TheClassifica 92. RedHotChiliPeppers, ciucciatevi il calzino

“Erano la nave pirata, il gruppo perfetto. Avevano appena realizzato Blood Sugar Sex Magik. Con loro c’era un produttore come Rick Rubin. Fu “il disco” da ascoltare per un sacco di tempo”. (Enrico Brizzi)

Album più venduto: The getaway, RHCP. Credo che il nostro rapporto coi Red Hot Chili Peppers sia complicato dal Romanzodiformazione di una generazione che reclamava il proprio diritto a scrivere in modo tremendo (e tale diritto le fu ampiamente accordato). I Red Hot Chili Peppers sono l’apoteosi del più cucciolone dei cliché: il gruppo che “ha tradito”. Potremmo dire che lo sono da sempre, da che li conosciamo. Martellarli è segno di autorità e distinzione. Quelli che ne sanno, litigano sull’album dal quale non seguirli più: i più fighi ovviamente negano ascoltabilità anche al debutto. Bah, io mi meraviglierei molto se persino i loro compatrioti californiani li avessero mai considerati investiti di una qualche missione rock – se non altro, perché da quelle parti non possono ignorare i testi dementi di Kiedis. Per me, alla fine, hanno seguito il percorso che dovevano seguire. Oh, guardate, ve la dico proprio tutta: io li ho sempre considerati i Litfiba d’America. E guardate che ai Litfiba voglio benone, eh. Secondo me se Flea ascoltasse El Diablo rimarrebbe lì annichilito, a pensare che avrebbe voluto scriverla lui – ovviamente infilandoci slappate di basso giù a garganella (…e un bridge in minore, del tutto incongruo ma come fai a negare al tuo frontman il suo Momento Sensibilità) (pensandoci, forse Fortune faded è, a tutti gli effetti, il tributo dei RHCP a El Diablo).

Perché tutto questo? Per premettere che le uniche aspettative che ho, ieri come oggi, da un album dei RHCP sono che sia un disco divertente, palestrato e un po’ scemo (in fin dei conti, le stesse aspettative che ha Virgin Radio, di cui sono l’architrave insieme a Bon Jovi), magari con una ballad che arrivi un po’ vicina al cuore (Under the bridge così come Brendan’s death song).

Ma The Getaway di divertente non ha poi molto. Eccetto alcune rime di Kiedis piene di impagabile tonteria. Intendiamoci, penso sia un disco più che salvabile, specie confrontato col mainstream rock di questa fase storica. Però c’è un piccolo particolare: spesso in questo album non sembrano loro. Ci sono idee, c’è musica, bisogna essere prevenuti per non riconoscerlo. E tuttavia non c’è la folle scattosità di un tempo. C’è un po’ di pseudocattiveria giusto in Detroit, ma sembra programmatica. rhcp 1Di fatto vengono in mente i Rolling Stones degli anni 90, o gli U2 degli 00. Chi lo sa: forse a 50 anni non si può girare ignudi con un calzino sul bigolo (specie se lo hai già fatto) (chissà, magari puoi metterci una cravatta o una sciarpa). Responsabilità di Danger Mouse, che ha preso il posto del produttore storico Rick Rubin (che, sappiatelo, è “un produttore come Rick Rubin”) (cit.)? Non ne sono del tutto sicuro. A me sembra cambiato proprio il modo di comporre. Si sente moltissimo la chitarra di Klinghoffer e non è affatto male – eppure ogni tanto sembrano i Coldplay. Per dire, Goodbye angels: ok, bella canzone, ma chi sono questi tizi? Alla fine del pezzo peraltro c’è uno slap di Flea del tutto gratuito, quasi avesse aperto gli occhi di soprassalto gridando “Sono sveglio, sono sveglio”. E qui potrei dire che questa è una buona metafora per il rock’n’roll nel 2016.

(lo dico, non lo dico?) rhcp 3

(passiamo ad altro)

Il resto della top 10. Al n.2 arriva finalmente A moon shaped rock dei Radiohead – anche loro in quota Coldplay.

(scusate, non ho resistito) (lo so, sono corrivo e farabutto)

Al n.3 l’Amico Sergio Sylvestre, poi l’Amica Elodie, Zucchero, Afterhours, Pooh, Coldplay (che invece non sono affatto in quota Coldplay) (ché l’ultimo album è di una bruttezza rara, e lo dico da coldplayer efferato, reoconfesso e incarognito). Al n.9 c’è Elisa (ormai in quota Amici) in rimbalzo dal n.19, e al n.10 l’Amica Chiara Grispo, nuova entrata. Direi che abbiamo una delle top 10 più internazionali degli ultimi anni (ben tre stranieri e mezzo su dieci), e addirittura leggermente più sbilanciata verso il rock che verso Maria.
(no, non è vero: non lo è) 

Ratatuia sparsa. Escono dalla top 10 il live di Samuele Bersani, i Nomadi, Alessandra Amoroso, Ariana Grande e Fabri Fibra. I Nomadi in particolare scendono dal n.7 della settimana di uscita al n.35. Esce di classifica, dopo una sola settimana di permanenza al n.45, Tom Odell. Colpo di reni invece di Fedez, che non vuol saperne di morire e dal n.95 risale al 71, facendo toccare a Pop-hoolista le 90 settimane di permanenza. Bizzarro che il supergiovane per antonomasia sia titolare del disco più anziano in graduatoria.

Miglior vita. Sono otto gli album riconducibili ad artisti che hanno abbandonato questa valle di ironia del web. A guidarli, i Nomadi. Di cui sopra.

Pinfloi. Ho notizie terribili per tutti voi. In classifica c’è solo un album, e per di più è The piper at the gates of dawn (grazie alla ristampa in vinile). Mi sento di attribuire la circostanza al caldo. Perché il Ministero raccomanda di rimanere in casa durante le ore più torride, mangiare molta frutta, evitare The Wall e Wish you were here, indossare abiti leggeri. Bene, grazie per l’attenzione. Buona giornata.