AMARGINE

Madame, capra con le ali – TheClassifica 14/2023

“Una notte estetica, un inconscio fragile
La finzione scenica – psicanalizzatemi
Una nuova immagine, per un sogno complice”
(Enrico Ruggeri per Tenax, Diana Est)

Numero 1. L’amore, secondo album di Francesca Calearo da Creazzo (Vicenza) ha fatto il suo debutto in vetta alla classifica dei presunti album più ascoltati dagli ITALIANI, scalzando i Depeche Mode, il cui regno è durato, come quello degli U2 due settimane fa, sette giorni. Tra i sedicenti singoli, tuttavia, Madame non pompa dur: una sola canzone dell’album è tra le prime 20, ed è la sanremese Il bene nel male, che era al n.8 già la settimana scorsa. Il più ascoltato tra i nuovi brani, Quanto forte ti pensavo, debutta al n.46. La legge dello streaming prevede che essere ITALIANI è utile, ma essere maschi è fondamentali – e non in una vita precedente, come da curriculum dell’artista.
La verità, vi prego, su L’amore – è che si presenta con una cornucopia di 15 canzoni, e una cornucopia di 11 autori, tra i quali l’artista medesima: cionondimeno, nella cornucopia di quasi cento interviste uscite prima della pubblicazione, si parla di disco personalissimo, e può darsi che lo sia – ma d’altra parte, esiste ancora qualcosa che non sia personalissimo? Un articolo, un’inchiesta, un saggio, una telecronaca di una partita – tutti vogliono farci entrare nel loro mondo, proprio mentre questo mondo qui medita se uscire al prossimo casello. Non mi fido completamente di quanto Mademoiselle Madame dice di sé e delle sue canzoni nelle interviste, mi sono fatto l’idea che sia una cocchina di noi mediapeople per due motivi: uno è che parla senza pensare troppo (cosa che in media, noi media, apprezziamo vieppiù).

L’altro è che quasi sempre regala all’intervistatore una frase sbadatamente scandalosa con cui fare il titolo croccante. Nelle tante tracce de L’amore ovviamente non manca quel verismo del desiderio che è uno dei motivi per cui Francesca Calearo ha preso il largo nel panorama delle nostre canzoncine: la nostra tradizione santamente machista rendeva scontato che la sparuta rappresentanza femminile del nostro hip-hop saltasse la fase twerkona delle Nicki Minaj, Cardi B, Megan Thee Stallion, e incastonasse l’esca delle tematiche sessuali all’interno di una frittatona tricolore di dolente complessità.
Vorrei potervi dire che ritengo L’amore importante. E a richiesta, posso anche dirlo. Ma se l’asettico valutatore che è in me plaude a ciò che Madame rappresenta per una non indifferente (non maggioritaria) quantità di giovani in cerca di qualcuno che santiddio gli comunichi qualcosa qui e ora, il brutale critico che mi è toccato in sorte di interpretare non può fare a meno di segnalare un senso di noia sonora, e di insofferenza lirica. La responsabilità della prima è da ripartire equamente tra gli azionisti del progetto, a partire dalla cornucopia di 8 fantasmagorici producers italiani, variamente vezzeggiati dagli addetti ai lavori. Quanto all’abuso di autotune (“Una vera e propria appendice dell’anima e dell’emotività”, è la interessante teoria di Cecilia Ermini de Il Manifesto), è un reiterato supplizio. Ma se devo subirlo, almeno che mi si dica che Madame vuole sembrare una capra sgozzata per una precisa metafora generazionale – sapete, il sacrificio, il capro espiatorio, quelle cose lì.
La noia per i testi in compenso non è colpa di Madame. La responsabilità è tutta dell’estensore di questa rubrica. Al quale, malgrado il gioviale namedropping di organi e pratiche sessuali, il fluido flow della giovane Calearo ricorda fatalmente, alla lunga, certe giovani intense presenti in modiche quantità in ogni liceo: grrrls interrotte perché più che sollevare dei riot si contentavano di suscitare scalpore, soggezione e curiosità scrivendo le loro confuse poesie sulla Smemoranda – e il fatto di spiccare nella piattezza della classe diceva alcune cose su di loro, ma molte di più sul resto della classe. In effetti c’è qualcosa, tra i capitoletti de L’Amore, che evoca l’antico (e altrettanto best-seller) Porci con le ali, ma opportunamente alleggerito dal vago tentativo – che fino a pochi anni fa, tra i giovani, usava – di figurarsi quanto accade nel mondo. E non è che quanto accade tra le lenzuola di Madame sembri così eccitante. Sed modo senectus morbus est, carmen vitae immoderatae hic est: queste canzoni non sono certo per me, le lascio volentieri alla sua generazione sperando che in classe ci sia qualcunə di più interessante, e che prima o pəi anche ləi trovi il coraggiə di farsi avanti.
Resto della top 10. Non essendo ITALIANI, i Depeche Mode slittano subito al n.5 nella settimana dopo l’uscita, ragion per cui sul podio abbiamo sempre al n.2 Sirio di Lazza, uscito esattamente un anno e una settimana fa, e Il Coraggio Dei Bambini di Geolier, uscito il giorno della Befana di quest’anno. Completano la top ten Tananai, Shiva, ThaSup(reme), Marco Mengoni, Maneskin e un disco di più di cinquant’anni fa di cui potreste aver sentito parlare, al n.10. Ha invece abbandonato subito la nobile diecina il disco di Lana Del Rey, ma in fondo non ne fanno più parte nemmeno alcuni album ITALIANI recenti che magari contavano di starci un po’ più a lungo: quelli di Elodie, Ultimo, Gué e i Pinguini Piacioni, il cui nuovo singolo Coca Zero, malgrado il titolo e il testo simpaticamente piacionissimi, entra nella relativa classifica soltanto al n.24. E a proposito di
Sedicenti singoli. Sul podio finalmente si insinua un brano non proveniente dalla Sacra Kermesse: alle spalle di Cenere di Lazza (n.1) e Tango di Tananai c’è ora Boss di Tony Effe della Dark Polo Gang che a differenza di Madame è maschio oltre che ITALIANO, e qualche certezza in questa vita bisogna pure mantenerla. “La pistola è carica, sette colpi, killer dentro un Cadillac, sette posti, nove colpi non ti bastano, sparami ancora, nove troie non mi calmano, chiamane ancora. Orologi d’oro con i soldi della trap – volevo fare il narcos, ma quale gang? Dico cose crude mentre mangio crudités”. Questo giusto per ricordare che in una scenetta così cretinetta, ecco che Madame sembra sia Saffo che Catullo.
Altri argomenti di conversazione. Il mercato ITALIANO spruzza la solita irresistibile vitalità, ci sono addirittura 4 nuove entrate nella top 50 degli album (uno è Croce e delizia dei Litfiba, 1998, al n.33). Ventinove album sono entrati in classifica più di un anno fa; tra questi, 13 vanno su e giù tra il n.1 e il n.100 da più di due anni senza mai uscire, ma i veri lungodegenti sono
– After Hours, di The Weeknd (159 settimane)
– 23 6451, di ThaSup(reme) (177 settimane)
– Persona, di Marracash (179 settimane, e attualmente al n.21) (!)
– Fuori dall’Hype, dei Pinguini Tattici Nucleari (209 settimane)
– Re Mida, di Lazza (214 settimane e attualmente al n.23) (!)
– Playlist, di Salmo (230 settimane)
Tra i sette dischi che abbandonano una top 100 rigida quanto un morto, quello di Gianni Morandi, che ha resistito 4 settimane, e quello di Giorgia, che è arrivata a 6, ma anche Solo, il penultimo di Ultimo, che era in classifica da 75 settimane. Persiste la amorevole parità tra Universal e Sony, con 39 album a testa in classifica, con Warner laggiù a 9. Ma tra quei nove ci sono i
Pinfloi. The dark side of the moon resiste al n.10. Al momento nessun altro disco della iconica band tiene compagnia all’iconico prisma, il che nel caso di The wall mi fa venire in mente una cosa raccontatami da un’amica di ritorno da Leopoli, Ucraina, città natale del masochista Leopold von Sacher-Masoch, ricordato con un monumento contestato dai fans – secondo i quali, sarebbe stato molto più felice se il monumento gli fosse stato negato.
Grazie per aver letto fin qui, a presto.