TheClassifica 55 – Oh, no. Eccoli, sono loro. Gli U2

Beh, ora ci siamo. U2 al n.1 in Italia.
E debutto al n.6 nel Regno Unito (ieri, scesi al 13). E al n.9 in Usa.
E n.1 in Francia e Spagna.
E n.2 in Germania, dietro a Shindy(rapper di Berlino) con FVCKB!TCHE$GETMONEY (mi figuro tutto un team di creativi che decide questo gioiellino di titolo dell’album dopo riunioni interminabili al McDonald’s davanti a Checkpoint Charlie) (tra di loro, immancabile, un calabrese che ha affinato la sua creatività allo Iulm di Milano, ed è la mente dietro alla V al posto della U).

Ad ogni buon conto.

(uff)

(“…Su, su che ti tocca” “Cosa?” “È venuto il momento, disse il Tricheco, di parlare di molte cose: di scarpe e navi e ceralacca, e di cavoli e di re; e del perché il mare è bollente, e se i porci hanno le ali. Ma è soprattutto venuto il tempo di parlare degli U2. Stante che sono in vetta. Che poi c’è un po’ di gente che è ancora nervosa con te per il pezzo 10 Motivi per cui gli U2 non interessano a nessuno” “Non lo sapessi” “Che comunque era una pro-vo-ca-zio-ne, vero? Per tirare su sacchettoni di like dagli hater. Ne hai avuti 751. Mica male, per un sito amarginale” “Però non lo era” “Daidaidai a me puoi dirlo” “No! Viceversa, io credo che gli U2 con S.O.I. abbiano voluto rispondere a quell’articolo” “Eh, ma certamente” “Intendo dire, al sentire piuttosto diffuso che l’articolo tirava fuori. Non lo avrei scritto, se non fossi uno che sgranocchia U2 da quand’è adolescente. E ti dirò di più” “No, non farlo” “Io non so immaginare un mondo senza U2. La condanna di avere una matrice rocknroll è che comporta l’incapacità di pensare il mondo senza La Band Più Importante In Circolazione” “Sicché?” “A mio modo, soffro la loro crisi. Cui hanno trovato la soluzione più clamorosa possibile” “Questo l’ho già letto da qualche parte” “Non posso farci niente! Si straparla di Songs of innocence da un mese, cosa credi possa scrivere di nuovo?” “Dovresti trovare una soluzione clamorosa anche tu” “All’una di notte?” “Potresti per esempio continuare all’infinito questo dialogo simulato con una versione migliore di te stesso” “Migliore??? Sono in grado di saccagnarti in qualunque sport. Togliti e fammi iniziare”)

Ecco. Ora ne parlo. Davvero. Ci hanno messo dieci anni, ma alla fine lo hanno fatto: hanno smontato la bomba atomica. Ovvero hanno neutralizzato la discussione sulla loro rilevanza attuale, disinnescato il pericolo di flop, consegnato Songs of Innocence alla Storia, fatto saltare per sempre il metro con cui si misura l’impatto di un album. Impossibile commentare le VENDITE di Songs of innocence, la performance in classifica. È saltato tutto: abbiamo il disco più fruttifero che è contemporaneamente il meno venduto della storia degli U2, il disco più ascoltato del mondo che è però anche il più contestato e respinto. Buone vendite della versione cd da noi – inevitabile, dopo esser passati da Fabiofazio – e nell’Europa del Sud, male in Anglosassonia: significherà qualcosa? Forse un digital divide tra noi e loro? A meno che non si siano venduti parecchi vinili, perché se si vende il supporto ancora più vecchio si riguadagnano tutti i punti agli occhi del mondo, che ai nostri occhi è sempre lì – ah, les italiens – tsk, the guinea pigs – a guardare con condiscendenza cosa facciamo, o a ignorare con condiscendenza cosa facciamo.

Però sotto sotto, forse era giusto che accadesse, i tempi erano maturi per staccare la spina al concetto di album. Forse hanno pensato: facciamolo noi, siamo i parenti più prossimi.
Il tutto, facendo in modo che l’album fosse il più discusso di questo secolo, forse l’ultimo album ad essere discusso nella Storia.

Credo fosse previsto, e considerato accettabile, che tutto il taratapunzi avvenisse a scapito della musica.
Che è stata messa oggettivamente in secondo (o in terzo, quarto?) piano nella panna di commenti che si è montata già poche ore dopo il clamoroso regalo agli utenti. Delle canzoni si è parlato pochissimo. Eppure erano lì, proprio in quel momento erano le canzoni più diffuse sul pianeta. Ma nel vespaio, l’urgenza più evidente è sembrata di processare gli U2, di processare Apple, di processare IL MARKETING, di processare questa infinita macchinazione ai danni della nostra innegabile purezza.

Ora, sull’essersi tirati addosso così tanti haters, e nonostante diversi anni di esposizione molto moderata, gli U2 farebbero bene a farsi un paio di domande. Però è stato interessante vedere come la furia iconoclasta non abbia mai avuto come bersaglio i brani nuovi.
E non è stata solo la fretta di pronunciarsi connaturata a quest’epoca, la smania di giudicare qualcuno per come è percepito e non per quello che fa in buona sostanza (aka: la musica). La verità è che nonostante l’accelerazione di ogni cosa, alla dozzina di pezzi di un disco andrebbe dato un po’ di tempo. È fisiologico. Tolto il singolo, che è fatto apposta – e nessuno può dire che gli U2 non siano la migliore macchina da singoli che il rock abbia avuto negli ultimi quarantaquattro anni – un album non lo puoi stroncare né esaltare in 24 ore. Chi lo ha fatto, e tra questi ci sono parecchie testate e siti considerati “credibili”

(ma chi non lo è, oggigiorno?)

ha giusto annusato l’aria in giro alla ricerca della posizione più intrigante (“Mi si nota di più se li distruggo, se li compatisco, o se grido al genio postmoderno?”). Poi, nei giorni successivi, placato il polverone, parmi che tanto tra i recensori quanto tra i centurioni della band si sia consolidata una posizione: il disco numero 13 degli U2 non è così terribile.

Occhio: non “Wow, che figata!”. Bensì, “Non è così terribile”.

Ora viene la parte in cui dico cosa ne penso io, di mio. Io, di mio, direi che gli spunti puramente compositivi e i testi siano ancora di un certo livello; però Songs of Innocence va sott’acqua tutte le volte che tenta di mutuare dal pop contemporaneo l’affastellarsi di suoni non in relazione tra loro, come in uno zapping dettato dall’ansia di tenere agganciato chi ascolta: ora la tastiera pensosa, ora la chitarrona distorta, ora il corettone giovane alla 5 Seconds Of Summer. Per usare un termine in voga: stratificando. Per far convivere più atmosfere, ma senza creare un impatto effettivo: è curioso che uno dei brani più inclini a questo difetto si intitoli This is how you can reach me now.
Altro segnale nonconfortante, la mai così aperta ricerca di conforto dal passato, e senza cercarvi forza rigenerante come ai tempi di Rattle and Hum, con tutto quel B.B. King e Bo Diddley buttati lì come ketchup – bensì per puntellare la propria insicurezza: il riff ledzeppico di Cedarwood road, i Beach Boys di California, la nostalgia dei Ramones in The Miracle of Joey Ramone, che però smentisce l’ispirazione prendendo la sconcertante forma di un pezzo da classifica coi corettoni alla Imagine Dragons o Bastille. E poi altre altalene tra avant-pop (Lykke Li in The Troubles) e pezzi come Every breaking wave, in cui si va sul sicuro, a toccare sempre le solite corde.
Qualcuno potrebbe dire che non si può pretendere che in un gruppo di miliardari 50enni arda un fuoco indimenticabile. Ma sapete…
Non è così terribile.

(“Ehi, che posizione estrema” “Tu sei quello che dà voce all’ala tranchant del mio elettorato, vero?” “Non impettirti. Al n.2 in classifica chi c’è?”)

Il resto della classifica. Paolo Conte con Snob entra al n.2. Io penso che possiamo dare per assodato che chi non vuol bene a Paolo Conte è una persona cattiva, che butta la plastica nell’umido. E possiamo dare per assodato che quello che può darci oggi è “more of the same”, e che questo è giusto, solo uno scemo potrebbe tornare al Mocambo dopo tutti questi anni e lagnarsi perché non è diventato un posto avant-garde. A stupirmi di Snob è la quantità di pezzi. Quindici. Per un artista che non pubblicava album da quattro anni. Perché non fermarsi tipo a nove, due anni fa? Secondo me perché gli album, con i vagoni al seguito (promozione, interviste, tour) sono un peso anche per lui.
Poveri album, vé. Hanno sopportato sulle loro fragili spalle il peso di essere la risposta del mondo pop/rock ai libri e ai film, dovevano incarnare l’illusione di opere con una loro coerenza interna. E il buffo è che la corrente che più ha preso sul serio questa sfida, il prog, è stata quella più irrisa dagli irrisori.

(nel senso di quelli che irridono)

Ciò sentenziato, segnalo solo che dietro agli U2, la top ten è tutta italiana: dopo Fedez e FabiSilvestriGazzé, c’è il neoentrato Gigetto D’Alessio (n.5) quindi Giorgia, Subsonica, Francesco Renga, Chiara Galiazzo, Modà.

Escono dalla top ten. Lenny Kravitz, Biagiantonacci, Club Dogo, Tokio Hotel (dal n.5 al n.39).

Miglior vita. Scende la percentuale: solo sette fantasmi passeranno Halloween in top 100.

Altrove. Al n.1 in Usa c’è il duo di country giovane Florida Georgia Line, che spinge Jason Aldean al n.2. In Britannia, debutta in testa Ben Howard, giovane cantautore vecchio stampo – con la chitarra, proprio – con Forget where we were; lo seguono, Slipknot ed Ed Sheeran. 

Inopinatamente. Roba da maiali di Cecco e Cipo, duo country giovane anche loro, entra al n.80 (…non in Britannia: da noi). Produzione piuttosto indie. Troppo novelty act (cfr. PopTopoi), troppo poco seri per X Factor, da cui sono stati scartati. Però voglio vedere quanti dei concorrenti ammessi alla finale al posto loro faranno di meglio.

Pinfloi. Cala la Borsa di Milano, sale The dark side of the moon – dal n.48 al n.36. Un bene-rifugio se mai se n’è visto uno. Per contro The wall oscilla al n.55, Wish you were here cade al n. 84, la raccolta bisunta esce di classifica. Complessivamente un chiaro segnale, che i nostri governanti si ostinano a non cogliere.

4 Comments

on “TheClassifica 55 – Oh, no. Eccoli, sono loro. Gli U2
4 Comments on “TheClassifica 55 – Oh, no. Eccoli, sono loro. Gli U2
  1. e comunque, a margine di qualsiasi commento sul disco, la cosa importante è che ne seguirà il tour e io live non me li voglio perdere… (a proposito, ma la rubrica sui live?) (dai ne scrivi su uno loro?) (grazie) (ci tengo) 🙂

  2. “Songs of Innocence va sott’acqua tutte le volte che tenta di mutuare dal pop contemporaneo l’affastellarsi di suoni non in relazione tra loro, come in uno zapping dettato dall’ansia di tenere agganciato chi ascolta: ora la tastiera pensosa, ora la chitarrona distorta, ora il corettone giovane alla 5 Seconds Of Summer. Per usare un termine in voga: stratificando!”.
    Rieccoci qui, Paolo, io tu e Eve, come nella scorsa primavera quando eravamo piuttosto d’accordo sul tuo pezzo sulla rilevanza degli U2. Ero tornato sul tuo blog a settembre, ma in effetti non avevo trovato una vera tua opinione sul disco degli U2. L’hai solo scritta più tardi e l’ho trovata adesso. Nella definizione che ho virgolettato sopra c’è un po’ quello che penso e che non saprei descrivere così bene. Insomma, hai ragione. Perchè, a me sembra che SOI siano due dischi in uno. Uno in cui hanno fatto un discreto lavoro con Danger Mouse, la seconda parte, da Volcano in poi, un suono netto, semplice eppure anche un po’ sporco, grezzo, strumenti che si sentono ben distinti e qualche novità a livello di cori (Volcano, Raises By Wolves), insomma una direzione che avrebbe potuto essere un suono allo stesso tempo molto U2 e un po’ nuovo. Poi, come al solito, hanno avuto paura, e hanno cambiato tutta la prima parte del disco (quella che di solito si riserva ai singoli), iperprodottta, da molti produttori diversi, con un suono che ammicchi a un certo pop radiofonico (Songs Of Someone) o che sia un suono U2 all’ennesima potenza (Every Breaking Wave, bella, ma resa troppo un clone di With Or Wihtout You, non a caso funziona meglio nella sua versione acustica). Non so voi, Paolo e Eve, ma a me sarebbe piaciuto un disco tutto come la seconda parte, e un singolo come Volcano. Che ne dite? In ogni caso anch’io sarò ai live, quello del 5 settembre, la seconda serata, a Torino. Un abbraccio.

  3. è vero, potrebbe essere così. In rete girano parecchi video dei live, anche uno completo, ma non ho ancora avuto il tempo di ascoltarli…

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