TheClassifica 78 (o 79?). Le ricette di Nonna Adele

Per la 15ma settimana di fila mi è cambiata la numero uno degli album. Che nervoso. E io che avevo già quasi pronto tutto un discorso su One Direction e Justin Bieber che si sono spartiti il mondo la settimana scorsa. Ma ecco che alè, Adele li ha tirati giù.
E così cara FIMI, ti scrivo questa mia. Io ho difficoltà a scrivere nel weekend per star dietro a una classifica che esce il venerdì sera. E immagino ce l’abbiano anche le poche radio che fanno quei vetusti programmi sulle hit-parade; presumo che tutto questo sia a beneficio dei quotidiani, forza trainante dell’informazione contemporanea. Va beh, sono contento per voi: Send My Love (To Your New Lover), come canta Adele.

Che poi, io a questo punto non garantisco più nemmeno sulla permanenza di Adelona al n.1: è un’epoca di incertezze, è un continuo cambio di armadio. Io però quelle robe che mi ero appuntato sugli One Direction e sul loro pubblico e su come i media schifino i teenagers – specialmente i media che sprizzano gagliarda modernità (è il loro modo di sentirsi giovani) – volevo rifilarvele lo stesso. Non so, magari nelle vacanze di Natale, per punirvi delle vostre crapule.

Invero, la dolce ala della giovinezza per Adele vola al contrario. Lei ha 27 anni e si rivolge a chi ne ha di più. Gli One Direction, che ne hanno da 21 a 23, si rivolgono a chi ne ha di meno. I 25enni in tutto questo, pur eponimizzati dal titolo dell’album adelico, rimangono presi in mezzo – ma a loro penserà il Governo, quindi che non rompano. Adele comunque è un interessante caso di inversione di tendenza: da sempre si ritiene che chi canterella si rivolga a chi è suo coetaneo o preferibilmente più giovane: da Elvis ai Beatles agli One Direction, abbiamo sempre pensato questo. E per di più il disco degli One Direction continua ad ammiccare al rock’n’roll. Sì, loro non lo sono, ma i suoni sì. E lo stesso vale per gli australiani 5 Seconds of Summer, che con mio grosso sbigottimento sono una band vera. Ed è bizzarrino, che non appena tutti noi vecchiardi ci siamo convinti a gettarci con coolissimo afflato di rinnovamento su pop e edm, deliziandoci dei loro suonettissimi fighissimi, una nuova generazione stia provando a mandare al n.1 un suono più rock.

Cionondimeno. Sia del disco di Adele, nel senso del suo contenuto musicale, che di quello degli One Direction parlano in pochissimi, degni di laude: non vi nomino, ma vi mando un bacio. E questo nonostante a 25 di Adele venga attribuito un peso specifico pauroso: ogni aspetto di quella che è spesso definita come operazione, a partire ovviamente dal singolo Hello, è valutato come se fosse una legge finanziaria (e per alcuni Paesi in via di sviluppo potrebbe esserlo). Al massimo, si fanno commenti in odore di sociologia o di marketing – e non sto a dirvi che odore sia. Si snocciolano cifre, si individuano le meccaniche, si tenta di smontare il giocattolo. Dilungandosi o meno. I tranchantisti lo liquidano (pardon) come piangioso.

Ma in un mondo in cui ogni singolo “plink!” e ogni singolo “Uuuh!” di una canzone pop americana media vengono elaborati da un team di cinquanta professionisti che se la tirano come archistar, c’è qualcosa, in quello che Adele dà al pubblico, di stranamente ridimensionato e lineare: il suono è meno rilevante che in altre ipermegaproduzioni che devono portare a casa i soldi degli investitori.

Io non trovo niente “da smontare” in Adele. Trovo che sia l’antitesi di ciò che è “montato”. Casomai lo sono le sue imitatrici. Ma lei non è un prodotto, non ha studiato da star. Ora è un format, ma non lo era quando ha iniziato, e non c’è molto di studiato a tavolino nelle sue apparizioni da Jimmy Fallon o nelle interviste. E trovo una continuità evidente tra il primo disco 19, che forse un po’ di gente si è dimenticata, e questo 25: Rumor has it in mezzo al percorso è stata la picchiettante discontinuità che ha ingannato un po’ di gente. Ma Adele è questa cosa qui: una ragazzona maestra nell’arte di creare una tristezzina amichevole, consolatoria, e poi scagliarla in cielo e muoverla vorticosamente come Topolino fa con le stelle nell’Apprendista Stregone di Fantasia. Ci sono momenti in cui parte diretta a testa bassa verso le stanze più chiuse e recondite del suo pubblico, e le apre con una combinazione di note piene, mai inutilmente gorgheggianti come nel 90% delle sue rivali vocione.

Io non faccio parte (penso) dell’umanità cui Adele si rivolge, e non ne fate parte (penso) neanche voi. Ma sono ammirato, quasi sbigottito da come un approccio alla musica così semplice e vecchio stile riesca a mettere in riga tutti i presunti maghetti del plink e del “Uuuh!”, nonché tutti quelli che sbavano per il fantasma di una contemporaneità confusa, molto presunta, molto presuntuosa. Credo che la prevedibilità dei suoi arrangiamenti e le direttrici tutt’altro che ardite delle sue linee melodiche siano, come dire, un bene-rifugio. E vi dirò: non dovrei farlo, ma gongolo un tantino se il grosso (grossogrossoGROSSO) pubblico, quello che ha smesso di comprare musica da quando questa è finita in mano a una pletora di produttori e addetti ai lavori e critici così fighi che non mi sento nemmeno degno di appartenere alla loro epoca, ebbene, quel grosso (grosso) pubblico torni a comprare musica nel momento in cui appaiono una cantabilità basica, non adulterata, e un personaggio non previsto.

E non mi sento di dire con questo che il disco di Adele sia un passo indietro. Che poi, “indietro” rispetto a cosa? Trovo nefastissimo il sempre più diffuso tifo geek per il “nuovo”: è un positivismo da cinciallegri, una posa estetica che regge il sacco a quel capitalismo che ci ha regalato Windows 8, e che pertanto meriterebbe schiaffi a rullo. Ma la verità che il successo di Adele mette sul tavolo, è che l’orecchio, come la pancia, non è felice se ci infiliamo cose artefatte. E appena può va a cercare la buona minestrina di nonna Adele.

Bene, veniamo al resto della classifica.

Il resto della classifica. Gli One Direction scendono al n.2, e Tiziano Ferro, in tour, risale al n.3. Poi va beh, c’è Laura Pausini al n.4, e nient’altro di particolarmente imprevedibile in top ten: unica nuova entrata abbastanza alta, il disco di Enya, al n.8, quasi tutto dovuto ai corsi di yoga disseminati per lo Stivale. La casa discografica lo ha presentato ai giornalisti alle Terme di Milano (…fantastico).

Escono dalla top ten. L’ennesima edizione di Pop-hoolista di Fedez (ora numero 15) e (toh!) anche il disco di Mika, ora al n.17.
Entrate pure. Il disco Il sogno di due sedicenni è diventato realtà (wow) pubblicato dalle Edizioni e Produzioni Nomadi (wow) entra al n.12 (wow). Se non altro per il titolo, mi ci diffonderei molto di più se non avessi speso tre quarti dello spazio per Adele. Ma ho una buona scusa: non è in top 10, ed è altresì preceduto al n.11 da Roger Waters The Wall. Certo, Rattle that lock di David Gilmour (ora n.22) era andato meglio – ma un momento! Stiamo parlando di

Pinfloi. The dark side of the moon scende dal n.33 al n.49, probabilmente a causa delle tensioni internazionali. The Wall cede due posizioni, dal 49 al 51; Wish you were here invece guadagna dieci posizioni, e mi chiedo se sia una di quelle che in economia chiamano esternalità di Hello di Adele. Ad ogni buon conto, The endless river sale dal n.89 all’85, totalizzando 55 settimane in classifica. Già che ci siamo:
Sempre lìiiii, lì nel mezzoooh. Cinquantacinque settimane anche per Sono innocente di MiticoVasco. Il grande vecchio di questa top 100 resta comunque, insospettabilmente, My everything di Ariana Grande, 65 settimane.

Miglior vita. Guidati da Amy Winehouse (Back to black, n.46) i dischi di artisti che non sono più tra noi salgono a dieci. Altro tipico segnale che il Natale si avvicina. E a proposito, chiudiamo aprendo (questa è una figura retorica, vero?) la rubrica stagionale:
Christmas makes the world go round, the world go round. Il disco natalizio di Michael Bublé sale dal n.48 al n.24. My Christmas di Andrea Bocelli entra al n.50. Mario Christmas di Mario Biondi al n.59. Mariah Carey al n.72, ma mi aspetto di più – perché all we want for Christmas, is Mariah.