso al n.6 l’anno precedente). In alcuni casi vale il calendario, vedi La fine del mondo di Anastasio che è n.94. Certo, è uscita più o meno in concomitanza con i singoli di Vasco, Fedez, J-Ax. Voi li vedete in classifica? Io proprio no.

Autarchia, zii. Il brano n.1 nel Regno Unito, One kiss di Calvin Harris & Dua Lipa, se la cava con un buon n.19. Il brano n.1 in USA, God’s plan di Drake, è n.26, un gradino sotto Pem pem di Elettra Lamborghini, che col suo n.25 precede anche Il ballo delle incertezze di Ultimo, vincitore di Sanremo Giovani nonché una delle (tante) (sì, un po’ tante) rivelazioni dell’anno. Che dire, per me non è un problema se gli italiani preferiscono Pem pem a – che so, No roots di Alice Merton (n.35), anche se naturalmente questo indurrà i producers ad aumentare in modo esponenziale la musica oggettivamente lercia e nauseabonda e castigare ghignando quei musicisti snob che insistono a mettere cinque note in fila, ignorando i veri bisogni del POPOLO. D’altra parte Pem pem piace ai nuovi protagonisti del mercato, i bambini delle elementari, che purtroppo invece di limitarsi a guardare YouPorn sui telefonini ricevuti per la Prima Comunione, li usano per ascoltare, crapine sante, la monnezza più spietata. E per fortuna YouTube non conta per la classifica – unico aspetto positivo del fatto che YouTube usi le canzoni praticamente a sfroso (con gran dispetto delle case discografiche e della maggior parte degli artisti).

Fisime. Questo è il momento in cui mi faccio assalire dalle mie insicurezze giovanili e mi figuro che qualcuno che non mi legge mai mi venga a insegnare che sì, i presunti album e i sedicenti singoli, ma i concerti sono un’altra cosa. (ehi, grazie). Concerto più visto del 2018: Eminem a Milano, 80mila persone, davanti a J-Ax & Fedez a Milano, 78mila persone. Non proprio concerti rock. Però dal terzo posto in giù il rochenroll salva la faccia amici:  Guns’n’Roses a Firenze (66mila), seguiti a breve distanza da Foo Fighters, Vasco Rossi, Imagine Dragons e Pearl Jam.
Altre fisime. Questo per contro è il momento in cui le mie insicurezze dell’età matura mi portano a pensare: ma è meglio un singolo megaconcerto, o una tournée trionfale di venti date nei forum? O una da cento date nei teatri? E dove sono i dati su questo? Non li ha nessuno. Perciò insicurezze, tornatevene da dove siete venute, merito una vita migliore.

Miglior vita. Nella top 100, solo cinque album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di emendamenti. Li guida XXXTentacion al n.37, e ne fanno parte Fabrizio De André, Nirvana (Nevermind chiude al n.78, sette posizioni meglio del 2017) e ovviamente i Queen, con Platinum collection (n.45) meglio della colonna sonora di Bohemian rhapsody (n.59).

Vinili. The dark side of the moon è il 33 giri più venduto davanti all’album solista di Roger Waters e a Wish you were here. Non è vero, vi ho letto la classifica dell’anno scorso. Nel 2018 The dark side of the moon è il 33 giri più venduto davanti a Nevermind e a Enemy di Noyz Narcos, per motivi che secondo me sfuggono persino a Noyz Narcos. Nel 2016 invece l’album più venduto era The dark side of the moon. E a proposito di

Pinfloi (e con questo sapete che ho quasi finito) The dark side of the moon si piazza al n.47 tra gli album più venduti del 2018 (cd + streaming + vinili), lasciandosi dietro Lady Gaga e Dark Polo Gang, mentre The wall si guadagna il n.67, davanti a Frah Quintale e Muse (faccio questi nomi solo per darvi una prospettiva, nessun secondo fine). Entrambi migliorano di diverse posizioni rispetto al 2017, quando erano al n.55 e 78. Come l’anno scorso, Wish you were here non è entrato nella top 100, e direi che questo comunque è un buon risultato per il governo del POPOLO.

Sì va bene ma alla fine, quanta musica è stata venduta? Più o meno dell’anno scorso? Se non ve lo dico è perché non è un’informazione che circola. Al momento. O forse non circolerà mai. Ma davvero, tra tutta questa arte e questa coolness e questo CAMBIAMENTO, ritenete che i grezzi numeri abbiano una qualche importanza?

Grazie per essere arrivati fin qui. So che non c’è proprio TUTTO, onestamente non si poteva, a meno di fare una maratona su Netflix. Se pensate che manchi qualcosa, chiedete pure. Buon anno. Skrrt, skrrt.

Classifica Generation. Stagione 2, Episodio I. Siete preoccupati?

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Alessandra Amoroso emblema del mediaset-pop e proprio per questo motore immobile del CAMBIAMENTO. Una verità che qualcuno doveva pur mostrare.

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

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L’anno in cui gli italiani decisero che aveva ragione il resto del mondo, e comprarono Ed Sheeran e Despacito come tutti gli altri.

Classifica Generation, Ep.V. Dark Polo Gang e la verità sulla mia donna

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Sicché, vedendo che l’album più venduto in Italia era Twins, pubblicato a nome Dark Polo Gang ma in realtà dei soli Wayne Santana e Tony Effe, io mi misi ad ascoltarlo, sperando che mi regalasse una sarabanda di momenti giulivi. Ma invece! Esso mi rovesciò addosso una serie di verità impietose sulla mia vita sentimentale. Perché ascoltandolo appresi che
 
– La mia donna ha una foto di Wayne della DPG nella borsa come fosse un santino (Spezzacuori);
– La mia tipa è tra i suoi seguaci, lo vede e dopo apre le gambe, apre le gambe (El Machico);
– La mia troia ora li conosce bene, perché hanno la faccia sul Magazine (cionondimeno, loro la mandano “a casa senza fare niente”) (Magazine);
– Poi però Wayne mi informa: “Sono proprio quello stronzo che si scopa la tua donna” (Marilyn Manson);
– Per la mia troia, lui è un tiramisù (Caramelle);
– La mia puttana si fida di loro (Cobain);
– Quando c’è Tony della DPG sul beat, lei rimane incinta (Flex);
– La mia tipa cerca Tony in ogni angolo e gli sale sopra vestita da gattopardo (El Machico);
– Quando la mia tipa vede la Gang vuole succhiare qualcosa (Diabolika);
– Wayne porta la mia troia a cena e poi non le paga il conto (Sexy Gang);
(…questo, detto tra noi, mi ha dato un po’ fastidio)
– Quando lo vede entrare, la mia tipa muove la colita (Spezzacuori);
– Dark Side ha preso due pasticche, gliele ha messe in bocca una troia: lui pensa che fosse la mia troia (Diabolika);
– La mia tipa non vede l’ora (yah, yah), la fanno spogliare poi ritorna in strada (Caramelle);
– Loro suonano la mia donna come Eric Clapton – lentamente, deduco (Marilyn Manson);
– La mia tipa sale sopra uno di loro – non so quale, comprenderete il mio stato confuso – e lo chiama Papi Chulo (Tic tac);
– Lui scopa la mia tipa e poi lei si mette a piangere (El Machico);
– La mia tipa è innamorata di Tony Effe, ma lui non sa chi è (Sexy Gang);
– La mia tipa è in una gangbang (Cobain);
– La mia tipa chiama Wayne della DPG ogni giorno dell’anno e quando lo lecca lui si scioglie (Cono gelato);
– Lui scopa la mia tipa e poi lei si mette a piangere (El Machico);
– Tony Effe prende la mia tipa e ci flexa (Flex);
– Dalla mia troia in strada, Tony prende la stecca (Cono gelato);
– Wayne Santana conquista la mia tipa con un mazzo di fiori, le fa battere il cuore come un batterista: lui è il nuovo Keith Richards (Spezzacuori);
– In tutto questo la mia tipa afferma che Tony è dolce come una Fruit Joy; lui la chiama stupida e poi la manda a casa (Magazine);
 
Capirete che mi viene qualche dubbio sulla solidità della mia relazione.
 
Non che sia un problema per me accettare che lei esca con la Dark Polo Gang! No, non è un problema per me perché io le voglio bene veramente e non le chiedo nulla, anzi magari sono qui a dirle: se hai bisogno di qualcuno – etc. Ma detto questo sono abbastanza colpito che l’argomento portante dell’album più venduto in Italia non siano le tipe in generale, ma la MIA tipa (…o gli altri vezzeggiativi con cui la chiamano).
Nei 15 pezzi che compongono Twins, infatti, si dicono soltanto altre due cose.
Una è che la Dark Polo Gang sta facendo tantissimi soldi e li darà a gente che ha bisogno: Jimmy Choo, Ferrari, Goyard, Rolex, Balmain, Fendi, Moschino, Calvin Klein, Hermes, Saint Laurent, iPhone7, BMW, Chanel, Balenciaga. Tra l’altro tutti nomi che non si erano mai sentiti nel rap – è proprio vero che la trap è diversissima. L’altra informazione preziosa è che la Dark Polo Gang si droga tantissimo e cerca di spacciare tanta droga a tutti. A me va più che bene, se in giro c’è meno gente sveglia ho delle possibilità in più.
In tutto l’album c’è solo una rima decente, capitata lì per caso: “Polvere magica stiamo volando, sembriamo Peter Pan e Trilli, bambini sperduti pronti a tradirsi” (Hypebeast). Volendo c’è di interessante che nei 15 pezzi in questione, Wayne e Tony si paragonano con insistenza a rockstar (attenzione: non star del rap. Forse per paura che qualche fan o rapper vada a fargli brutto). I due si vedono come Marilyn Manson, Rolling Stones, Kurt Cobain (per la marca degli occhiali, viene specificato), Michael Jackson, Beatles, Sex Pistols, Johnny Cash, Keith Richards (sapete, il batterista).

Sulla Dark Polo Gang in realtà c’è un po’ di roba da dire – ma sul disco Twins, assai poco. Intanto il flow, semplicemente non è tale – anche se la Gang lo sa e non se ne dà troppa pena. Poi, le basi di Sick Luke sono sceme e infantili e non per manifesto artistico: sospetto che non sappia realmente cosa facciano quei tasti che ha davanti. Ma il fatto è che il disco, da solo, senza i video con le comiche oldstyle sulle avventure e le pose quotidiane della Gang, è noioso quanto un programma di ReteQuattro. Perché è lo storytelling, che rende la DPG interessante e meritevole di attenzione anche più di rapper più bravi di loro: da questo punto di vista nella sola Bimbi di Charlie Charles c’è tutto un all star game della nuova scena che dà il meglio. La Gang no, segna il territorio dando il peggio. Sarebbe patetico farla passare come una provocazione culturale punkista, così come sono patetici gli adulti che, in ansia generazionale, cercano a tutti i costi la demarcazione: “Se non ti piace è perché sei vecchio”. La seconda parte della frase è quella che mi dà meno fastidio: è la prima parte, che è insulsa. Perché quand’ero giovinastro schifavo un sacco di cose. Come tutti i teenager, del resto. E poco ma sicuro se avessi 16 anni oggi seguirei la Gang soltanto per il suo unico aspetto veramente geniale, cioè quel suo proporsi come telenovela swag, su YouTube. Il loro cartoonito con episodi trap (non dissimile dalle puntate delle Winx in cui occasionalmente diventano una rockband) ha toccato il suo apogeo nell’episodio in cui si vede un ragazzo per strada che senza nemmeno troppo impegno je mena al duro DarkSide, il quale scappa goffamente (e tuttavia, risulta irresistibile anche lui che piagnucola raccontando l’episodio nella sua cameretta davanti all’obiettivo – “bufus!”) o i quadretti in cui i componenti della Gang, “frosci l’uno per l’altro”, si danno “i bascini”.
La verità è che la Dark Polo Gang ha un livello di intrattenimento altissimo ma non ha niente di attinente alla musica, gli album sono un prodotto del merchandising. Non facciamone una questione di linguaggi, perché se lo facessimo potremmo scoprire che la musica è diventato uno di quei vecchi media di cui tanto si parla (…con tipico ribrezzo ipernuovista). Forse non si estinguerà (anche se volendo, è già successo per la poesia e nessuno ne ha fatto ’sta tragedia). Ma sono abbastanza sicuro che la stia segretamente soppiantando qualcos’altro modellato su di lei, ma uscito da grossi baccelli alieni.
 
Resto della top ten. L’Amico Riki, dopo cinque settimane in vetta, scende al n.2; entrano al n.3 gli Imagine Dragons (detti anche: “i Coldplay sotto steroidi”) forti degli onnipresenti singoli Believer e Thunder. Al n.4 Gabbani, ancora in top 10 dopo due mesi, cosa che non posso dire di Dajerenà Zero (che scivola al n.12) e Harry Styles (n.14), entrambi pubblicati sette settimane or sono. La top ten comunque è piuttosto giovanilista: scavallati MiticoVasco al n.5 e Roger Waters al n.6, dal n.7 al 10 ci sono Federica, Tiziano Ferro, Ghali, infine Fedez e l’altro.
 
Altri argomenti di conversazione. Due director’s cut al n.11 e al n.13: sono dei Radiohead (Ok Computer deluxe) e Prince (Purple rain deluxe). Altri due dischi vetusti sono in top30: The Joshua tree al n.24 e Sgt. Pepper al n.27. L’album in classifica da più tempo è sempre la raccolta di TZN Ferro (135 settimane, ed è n.31) (se non cambiano le regole di rilevazione, questo disco non esce più dalla classifica) (ma no, perché la FIMI dovrebbe fare una simile balenga manfrina?)
 
Miglior vita. Molti evergreen in classifica ma pochi artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di procuratori di Donnarumma. Li guida Miles Davis con Kind of blue al n.65, in classifica da 19 settimane. Kind of blue ha preso quello slot di disco in quota-intellettuali che qualche tempo fa, non so se vi ricordate, era occupato da My life in the bush of ghosts di Braianìno e David Byrne. Dopo sei mesi in cui era ritenuto indispensabile, non l’ho mai più rivisto in classifica. A differenza dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon scende dal n.38 al 44, cosa che imputerei alle divisioni nella sinistra. Tenuta sostanziale di The wall (n.61, era n.59 la settimana scorsa), mentre con grosso scorno delle persone ammodo sale dal n.100 al 79 Wish you were here, e concorderete che questo dato non fa che sottolineare la mai sopita voglia di cattocomunismo del Paese