TheClassifica 85. Zero Pink Floyd

TheClassifica 85. Zero Pink Floyd

Al n.1, Alt, di Renatone. Che è come Ciaone, discone, pezzone, mancarone. Da quando tutto è diventato così tuttone? (uh, che incipit alla Gianni Mura). Renatone è n.1 in classifica, come prevedibilone, e io ho un problema. Anzi, due.

Il primo problemone è Mario Luzzatto Fegiz. Ha recensito Zero in modo ineluttabile. E la cosa mi ha un po’ scosso. Adesso cosa faccio? Specie dopo gli ameni discorsi sulla solidarietà della casta dei critici musicali che hanno riguardato gente che frequento (…parlo di io). Solidarizzare o liquidare? O passare allo stato gassoso, né con l’uno né con l’altro, e già che ci siamo né con lo Stato né con le BR? Però se io condivido quello che dice Fegiz, divento Fegiz? No, questa cancellatela: se uno scrive qualcosa che condivido, devo ritrarmi a causa della sua storia personale? Forse sarebbe bene (…sicuramente si fa prima). fegiz zeroPerò voglio spezzare un’altra lancia a favore di Fegiz. Siamo in tanti ad aver pensato che fosse il peggiore del mondo. E tuttavia, gli devo riconoscere tre cose. La prima è che quello che ha fatto sul fronte radiofonico negli anni 70 potrebbe abbuonargli, se non tutta la sua produzione giornalistica, almeno un paio di annate (le altre quarantotto, no). La seconda, è che i suoi epigoni sono mirabilmente peggio. Davvero: aridatece er Luzzone. Perché perlomeno (e qui c’è la terza) fino agli anni 90 nelle sue recensioni ha sempre avuto un criterio critico, che era poi quello di ritrovare nei testi dei cantautori le tracce dei poeti letti al liceo o per passione personale. Negli eredi, non c’è manco quello: i loro poeti preferiti sono loro medesimi.

Il secondo problemone è che mi viene sempre da ripetere il racconto della volta tanti anni fa che Renatone in conferenza stampa mi aizzò contro i suoi fan – ma non quelli on line: quelli fisicamente presenti in tutta la loro sorcineria in un posto che forse era l’Alcatraz, o forse addirittura i Magazzini Generali, ma parlo proprio di tanti anni fa.
Perché ripetermi?
Perché sentite, lui è sempre lì a fare il pretone, sempre allo stesso modo, e io devo cambiare l’articolo? No. E quindi, direttamente da TheClassifica 20:

Renato Zero è uno degli annosi problemi di questo Paese. Se mi dicessero: “Scegli, puoi liberare il Paese da Formigoni, dalla Juve, dalla provincia di Brescia, dalle zanzare o da Renato Zero” – ecco, io non avrei dubbi.
Sopprimerei le zanzare.
Tanto, i bresciani darwinianamente non possono sopravvivere in quanto non adatti; Formigoni non è mai stato realmente in grado di fare porcate fuori dalla Lombardia e la Juve esiste solo se credi che esista. Mentre Rrrenàdo, dài, non riesco a disprezzarlo – però di fatto, Zero è l’Andreotti della musica, è retorica populista che ha pure il coraggio di travestirsi da scomodità, è uno che è arrivato dove doveva: a cantare per il Papa in Vaticano e a dire che si è finto gay per la visita militare – ma viceversa, ci tiene a dirlo, è “di tutt’altra pasta”. E’ uno di quelli che dicono talmente tante fregnacce che se gli dici “Ma falla finita!”, rincarano la dose, perché Zero è un po’ un antesignano del Mourinhismo (“Noi sorcini contro tutti perché ci vogliono male”) e un po’ proto-troll. E parlo per esperienza personale. Oh, lasciate che vi racconti! 

Ero giovane e incauto e Rrrenàdo stava presentando un disco davanti a giornalisti e sorcini. Io gli ho chiesto come mai dai tempi di Triangolo o Mi vendo era diventato sempre meno ironico e si era messo a cantare Ave Maria e La pace sia con te. E lui tutto drammatico e indignato: “Che vòr dì ironico? Pure le ova ar tegamino so’ ironiche. Che c’è da esse ironici, quanno ce so’ le stragi der sabato sera!”
Come forse avrete subodorato, alzando la voce e accelerando la risposta nel punto giusto (“quanno ce so’…”) aveva chiamato l’ovazione dei sorcini, che infatti ovarono commossi e indignatissimi con me
(…ora: non è che non me lo meritassi, ma cercate di capire: non c’era ancora Maria De Filippi per chiarirmi una volta per tutte che chi titilla la pancia del pubblico tutto còre e buonzénzo ti distruggerà sempre) 
In compenso quando qualche tempo fa gli hanno domandato di quelle società spensierate a Montecarlo e quei due milioni di euro ballerini, si è avvalso della facoltà di non rispondere, come nei film. Il che va a dimostrare che il vero artista sa bilanciare corposo slancio e impalpabilità. 

Comunque, così come ci siamo tenuti Andreotti finché morte non ci ha separati, Zero è andato al n.1 anche in questo decennio, ed è il QUINTO. Sto cercando di rammentare chi in America o in Gran Bretagna è stato al n.1 in ognuno degli ultimi 5 decenni con un disco nuovo, ma non mi viene in mente nessuno. Non sono certo che ai Rolling Stones o a David Bowie sia capitato, tendo a escludere che sia capitato a Bob Dylan. Forse nemmeno a Michael Jackson. Ma ho la sensazione che anche ad andarli a cercare siano pochissimi. Invece in Italia è una regola, quelli che si lagnavano negli anni 70 sono ancora tutti qui, piagnoni e sconsolati nonostante i miliardi accumulati. Proprio come, se non ci avessero proprio impedito con le cattive di votarli, noi voteremmo ancora per Bettino e per Forlani e per De Mita e per Berlinguer e per Almirante. Ché alla fine, era tutta gggente de còre, poràcci – anzi, gl’hanno dato contro perché erano scomodi, ma c’hanno dato i migliori anni della nooostra vita. Non dimentichiamoli! E mandiamo tanti soldi per Fonopoli, prima che Renato vada in Frigione, senza passare dal Fia. 

(torniamo ai giorni nostri: immagini di nuovo a colori)

Resto della top 10. Al n.2 entra Noi siamo infinito, di Alessio Bernabei, il Kekko dei Dear Jack. Scende al n.3 On di Elisa, disco del quale non so nulla – com’è? Poi al n.4 il live di MiticoVasco (un mesone in top 5 per un live non è male), quindi Baglioni&Morandi, che io li porterei ogni giorno al mare.
Chiudono la top ten Ben Harper (new entry), Lorenzo Fragola (rimbalzone dal n.18. Firmacopie o cumparcita televisiva?), Loredana Berté, La Pausa e infine un’altra nuova entrata, Nel respiro del mondo, di Tiromancino – un buon risultato, anche se malauguratamente lontano dal fragoroso n.8 dell’album precedente. Però meglio di quello indie del 2010, profeticamente intitolato L’essenziale, che era entrato al n.51 e uscito di classifica quindici giorni dopo. C’è di nuovo voglia di Zampaglione.
(tanta)
Escono dalla top 10 Coldplay, Marco Mengoni, Zayn, Sandrina Amoroso, Benji & Fede.

Altre nuove entrate. Entrano al n.21 i Deftones e al n.27 i Lumineers. Cambiamento epocale nel gusto: dopo quasi due anni (94 settimane) X di Ed Sheeran scende nell’ultima ventina, è al n.81, e anche Ariana Grande non la vedo benissimo, è al n.97 dopo 82 settimane.

Miglior vita. Il 10% esatto degli album in classifica è di artisti (o gruppi guidati da artisti) che hanno lasciato questa valle di risate. Bowie ne ha due, Gianmaria Testa ne ha due, i Nirvana ne hanno due. Nevermind è al n.45. Nel 2016.

Pinfloi.

(non ci sono album dei Pink Floyd in classifica)

(…lo so, lo so) (ma se avete letto gli ultimi TheClassifica, lo abbiamo visto arrivare) (cosa posso dirvi?) (sto cercando di far finta che non me ne importi) (e se devo dirvi la verità, funziona benissimo)

(e va bene, vi ho sentito: non posso cavarmela con così poco, giusto?) (bene, allora diciamo questo: sono corso su Amazon, e apparentemente pochi negozi hanno The dark side of the moon e The wall, probabilmente gli sono rimasti lì. Ho sospettato che fossero momentaneamente fuori catalogo, ma poi ho visto che la Feltrinelli on line li vende. Però a prezzi nettamente più alti di prima) (e quindi a me viene il sospetto che la casa discografica abbia pensato) (“Ehi, la gente li compra sempre! Facciamo tosto gran dispiego della furbizia per cui siamo rinomati: aumentiamo il prezzo!”) (è un’ipotesi, eh) (però datemi retta, se volete mettere in ginocchio un Paese, riempitelo nottetempo di discografici) (grazie, a prestone)