TheClassifica 49 – La Papeete che è in noi

La sera del 15 agosto una mia intuizione è stata premiata. Dovevo affrontare un tragitto di 80 minuti di macchina. Mi sono sintonizzato su RadioItaliaSoloMusicaItaliana. E ho atteso, acquattato. Cioè, guidavo però idealmente ero acquattato. E via via sentivo Noemi, e Il Cile, e Jovanotti in Baaaciami ancora, e Chiara Galiazzo e Kekko delle Vibrazioni e Fiorella Mannoia in Come si cambia e i Negramaro e Dolcenera. Poi, con un lieve tocco dell’indice, ho trovato la frequenza di Radio Italia Anni 60. Che mi ha mandato Jovanotti in Voglio andare a caaasa, Vecchio Frack di Modugno, Xdono di Tiziano Ferro. Che non sono degli anni 60 (nemmeno Vecchio Frack! È degli anni 50), di pezzi degli anni 60 in ottanta minuti ne avessi sentito uno!, ma non importa: agli anni 60, o perlomeno alla disponibilità nei confronti degli anni 60 e della loro promessa di decennio alla fine comprensibile, che è alla base del secondo canale di RadioItalia, vengono ascritti anche brani di altre epoche. E del resto, sulla RadioItalia principale, presunta alfiera della contemporaneità, passavano totem dei decenni precedenti (Irene Grandi con T.V.B., Umberto Tozzi con Immensamente). Acquattato, io ipotizzavo di tutto: che il brand “Anni 60” possa implicare un’attitudine un po’ sperimentale, lievemente più aperta dal punto di vista sonoro (tipo Bravi Ragazzi di Bennato, ai limiti di una RadioPopolare) mentre SoloMusicaItaliana converga su una sorta di Grande Centro, per intenderci Elisa ed Emma, e magari persino un po’ di rap, se possibile in duetto con Gianna Nannini.

E in quel mentre, persuaso che improvvisamente dopo anni di incomprensioni io e l’antifona non dico ci capissimo l’un l’altro, ma fossimo pronti a un qualche dialogo costruttivo ancorché rispettoso delle nostre differenti storie, ho divagato pericolosamente verso l’attribuzione di un orientamento politico al pubblico delle varie emittenti radio, attribuendo semiarbitrariamente la vocazione di Rtl per il pubblico orgogliosamente reazionario, DeeJay verso l’ascoltatore che ha votato Renzi ma è pronto a spiegarti il perché – e questo voler spiegare il perché, lo distingue dall’ascoltatore di Capital che invece ha votato Renzi senza spiegare né spiegarsi – e RDS e 105 verso l’ascoltatore Grillino spensierato, e infine Virgin verso l’ascoltatore che non vota oppure sì, ma non è questo che gli sta a cuore, l’importante è che possiede Back in black (n.36) e Led Zeppelin III (n.49) e Queen Platinum Collection (n.54) e Nevermind (n.80), e non solo li possiede ma li vuole risentire a nastro anche per radio, a costo di ascoltare l’immancabile brano di Bon Jovi che RINGACCIO e gli altri gli regalano ogni venticinque minuti. 

(“Fin qui non vedo intuizioni, francamente – non che ne sia sorpreso”) (“Ora ci arrivo”) (“Alla svelta, che ci metto un attimo a fare zapping su Colasanti”)

L’intuizione è stata premiata quando in tutto il palleggiare tra le due stazioni sorelle, finalmente alle 0.25 ho sentito l’ultimo singolo della n.1 in classifica, Giorgia. Il pezzo si chiama Io fra tanti, e a mandarlo è stata Radio Italia Anni 60. Non l’altra.

(“E l’intuizione consisterebbe in…?”) (“Aspetta. Prima, un paio di dettagli intriganti”) (“No! Che palle”)

Quando ho scoperto che Giorgia era tornata al n.1 della classifica degli album, il succitato 15 agosto, con un disco uscito a novembre e onestamente non accolto da una particolare fanfara, mi sono fatto largo a colpi di machete tra i dubbi che legittimamente potrebbero agghindare questo primato – i soliti dubbi, ovvero che sia al n.1 con 300 copie vendute, oppure che ormai sia il caso di TheClassificare Spotify se non addirittura YouTube, se voglio dare credibilità ai miei negligenti pindarismi sulla realtà circostante.
Allora sono andato a vedere se era successo qualcosa che potesse spingere Giorgia al n.1. Un’apparizione, una notizia, un endorsement, una breaking news. Ho googlato “Giorgia” nella sezione notizie, parametro “ultima settimana”. Ed è uscito:

MANFREDI FERLICCHIA: “GIORGIA, MI HAI DELUSO” (da Panorama)
IL FRATELLO DI GIORGIA CONTRO MANFREDI: “HA DEI PROBLEMI SERI” (da BlastingNews)
DOPO “TEMPATION ISLAND” MANFREDI FERLICCHIA SI SFOGA: “GIORGIA MI HA DELUSO” (da TgCom) (“Tempation è scritto così come lo vedete”)
MANFREDI, DOPO GIORGIA, SI CONSOLA CON VERONICA (da DaringToDo)

Questa Giorgia di Temptation Island che non so nemmeno bene dove vada in onda, se su Sky o Mediaset o Mtv, si chiama Lucina e non Todrani, e ha UMILIATO Manfredi davanti a tutta Italia (perlomeno questo dice lui; il fratello di Giorgia, lo avrete notato, la pensa diversamente, anche se non so quale autorevolezza attribuirgli e non mi sbilancio visto anche che GossipItalia dice che il suo sfogo “ci ha lasciati tutti esterrefatti”).

Capite dove vi sto spingendo con malagrazia? Io so che alcuni tra voi hanno la sensazione che l’Italia sia un’altra cosa, rispetto a quella che in queste settimane ha mandato al n.1 Biagio Antonacci (ora n.4), Dear Jack (ora n.3), Alessandra Amoroso (ora n.6), Giorgia. Ed è per questo, forse, che io insisto a sinsigarvi con TheClassifica. Non necessariamente perché io faccia coincidere l’Italia che ascolta i succitati con quella che freme per Manfredi e i Lucina Brothers. Ma perché mi rende più facile ipotizzare una grossa massa di nostri compagni di suolo che nel bailamme (che INCLUDE Manfredi e Giorgia Lucina e le testate che ne seguono con passione le mosse) si ritrovano ad esprimere forte e chiaro un mesto anelito verso un passato inafferrabile e sentito raccontare molto confusamente (gli anni 60, appunto. Ri-raccontati di continuo, a botte di anniversari – a proposito, buon ennesimoversario di Woodstock) come reazione escapista a quella di una minoranza entusiasta ma per stanchezza

(“…entusiasta per stanchezza? Sei sicuro?”) (“Sì, per esasperazione. L’ottimismo della volontà contro il pessimismo dei ragionevoli quanto degli irragionevoli”) (“Tu sei ubriaco”) (“Aspetta, fammi fare”)

che si proietta in avanti quasi per inerzia, anche se col lodevole spirito del cercatore d’oro. Perché alla fine, se fate parte di una scanzonata cerchia che vibra di contemporaneità con forte tinte internazionali, per me va benissimo. Guardate, a volte sono entusiasta anch’io.

Non so bene di cosa.

Però prendetene atto, che se non riuscite a farvi ragione di quell’Italia lì, potrebbe essere perché siete quattro passi avanti, in una qualche direzione – vattelapesca quale – ma proprio per questo dovreste avere un po’ di comprensione per chi compra Giorgina. Che oltre tutto in questo momento (16 agosto, ore 1:52), mi ritrovo davanti su Mtv Music in un video diretto dal fidanzato, altresì coautore di quasi tutti i suoi ultimi brani, fasciatissima come una vamp, in verde, in mezzo ad Avicii e Imagine Dragons e Clean Bandit e One Republic e tutto il pop ventenne, a interpretare per l’appunto Io fra tanti.

(“Dice Velvet Gossip che dopo Temptation Island, Giorgia esce con Nicolò e Manfredi diventerà tronista”) (“A riprova che non c’è motivo di non credere nel domani, la riscossa è in agguato”)

Uno dei pochi siti a parlarmi della Giorgia Todrani è Sorrisi.com, che commenta il suo n.1 con un’interessante rilievo tecnico, a farmi concorrenza. Dopo aver fatto presente che la classifica è ricavata da un campione di 3500 punti vendita rappresentativi di tutti gli altri

(“ESISTONO 3500 punti vendita di dischi??? In Italia”) (“Lo so. Devono esserci tremilacinquecento Autogrill”)

Sorrisi dice che il primato di Giorgia è “Trainato dal successo radiofonico del singolo Io fra tanti e da un’offerta promozionale su iTunes”. Vado a vedere. Effettivamente l’album Senza paura viene via a 5,99 euro, cioè il prezzo con cui acquistereste 4 canzoni (un euro e 29 l’una) di Giorgia. Va anche detto che su iTunes ora come ora l’album di Giorgia è al n.5. Al n.1 c’è Hit’s Summer!, compilation di brani Warner, non tutti nuovissimi: c’è ancora Happy di Pharrell, c’è ancora il pezzo svioloncelloso dei Clean Bandit, c’è Magic dei Coldplay. Eppure non fa parte delle compilation che secondo Sorrisi sono le più vendute, tanto da collocarle in top 10, davanti a Max Pezzali (n.7 per la FIMI), MiticoLiga (n.9), Caparezza (n.10). Le compilation che appaiono nella top ten by Sorrisi sono addirittura quattro, dal n.5 al n.10. E sono Hit mania estate 2014, Papeete Beach compilation summer, Radio Italia summer hits, Hot party summer 2014.

(“AHA! Radio Italia!”) (“Vedi che tutto torna?”) (“Vero. Devo dartene atto, sembri un bigolo, invece due mezze idee le porti a casa”) (“Non sembro un bigolo”) (“Ih, che permaloso”)

Su Spotify, Senza paura è al n.23. Su Spotify, al n.1 c’è Ed Sheeran. Che invece è al n.17 nei negozi. Sapete una cosa? Su Spotify, c’è solo Stromae in entrambe le top ten, sempre al n.8, e grazie al fatto che tra gli album né la Fimi né io contiamo le compilation. Su iTunes anche il disco di Stromae costa 5,99.
(“Ah. In offerta anche lui. Ma non al n.1. Questo vuol dire che iTunes è anche lui agée come la FIMI?”) (“A un’osservazione superficiale parrebbe di sì”) (“Beh, tu SEI un po’ superficiale”) (“Oltre che un bigolo”) (“Permaloso”) (“Ma no, figurati”) (“Sai chi c’era la settimana scorsa al n.1 dei download FIMI, che è quasi del tutto sovrapponibile ai singoli di iTunes? Francesco Renga con Il mio giorno più bello nel mondo”) (“Ma dai. E pensare che v’è chi dice che è un’estate senza tormentoni”) (“Lo dicono da anni”) (“Già, è un po’ un tormentone. Ora chi c’è al n.1 dei download?”) (“Prayer in C, Lilly Wood & The Prick feat. Robin Schulz”) (“Ah, bella. È passato anche il video, poco prima di quello di Giorgia”) (“Sì, il video è molto rappresentativo dell’estetica EDM, quel piglio hippy-skater-cipiaceladroga-andiamoaBerlinoefacciamolosapereingiro-teschicoloraticioèlamortemaladolcezzacapito-faremmoanchesessomaladrogaèunosbattimentomoltominore-epoivuoimetterelafigagginedell’esseredeibeautifulloser”)

Che altro? Mmh. Caspita, mica male la bonazza che salta su e giù semibiotta – in modo indie e alternative, beninteso – nel video degli Arctic Monkeys. Bòn, vi devo solo il n.3 dei Coldplay. Quindi possiamo venire al

Bollettino Pinfloi. The Dark Side of the Moon n.28, The Wall n.33, Wish You Were Here n.42, la brutta raccolta Foot in the door n.44, The division bell n.75 . Alla fine c’è un paradiso anche per i dischi inutili.

Born tu dài. Ultraviolence, l’ultimo disco di Lana Del Rey, è al n.33 a 8 settimane dall’uscita. Mentre il precedente Born to die lo precede di sette posizioni, è n.26 pur essendo in classifica da 132 settimane. Centotrentadue.

…Centotrentadue.

Die to born: nella top 100, dieci album di artisti passati a miglior vita o gruppi i cui componenti cruciali hanno spiccato il volo. Anche se per gli Allman Brothers, si potrebbe discutere (n.90 con 1971 Fillmore East). È vero che Gregg Allman è vivo. Ma è vero che sei persone che hanno fatto parte del gruppo sono morte. Eh, insomma, oh: SEI. A proposito di addii. Robin Williams. Vorrei dire anch’io la mia.

(“Davvero?”) (“No, hai ragione. Magari un’altra volta. O magari mai”)

Infine. Oggi ho abusato dei dialogoi interiori: sembravo, temo, uno che vuole imitare Gianni Mura. In questi giorni è uscita, naturalmente su Repubblica, un’intervista di Gianni Mura a Vinicio Capossela. Ci sono dentro le virtù del baccalà in ammollo prima di essere cucinato, il bello di portarsi le sedie da casa per vedere i film in piazza, il bello delle stazioni ferroviarie abbandonate, il bello del paesaggio che prende i colori dei campi, il bello della musica da balera e Rosamunda.
E di colpo per la prima volta in venticinque anni mi sono ritrovato a sbuffare – esasperato – davanti a un pezzo di Gianni Mura.
Fermo restando ovviamente che lui è Gianni Mura, e io no. Quindi, muto.

Però entusiasta.