Tag: Mario Biondi

TheClassifica 100 – Zia Pausini e noi italiani, parenti un po’ schifosi

TheClassifica 100 – Zia Pausini e noi italiani, parenti un po’ schifosi

L’America sceglie Trump, l’Italia sceglie il Natale americano di Laura Pausini. Tutto torna. La miliardaria romagnola ha messo in riga non tanto Benji & Fede, scesi al n.2 dopo tre settimane (chissà se uscendo in contemporanea l’avrebbero battuta. Non lo sapremo mai), quanto Fiorella Mannoia, 

TheClassifica 61: Iglesias + Hozier, vamos a pregar bailando

TheClassifica 61: Iglesias + Hozier, vamos a pregar bailando

Il 2014 si chiude tra l’incudine di Enrique Iglesias e il martello di Hozier. Perché siamo tamarri con l’anima

TheClassifica 28 – Bruce, lì.

TheClassifica 28 – Bruce, lì.

Springsteen. Di nuovo.
Ma forse dovrei dire: “Gli springsteeniani. Di nuovo”.
Io ho un rapporto drammatico con tutti i fan. Specie quelli della gente che apprezzo personalmente. Me compreso. Anni fa per farmi dispetto alcuni miei lettori hanno fondato il mio fan club, un forum all’interno del quale mi zimbellavano senza posa. Chissà, forse dipende dal fatto che sono un uomo arido. Okay, sono la Valle della Morte. Però i fan sono estenuanti. E so perché. I fan amano. E amare, vi sarà pur noto, rende ebeti. E fieri di esserlo. Ma una lunga coesistenza provoca lunghe faide: io coi fan di Springsteen ci duello come Keith Carradine con Harvey Keitel, fin dal 1987, quand’ero garzoncello in un negozio di dischi e uscì Tunnel of Love, dischio un po’ cacchioso, che per primo sviluppò nei fan del Boss l’agiografia acrobatica. Da allora so che per lo springsteeniano, gli album dell’Eroe si dividono in due categorie: 1) quelli che illuminano un mondo frigido e oscuro, e 2) quelli che, a ben guardare, illuminano un mondo frigido e oscuro. 

Però se già lo so, che voglia ho veramente di rompere le scatole alla gaudiosa moltitudine di genuflessi al 64enne paparone del rock? Contenti loro, contenti tutti. E nel loro e nel mio bicchiero si sommerga ogni pensiero. No?

Naturalmente, NO. Io devo pur comunicare con voialtri che, come me, brancolate nel buio. Arriveranno altri insulti? Li fronteggerò con indicibile tempra. Andiamo adunque per puntolini!

1. High Hopes, mostarda bossiana della quale il mondo forse sentiva il bisogno
2. (ma forse no)
3. è fondamentalmente l’unico disco uscito nella settimana dal 13 al 19. Insieme al Concerto di Capodanno 2014 diretto da Daniel Barenboim (n.51).
4. Bruce Springsteen piace a Beppe Severgnini, che ne scrive a profusione. Ogni tanto penso che questo sia l’argomento finale non solo su Springsteen, ma sul rock tutto. Ma forse è un problema mio.
5. Durante la settimana in cui High Hopes è uscito e andato al numero uno (scalzando MiticoLiga, ora n.2) senza che nessuno avesse di che snobbare, RaiUno ha trasmesso la reunion di Al Bano e Romina, scatenando i sarcasmi sulla irrimediabile vetustà dei protagonisti e dei Totocutugni loro ospiti.
(…capite cosa intendo, vero?) (ok) (ma ora arriva il colpo al cerchio che scuote la botte insiem)
6. Springsteen si porta sempre dietro, oltre che il soprannome “il Boss” (che lui, e quindi anche i devoti, maltollera) anche quella frase: “Ho visto il futuro del rock e il suo nome è Brùs eccetera”. Ebbene. Rimane vero. Il futuro (il presente) del rock è questo: un disco prescindibile più che mai mantecato di passato, con rivisitazioni di brani di artisti rimasti ai margini del grande giro (Saints, Suicide, Havalinas) essendo ormai stati rivisitati tutti gli altri, nonché rivisitazioni di se stesso (lo spettro dello spettro di Tom Joad), con ricchi e riccamente improbabili featuring. E il futuro (il presente) del rock è anche la sostanza del prodotto precedentemente noto come album: un gioviale pretesto per tornare negli stadi a concedersi in un bagno d’amore con diritti di prevendita. Più importante ancora, però, esserci. Perché prendersi pause di due anni come usava in epoca pre-social, è fatale: basta un anno senza manifestarsi in qualche modo, in questo clima twittoso, che non solo la subdola accusa di obsolescenza e vecchiezza inizia a impazzare sul web, ma anche la fan base medesima perde contatto e slancio. Penso che sia successo a David Bowie. Molti dei suoi esegeti non si sono curati di ascoltare The Next Day. Con tutto che i fan di Bowie in teoria dovrebbero essere diversi da quelli dei Rolling Stones – sapete, il kamaleonte ke si rinnova kontinuamente eccetera. Non dovrebbero aver fame di classici, bensì di nuove encicliche. Incidentalmente, Bowie è al n.100 della classifica italiana ora. Ma non con l’ultimo album. Con la raccolta Best of Bowie. A margine: ci sono 33 raccolte in classifica. Due di queste sono in top ten (Mika, n.3, Laura Pausini, n.4).
7. Springsteen naturalmente è al n.1 ovunque. Usa, Uk, Germania, Francia. E tuttavia, uscire a gennaio consente per esempio di andare al n.1 negli Stati Uniti con sole 95mila copie. Sotto Natale, non ci sarebbe stata gara: Beyoncé ne ha vendute più di seicentomila solo su iTunes. Il principale concorrente del Boss in patria in questo momento è la colonna sonora di Frozen, già in giro da un po’,ma capace di vendere 85mila copie questa settimana. E la 25ma raccolta Kidz Bop, canzoni per bambini, come forse potevo risparmiarmi di specificare. Però quello che rimane è il poter comunicare ufficialmente che con questo numero uno, ha superato Elvis. E’ una bella cosa da far dire ai giornali e agli speaker radiofonici.
8. Mentre l’album più venduto rimane sotto le centomila copie nella settimana dell’uscita, il singolo più venduto in America, Happy di Pharrell Williams (uscita più di due mesi fa) ha totalizzato 118mila copie, sempre in quella settimana lì (complessivamente, siamo a 650mila copie, se ricordo bene). Ebbene sì: abbiamo fatto il giro completo, siamo nel 1964.
(…da noi però Happy è al n.2. Al n.1 c’è il grasso sassofono che traina Jubel, il pezzo dance-hippy dei francesi Klingande)
9. Ma intanto, i fan di Springsteen possono levare i palmi delle mani alle sfere celesti e ottundersi di beatitudine per le nuove notizie: Springsteen metterà in vendita altre prove del suo amore per loro, sotto forma di braccialetti USB (a 40 euro, gira voce) contenenti gli ultimi concerti, e forse il fatidico annuncio dell’ennesimo ritorno negli stadi italiani.
10. Qui mi verrebbe da anticipare i commenti – scrivendo quante volte ho visto Springsteen dal vivo, e quanti dischi suoi ho acquistato, e quanti suoi pezzi sono sul mio lettore mp3 quindi lasciatemi stare – robe così. Ma perché dovrei farlo, in fondo.

Con questo, affrettiamoci verso l’uscita dal tunnel dell’amore scambiandoci flautati commenti sul fatto che a parte il Boss, la classifica è ancora uguale a quelle prenatalizie. Delle prime quattro ho già detto, la top ten è completata da One Direction, Elisa, Giorgia, Emma, Marco Mengoni, Modà. Nomi familiari, vero?Essendoci una sola new entry tra le prime 50, e al n.1, qualcuno deve pur retrocedere dalla prima diecina, ed è Sandrina Amoroso.

E tuttavia prima di mettere giù, non posso non informarvi su The Dark Side of the Moon: sale dal n.50 al n.44.

PS
Mario Christmas, il disco di Natale di Mario Biondi, scende. E’ al n.60.
PPS
Nella settimana dal 13 al 19 gennaio.
PPPS
Mettete giù voi? Ciao.

TheClassifica 26 – Be hungry, Be yoncé

TheClassifica 26 – Be hungry, Be yoncé

Nella classifica italiana, tutto fermo o quasi. Nella classifica americana, tutti sono scossi da Beyoncé. Facciamo fuori subito l’Italia. Che tanto. Premessa: questa è la classifica di ciò che si vendette dal 9 al 15 dicembre. Quindi di sapere in tempo utile quello che si 

TheClassifica 25 – X Men

TheClassifica 25 – X Men

Al n.1 MiticoLiga. Come la settimana scorsa. Vi ho già detto che le canta tutte allo stesso modo, vero? Okay. E’ la medesima cosa che posso dire di Michele Bravi, vincitore iersera di X Factor. A me è sembrato cantarle piatte e quasi afone come 

TheClassifica n.1. Sì, per la terza volta.

TheClassifica n.1. Sì, per la terza volta.

Lo so, questa rubrica è tipo il protagonista di Q di Luther Blissett. Continua a riapparire in posti diversi, in nome di ideali che capisce solo lei. Ad esempio, questo amargine… Cosa significa? Chi c’è dietro? Finirà anche con lui?
Che poi, in realtà con macchianera.net non è finita per divergenze spirituali. terminatorE’ finita perché a un certo punto mi è bollito il computer e non avevo più la password! Sì, avrei potuto telefonare a Don Gianluca Neri, per farmela ridare – ma ho una specie di codice del samurai che dice che se uno non mi telefona mai, io non telefono mai a lui. Oh! Che io gli voglio bene a Neri, però siamo fatti così, cedere sarebbe per entrambi una sottile incrinatura nella nostra eterosessualità. E poi l’ho considerato un segno del destino. Perché dovete sapere che…
Nah, non facciamola tanto lunga. Però è giusto dire che ho provato a riprenderla su Rolling Stone, ma ai lettori di Rolling Stone, di TheClassifica non gliene batteva un belino. Inter nos, una sana indifferenza è meglio che beccarsi gli insulti sgrammaticati di quelli che barriscono leggendo solo il titolo del pezzo – cosa doppiamente frustrante perché il titolo non lo faccio io.

(…ci credete, che gli insulti mi danno fastidio?) (a uno che, come si diceva una volta, fa il critico?) (ebbene sì) (mica sono uno di quelli che le scrivono grosse e si compiacciono del furore belluino) (no, io vorrei gente che mi legge e annuisce sorridendo mentre fuma la pipa sulla poltrona) (…quello che vorrei davvero è scrivere la pagina di musica de Le Monde Diplomatique)

In ogni caso, questa rubrica, se non l’avete mai letta nelle sue precedenti incarnazioni, gira attorno alla classifica degli album più venduti in Italia. Sì, quelle poche migliaia di copie. Come se fossero rappresentative. Non venitemi a dire che non lo sono, lo so da me. E’ semplicemente una scusa per scrivere una rubrica partendo dalla musica e finendo per infilarci considerazioni sugli Oreo o Peppa Pig o lo struggente declino di Almenno San Salvatore, provincia di Bergamo.
Però, siccome questa è – per la terza volta – la prima puntata, starò schiscio. Vi darò davvero la classifica.

La prima cosa da dire è sempre: chi c’è in testa.
In testa c’è Emma.
Il commento alla prima posizione. 
Che palle.
Un commento più penetrante, dai.
E’ la decima diversa numero uno di quest’anno. E se fate un conto di quante settimane ci sono state, capirete facilmente che si cambia n.1 che è un piacere. Solo Jovanotti (con la raccolta), Gianna Nannini e i Modà sono rimasti in vetta per più di 7 giorni.
E allora?
Allora vuol dire che nei giorni in cui il disco esce, lo comprano i fan. Dalla settimana dopo, lo comprano le persone sane di mente, che hanno sentito qualcosa in radio, hanno letto interviste, recensioni, apparizioni tv – e hanno detto: Ma sì, dai, compriamolo. Se un disco rimane in vetta più di sette giorni, ha convinto anche i non infoiati. Ergo, ha venduto davvero.
Chi sono stati gli altri numeri uno nel 2013?
Mario Biondi. Fabri Fibra. Fedez. Renato Zero. Marco Mengoni. Depeche Mode. Salmo.
Perché mi guardi così?
Perché a questo punto devi chiedermi: e chi è che non ce l’ha fatta?
Sì, dai. Dimmelo. Parlami dei delusi, sero tituli. 
David Bowie. Solo numero 2, ha dovuto soccombere a Renato Zero. Chiara Galiazzo, n.2, ha dovuto arrendersi ai Modà. Baustelle, n.2 (come Chiara, per cui Bianconi ha scritto il pezzo di Sanremo) (Bianconi è quindi secondo alla seconda, direbbero i matematici). Hanno dovuto soccombere a Mario Biondi.
Tutto piuttosto simbolico. Ma sbaglio o i Depeche Mode sono gli unici stranieri?
E non solo! Sono al momento gli unici stranieri in top 10. Nella fatidica diecina ci sono tre dischi rap (Salmo, Fedez, Noyz Narcos), un ex rapper (Jovanotti) due talent (Mengoni, Emma), un gruppo bimbominkia (Modà), un artista vecchiominkia (Renato Zero), e una vecchia band inglese (Depeche Mode).
Ora che ci penso, perché ti fai le domande e ti dai le risposte come Gianni Mura?
Perché lo fa Gianni Mura. Ti ricordi quella volta che ha scritto “Paolo Madeddu è pazzo”?
Non ci avevo ripensato per anni.
Ho parlato con un pastore che produce pecorino a Gavoi, Cinque anni fa Gianni Mura ha scritto di lui che il suo formaggio “raggiunge il radioso punto di non ritorno”. Oggi è così famoso che emette dei bond.
Dovresti prendere il ritaglio e incorniciarlo. A proposito di Gianni Mura: Jannacci?
La gente non si è precipitata a comprare i suoi dischi. Anzi, Califano lo ha doppiato.
Veramente???
Massima posizione della raccolta di Franco Califano, n.11. Massima posizione della raccolta di Enzo Jannacci, n.24. Per ora.
Quindi vedi che i Baustelle hanno ragione, la morte non fa nemmeno più vendere. Porta un’esposizione mediatica immensa e tanto strazio social. La gente mette il like ma non apre il portafogli. 
L’esposizione mediatica peraltro conta sempre meno. Guarda questi dischi di cui si è parlato tanto: Atoms for Peace, n.13. Jimi Hendrix, n.23 (in top ten in America). Nick Cave, n.18. Se n’è parlato di meno, ma mi aspettavo qualcosina di più anche da Bon Jovi (n.5), Dido (n.24), Paramore (n.13, ma n.1 in UK), Eric Clacson (n.11) (ma con quella copertina e quel titolo, Vecchio calzino, è stato simpatico ma ha fatto sentire oggettivamente stravecchi i potenziali acquirenti, che sono stati alla larga).
Vecchio calzino, quanto tempo è passato. C’è qualche sorpresa in positivo?
Forse i Ministri al n.7, e Baby K al n.8. Oddio, è anche vero che fare rap oggi porta praticamente sempre in top 10 – tranne Piotta.
I sanremesi, come sono andati i sanremesi?
In attesa di Elio & le Storie Tese e Daniele Silvestri, e detto di Mengoni e Modà e Chiara, quello che è andato meglio è Raphael Gualazzi, n.5, seguito da Max Gazzé, n.7.
Malika Ayane?
Mmmh, no.
Annalisa, Antonio Maggio vincitore tra i giovani?
Mmmmmmh, no.
Nina Zilli? 
Che c’entra Nina Zilli?
Non c’era a Sanremo???? Come mai? E’ ovunque.
C’era Simona Molinari.
E’ andata bene?
Mmmmmmmmmmmh, no.
Marta Sui Tubi?
Ci vediamo.