Bono il bonista – featuring Expo2015, e pure Matteo Renzi

“Com’è andata? Dicci, è stato un EVENTO?”

Mah. Ci saranno state cinquemila persone. Intendo dire, quelle che erano proprio lì, tra le 18 e le 20, tra il padiglione irlandese e il piccolo spazio in cui si sono ehm, esibiti Bono, Matteo Renzi e la direttrice del World Food Programme Ertharin Cousin.
Cinquemila persone non sono molte, nell’economia di Expo, che in questi giorni è – un po’ a sorpresa – il parco tematico più visitato del mondo. Però nel momento in cui Bono – che non ha cantato, pare con dispetto degli organizzatori – ha iniziato a parlare di fame e povertà, citando Johnny Rotten (“Anger is an energy”, il ritornello di Rise dei PIL), un pensiero si faceva strada tra i collaudati filtri del cinismo, dell’ironia, dell’abitudine, della stessa familiarità personale con il percorso del cantante degli U2. Ed era:

Se non lui, chi altri?

Possibili risposte: IMG_2081

1) nessuno
2) Dave Grohl
3) Jovanotti
4) Bob Geldof
5) Sting
6) Chris Martin

Non me ne vengono altre.

Ma non è nemmeno questo il punto. Perché senza ancora entrare nel merito della numero 1), le possibili opzioni hanno tutte qualcosa in comune.

Il fatto è che nessuna rockstar o popstar tra i 20 e i 40 anni (ok, Chris Martin a dire il vero ne ha 38. E gli voglio bene, ma ne dimostra 78) ha, a seconda di come la pensiate in merito, il carisma o l’ipocrisia per mettersi a fare certi discorsi. Gli anni 70 con il Concert for Bangladesh e No Nukes, e gli anni 80 con Live Aid e Mandela Day e Human Rights Now, sono stati i decenni in cui la musica si accompagnava alla sensibilizzazione in pompa magna.

È vero, non funzionava così bene: io c’ero, nel 1988 a Torino, quando il pubblico buono e sensibile ai diritti umani si sentì umanamente in diritto di subissare di bottigliate un Claudio Baglioni non ancora riposizionato da Fabio Fazio.

È vero, in tanti ci hanno marciato.

Però è strano come in questi anni il pendolo si sia buttato dall’altra parte con altrettanta foga. Questi eventi hanno smesso di funzionare: Live 8 non ha fatto cancellare il debito, Live Earth è passato senza lasciare traccia, e quindi di queste robe non se ne fanno più. Non una grave perdita, probabilmente. Ma forse la verità è che tutto questo dice qualcosa sia degli artisti che di noi generoso pubblico. Dice che abbiamo tutti aderito più che volentieri alla tesi di Noel Gallagher, resa al sottoscritto nel 2009:

«Di certo noi Oasis non abbiamo un Bono o un Chris Martin che predica, e non invitiamo la gente a cantare in coro. Noi saliamo e suoniamo queste fottute canzoni e poi finiamo sbronzi. Sono stato a tanti concerti, e parlano tutti di politica fino allo sfinimento. E suonate ‘sta cazzo di musica, la gente è lì per quello! Quando vedi U2 o Coldplay, sai che prima o poi ti arriva un sermone sui poveri o su un fottuto popolo che muore di fame. Sì, lo so che sono cose vere, ma non possiamo solo avere una bella serata invece che sentirci in colpa?».  IMG_2065

Bono ha diverse cose di cui rispondere. Non poche riguardano l’enorme ricchezza personale ottenuta cercando di cavalcare la tigre del mercato (vi ricordate, giusto un anno fa, gli indignados per la manfrina con Apple?) e il disinvolto atteggiamento della sua band nei confronti del fisco irlandese.

Molto probabilmente le obiezioni che gli vengono poste contengono un bel po’ di verità. Non so, a dire la verità io non so come gestirei tantissimi soldi al suo posto, io non li ho mai avuti, e credo nemmeno voi. Fermo restando che molti duriepuri da salotto che conosco si venderebbero la sorella, e anche al ribasso.

Ma visto che in questi giorni si è tanto parlato di una certa foto, viene da ripensare al dibattito da essa generato. L’impegno “social” e l’impegno sociale del rock, un po’ patetici entrambi, hanno qualcosa in comune?
Una cosa è certa: essendo furbi e fighi – no: strafurbi e strafighi – Dio, è un miracolo quanto siamo furbi e fighi – che meravigliosa generazione furba e figa!!! – troviamo patetico il rock impegnato. Gli concediamo di essere solo sudore alla Springsteen o dolore alienato alla Radiohead o pantomime ribelli alla Keith Richards, ma non, NON coscienza. Il rock non deve cercare di salvare il mondo. È più comodo per tutti: per lui e per noi.IMG_2092

Eppure, sapete.
Sarà che con l’età ci si rammollisce.
(…fermo restando che sono quasi sicuramente più cattivo e scontroso di voi, quindi non fate sì con la testa, perché solo io posso dirmelo)
Ma ogni tanto mi sovviene che l’epoca migliore del rock è stata l’epoca in cui ci hanno venduto (se non a noi, ai nostri fratelli maggiori, ai nostri padri) questa edificante leggenda. E ce l’hanno venduta così bene perché forse un po’ ci credevano anche loro. Dite che fingevano? Pazienza. L’arte è piena di finzioni, dalla narrativa al cinema, dalla pittura alla fotografia alle serie tv. Mi piace quando qualcuno finge così bene da convincermi. Da spingermi da qualche parte. Per quanto adori Noel, lui è cresciuto venerando uno che cantava All you need is love e Imagine e Working class hero, e so per certo che detesta gli shoegazers persino più di me. Quindi, davvero, questa cosa del cinismo e dell’ironia sulla coscienza potremmo anche cominciare a riconsiderarla. Almeno un po’.

Ma naturalmente, se preferite, possiamo ricominciare a discutere di quanto sia avanti Miley Cyrus e la sua strategia, e la sua linguetta ironica e le sue meta-tettine e quanto sia simbolico il suo avido toccacciarsi per Mtv. Furbissima, fighissima.

4 Comments

on “Bono il bonista – featuring Expo2015, e pure Matteo Renzi
4 Comments on “Bono il bonista – featuring Expo2015, e pure Matteo Renzi
  1. Lasciamo perdere il pop, ma quelli che ascoltano classica o jazz si fanno le stesse menate che ci facciamo noi del rock? Esiste lo sputtanarsi nel movimento new age? Se Charles Manson avesse adorato Beniamino Gigli e Pavarotti avesse dichiarato in un concerto di riprenderselo, i fan di Placido Domingo avrebbero gridato all’invasato?
    Noi di Voyager pensiamo di no. Il rock è tifo calcistico, e a un certo punto a Bono è toccato essere la juve (Jovanotti è la primavera della juve: ti vergogni a odiarli perché sono ragazzini, ma in fondo li odi).

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