TheClassifica n.2. Emma Brown e le larghe intese

Emma. Terza settimana al n.1 della classifica degli album. Disco d’oro. Maledizione. Proprio i serpenti, dovevo trovarci. E niente, tocca parlare di Emma, credo sia la prima volta. Vediamo.

Io continuo a pensare che finora Emma Marrone non abbia dato gnente, ma gnente alla musica italiana. Ma nemmeno involontariamente, come è capitato per Marco Carta. D’accordo, lo so: ha un’interessante gamma di tagli di capelli. E poi, c’è quel pizzico di Belen nell’aria che eleva il tutto dal punto di vista artistico un po’ come quel pizzico di Andy Warhol giustificava i Rolling Stones negli anni del jet-set, quelli in cui Mick mollò Marianne (gli anni 60) e si mise con Bianca (poi mollata per gli anni 80, ovvero Jerry Hall). Ma di fatto, il personaggio Emma trova la strada spianata da Alessandra Amoroso. Il lavoro sporco, con le fan adolescenti buzzurrissime impegnate a rendersi (e renderla) sgradevole a pelle a mezza Italia, lo ha fatto Sandrina. I frutti li ha colti Emma, che è la versione più accettabile dal punto di vista estetico – ed è legge invariabile della musica pop che identificarsi con chi è bruttino porta al massacro.

Se Emma è al n.1 per la terza settimana, al netto del n.2 della solita raccolta di Jovanotti, in circolazione da dicembre
(traduzione: se il disco che è sullo scaffale da sei mesi sale in classifica, vuol dire che le vendite di quelli nuovi si sono livellate verso il basso) (a meno che Jovanotti non abbia fatto qualcosa per epatire il borghese, tipo andare da Fazio) (non so, non voglio sapere) (e comunque, resta un disco di canzoni vecchie, in circolazione da sei mesi)
significa che non stiamo più parlando di ragazzine: quelle il cd lo hanno comprato all’uscita. No, qui sono entrate in gioco anche un po’ di mamme e di sciampiste, che alla fine sono la vera preda di Maria De Filippi (e di Cthulhu che ce l’ha mandata). Cosa è successo? Che Emma arriva esattamente dove Laura Pausini finisce.
La Pausa Nazionale non è nata aggressiva, donnacollepalle. A differenza di Emma e Sandrina Amoroso non lo era da giovane – lo è diventata gradualmente, di pari passo con la sua trasformazione da cantante in sirena dell’ambulanza, non colta appieno dai critici nel suo significato antropologico.
(ricordo però, anni fa, un gustoso alterco on line tra giornalisti intercorso tra l’amica mia Paola Maraone, che su Rockol scrisse “Gli è che questa, strilla”, e l’amico di tutti Mario Luzzatto Fegiz che si accattivò i fans commentando sui suoi fegizfiles: “Le lavandaie non dovrebbero scrivere recensioni”) (…e perché no, ad ogni buon conto?).

Emma è Defilippiana fino al midollo, è il vale tudo con cui i brasiliani si menano furiosamente. Emma è la tamarra ma sensibile, Emma è il “talento”, indistinto e infinitamente plasmabile perché infinitamente informe come la pasta Didò. Sui dischi e in concerto prosegue e persegue ciò che fa su Canale 5: canta un pezzo di Neffa, uno di Otis Redding, Modugno più volte, si fa scrivere i pezzi da Roberto Casalino (eccérto) e Niccolò Agliardi, apre i concerti di Vasco e Gianna Nannini ma anche di Taylor Swift, forse ha una storia con il rapper caramellato Nesli, in concerto si mostra col chitarrone (si vede dalle ultime file? Sono ROCK, vedete?) canta La libertà nel disco di tributo a Gaber, vince Sanremo con un pezzo che commenta l’Italia di oggi secondo Kekko Silvestre dei Modà.

…e qui è difficile non farsi accecare dalla vampata di schifo. I Modà rappresentano quanto di più miserabile e deteriore sia stato espresso dal pop italiano. Sto pensando: è forse un mio parere personale? In fondo c’è gente che gli piace, quindi la mia è una opinione? Ebbene, per una volta credo di poter essere oggettivo. Le canzoni dei Modà sono infinitamente brutte e stupide, ad ascoltarli viene voglia di percuotersi, di punirsi per il solo fatto di avere delle orecchie. Poi, per fortuna, si torna lucidi, ci si scrolla di dosso la reazione istintiva, primitiva, si indossano i freddi panni del critico e si ragiona in modo costruttivo su come inseguire Kekko dei Modà con un camion, tipo Duel di Spielberg.

Ecco, voi infamate Letta perché non vi garbano i suoi sottosegretari, ma capite bene che in un Paese che manda al n.3 i Modà il problema è molto più ampio. Fatelo VOI, un governo coi Modà.

– E non solo. Al n.4, Michael Bublè. Se per voi è lo stesso, non commento.
(non guardatemi così) (non ci penso nemmeno) (ho già dedicato trenta righe a EMMA, Iddio mi sgambetti) (e sto per dedicargliene altre)

Che poi, politicamente, pare che Emma sia di simpatie compañere. Il che a maggior ragione depone per l’inciucio, non a caso concetto sviscerato da un diabolico pugliese: pensate come devono essere larghe le intese necessarie a far coesistere Modugno e Nesli. Va bene, può bastare.

Al n.5, secondo la classifica FIMI, new entry: DNA con Little Mix. Cospetto. Ma chi, i DNA di Arto Lindsay? O quelli del remixone di Tom’s Diner di Suzanne Vega? Nah. E’ che la Fimi si è un po’ sbagliata, DNA è il nome del disco, il gruppo si chiama Little Mix e sono le nuove aspiranti future probabili eredi delle Spice Girls. Prima di esser presi da sconforto, tenete presente che le ragazze che hanno 14 anni oggi sono nate all’epoca del primo dei venti, trenta scioglimenti di Emma (nel senso di Baby Spice) e le altre.

Al n.6., tiene Fedez. Caspita, è in top ten da otto settimane. Cosa che non posso dire del suo collega splatter di Olbia, Salmo, sceso al n.11. Fedez è un ragazzo terribilmente sveglio per la media dei rapper, e gli perdono certe strofe imperdonabili, tipo quella che lui è una vita che mangia guano (l’ho ingentilita) e fa pure la scarpetta con il dito. Al n.7 c’è Filippo Neviani in arte Nek! A ’sto giro c’è anche qualcuno che ne parla benino. Di lui va detta una cosa, a proposito dell’essere rock di Emma: Nek viene da tutti liquidato come “Musica leggera” (l’ho ingentilita anche qui) ma potrebbe girare l’Italia con bassochitarrabatteria, tanto è il suo imprinting Police. Il che tutto sommato è un punto a favore di chi dice che più che il suono conta il piglio. Chiudono la classifica al n.8 Depeche Mode (terzo nome straniero. Nessun americano in top ten, come spesso succede), al n.9 Marco Mengoni, al n.10 Renatone Zero. Tanto per dire uno che ho schifato per anni, ma che rispetto ai Modà sembra Stravinskij.

Infine, per l’angolo perverso di TheClassifica, annuncio due imminenti uscite dalla top 100. I Lumineers sono al n.92 ma soprattutto prepariamoci a salutare Fantasma dei Baustelle, che a 13 settimane dall’uscita è al n.93, cioè più di là che di qua – coerentemente con il titolo dell’album. Vedete, chiudo anche con la gag. Io non so cosa potreste CHIEDERE di più, sia a Bianconi che a me.

2 Comments

on “TheClassifica n.2. Emma Brown e le larghe intese
2 Comments on “TheClassifica n.2. Emma Brown e le larghe intese
  1. Paolo,
    ho letto e riletto la tua sagace analisi della classifica di questa settimana.
    E ci ho letto riflessioni che spesso sono state anche le mie, in questi ultimi giorni.
    E che mi hanno fatto approdare, forse sulla tua stessa riva, ma trasportato da correnti diverse.
    Non mi riferisco alle tue considerazioni su Emma, artista con la quale (come giustamente hai sottolineato) ho collaborato, e collaboro, e nemmeno a quelle su Laura, alla quale sarò eternamente grato per avermi permesso di fare il mestiere che amo e che mi offre il lusso vanesio di poterti rispondere “pubblicamente” in questa singolar tenzone.
    Le riflessioni che ci fanno incontrare sulla stessa battigia, riguardano principalmente il mio lavoro, appunto.
    Sono un autore e ho scritto tante canzoni per artisti “del calibro di…” come molto spesso recitano, parlando di me, alcuni tuoi colleghi o anche redattori più distratti di altrettanto distratte testate.
    E’ vero, sono un autore di successo, di canzoni pop di successo. Ne vado fiero, Paolo.
    Perché ho portato a casa la pelle con dignità in una guerra senza quartiere.
    Mi spiego.
    Tu sai bene, (e lo so che lo sai) che la mia storia parte da lontano.
    Sono cresciuto sbriciolando i vinili dei miei Maestri. Mi sono consumato il cuore con le parole laceranti di Fossati, e mi sono laureato con una tesi sul Principe. (e non quello di Machiavelli).
    Ho imparato dal prof. Vecchioni la prosopopea e la tenerezza e ho letto pure qualche frammento di Gurdjieff che mi ha suggerito l’asceta Battiato.
    Sono diventato romantico e colto. Musicalmente parlando, s’intende.
    Sono rimasto romantico e profondo. Sentimentalmente.
    Sono vent’anni che scrivo canzoni. E che provo pure a cantarmele, ogni tanto.
    Tu non immagini la fatica e l’agonia che si provano per riuscire soltanto a dire a te, ai tuoi colleghi, ma ancor prima, al mondo che vive fuori dalle nostre finestre : “ ehi, buongiorno, esisto anche io.”
    Allora, ammettiamo pure che non sia necessario affermare la propria esistenza o le proprie egomanie anche solo alla biglietteria del circo mediatico, ma campare del proprio lavoro oltre ad essere un diritto costituzionale (non interpretabile) dovrebbe essere almeno un buon motivo per provare a migliorarsi e per continuare ad investire su sè stessi.
    Bene, ciò detto,
    non andrei più a distribuire colpe generiche e randomiche verso MariadeFilippi e il defilippesco mondo, non spenderei più molte parole sul successo stra-ordinario (bada la punteggiatura) dei Modà; non mi affiderei più a vecchie risposte. Ma proverei a farmi nuove domande del tipo:

    – Perché certi artisti seppur bravi – oltre che snob – ( qualcuno mi pensa militante in questo gruppo) si ostinano a scrivere canzoni cercando di compiacere sé stessi e i propri amici musicisti e non si ricordano che la “ CANZONE” potrebbe essere un regalo fatto e tanti e, di conseguenza apprezzato da tanti?
    – Perché non si accorgono gli stessi, che bastano due visualizzazioni in più su YouTube perché anche gli amici musicisti, fratelli di una vita, voltano le spalle e sparlucchiano invidiosi?
    – Perché si continua a sostenere che mariadefilippi sia la criminale d’Italia, quando è il Popolo Italiano che in 6 milioni a sera si siede, senza coercizione alcuna, in poltrona a sentire quello che dice?
    – Perché non si insegna a scuola la meraviglia della lettura, dei grandi poeti e magari anche degli stessi sopracitati Menestrelli, e non si smette di gridare allo scandalo quando il parlamento, più che un organo istituzionale pare un bordello Kazako?

    Chiudo,
    Emma, Laura, i Modà, DeFilippi, Amoroso, e forse pure Agliardi in qualche modo, sono il nuovo prodotto di
    quell’ “applauso del pubblico pagante” che ha semplicemente, drammaticamente, felicemente ( aggiungi tu
    l’avverbio che ritieni più giusto) di “sottolineare” qualcos’altro.
    Ognuno di noi con le proprie profondità, con le proprie pagine sul comodino e le proprie crepe, non sempre
    richieste e non sempre opportune.
    Bianconi è uno dei miei autori preferiti, ma trovo il suo nuovo disco un po’ noioso.
    Forse sono un venduto.
    O forse mi basterebbe che
    “il pozzo sia … più profondo di me.” ( F. de Andrè).

    that’s entertainment!

    Ti leggo sempre volentieri, amico. Ciao.
    Nicc

  2. Dunque.
    Al quarto PERCHE’, non credo di poter rispondere. Non lo so mica, perché non si fa. Perché è faticoso? Ma possibile che lo sia? Sta di fatto che è evidente che è chi non ha avuto la possibilità di fare nessunissimo confronto, che trova intensità poetica in “Se gli animali ci potessero parlare cominceremmo a domandarci un po’ più spesso se nel mondo sono loro le persone”.
    Ma agli altri 3 PERCHE’, posso vagamente abbozzare, à rebours (“oooh!”) (grazie, grazie) che

    3. Sei milioni di italiani, o otto milioni, o dieci milioni di italiani, mi duole dirlo, non sono mai una testimonianza di qualità – e non penso di dirlo da snob, anzi: io ogni tanto di quegli 8 milioni faccio attivamente parte: guardo partite bruttissime e probabilmente taroccate, apprezzo la cucina di McDonald’s, mi diverte X Factor e se in aereo l’alternativa è tra un film francese e un Christian De Sica, mi butto sul secondo come un sol uomo. E sto da troppo tempo nei media per non obiettarti che quello che viene mandato in prima serata su Canale 5 – come su RaiUno, o RaiTre – ha una spinta che se non è “coercizione”, gli somiglia moltissimo. Poi, i crimini di Maria io non ho nemmeno la pazienza di elencarteli. Ma sono fermamente convinto che la qualità di Amici come spettacolo musicale sia infima (ancor più che diseducativa, per il discorso fatto qui sopra), che Scanu e Carone non ce li meritavamo, che lo spettacolino di quei miei colleghi che vanno lì a magnificare i dettagli più insignificanti di esibizioni insignificanti è nauseabondo, ma naturalmente sono invidioso dei bei danari che raccattano – invece a esser riconosciuto per strada come loro, curiosamente non ci tengo (…mi pavoneggio già a sufficienza anche senza). E passiamo al PERCHE’ numero

    2. E’ evidente che due visualizzazioni in più sono cruciali. E’ questione di vita o di morte. Io da qualche mese non sto più scrivendo attacchi feroci a bersagli grossi, niente legnate a Vasco o Liga. Ma li ho visti bene i numeri fatti dai miei pezzi più impietosi. Cerco di non farmi condizionare, ma quale editore o direttore non fa caso ai numeri? Magari se voglio conservare la collaborazione è il caso che dia addosso a qualcuno. E sai che questo pezzo su Emma, forse è il caso che me lo giochi su RS invece che qui? Mai come in quest’epoca i giornalisti – a partire da quelli politici – scrivono in funzione delle “condivisioni”. Non ci possiamo far niente, tutto è diventato quantità, tutto deve impazzare sul web o morire, fare audience o morire, e se lo fai notare qualcuno verrà a controllare quanti like e retweet puoi vantare, e poi concluderà che parli da Fallito e Invidioso. Però, oh!, io direi che se voltano le spalle e sparlucchiano, tanto amici e fratelli non sono. Comunque è anche vero che io non ho questo problema, nessuno è tanto scemo da sparlucchiare di me alle mie spalle. Normalmente si avvicinano e richiamano la mia attenzione quando vogliono farlo 😀
    E per finire, senza commentare alcune delle tue osservazioni (che so, sui Baustelle) (mi sono già scornato con Ipse su Rollinstòn), vado al PERCHE’ n.

    1. Non so proprio. Gli inglesi sono stati fortunati: Lennon ha incontrato McCartney, e l’elitismo dell’uno è stato bilanciato dall’ecumenismo dell’altro. Forse da noi questa cosa è successa quando De Gregori si è messo con Dalla (cosa che per diversi anni ha giovato alle carriere soliste di entrambi). Che vuoi che ti dica, io Jovanotti non lo reggo da quando è diventato un artista. A me piaceva quando era un pirla. 🙂

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