TAFKAT – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.1. La spiacevole guerra tra Mannarino e Baustelle

Non guardatemi così. Non avevo scelta. Io avevo dieci anni di TheClassifica, un pun da prima generazione di ironia internettiana (l’idea di declassificare la classifica), per loro Thegiornalisti “è solo un nome però esprime, in questo momento, quello che viviamo cioè utilizziamo il nome della band per veicolare un certo tipo di vita. Quindi è molto legato al tipo di vita che facciamo”. name is earlOppure “il The all’inizio è stato aggiunto per distinguersi dai comuni giornalisti e per far si di essere più facilmente identificabili”.
Gli strapperei i baffi a testate – ma cosa devo fare, lui ha il gruppo dell’anno, quindi devo cambiare nome.

 

E ora veniamo a Mannarino e Baustelle, questi due eterni rivali che si dissano continuamente tipo Fedez e Marracash. È andata così: tutti per una settimana hanno parlato dell’album dei Baustelle. E al n.1 davanti a loro ci è andato quello di cui non parlava nessuno. Non è la prima volta che lo vediamo succedere, vero? D’accordo, n.1 e n.2 non vuol dir niente, ho visto gente che l’anno scorso è andata al n.1 e poi a fine anno la trovavi negli scantinati della classifica generale del 2016. Però non è una cosa simbolica. Io non sono uno di quelli che hanno le risposte, mi sa che a questo punto si è capito. Cionondimeno, più si parla di una cosa e più, nel polverone, la tendenza è un’altra. Se non si fa avanti nessuno a svelarmi che la si studia da anni al Dams, io la battezzo qui e ora Legge di Mannarino. Che vado ora a thecantarvi – ehm, ops.

 

«Nei miei frequenti viaggi in Brasile, a Rio De Janeiro,
ho visto tutte le contraddizioni di chi vive nelle favelas e di chi invece vive circondato dal lusso,
costretto però a barricarsi nelle case. Dov’è la cattiveria del povero?
Sarebbe utile rifondare il pensiero dell’essere umano. Ce l’ho con gli intellettuali che trovo totalmente astratti dalla realtà.
Io non sono tra questi anche se ho studiato filosofia, faccio un lavoro manuale e mi sporco le mani come un operaio».
(Mannarino, fonte Adnkronos)

 

È come se Renato Zero fosse entrato nottetempo in casa di Capossela a grassargli delle canzoni – ma essendo lui dajeRenà, ne va del suo orgoglio: deve metterci del suo, melodrammeggiare, aggiungere cori disperati e violini che sviolinano altrimenti la gente non j’aa fa. mannarino-arrestato-ad-ostiaEcco, Mannarino è Capossela filtrato da dajeRenà. Il nuovo album Apriti cielo ha dei momenti in cui una certa leggerezza lo solleva dal suo prendersi sul serio (che è più di quel che lui dica), quando gli entra la sambata di borgata. Ma poi di colpo si sente in missione per conto di Pasolini e allora sforbicia le sottigliezze e rende il tutto un po’ più grezzo, per arrivare ar popolo – e a Serena Dandini. A tratti ha slanci che mi fanno alzare il sopracciglio (tipo quella faccenda delle Rane) ma poi je sale lo stornello e pare Giggi Proietti quando va per la grana grossa e ti prende da parte indicando il pubblico e dicendo “Mo’ ce devo anna’ piatto, je lo devo, so’ fiji miei, so’ de core, ma ignoranti, ma de core (…ma ignoranti) (e però de core)”. Ed è allora, per esempio, che rantola a sta scittà che resta muta – fermatevi se l’avete già sentita – “ma come sei finita, Amor all’incontrario – è così che tu te chiami pe’ davero”. Oppure nella altrimenti esilarante Gandhi il cantastorie comincia a dialogare con Pulcinella, nel peggior talkin’ blues che io ricordi, uccide un pezzo eccellente (che consiglio comunque di sentire almeno una volta). serena-dandini-interna-nuova

 

Pure L’amore e la violenza dei Baustelle ha momenti esilaranti. Dico davvero, sentendo l’inizio di Basso e batteria – non voglio spoilerare il perché – mi sono messo a ridere a bocca aperta da solo in casa. Non è il tipo di cosa che mi capita. Malgrado due gatti inclini al vaudeville. Ma avendo concesso un virgolettato al Mannaro, ne devo uno anche a musone Bianconi.

“In questo disco c’è una pazzesca ricerca condotta su oscuri vinili degli anni 70 di suoni particolari ricampionati.
Per esempio, tutta la batteria è fatta di microparti ritmiche,
non c’è un batterista che suona veramente. È stato un lavoro lunghissimo”.
(Francesco Bianconi, fonte Repubblica)

 

Non so voi. Ma a me prorompe guerriero un grido. Ed è:
“Perché?”
(WHY???)

 

Un lavoro lunghissimo per avere le microparti ritmiche, che pare di sentire la pubblicità del dentifricio quando magnifica il modo in cui le microparticelle attive si accaniranno sulle mie gengive. Perché mai? Cosa voleva dimostrarci? baustelle_1_1354898418
Oh, ma cosa domando a fare. LO SO, il perché. Purtroppo. Vedete, Morgan e i più eccelsi in Dio hanno avuto in sorte di CapireBattiato, io sono stato punito e mi tocca CapireBianconi. E si vede che me lo merito, il padre putativo di tutti gli intellettuali da blog che inizia a implodere la mattina prima di colazione, guardando la sua brioche con struggimento e pensando a tutte le citazioni che può contenere, i Morettismi, i Proustismi, i MagoGismi.
(e lui si merita me, beninteso) (comodo, se no) (mica hai sempre Luca Valtorta che chiude l’articolo dedicando al cantante una poesia di Prevert, concludendo con “Portami fuori a cena Baustelle. Fammi vedere il centro. E grazie di tutto”) (ed ecco, vedete? A me viene già più voglia di recensire l’intervista di Valtorta che non il disco, perché è a suo modo prova del contagio, pure a me Bianconi scatena la competizione di quello che aha!, riconosco le citazioni, le so tutte, If di Lindsay Anderson ce l’ho, Foster Wallace ce l’ho, l’amore atomico – eccolo! Hypocrite Biancòn, mon semblable, mon frére!) 

 

Invece no, non cadrò nella trappola, e scriverò una sorta di recensione musicale su L’amore e la violenza. Prima però faccio un passo indietro e aggiungo una cosa su Mannarino. MANNARINOUsa spesso il passato nel suo narrare, in terza persona plurale. Ci ha tutti dei coloro come soggetti, che vivevano, pativano, gorgogliavano. Ma è un espediente narrativo alla Ascanio Celestini, la verità è che sta affabulando il presente tipo i fotografi che cascass’ilcielo, loro solo il bianco e nero con tutto il suo epos aggiunto. Anche i Baustelle usano parecchio il passato. Ma è lì che loro e Mannarino litigherebbero, se si incontrassero: i Baustelle stanno davvero sventagliando granate di passato ad alzo zero, per farcele scoppiare in faccia.
Temo sia un po’ colpa de I Cani. cani contessaNiccolò Contessa ha portato via il giocattolo a Bianconi, e ora lui se lo riprende incattivito, rivendicando di essere stato quello che ha insegnato alla musica italiana a comunicare attraverso frammenti di retropop condiviso, a inaugurare questo girone infernale che non chiuderà mai, e anche i bambini di oggi tra 25 anni ricorderanno l’episodio in cui Papà Pig devasta la parete di casa e lo indicheranno come esempio di hybris e dei complessi del maschio adulto postmoderno, oppure si citeranno il video virale del gatto che dice “No no no no” come proclama di ribellione che viene irriso e smontato dalla ferocia cruenta del meme, oppure quella particolare inflessione con cui Pierluigi Pardo cercava di essere simpatico in FIFA 15. Inutilmente, beninteso: tutto è inutile, in Pierluigi Pardo, e infatti tra 25 anni i bambini di oggi lo ricorderanno come inizio della definitiva inutilità del calcio. Ma basta pindareggiare, permettemi di tornare all’intervista di Valtorta (che beninteso è un’ottima intervista. bianconiNon a caso. Io mica sono mai riuscito a intervistarlo bene, Bianconi: tempo un quarto d’ora e ci monta l’esasperazione reciproca, mentre Brasini se la ride e Bastreghi ci guarda gelida)

 

L.Valt, Rep.: “Niccolò Contessa de I Cani mi ha confidato di amare molto i Baustelle e di esserne stato influenzato. So che vi siete incontrati una sera a cena ma lui non è riuscito a dirti nulla”.
Francesco Bianconi: “Sì, ricordo bene”.

(LOL) (lo ammetto, mentre lo scrivevo ho di nuovo riso a bocca aperta da solo in casa)

 

Ah, già, vi devo la minirecensione. Ebbene, Nella Mia Umile Opinione i baupezzi a sto giro sono un filo ripetitivi, ci sono parecchie frasi sontuose ma non la migliore ispirazione nella musica; la struttura delle strofe è spesso simile da una canzone all’altra e rende il tutto più monotono del solito (“Eh, ma è voluto!” “…Non lo sapessi. L’ho detto, che sono condannato a CapireBianconi). if lindsay andersonMalauguratamente li trovo ripetitivi anche nel cantato. Secondo me La musica sinfonica sarebbe stata deprimente cantata da lui, diventa bellina cantata dalla Bastreghi (la voce femminile più triste di questo emisfero) e tuttavia, se anche questa l’avessero girata a Irene Grandi, mah, chi lo sa. Resto un estimatore e ho un debito (più o meno generazionale) ma l’oscenamente pop usato per presentare l’album mi pare una copertura per una certa fatica nei suoni, mentre naturalmente la macchina concettuale va a pieno ritmo. “Cadevano i governi, noi ci sentivamo eterni”. “Chi siamo noi? Cosa andrà di moda?” “Mi ricordo le canzoni che cantavi tu – e il giorno in cui tuo padre disse non ne posso più” (…e come non capirlo, in fondo).

Mmh, che ora si è fatta?
Sono andato lungo, vero? Ehi, sarà un mese che non TheClassificavo. Vi toccava, temo.

 

Resto della top 10. Entrano lowlow (n.4), Tedua (n.6) e Mecna (n.9). Mese caldo per l’hip-hop italiano. Chissà quanto sono contenti di trovarsi nelle zone alte della classifica mentre la scena è saturata dai quattro big shot che se le dicono.lowlow-36672-k55E--1280x960@Web E comunque, io non li ho mai visti insieme ma ho buoni motivi per ritenere che Fedez arrivi allo sterno di Marracash.
Al n.3 cede il passo il top album del 2016, Le Migliori di Mina&Celentano, scende al n.5 TZN Ferro, al n.7 il raccoltone di MiticoVasco seguito da Made in Italy di MiticoLiga, chiude la sacra diecina il live di Marco Mengoni. Mancano la top ten The Xx. Solo n.11. Anche di loro si è parlato tanto. It’s Mannarino’s law, kids.

 

Altra ratatuja. Entra al n.22 Teresa canta Pino (“Teresa” è De Sio, “Pino” è Daniele, “canta” è dibattibile). Poi c’è Migration dei Bonobo che entra al n.49. E non molto altro da segnalare. Fatemi pensare… Boh. Ci ho perso un po’ la mano, non ricordo bene cosa scrivevo nella parte interlocutoria che precedeva la

 

Miglior Vita. Tredici album su cento in classifica sono di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di red carpets. Li guida George Michael che scende al n.19 ché va bene tutto ma Natale è passato. George-Michael-in-his-hotel-bedroom-with-retired-hairdresser-Carlos-Arturo-Ortiz
(no, non è vero, Georgiou è nei cuori di tutti ma la raccolta migliore, 25, ha quel problema lì di essere tripla e non costare poco, quindi lui compare altre tre volte nelle posizioni più basse)
Peraltro, vi devo un’informazione: nella top 100 degli album del 2016, non è che tutti quei morti abbiano fatto la voce grossa, sapete. In top 20 ci è finito giusto Bowie con Blackstar – che ci sarebbe entrato comunque. E in top 100 gli fa compagnia Leonard Cohen, al n.88 dove sarebbe andato anche da vivo. Il che cosa va a dimostrare? Bravi: la dura legge di Mannarino.

 

Pinfloi. The dark side of the moon è al n.30, il che vuol dire che nonostante tutto il Paese ha fiducia, Gentiloni – chiunque egli sia – non sta esacerbando gli animi, Dibba ha trovato la fidanzata, Milly Carlucci torna in prima serata. The wall è n.50 e come è giusto che sia, precede Wish you were here al n.52 e The early years al n.53. Deploro il n.75 di A foot in the door, la raccolta, ma mi mette di buon umore il n. 94 di The endless river, disco così inutile che se incontra Pierluigi Pardo l’universo implode.

 

(proprio come…) (sì) (al mattino, prima di colazione)
(grazie per aver letto fin qui) (buona giornata)

4 Comments

on “TAFKAT – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.1. La spiacevole guerra tra Mannarino e Baustelle
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    • (c’è del vero, erano conversazioni sempre sul filo del pericolo, ma non posso negare che la presenza serafica degli altri due rendeva difficile buttarla apertamente in caciara)

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