Tag: Rihanna

Polemistan 4 – Le migliori polemiche dell’agosto 2017

Polemistan 4 – Le migliori polemiche dell’agosto 2017

Rita Pavone, Lucio Battisti, Rovazzi, Mastella. Non c’è eccellenza italiana che si salvi.

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Tutte quelle diatribe che hanno fatto di noi le persone migliori che oggi siamo.

aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

aVvento2016 david bowie
1 dicembre. (David Bowie, I can’t give everything away)
aVvento2016 a tribe called quest
2 dicembre. (A Tribe Called Quest, We the people)
aVvento2016 savages
3 dicembre. (The Savages, Adore)
aVvento2016 kanye west
4 dicembre. (Kanye West, I love Kanye)

 

 

 

 

 

 

 

 

aVvento2016 anohni
5 dicembre. (Anohni, Drone bomb me)

 

 

avVento frasi amargine silvestri
6 dicembre. (Daniele Silvestri, Quali alibi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

avVento frasi amargine lowlow
7 dicembre (lowlow, Ulisse)
aVvento 2016 spartiti
8 dicembre (Spartiti, Bagliore)
aVvento 2016 cosmo
9 dicembre. (Cosmo, Le voci)
aVvento 2016 capossela
10 dicembre. (Vinicio Capossela, Pumminale)
aVvento 2016 calcutta
11 dicembre. (Calcutta, Oroscopo)
aVvento 2016 Rihanna
12 dicembre. (Rihanna, Sex with me)
aVvento 2016 rae sremmurd
13 dicembre. (Rae Sremmurd, Black Beatles)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

aVvento2016 the kills
14 dicembre. The Kills, Doing it to death

 

avvento2016bieber
15 dicembre. (DJ Snake feat. Justin Bieber, Let me love you)

 

 

 

 

 

 

 

aVento 2016 chainsmokers halsey
16 dicembre. (The Chainsmokers feat. Halsey, Closer)

 

 

 

 

 

 

 

avvento2016 okkervil river
17 dicembre. (Okkervil River, Comes Indiana through the smoke)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18 dicembre. (Boosta feat. Nek, Sulla strada)
18 dicembre. (Boosta feat. Nek, Sulla strada)

 

 

19 dicembre (Car Seat Headrest, Fill in the blank)
19 dicembre (Car Seat Headrest, Fill in the blank)

 

 

 

 

 

 

 

 

20 dicembre. (Radiohead, Burn the witch)
20 dicembre. (Radiohead, Burn the witch)

 

 

 

 

21 dicembre. (Zayn, It’s you)
21 dicembre. (Zayn, It’s you)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22 dicembre (Drake, Fake love)
22 dicembre (Drake, Fake love)

 

 

 

 

 

 

23 dicembre (Frank Ocean, Pink + white)
23 dicembre (Frank Ocean, Pink + white)

 

 

 

 

24 dicembre (Robbie Williams, The heavy entertainment show)
24 dicembre (Robbie Williams, The heavy entertainment show)

 

 

 

 

 

 

25 dicembre (Rovazzi, Andiamo a comandare)
25 dicembre (Rovazzi, Andiamo a comandare)

 

 

 

 

 

 

 

 

Beyoncé – lo smartshow.

Beyoncé – lo smartshow.

(la festa reale mondiale imperiale del telefonetto) (contiene: accenni a Rihanna)

L’Olimpo del pop

L’Olimpo del pop

TITOLO VERO: “Le dieci canzoni pop che non ti aspettavi: quelle che hanno cambiato la storia, lasciato il segno, e comunque sono sicuramente meglio della musica che ascolta Madeddu”

(note (di) amargine: salve a tutti) (per la seconda volta nella sua breve vita, questo sito – o blog – quello che è – ospita un’ospite, come fosse un bel salottino) (era già successo con Francesco Farebegoli in arte Disappunto) (ora dalla porticina entra MariaLuisa Farinata – che di sua spontanea volontà ha ritenuto di sottoporre ai lettori di Amargine il suo personale Olimpo pop) (non so bene perché) (ma so che non la lascerò trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco di canzoncine iperprodotte. Quindi interverrò dopo ogni canzone con la giusta prosopopea dell’animale dominante) (a dire il vero vorrei già intervenire sul titolo vero qui sopra, ma mi trattengo. A dopo)

Quella che segue è una lista di 10 canzoni appartenenti al genere della pop music che in qualche modo hanno stupito correndo fuori dai binari o semplicemente alzando l’asticella. Nove brani iconici (più una menzione speciale) che segnano il pop dagli anni 90 fino al prossimo album di Lene Marlin (perchè non sai mai dove si nasconde il prossimo pezzone Pop) (anche se è verosimile che non sia il prossimo di Lene Marlin)

9 – NATALIE IMBRUGLIA “Torn” 

Nel 97 mi stavo facendo cambiare la vita da Neffa e Compagnia, e vestivo praticamente come Natalie nel video “Torn” diventando fonte di grande dolore per mia madre. Era anche il periodo in cui spendevo quasi tutti i miei soldi in riviste di musica che potrei ricordare male, ma catalogarono la signorina come un semplice esordio pop, più interessati al fatto che fosse bella bella in modo assurdo e facesse l’attrice di serie tv. Qualche anno più tardi scopro su Wikipedia che il pezzo d’esordio di Natalie Imbruglia è la cover di un brano scritto da certi Ednaswap a.k.a. il nome di band più brutto di sempre.
Il brano originale in questione è a dir poco raccapricciante, e niente di quel testo semplicemente stupendo viene messo in evidenza. Suona esattamente come una qualsiasi ballata pop rock anni 90, una fra tante. Invece Torn, quella che il 99% del mondo conosce, è un pezzo che supera indenne i ‘90, diventando per decenni una delle canzoni più battute dei karaoke grazie al testo che si conficca dritto fra cervello e lingua. Un WIN grosso come una casa.

(Avevo appena cominciato questo lavoro quando ho incontrato Natalie Imbruglia. Si presentò in versione sciatta di se stessa, in tuta e occhiali grossi – che non erano ancora di moda, quindi erano quello che erano, cioè occhiali grossi – e molto compiaciuta di poter esibire il suo lato easygoing) (non ricordo una singola cosa interessante di lei o di quel che diceva. E non ho mai trovato bello il suo pezzo, se non come paradigma della canzone di strazietto al femminile scritta pucciando il plettro in una tazzona di accordi in minore. Sono abbastanza contento che Natalia d’Australia si sia rivelata una one-hit wonder, nonostante un altro minisuccesso tardivo, con un pezzo vagamente Katebushico e un video in cui si atteggiava a maiala) (detto questo, vorrei concludere facendo rispettosamente notare che tra cervello e lingua c’è il naso)

8 – MIKA “Relax (take it easy)” 

Se non vi siete mai trascinati fuori da un locale biascicando “itsasifi’mscared itsasifi’mterrified” non sapete cosa vi siete persi (…è confermato che quasi mai io sia riuscita a riprodurre la frase da sbronza; nella realtà assomigliava più a una combinazione alfanumerica).
Dopo il primo singolo facilone e scala classifiche, Mika spara fuori un brano gaio e sudato come solo una serata al Gasoline dei tempi che furono. Il testo dimentica completamente l’aria di festa di Grace Kelly, diventando a tratti inquietante. L’atmosfera è danzereccia, ma decisamente dark, elettronica, a tratti retro, e il falsetto dona quel tocco di classe che, per quanto mi riguarda, a nessun altro ancora riesce.

(mah, non so. Per me Mika è un bluff) (il suo primo disco tutto colorato era interessante, non lo nego) (ma troppa leggerezza spesso è parente dell’inconsistenza) (d’altronde troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante) (la vita è difficile)

7 – BEYONCE “Crazy in love”

Per certi versi la musica degli ultimi anni potrebbe, nostro malgrado, essere divisa in Avanti Beyonce e Dopo Beyonce e Crazy in love è decisamente l’anno 0. 
l’A.B. era il tempo di artiste pop di discreto successo, girl band (la sua, fra l’altro) che ancora macinavano hit, e uno spazio ancora florido in cui Britney Spears poteva sguazzare beata.
il D.B. è coinciso con la fine per la maggior parte delle donne nella pop music, soprattutto se nere. A un certo punto credo che anche Whitney Houston l’avesse capito. Non solo Crazy in Love si impose come pezzo più canticchiato dalle persone di mezzo mondo comprese le mie amiche, ma divenne anche il metro di paragone per un certo tipo di danza ghetto fabulous che consta di ammiccamenti e scosse telluriche di una certa intensità che difficilmente una bianca potrà riproporre mai se non facendosi trapiantare due culi e quattro cosce. Bey tolse persino lo scettro a Mariah Carey per le copertine degli album più ritoccate di tutti i tempi (braccia, gambe, capelli). Sposò l’amore della mia adolescenza Jay Z, e a colpi di oh oh oh ohohonana diventarono di fatto i Reali del Mondo della Musica.

(non troverete MAI una femmina che dice male di Beyoncé) (a cominciare da all the single ladies) (…una volta ho incontrato anche lei, comunque, eh – sempre una mattina in albergo) (era nella Destiny’s Child) (that didn’t impress me much) (…avete ragione: non sono loro, sono io)

6 – CHRISTINA AGUILERA “Dirrty”

Dato che aveva sempre perso il confronto con la Fidanzatina d’America Miss Spears ed era stata catalogata sin da subito alla voce “mignottone pop”, Christina decise di esagerare e andare dritta come un treno verso il porno d’autore: aggiunse la X al suo nome; cantò un brano che c’aveva bisogno di far roteare due erre nel titolo Dirrty e girò un video con il mago dell’asfalto bagnato David LaChapelle. “Ho fatto 30,” deve aver pensato. 
Scelta coraggiosissima perchè il look volgare e tutto l’ambaradan da orgia della messa in scena serviranno da sfollagente per il resto dell’album “Stripped” (premio coerenza per il titolo)
Il fatto è che Dirrty prima, e tutto l’album poi, segnano un punto molto importante fra i dettagli più futili del video e del look: Xtina c’ha la voce. Non è la Spears che suda bisbigliando che ti farà da schiava; è la ballerina di lap dance che ti dice che suderà ballando fin quando i vestiti non le scivoleranno giù; te lo dice con le due erre, te lo dice schioccando la lingua, e te lo dice coverizzando un pezzo di Redman.
Soltanto un’altra bianca era riuscita a risultare credibile facendosi accompagnare da uno del Wu Tang Clan, ed era Mariah Carey. (Fantasy RMX con O.D.B.)
Mariah, Xtina: la voce.

(well) (if she feels dirrty) (she should take a showerrr)

5 – NELLY FURTADO “Maneater”

Quando la Furtado si liberò delle sneakers e di quelle brutte felpe colorate, regalò al mondo Maneater. Più nello specifico, la Furtado si regalò il produttore più potente degli anni duemila, Timbaland, per concepire un brano uptempo elettronico che ha dell’incredibile. La voce di Nelly è praticamente gracchiante e la frase musicale sembra ripetersi uguale dall’inizio alla fine del brano per ben 5 minuti: e con queste due succosissime premesse riuscirono a mettere insieme la cosa più innovativa mai fatta fino al 2005. Probabilmente non brillò come vendite, ma ricordo perfettamente che fu uno dei pezzi più ballati in quegli anni. Dice che se l’ascolti al contrario senti i Goblin.

(ah, questa mi piaceva!) (però ignoravo che avesse cambiato la Storia) (ero disinformato) (maledetti media)

4 – LADY GAGA “Just dance”

Ricordo che la prima volta che ascoltai Just Dance rimasi folgorata. Ero sicura che fosse una cover di un brano degli ‘80 particolarmente riuscito perchè il ritornello mi era balzato sulle labbra in maniera del tutto automatica. Pensai che fossero gli Eurythmics, pensai a qualcosa dalle parti dei Talk Talk, I love this record baby but I can’t see straight anymore, ma alla fine che importava, era stupefacente, I can’t remember it’s alright.
Lady Gaga farà il botto planetario di lì a poco con PopopopoPokerFace, ma io mi sono affezionata da subito e per sempre a DadatutuJustDance.

(finora, in questa lista, solo femmine – e un femminiello) (ma è anche giusto, eh) (una volta il pop era Burt Bacharach, ora è Yves Saint-Laurent)

3 – MILEY CIRUS “Wrecking ball”

Lascia stare che Miley lecchi un martello, quello che mi fa morire è il grado di didascalia innescato dalla musica rispetto al testo. I came in like a wrecking ball, prendendo la rincorsa pronta per lo schianto; I never hit so hard in love, e torna indietro; all I wanted was to break your walls, dritta contro il muro a buttarlo giù; all you ever did was wre-e-eck me ché la senti scricchiolare.
Puoi proprio vedere il testo andare di qua e di là, come la palla demolitrice.
Quindi martello e mutande a parte, è una gran canzone che puoi cantarti coi pugni alzati e il cuore in gola, muovendoti come una campana, rintoccando, a destra e a sinistra.
E poi, PALLA DEMOLITRICE è un gran titolo!

(il video, l’immagine di lei, non ne voglio nemmeno parlare, non starò al misero giochino della giovane donnanuda) (ma il testo è un buon esempio dell’esageratismo del pop. Ogni sentimento, sensazione sono estremizzati – è tutto DRAMA) (ci devi proprio credere) (…mi spiace: non posso)

2 – DAFT PUNK “Get lucky” 

Vorrei metterci tutto l’album perchè per me Random Access Memories è stato uno dei dischi più belli mai ascoltati, dall’inizio alla fine, dalla prima all’ultima, ma prendiamo ad esempio anche solo il primo singolo ammettendo che Get Lucky è semplicemente perfetto e non coverizzabile. Mai. MAI. DA NESSUNO.IN NESSUN MODO. SMETTETELA DI PROVARCI.

(essendo già una cover) (di un’epoca che non c’è più) (incidentalmente, avete la sensazione che stia trattando malissimo MariaLuisa?) (avete ragione) (e dovreste vedermi con la gente che NON mi piace) (d’altra parte) (se uno è critico) (è critico)

1 – RIHANNA “Umbrella”

Mentre Britney si rasava i capelli e rifiutava “Umbrella”, Rihanna si accaparrava la Canzone Pop Per Eccellenza degli ultimi, boh, 20 anni? 
Puoi rifare il ritmo con una matita e un bicchiere di plastica, inventare le parole, mettere in loop dieci ore solo l’hook e reggerebbe comunque.
Tra l’altro, non è da tutti annoverare nel proprio repertorio un pezzo che viene ricordato praticamente ogni volta che piove “now that it’s raining more than ever” o che viene usato un oggetto “umbrella-ella-ella”. È come quei casi della parte per il tutto o come la storia del rimmel che in realtà è il mascara: Pioggia = Umbrella di Rihanna.
E poi, la conosce anche mio nonno, e i nonni sono un indice importante per affermare il grado di penetrazione di una canzone pop.

(“eh, eh, EH, EH”) (ditemi, sbaglio o è un po’ che Riha non ci fa più vedere le ciccine?) (o è solo Corriere.it che non le mostra più – avendo trovato una nuova vocazione?) (comunque nel video non piove) (vengono giù scintille, lol) (in ogni caso può strusciarsi quanto vuole, ma è troppo cretina per eccitarmi – e voglio dire, se una è troppo cretina per ME, potete buttare giù la pasta)

1 bis – Una menzione speciale per la categoria Italian Breaktrough va a TIZIANO FERRO perchè Tizianone ha cambiato il panorama del pop italiano per sempre e se fosse nato in territorio anglofono sarebbe stato eccetera eccetera… Rovinando il piano dei produttori che volevano vendercelo come un qualsiasi Justin Timberlake, Ferro si erge a paladino delle storie finite male prendendo per noi 30enni il posto che un tempo aveva Baglioni per i 50enni. 
Qui voglio ricordarlo con “Sere nere” perchè non gli hanno ancora, ingiustamente, riconosciuto il premio nobel per il verso “e più mi vorrai e meno mi vedrai, e meno mi vorrai e più sarò con te” ma anche per l’onestissimo “perchè fa male male male da morire senza te” a cui, sono piuttosto sicura, sia stato sottratto un “porco giuda” di chiusura.
Tiziano è come Beetlejuice: se dopo la fine di una storia pronunci il suo nome tre volte lui appare. Cantando.

(…nella scena più significativa di un famoso film, un energumeno irrompe rombando su una moto e vociando: “Hot patootie, blessed my soul! I really loved that rock’n’roll”) (poi un bisessuale lo schianta e commenta sorridente: “Era roba d’archivio”) (ecco, Je suis quell’energumeno) (e il pop è il tipo pittato) (il pop di oggi, dico, mica Elton John) (ok, sbagliato esempio)

(però boh. Forse il mio problema col pop è semplicemente che sento che è diventato completamente fasullo) (esplicitamente fasullo) (senza nemmeno illudermi un po’, farmi dei poke o dei trillini col cellu prima di dormire) (ma il pop delle divas è truccatissimo, e non durerà a lungo) (perché lo dico?) (nessuna particolare certezza in merito, né reali segnali) (ma per citare un caposaldo del pop recente) (I got a feeling) (tu no, MariaLuisa?)

Sì, certo. Un po’ come quando inventarono l’iPod e si disse che non sarebbe durato, if you know what I mean

(mmmh) (beh, per oggi basta) (grazie a tutti, speriamo di avervi divertito)

Dite addio alle voci (Do they know it’s Christmas)

Dite addio alle voci (Do they know it’s Christmas)

(SNEAK PREVIEW: in arrivo su aMargine, come su ogni sito e blog ammodino, il consuntivo del 2014) (intitolato ROBE BRUTTE) (ecco alcune immagini in anteprima) (“Controveeento…” “Credo di non entrarci più nulla con le derive che ha preso questa trasmissione” “I’m the albatraoz!”) (ma torniamo 

Il corpo delle dive

Il corpo delle dive

L’apogeo del bitch pop è apparso sul pianeta il 30 gennaio 2014. Dopo un giorno le visualizzazioni erano 22 milioni. Dopo cinque giorni, sono diventate 58 milioni. Dopo una settimana, sono 85 milioni. Ecco, ECCO il risultato di vent’anni di Berlusconismo e velinismo negli Stati 

TheClassifica 17. L’eterna lotta tra il bene e Miley

TheClassifica 17. L’eterna lotta tra il bene e Miley

Di ScriviVecchioni non posso parlare. Anche se è al n.2 dietro ad Alessandra Amoroso. Non ne parlo perché mi sono reso conto che nella vita ho attaccato più lui che i Territori del Nord-Ovest. Tant’è che l’ultima volta che l’ho fatto su Rollinstòn ho cercato persino di vezzeggiarlo, aiutando i suoi fan a riscoprire alcune perline del suo passato, che per forza di cose sono canzonidautore. Se volete leggere – e ascoltare – è qui. Sotto.

http://www.rollingstonemagazine.it/musica/rubriche-musica/fallito-e-invidioso-rubriche-musica/fallito-e-invidioso-roberto-vecchioni-e-cinque-pezzi-nobelissimi/

Al n.3 c’è Miley Cyrus. Al n.4 scende Luca Carboni, seguito da Jovanotti. Rientrano in top ten con prepotenza (lamentosa, ma pur sempre prepotente) i Modà, che salgono dal n.13 al n.6. Dal n.7 al 10, un po’ di dischi che erano già in top 10: Gianni Morandi, Emma, Sting, Negrita. Esce dalla diecina principale Justin Timberlake, dal n.5 al n.21 (tonf!). E fanno peggio, ma era nell’ordine delle cose, i dischi con la fan base più esigua, quelli di Fritz Da Cat (dal n.8 al n.29) e Alter Bridge (dal n.9 al 26).

Pensate anche voi quello che penso io?
Qui tocca parlare di Miley Cyrus
Lo so, lo so.
Facciamo che non parlerò della sua lingua, o della danza un po’ sguaiata con la quale si è guadagnata le home page di mezzo mondo. In fondo la sua bagascizzazione era più che preventivabile. Non c’è modo di sedersi al tavolo grande del pop femminile contemporaneo senza intemerate porcone, tra Rihanna e Gaga e Katy. Cioè, dopo averlo fatto in ogni dove, Madonna ha aspettato il 2012 per tirar fuori le sise sul palco. E quella più intellettuale del gruppo, Shakira, in concerto si cimenta con il movimento mammario più forsennato che si sia mai visto dalla scena dello strip club del Laureato a oggi.
Miley, dopo il mezzo flop dell’album precedente, Can’t be tamed – n.3 in Usa, n.8 in UK, numero uno in nessun posto – aveva una sola carta da giocare: quella lì. Oggi il suo disco Bangerz (canzoni firmate da 32 autori, prodotte da 13 produttori) è n.1 in Usa, UK, Australia, Canada, Irlanda – tutti i Paesi dove parlano la sua lingua
(damn, avevo promesso di non parlarne, della lingua) (anche se è il caso di tenere a mente l’appropriazione simbolica della lingua, che un tempo fu patrimonio del rock, dai Rolling Stones ai Kiss) (…ma torniamo alla madrelingua)
Il che suggerisce che i testi giochino una parte importante nel successo di Bangerz.
Per esempio, c’è un pezzo in cui lei gli fruga il cellulare e scopre che lui fa il cretino con un’altra e lei prima ci soffre, ma sapete cosa?, alla fine gli manda un messaggio con scritto: 
“I got two letters for you
One of them is F
And the other one is U”.
Il pezzo si chiama FU. Da non confondere con Fuck You di Lily Allen e Fuck You di CeeLo Green, e con Fuck It di Eamon e con Vaffanculo di Marco Masini. Però ammetterete che sono pezzi che hanno sempre un ampio potenziale di condivisione tra ragazzine. Di 15 o 35 anni.
Oppure c’è Do my thang:
“Bang bitch you think I’m strange bitch
It’s bananas like a fucking rangatang bitch
Don’t worry ’bout me, I got it all arranged bitch
Mind your business, stay in your lane bitch.
We do it, we do it, we don’t give a fuck”.

Avrete notato quindi che Miley ha imparato a dire le parolacce.

Vediamone un’altra. Get it right:
“You’re sexy sexy
I got things I want to do to you
Make me make me make my tounge just go do do do”
(maledizione, riecco la lingua) 

In Love money party afferma:
“Love, money, party, love, money, party
We want love, money, party”.

Nel singolo We can’t stop, INVECE, canta
“We like to party
Dancing with Miley”.
“Miley” viene pronunciato un po’ alla Piero Pelù. Così, ha spiegato Miley al Daily Mail, gli americani che hanno “più di 10 anni” sono autorizzati a pensare che stia dicendo “Molly”, nomignolo della allegra droga MDMA, quella di Breaking Bad. Evvèdi la citazione pop.

In Bangerz ci sono Pharrell Williams, Nelly, Britney Spears. Come dire: i soldi li abbiamo spesi. I soldi a Destiny Hope (vero nome di Miley) non sono mai mancati. E’ figlia di un miliardario. Billy Ray Cyrus, cantante country. Come tutti i cantanti country, qui non ne sappiamo nulla. Ma per farvi capire: nel 1992 Automatic for the people dei R.E.M. vendette 18 milioni di copie, e fece dire alla Warner Bros: questi qui, copriamoli di dollari (il famoso contratto da 80 milioni di $).
Ecco, Billy Ray Cyrus quell’anno pubblicò Some gave all, suo album di debutto. E di quel disco vendette 20 milioni di copie. Poi ha fatto altri dischi (tutti di platino). E poi televisione.
Destiny Hope detta Smiley (e quindi Miley) ha fatto le elementari. Poi basta: sapeva già tutto quel che c’era da sapere per fare televisione. 

…Finora non vi ho detto niente di realmente interessante, vero? Dov’è, DOV’E’ quel pindareggiare cui vi ho abituati?
(arriva)
Destiny Hope non ha mai realmente vissuto se non nel successo e nella cultura pop. Fin dalla nascita. E’ il pop al cubo (sul cubo). Non può, non potrà realmente cantare altro. Questo la rende perfetta per il pop attuale. Ogni cosa che le è capitata e che le capiterà, è pop. Le mancava giusto la inevitabile spruzzata di hip-hop per completare il quadro.

E’ interessante che il pop e l’hip-hop stiano finalmente, faticosamente provocando qualche crepa nel muro dello snobismo della critica musicale, ma è sintomatico che succeda proprio nel loro momento di massima autoreferenzialità. E quindi, quando ci eravamo messi il cuore in pace per l’agonia del rock, pensando che alla fine ne potremmo fare a meno (in fondo lo facciamo già da tempo), ecco che si fa strada l’inquietante certezza che il pop sia salito al governo semplicemente per celebrare lo stand-by. Per assecondare la società eccitata. Per magnificare la realtà percepita.
Al rock è sempre stato attribuito questo ingenuo sogno di cambiare il mondo. Non mi ci metto nemmeno, a discuterne la plausibilità. La musica pop, come sogno, ha LOVE – MONEY – PARTY.
Non so voi. Ma mi chiedo se ce l’ho anch’io, quel sogno lì.
Perché mettiamo che invece ho quello di cambiare il mondo – beh, posso oggettivamente farlo parlando di musica pop? Nah. E poi a che pro, dai: parlare di pop, lo fa già il pop. E’ tipo I POTERI FORTI, il pop: deve comunicarvi che ogni resistenza è vana. E io invece vi dico NO!
“NO!”
(visto?) (l’ho detto, che l’avrei detto)
NO! No, amici, non cedete a Miley, non cedete a Gaga, non cedete a Rihanna o Katy, a Modà o Marco Mengoni. Piuttosto ascoltate Scrivivecchioni, toh. Almeno terrà allenato il vostro fastidio.
(ho finito) (grazie, grazie) (cosa sarei senza di voi)