TheClassifica (che numero sarebbe?) (del 2 novembre, dai)

2 Novembre.
Mi sembra un buon giorno per resuscitare TheClassifica.

E forse dovrei partire dalla sezione apposita: cinque album in classifica appartengono ad artisti festeggiati oggi: li guida Amy Winehouse al n.36, chiude Fabrizio De André al n.99.

Bene, poi quali altri sezioni c’erano? Il padiglione Pink Floyd, lo so – ma poi cosa? Non mi ricordo. La prossima settimana mi preparo meglio, prometto. Anzi, la prossima settimana vado per un restyling.
Più corta, più social, più moderna, più adatta alle precise esigenze del lettore del nuovo millennio. E più amica di tutti.

Però questa sarà una TheClassifica vecchio stile. E come tale, non può non aprirsi con un proclama di quelli che la gente poi adotta e ripete nella vita di tutti i giorni. Ed è:
“In futuro, ognuno sarà numero 1 per quindici minuti”.

Non lo dico solo perché è il tipo di frase che segna un’epoca. Ma perché più o meno ci siamo. Dalla caduta dei The Kolors il 21 agosto 2015 (erano entrati al n.1 il 18 maggio, cedendo la vetta solo a Gue Pequeno il 22 giugno ma riprendendosela subito la settimana successiva e per due mesi) sono passate dieci settimane. E ognuna di queste dieci settimane c’è stato un n.1 diverso nella classifica FIMI degli album più venduti in Italia.
I dieci sono: Jovanotti, Verdena, Iron Maiden, Madman, Dave Gilmour, Negramaro, Il Volo, Fedez, Fede & Benji, e ora i 5 Seconds Of Summer.
Guardate anche quanto sono diversi tra loro.

Cosa vi devo dire, amici: da quando ci hanno portato via Berlusconi è un Paese senza punti di riferimento, in cui qualunque Salvini, provandoci semiseriamente, può scalare le charts. Ma è anche un Paese che punisce chi si presenta nel momento sbagliato! Nessuno dovrebbe venirci a dire le cose quando non sono quelle che vogliamo sentire. Andare al n.1 è sempre più una questione di scelta di tempi, di piazzare la combo giusta al momento giusto. Per quei dieci che ce l’hanno fatta, c’è un controelenco di gente rispettabile che ha pubblicato il disco in un momento inadatto, e ha dovuto fermarsi al n.2 o addirittura 3. Max Pezzali, Muse, Mika, Duran Duran, Gigi D’Alessio, Lana Del Rey, Coez. Cos’hanno in fondo in meno dei dieci nomi succitati, per non andare in testa?

Ora, qualcuno di voi potrebbe chiedersi.

(“Infatti, me lo stavo proprio chiedendo” “Cosa?” “Se è poi così importante andare al n.1” “Infatti, dovresti proprio chiedertelo” “Chiedertelo” “Sì, chiedertelo” “A te” “No, a TE” “Beh, è così importante?” “Lo è ancora. Intanto, fa curriculum. E poi, il 90% dei media in automatico piazzerà da qualche parte la notizia che sei al n.1, in un trafiletto o una gallery o un annoiato programma radio” “Sapendo che i dischi venduti non sono indicativi della vendibilità del prodotto cantante” “Sì, sapendolo” “Tu non hai voglia di parlare con me” “Vero” “Non vorrei che questa cosa del restyling prevedesse che io…” “Hm-mmh” “..Sarebbe uno sbaglio” “Non sei che un vecchio espediente. Il pubblico ne vuole di nuovi” “Ma quale pubblico? Quando non insulti nessuno ti leggono in venti” “E’ il pubblico che voglio. Quelli che non ci arrivano, mi hanno annoiato. Quasi quanto te” “Va bene, me ne vado. Ma stai facendo uno sbaglio. Rappresentavo la tua disponibilità a metterti in discussione” “E proprio per questo, io fossi in te farei due più due” “Ma ero il critico che fa autocritica. In un loop infinito” “Direi che infinito è una definizione fatalmente erronea” “Non puoi farlo! AAAAA”)

Oh, invece penso di sì.

I 5 Seconds of Summer si sono quindi presi i loro 5 Seconds of N.1 in Italia con il secondo album Sounds good feels good. Non so se è un titolo tremendo, oppure contiene una sfida alla musica contemporanea. Però i 5SoS, australiani, poco tempo fa supporter dei One Direction, sono un gruppo rock. Lo dice anche Kerrang! (rivista di rock fracassone, come da nome). Un gruppo teen-rock, forse, ma sempre un gruppo rock. Ci si sentono dentro i Green Day o i Blink-182, ma non solo: se provate a sentire il singolo She’s kinda hot, somiglia terribilmente a certe cose che sentivate negli anni Novanta.
(sì, le sentivate)
Veniamo al sodo. I 5SoS suonano con le chitarre, ricordano i 90 eccetera, ma se togliete l’audio, avete davanti una boy-band con le chitarre – come gli One Direction. O, se proprio si vuole dare retta a Malcolm McLaren, come i Sex Pistols. Ma dare retta a Malcolm McLaren ha rovinato parecchia gente, quindi no. Rimaniamo alle boy-band certificate, quelle nate senza chitarre nell’epoca in cui i gruppi indie-rock al contrario ci si aggrappavano emettendo tre accordi strimpellini e riconducendo il tutto alla sacra garagità dei Ramones. Concettualmente, è tutto a testa in giù, come quei video su YouTube in cui The shining diventa un film per famiglie, o Ecco Pippo rimontato con le musiche strane sembra un film di David Lynch. E questo è da un lato una vittoria dei 5 Seconds (che volevano diventare famosi e far gridare le ragazzine, ma non l’hanno fatto con la musica più ovvia, non in questo momento) e dall’altro è la conferma del primato degli occhi sulle orecchie. Cosa che vale anche per molti avanguardisti seduti qui tra noi in cerchio intorno al fuoco.

Beninteso, non sono qui a fare l’articolo in stile “E io invece vi dico che sono meglio i 5 Seconds”. Trovo aberrante che nel 2015 ci vogliano sette autori per firmare un pezzo come Castaway, sciacquata pop coi corettoni e la tastiera che li segue pedissequa (aka “QUESTO RITORNELLO VI ENTRA IN TESTA O DOBBIAMO IMPIANTARVELO CON UN CHIP??”) nonostante il sottofondo sempre presente di batteria e chitarra rock. Per Hey Everybody gli autori che firmano il pezzo salgono a 12 (dodici!) visto che si basa su Hungry like the wolf dei Duran Duran.

I 5SoS sono solo n.3 in Germania, ma hanno l’approvazione dei nostri padroni a Londra (n.1 in UK); in compenso negli Usa non sono ancora arrivati, e al n.1 ci sono i Pentatonix, vincitori di un talent americano. Gruppo vocale con tutti i suonicini del pop; a me dopo due minuti viene voglia di picchiarli con un acquario per tartarughe ma è un limite mio, sono sicuro che tutti quei suonicini sono fatti da produttori fighissimi – che vorrei morti perché sono un buzzurro. Quindi, tra i nostri n.1 e i n.1 del Paese delle Opportunità, non ho dubbi, e non li avrebbe avuti nemmeno Pasolini.

RestoDellaTopTen. Sei new entry nella diecina nobile. Al n.2 il nuovo album di Rocco Hunt, al n.3 Il Volo; al n.4 nuova entrata Andrea Bocelli con l’album Cinema (ammirevole quanto si esponga all’Ironia Del Web), al n.5 Francesca Michielin che come già Adele e Lorenzo Fragola, insiste sull’età come valore aggiunto mettendola nel titolo dell’album (DI20) (e non ce l’ho con lei, ma col 40enne del marketing che l’ha pensato, facendo l’ennesimo titolo a forma di hashtag).
Al n.6 i Negramaro, che secondo me pensavano di vendere un po’ di più; al n.7 entra Dave Gahan (un po’ basso, credo), al n.8 c’è Gigetto D’Alessio e al n.9 il nuovo disco di Edoardo Bennato; chiudono gli ex numero uno già scivolati al n.10, Benji & Fede.

Altre cose in classifica. Al n.16 ci sono gli Urban Strangers, attualmente in gara a X Factor (ma non ho visto l’ultima puntata, quindi non so se li abbiano già eliminati) con un disco del 2014 che la loro etichetta Casa Lavica ha prontamente fatto arrivare ai negozi – ed è più che legittimo. A proposito di X Factor, I hate music di Michele Bravi, vincitore di due anni fa, si inabissa dal n.10 al n.33. Il contratto con Sony non è andato avanti a lungo, il suo mentore Morgan (…okay, non aggiungo altro), lui ha vinto un Mtv Award l’anno scorso
(firulì, firulà) (no, niente) (ho detto qualcosa?) 
e adesso è lì da rimettere in piedi come un Del Piero del pop. A me incidentalmente sembrano tutti eredi di Del Piero, i vincitori maschi di X Factor, da Mengoni a Fragola, che di Del Piero ha pure la voce. Tra i congedi un po’ bruschi dalla top ten anche Demi Lovato, dal n.7 al n.29.

Pinfloi. The dark side of the moon è al n.34. Era al 29 la settimana scorsa. Secondo me a questo punto tanto vale quotarlo in Borsa. Gilmour e Mason sicuramente sarebbero d’accordo. Per quanto riguarda gli altri, The wall è al n.37 e Wish you were here al n.38: c’è stato un sorpasso: la settimana scorsa WYWH era al 31, The Wall al 32. In tanti anni non mi sono ancora deciso su quale dei due sia il più cupone e pessimista. La butto lì: WYWH si rifà a una depressione apatica, The wall a una depressione reattiva con sfumature paranoiche. Se non altro, The Wall contiene un bel po’ più che 4 idee. O forse lo dico per personale simpatia per le paranoie reattive, io mi sono sempre trovato bene. Comunque ci sono anche The endless river al n.56 e The best of Pink Floyd al n.63, il che va a dimostrare che l’Italia si è rimessa in moto.

(non so, ci stava bene. Grazie di tutto, a presto)

3 Comments

on “TheClassifica (che numero sarebbe?) (del 2 novembre, dai)
3 Comments on “TheClassifica (che numero sarebbe?) (del 2 novembre, dai)
  1. E’ più cupone The Wall. L’apatia è una forma di difesa che in The Wall viene annientata, più o meno all’altezza di Confortably numb.

    Ma forse è vero anche il contrario: in WYWH la follia paranoica di Roy Harper viene anestetizzata dalla seconda parte di Shine on you Crazy Diamond.

    Fortuna che poi Waters ci ha dato un taglio.

Comments are closed.