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Il tedio di Tedua – TheClassifica 22/2024

«Il cielo è stellato, il ristorante è stellato. Sono affamato, dammi un’altra fetta di mercato».
(Marracash, Status)

«…il Paradisou è un’astouta bougia!».
(Litfiba, El Diablo)

Ho una cospicua stima di Mario Molinari da Genova. Nato 30 anni fa, di nuovo n.1 in classifica con la (immancabile) versione DeLuxe del suo album La Divina Commedia, i cui nuovi pezzi (otto) costituiscono il Paradiso, a completare Inferno (otto pezzi) e Purgatorio (otto pezzi) pubblicati insieme giusto un anno fa.

Ho una cospicua stima, dicevo, di Mario Molinari da Genova in arte Tedua. Ed è per questo che mi devo chiedere se nel fare l’ultimo Cantico della sua Commedia, venticinque minuti che qualcuno potrebbe chiamare una one-night stand ma che Tedua potrebbe chiamare Paradiso, lui si è annoiato a inciderlo quanto me ad ascoltarlo – e quanto, più o meno, tutti coloro che sono stati forzati a studiare il Paradiso di Dante Alighieri.

Mi duole vedere un cliché cliccare davanti ai miei occhi. Grande, enorme come il cartellone che mi si è parato davanti in piazza Wagner, Milano, due settimane fa (che se lo sa Wagner, ne muore). Ma alla banalità del Paradiso non si sfugge. Credo che Tedua in questi anni abbia fatto abbastanza soldi da comprarsi il rispetto dei suoi concittadini – dodici settimane in vetta alle charts FIMI, terzo album più ascoltato dagli ITALIANI nel 2023. E non parliamo delle palanche fatte coi featuring su brani altrui, veramente tanti e non a caso: pochi come lui sono in grado di dare dignità a pezzi del tutto inutili di colleghi insulsi.
Solo che oggi, ascoltandolo, non lo si distingue dagli insulsi in questione. Pare di sentire l’ennesimo rapper italiano tuffatosi nell’ingranaggio della grana, e lieto di averlo fatto e di comunicarci che se non ci garba sono affari nostri.

Il che ovviamente è vero. Ma “Fun is the one thing that money can’t buy”, diceva un gruppo inglese tanti anni fa – e lo dice ancora, se mettete su il disco, ed è questo il punto, vale ancora la pena sentire quel disco cent’anni dopo. Cosa che, posso garantirvelo, nessuno farà con questo.

Perché è tutto poco divertente e un poco penoso, nel Paradiso di Tedua, anche se ogni tanto sfodera impettito la giocata del campione, tipo quei calciatori che a 28 anni decidono: “Sai cosa c’è? Questa squadra araba mi offre il quintuplo di qualsiasi squadra dei vostri campionati importanti, quindi tanti saluti a voi e alle vostre critiche”. Però sotto sotto si annoiano anche loro, persi nella traduzione in campionati senza tradizione, davanti a un pubblico che li scruta senza poesia e che si annoierebbe, se non considerasse la poltiglia una forma d’arte (o un game).

In soli otto pezzi di Paradiso, ci sono sette cieli di ovvietà. Tipo lo stereotipo (o stereoti-pop) (…qualcuno ha già rivendicato questa fesseria?) del brano emo in cui prima mormori tutto incompreso poi gridi come un Irama o un Ultimo per convincerci che c’è del tormento verissimo in questi pezzi falsi come Giuda (“Mi chiedo perché ti nascondi dietro retoriche frasi da vittime / Dimmi che un’emozione forte, se la senti, la scrivi / O poi la tieni dentro fino a quando non gridi, ah-ah”). O gli inevitabili featuring con Annalisa e quello con Angelina Mango, o la Solitudine di Laura Pausini reinventata con Capo Plaza, tutti carri su cui saltare con grande dignità – e bilanciati dagli altrettanto inevitabili controfeaturing “da strada” per espiare cotante colpe, con Tony Boy e Bresh e il vecchio sodale Izi: “E se scrivete “R.I.P.”, ricordate: la mia musica rimane qui – per le strade”, e “Da quando ero teen rollo la weed, vеngo da un blocco famoso al Tg; lei, la mia queen, gira in Louis V con le paillettes, perché è sex appeal. Io con i miei soci abbiamo gli occhi bordeaux, viviamo una favola ambientata nel Bronx”.

E qui mi scatta l’invettiva. Sì, qui io, a nome di tutta un’umanità vessata da call center e campagne elettorali, da etichette che garantiscono che il pollo è stato allevato con becchime ITALIANO e da mediapeople in attesa di due giornate di sole consecutive per scatenare gli articoli su chi vincerà LA SFIDA DEL TORMENTONE DELL’ESTATE, io affermo che annoiare la gente è un peccato grave, e accuso sia Dante Alighieri che Tedua di averli commessi pensando di esserne emendati grazie alla credibilità ottenuta con i loro Inferni e Purgatori.

Ma non è così che funziona, raga. Non importa quanto sollazzo io abbia dato in passato, se oggiannoio la gente pago di persona, quindi non vedo perché voi, è nella natura di questo business. Perché Tedua, te lo dico da amico – perché il pubblico strafatto e inebetito che ti mantiene non te lo dirà mai. La sola vera poesia che promana dal tuo Paradiso è quella che verrà scritta sul tuo conto in banca, e la sola musica che si sente è quella, in sottofondo, del canto di gratitudine smodata delle anime dei tuoi discografici e del tuo entourage, nella eterna beatitudine generata dalla grande macchina che fabbrica suonetti e rimette da infliggere per anni, e da anni, e ancora per tanti anni, a noi stupidi che non abitiamo il Paradiso, ma il piano di sotto.

Che poi, anche Dante. Era un uomo libero, un fallito, o un servo di partito?

RESTO DELLA TOP TEN. Con la Divina Commedua di nuovo al n.1, Ultimo scende subito al n.2 con i SUOI otto pezzi da giovane uomo famoso e lagnoso. Tony Effe risale sull’ultimo gradino del podio, davanti alle altrettanto lagnose Ferite di Capo Plaza. Solo un n.5 per Fra di Giggetto D’Alessio, che però si toglie lo sfizio di essere l’unico italiano in top 40 col suo nome e cognome. Più giù, al n.42, c’è Vasco Rossi. Che roba da boomer, nomi e cognomi, vero? D’altronde ci sono anche dei critici musicali che si esibiscono col nome d’arte, e il mio Paradiso è non frequentarli.
Al n. 6 c’è, per esempio, Holden, nome di piuma del romano Paolo Carta, fuoriuscito da Amici di Maria e famoso di famiglia. Chiudono la prima diecina Billie Eilish (n.7), Rose Villain (n.8), Baby Gang (n.9) e Kid Yugi (n.10).

ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE. Subito fuori dalla top 10 la versione DeLuxe dell’album di Salmo & Noyz Narcos, che non era nemmeno stata al n.1 come nobiltà avrebbe obbligato. Uhm. Beh, non avendo molti altri argomenti sui presunti album, passo ai

SEDICENTI SINGOLI. Anche qui Tedua primeggia ma non da solo, e non indovinereste mai con chi: pensate, con Annalisa, la regina dei featuring col re dei featuring, che bella storia da raccontare ai loro featuring. Beatrice è al primo posto, mentre Mare Calmo è al n.3, ma non tutte le otto tracce di Paradiso sono nell’Empireo della top 10: quattro non ce l’hanno fatta. Quanto alla ex n.1, Come un tuono di Rose Villain & Gué, scende momentaneamente al n.2 ma secondo me non finisce qui. E a proposito di robe che non se ne vanno, eccoci ai

LUNGODEGENTI. Cioè al momento in cui vi dico le stesse cose sugli album da più tempo in classifica senza mai uscirne (sempre meglio specificare), limitandomi ad aggiornare il dato, con Re Mida di Lazza che con 274 settimane, cioè cinque anni e tre mesi) ritocca il suo stesso record, per la stizza dei Pinguini Piacioni che sono lì a ruota, ora come ora a 269 settimane, con Fuori dall’Hype. Stiamo parlando ovviamente dei presunti album, però tra i sedicenti singoli è sempre Lazza a comandare, con Cenere in classifica da 69 settimane, ovvero fin dalla Sacra Kermesse dell’anno scorso. Sono invece undici gli album in classifica da oltre due anni, e vale la pena segnalare che tra due settimane potrebbe unirsi a loro AM degli Arctic Monkeys, ben lungi dall’avere questa popolarità quando è uscito. A differenza di un certo disco dei

PINFLOI. The Dark Side Of The Moon risale dal n.85 al n.74. Va su, e va giù, ma alla fine non fa che girare in tondo e in tondo e in tondo – tutt’intorno a voi e a me. Che vi saluto e ringrazio per aver letto fino a qui.

 

2 Risposte a “Il tedio di Tedua – TheClassifica 22/2024”

  1. Ho ascoltato la canzone di cent’anni fa. All’inizio pensavo che la fuggitiva fosse la mamma, e adesso rifletto: a ogni epoca le sue vittime standard.

    Sempre in spirito filologico: _io con i miei soci abbiamo gli occhi bordaux_ è una citazione (_Questo è dedicato a chi rolla_); ma forse lo sapevi già.

    1. Sì, Tedua cita di continuo, a tutti i rapper piacciono le citazioni, avrebbero dovuto fare gli avvocati. Forse l’unica contromossa è controcitare nelle recensioni – e a proposito: quali erano allora le vittime degli anni 90 e 00? Su due piedi non mi viene in mente niente di particolare. Eccetto gli ascoltatori. Non di rado.

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