AMARGINE

Il canto degli italiani – TheClassifica, episodio XY, 2021

Salve.
Credo che l’estate sia finita.
Questa rubrichina è ferma da un po’, non so nemmeno quanto – dopo casomai provo a googlare, così vedo.
Seguire le classifiche durante l’estate avrebbe significato sostanzialmente seguire le Azzeccatissime Hit Estive. Io col vostro permesso ho deciso di volermi bene e risparmiarmi tanto schifo sovrumano. Poi in realtà è andata a finire che Fratelli d’Italia – no, non si chiama così – Il canto degli ITALIANI è stata la canzone più popolare. Non che sia granché nemmeno lei: è una marcetta buffa e pomposa con un testo cretinetto, sembra scritta per un programma Mediaset – però è piena di ganci, e dopo mille volte che la senti ti comincia a piacere; per di più, sentirla gridata con furia demente da undici tamarri tatuati in piedi su un campo di calcio finisce per farla arrivare al tamarro maschio tatuato che c’è dentro tutti noi – anche non maschi, anche non tatuati. In qualche modo, i calciatori sono terribilmente convincenti quando gridano che sono pronti alla morte – anche se in realtà sono pronti a buttarsi in terra chiedendo un rigore (o dieci milioni l’anno). Trivia: sapevate che la canzone di DJ Novaro & MC Mameli è ufficialmente il nostro inno, cioè per legge, da nemmeno quattro anni? Dal 30 dicembre 2017? Pensate, fino al 2018 eravamo ancora in tempo a sostituirlo con Italia Amore Mio di Pupo ed Emanuele Filiberto, o Prendilo Tu Questo Frutto Amaro di Antonello Venditti.
Ma questo non ha nulla a che fare con il fatto che la rubrica sia stata ferma, intanto che là fuori centinaia di artisti venivano baciati dal successo.
No, è che non avevo molto da dire, sinceramente.
E voi direte, con saettante sagacia: “Perché, prima?”
E io risponderò – fingendomi divertito dal vostro acume al solo scopo di vellicare il vostro compiacimento e tenervi qui altri dieci secondi, quelli che servono per gli 0,00003 centesimi pattuiti con Spotify – “Ahaha, ben detto”.
Poi aggiungerò: “Però se qualcuno deve intortarvi con un articolo a sfondo musicale che dica poco o nulla, meglio che sia IO. Perlomeno, lo so di non aver molto da dire, e non cerco di camuffarlo parlandovi di me”.
E voi risponderete, garruli: “Ma se non stai facendo altro!”
Al che io ribatterò: “Calunnie! Menzogne! Ciance, fole e fandonie! Non vi ho detto UNA singola cosa che mi sia capitata personalmente”.
E voi alzerete gli occhi al cielo: “Predeterminare ciò che diremo è arrogante, ma continuare con tutti questi verbi al futuro è tremendamente fastidioso, non ci si può dare un taglio?”
E io vi dirò: “Ecco! Era qui che volevo portarvi. A tutti questi futuri. Ho pensato che per questa stagione della fortunata serie TheClassifica, presenterò in anticipo quello che vedrete durante l’anno. E uno dei temi è che la musica che gira intorno, non ha futuro…”.
E voi replicherete: “Suona familiare”.
Ed io con un guizzo, concluderò: “…e neanche un passato. È una musica che non concepisce altro che il presente. Detto tra noi, non so se è un male. Non so nemmeno se è un bene. Ma è così e basta”.
E voi: “Hai fatto bene a dirlo, ora sappiamo che quest’anno leggeremo Vice e Rollinstòn e la newsletter del barbuto che ogni tre parole scrive Boh, cioè”.
Ed io: “Sicofanti versipelle, non sarò io a impedire la vostra rovina”.
E voi: “Ma dicci almeno qualcos’altro. Insomma, due robe su Blanco, Salmo, sulla giovane Billie Elah?”
Ed io, restavo zitto io, per non sciupare tutto, io.
E voi: “Ce ne andiamo da qui in 3…2…1…”
Ed io: “E va bene. Allora, IO avevo poco da dire. Ma Blanco, secondo voi, cosa ha da dire? E gli altri protagonisti degli ultimi mesi? Salmo? Billie Elah? Rkomi? Fedez? Madame? I Pinguini? Le Sardine?
Blanco piace molto. Dieci pezzi di Bluceleste sono entrati in top ten, non li avevano mai piazzati nemmeno Sferoso Famoso e Marracash, se ricordo bene (dopo, casomai, provo a googlare). Blanco piace molto anche ai giornalisti. Blanco ha qualcosa da dire. Ed è: “Sono giovaneeee”.
No, d’accordo, sto banalizzando. Che superficialità insopportabile, che inaccettabile e ingiustificato dileggio generazionale. La verità è che il 18enne Blanco ha qualcos’altro da dire, qualcosa di più. Ed è: “Sono giovaneee – e voglio scopareeeee”.
Ma in fondo non è sempre stato così? Non è questo che dicevano i 18enni Sex Pistols in Anarchy in the UK? Ok, no. O forse sì, immagino che qualcuno potrebbe dire che IN REALTÀ volevano dire questo – ma oggi, cinquant’anni dopo, un artista sotto contratto con la più potente multinazionale della musica è libero di essere il suo viscerale se stesso, non si comporta come un prodotto di marketing, sappiamo che le multinazionali odiano il marketing, non vi ricorrerebbero mai, quello che vogliono è dare espressione ai sentimenti di noi giovani.
Poi, se da 18 anni passi ai fatidici 27, c’è Rkomi che ha qualcosa di più elaborato da dire. Ed è: “Io amo e scopo”.
(prima secondo me aveva persino più cose da dire, ma a ‘sto giro voleva fare i Grandi Ascolti e per farli, meno dici e meglio è) (ricordatevi questa cosa, perché quest’anno, all’esame ve la chiedo)
Continuiamo. Prendiamo i Pinguini. Hanno certamente una cosa da dire ed è SIAMO CARINI E COCCOLOSI, CARINI E COCCOLOSI.
Cos’ha da dire Fedez? Quello che ha da dire il 99% dei rapper della sua generazione: “Comprate il prodotto”. Che poi, non è nemmeno particolarmente grave. Magari il prodotto mi piace. I sospetti vengono quando controlli cosa c’è dentro.
Cos’ha da dire l’attuale n.1 nella classifica dei presunti album, ovvero Salmo? Orbene, questo non lo si può chiudere con una battuta e mezza. Salmo è due spanne sopra la media, e questo distorce molto il giudizio sul suo strano disco: personalmente so che rischio di essere indulgente nei suoi confronti, quindi credo che questa rubrica approfitterà del fatto che il suo album Flop sarà al n.1 anche la prossima settimana, per pronunciarsi sulla vera natura del suo primato.
E così, per oggi concluderei qui. Sì, niente top ten, niente considerazioni sui singoli, niente puntualizzazioni su chi sale e chi scende, niente conteggio degli ITALIANI maschi in top 30, niente osservatorio sui Pinfloi. Per ora, non avevo che questo da dire.
…No, non è del tutto vero.
Vorrei farvi vedere la classifica ITALIANA dei (presunti) album.
Però vorrei farvela vedere com’è veramente. Eccola.
Notate niente? Io escludo che questa piccola testata testona si possa annoverare tra quelle che anche in tempi di apogeo della musica indie, hanno mai sbrodolato sulla sua importanza. Qualsiasi tipo di discorso sulla musica indipendente – ITALIANA e no – mi causa sfoghi alla pelle, e vanità mi ha sempre imposto di evitarli. Anche perché qui il punto non è l’indipendenza, perché in fondo dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, ogn’uom di Ferruccio ha il core, ha la mano, i bimbi d’Italia si chiaman Balilla, e il suon d’ogni squilla i Vespri suonò.
(…credo di aver sentito di peggio solo da Lo Stato Sociale)
Dicevo: il punto non è l’indipendenza. Il punto è che sono rimasti solo tre ristoranti. E gradualmente, stanno sostituendo gli chef con i forni a microonde, e quanto ai menu, li fa un algoritmo. E conosco gente che per non sembrare snob si alza da tavola dicendo: “Yum yum! Che bontà!”
In fondo, non ho niente da obiettare. L’ipotesi di estinzione dei musicisti che hanno qualcosa di interessante da dire A ME (e magari A VOI) è perfettamente contemplata e comunque di per sé significativa. In fondo ci sono meno di quattromila esemplari di tigri mentre le nutrie sono in aumento.
Sono certo che la nutria ha qualcosa da dire. Onestamente, non so quanta voglia ho di ascoltarla (specie se si è pagati così poco).
Per contro, se rimani più del dovuto ad ascoltare la tigre, potrebbe non farti un gran bene.
Ed è per questo che ci ritroviamo ad ascoltare Pinguini e Gazzelle e Colapesci. Non comportano sfide evolutive. Chi ne vuole?

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