TheClassifica’s Revenge – Greta e il rap italiano

Quando andavo al liceo, al n.1 della classifica dei presunti album c’erano Gemitaiz & Madman con Scatola nera.
No, non è vero, scusatemi. È il mio manager che mi dice che dovrei iniziare i pezzi con “Quando andavo al liceo”. Pare che piacciano. Creano complicità tra il critico e il lettore. Non so perché dovreste volermi come complice – farei qualche fesseria e ci farei arrestare tutti in meno di un’ora, qualunque sia il piano.
E tuttavia, forse non è vero che piacciono. Forse, semplicemente, non c’è molto altro.

Prendiamo ad esempio la classifica di questa settimana. Tra i presunti album al n.1 Gemitaiz & Madman con Scatola nera. Nonché un podio completamente rappuso. Al n.2 Mattoni di Night Skinny, bella festicciola con 26 rapper (tra i quali, pensate, due FEMMINE). Al n.3 Machete Mixtape 4, bella festicciola con 15 rapper (tra i quali, pensate, una FEMMINA).

Per quel che vale, in tutti e tre ho trovato cose che mi sono piaciute. Dopo tutto, detto con clinica freddezza di patologo, assommano quarantasei tracce, e ai 41 featuring dei due album al n.2 e 3 possiamo aggiungere quelli di Scatola nera che sono sette (più uno con Giorgia, forse forzato – ma contenti loro, contenta lei, contenti i pubblici, contenti tutti). Insomma, anche la semplice quantità gioca a favore.
Musicalmente ho la sensazione di passi avanti enormi, e persino nel flow di molti big ci sono novità (basta sentire come aprono l’album Gemitaiz & Madman, quasi volessero comunicare alla next big thing ThaSupreme, che è lì presente, che non hanno paura di giocarsela con le nuove leve).

(sentite il PERO’ che sta arrivando, vero?)
(…e sentite bene)

Però i testi non crescono altrettanto. La maggior parte è sempre più a misura di 13enne non troppo arguto.
Cosa che costringe il 17enne mediamente o anche blandamente arguto ma fatalmente appassionato di rap ad adeguarsi, ad accettare che le migliori menti di due, forse anche tre generazioni ancora nel 2019 gli raccontino continuamente, incessantemente che fanno il money, e fumano, e sono ricolmi di pussy, e la loro mmerda spacca, e fumano, e si fanno la vostra troia, poi fumano, poi il loro conto in banca – ahaha, e il vostro? – e si sono fatti il culo, e fumano, e spaccano, e nessuno credeva in loro, aha!, e fumano e c’hanno gli amici criminali, più criminali dei vostri amici criminali sfigati, e comunque vi rompono il culo, fumando e umiliandovi perché il vostro flow è patetico e voi pure, mentre loro hanno un palo della luce nelle mutande e la loro mmerda è incredibile, mentre la vostra mmerda è – ammettetelo – merda, mentre la loro mmerda, spacca, fra, bro, zi, cià, in, con, su, per, tra, skrrrt, però

PERO’
(base lenta e triste)
Però dentro, sono tanto soli. E hanno sofferto. Ma alla gente non interessa. A voi non interessa. Siete persone meschine senza sensibilità. Solo i fra e i bro, capiscono. Ok, anche Noisey e Rollinstòn capiscono, ma dov’erano quando erano soli, sulla strada, fumando, e rompendosi il culo, e la mamma, ah, la mamma piangeva, e loro anche, soprattutto al pensiero che qualcuno insinuasse che non fumavano, però

PERO’
(base banger)
Ahahaha, bitches, però adesso non sanno più dove mettere il money, e vedi queste scarpe e i vestiti e la BMW e Louis Vuitton e Gucci e troie e tantissimo fumo ahaha, però

PERO’
(base lenta e romantica)
Però è tutta una facciata perché hanno un lato sensibile dietro a questo maledetto successo che in realtà è tutto falso, quello che vogliono veramente è passare trentasei notti di fila con la loro pussy che è tanto brava e gattina e mmmm è tutta soda dappertutto e dalle rime si deduce che ha la personalità di una scodella ma pazienza è tutta pussy e fumare con lei è bellissimo mentre si fuma dopo aver fumato appena prima di fumare il fumo che fa venir voglia di fumare fumando il fumo in mezzo al fumo prodotto dal fumo fumato che si fuma.

In tutto questo. Che relazione c’è tra il rap italiano e i ragazzi e le ragazze che sono scesi in piazza per fare presente agli adulti che stanno sventrando un intero pianeta? Apparentemente nessuna. E no, NO, non sto chiedendo ai rapper italiani di rimare di alberi di 30 piani o di Big Yellow Taxi: se preferiscono raccontarci tutte le (due) sfaccettature delle loro vite così originali e tutte diverse, a me va benissimo. Prendo atto che, malgrado la facilità di parola, ci sono certe cose che nemmeno loro riescono a rendere cool. Mi incuriosisce più capire se quelli che sono scesi in piazza sono quella parte di adolescenti che stravede per il rap, o se invece ascoltano altro, oppure se – come sospetto – la maggior parte di loro lo ascolta ma semplicemente perché in giro c’è poco altro. E sì, alla fine i numeri ci dicono che lo scelgono, ma esattamente come una generazione cresciuta con Canale 5 ha finito per scegliere e apprezzarne il palinsesto così simile a una ammiccante lobotomia. Alla fine i ragazzi il rap, questo genere 40enne, lo ricevono dagli adulti insieme a smartphone e social e Red Bull e Pringles (e fumo). Quindi ecco, è questo tipo di libera scelta.

Poi, uscito dalle mie mansioni di patologo, mi costringo a specificare che il rap mi piace molto più del pop, e certamente molto più dell’indie e del talent pop. Ma questo perché mi illudo di essere quel 17enne blandamente arguto che dicevo sopra, che scuote la testa e si ritrova ad ascoltare i suoni più che i testi, che nel 90% delle tracce non dicono niente, niente, niente, sono esercizi di stile e battute sempre più prevedibili e testimonianze di esistenze noiosissime ma griffate che non mi aiutano in nulla ed esprimono a malapena l’1% dei miei confusi sentimenti e dubbi (…anzi, mi sa che prima o poi mi metto ad ascoltare questi Pink Floyd di cui qualcuno parla a scuola).

Ma ascoltate ora questa mia vibrante profezia. Io il gap generazionale tra adulti e teenager che è stato così esasperato (a fin di bene e a fin di marketing) negli ultimi due-tre anni, inizio a vederlo anche tra i 25enni e la loro utenza. Ho la sensazione che vedremo molti Young Signorini e Billie Eilish e Madame, molte espressioni spiazzanti (e coetanee) del gusto dei teenager. Sempre se i 30-40enni che hanno in mano – come si suol dire – il giro del fumo lo permetteranno. Perché alla fine, non c’è YouTube o TikTok che tenga, dipende sempre da adulti giovani o artificialmente giovani. Specie quelli che credono di capire gli adolescenti, magari perché ne hanno uno in casa e si basano su di lui. Cosa che è la prima garanzia del fatto che non li capiscono.

Resto della classifica in breve – ché sono stato lungo. Recupera una posizione Ultimo che sale al n.4 con Colpa delle favole, anche se ora è il suo unico album in top 10. Nella quale, incredibilmente, troviamo ben due nomi del rock anni 90: Liam Gallagher al n.5, e i Verdena al n.10. Grazie a un’edizione speciale, colpo di reni per Marco Mengoni, che sale dal n.44 al n.6; completano la prima decina altri tre rapper dal n.7 al 9: Post Malone, Mambolosco e Rocco Hunt.

Sedicenti singoli. Anche se il re del chiringuito Fred De Palma ha lasciato molto presto il podio degli album, scendendo al n.13, si rifà tra i tormentoni, dove Una volta ancora, in duo con Ana Mena, ritorna in vetta. Alle sue spalle entra Fuori e dentro del duo Gemitaiz & Madman, mentre sul terzo gradino del podio si rivede Pookie di Aya Nakamura in duo con Capo Plaza – in top ten ci sono nove duetti/terzetti/quartetti, a riprova che non è vero che i numeri primi sono soli.

Altri argomenti di conversazione. Oltre a Fred De Palma, si allontana di gran carriera dalle prime posizioni Junior Cally, che era n.1 due settimane fa e ora è n.41. L’altro album importante della settimana, il ritorno dei Blink-182, entra al n.12. Gli album con oltre cento settimane di permanenza aumentano: si è testè aggiunto The wall dei Pink Floyd (The dark side of the moon è a 151 settimane). Nel club ci sono anche Evolve degli Imagine Dragons (118), Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126 (117), ÷ di Ed Sheeran (134) e ovviamente, il vegliardo della top 100: Hellvisback di Salmo, uscito 190 settimane fa e ancora lì al n.80 a inveire contro tutti noi.
Gli album pubblicati o distribuiti dalla Universal sono 52, cifra che, dopo un complesso calcolo, mi sento di considerare il 52% della top 100 – sempre complimenti alla Universal per come capisce cosa ci piace. Guida la minoranza Sony, con 22 album, poi c’è Warner con 11, e il resto se lo spartiscono Believe, Artist First e Self – più l’album di Liberato, che non ha né una major né una minor nè una miglior

Miglior vita. Sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di ghiacciai da corsa. Li guidano i Queen con la colonna sonora di Bohemian rhapsody al n.51. Forse non sapete che quella canzone uscì un mese dopo un famoso album dei

Pinfloi. Cioè Wish you were here che NON è in classifica. Mentre The wall è al n.76 e The dark side of the moon n.65. Il primo guadagna sette posizioni, il secondo ne perde quattro, circostanze che anche voi non esiterete a mettere in relazione con le previsioni di un incremento del 2,2% nel settore edilizio per il 2020. Lo so che lo avreste fatto, faccio sempre più fatica a sorprendervi. Quindi, grazie per essere arrivati fin qui, buona giornata.