TheClassifica 70. Lorenzo Fragola, timido e schifo. Sì, con la f. Eh.

TheClassifica 70. Lorenzo Fragola, timido e schifo. Sì, con la f. Eh.

Se sentite un caratteristico rumore di ginocchia che strisciano, sono io a produrlo.

Sono qui ginocchioni sui miei ginocchioni per chiedere scusa ai Modà. E non solo! Pure a Biagio Antonacci. Avevo ritenuto che Kekko Silvestre fosse l’autore dei testi più brutti e insulsi della musica italiana, e che Biagio Dolorimestruali fosse l’autore dei più deliberatamente irritanti. Mi sbagliavo. Benvenuto, Lorenzo Fragola. E complimenti per il n.1 in classifica.

Mastro Fragola aveva 19 anni quando ha partecipato a X Factor. Poco più di sei mesi fa. Cominciamo da qui. Ce l’ha, l’X Factor? Boh. Forse sì, forse no. Chi non ce l’ha, del resto?

È vero, tre quarti della sua vittoria sono un tributo del pubblico a Fedez, suo mentore (ha 5 anni più di lui) (5 e mezzo, toh). Ma il pezzino Sheeraniano chitarra e voce (The reason why) con cui il teenager catanese si era presentato al sorgere della sua stella, aveva una sua qualche confettosa personalità. Io non ci sono impazzito. In compenso il successivo pezzo sanremese, con il suo n.8 come massima posizione tra i singoli, mi fa dedurre che nemmeno il suo target sia impazzito per Siamo uguali, firmato da Fedez, giunto decimo al Festival.

Però non fate caso al napalm che sto accumulando per le righe poco sotto: a me come interprete Fragola non dispiace: apprezzo chiunque, nel cantare pezzi altrui – e Fragola lo fa in 5-6 pezzi dell’album – non si scateni in vocalizzi destinati a fare cerume. Nell’EP uscito durante X Factor, si cimentava decorosamente con due pezzi diversissimi, peraltro di cantanti semi-inavvicinabili: Sweet nothing (Florence) e Cosa sono le nuvole (Modugno). 

Però.

(pronti con Wagner?) (è il momento)

Non so quanta responsabilità della imperdonabile sciatteria delle musiche io possa dare a Fedez, discografico di Fragola (eh, sì) e al suo uomo di fiducia, Fausto Cogliati, produttore e autore per lo stesso Fedez, J-Ax e Rocco Hunt. È vero, gli arrangiamenti miserabili e vetero-ramazzottiani delle canzoni sono in gran parte imputabili alla loro palese convinzione che le ragazzine vadano sottoposte a un waterboarding di marmellata. Ma non voglio sottrarre un margine decisionale a Fragola: dopo tutto, fin dal momento in cui è salito sul palco con la X, si è capito che cercava di importare in Italia un format cantautorale anglosassone fragoloso quanto lui: non solo Ed Sheeran, ma anche per esempio il micidiale Tom Odell, che putacaso veh ha scritto il pezzo che apre quest’album, The rest, uno dei tanti brani in lingua inglese di 1995. Che sono i pezzi, detto inter nos, in cui Fragola è più credibile.

Ma l’ecatombe di ogni decenza avviene nei testi. Ipotizzo che questo disco si spetasci di proposito e con indicibile languore su uno dei punti più bassi mai toccati da un cantante italiano, debuttante o meno.

(“E su, dai” “…Dai cosa?” “Sta per compiere 20 anni” “E con ciò? Verlaine a 19 anni aveva già scritto Una stagione all’inferno. John Lydon aveva composto Anarchy in the UK” “E tu?” “Vabbé, che discorso. Fammi andare avanti”)

Non sfugga l’astuzia di intitolare il disco 1995: non è per rispondere a Taylor Swift (1989), è per mettere le mani avanti. Come dire: lo vedete, quanto sono giovanetto? Non potete essere così severi, se ora come il serpente Kaa avviluppo tra le mie pur verdi spire il pubblico teen: nel giro di qualche anno, oplà, scriverete di me che sono cresciuto; poscia, dopo qualche anno ancora sistemerò fianco a fianco nei palazzetti se non negli stadi le bimbette cresciute e le nuove fan universitarie, casomai di sinistra rosé, proprio come hanno fatto altri Lorenzi prima di me. Ma per ora, sedurrò timidamente le prime con i miei testi – dei quali, siete avvisati, state per leggere alcuni passaggi.

Abbiate paura.

Abbiate molta paura. Perché sono di una bruttezza che è quasi una droga, di una bruttezza che è un’ebbrezza. Non attraggono come il proverbiale abisso, che in fondo presuppone profondità, ma non hanno nemmeno il pregio opposto, la superficialità – e ve lo dice un antico aficionado della superficie. Non c’è superficie in questi testi, perché la superficie è invero una dimensione: i testi di 1995 sono meno che monodimensionali, sono zerodimensionali, non consistono; vorrei tanto che fossero quanto meno puri fonemi, espressione di una qualche urgenza inespremibile, ma non è così: sono banalmente frasi immeritevoli di essere ascoltate. Nessuno, nessuno al mondo dovrebbe sentirsi dire quanto segue:

exhibit A – SIAMO UGUALI (testo: Fragola, Fedez)

Forse arriverà domani. Siamo uguali, in fondo. E forse cercherai le mie mani, solo per un giorno.
Il cuore è il tuo bagaglio a mano perché hai tutti i pregi che odio. E quei difetti che io amo

(qui ti riconosco, Fedez: è il tipo di boiata ritwittabile in cui ti stai specializzando)

exhibit B – THE REASON WHY (testo: Fragola)

Sun is up in the sky
and we don’t even know the reason why

(lo so, estrapolato così potrebbe sembrare il primo Neil Young) 
(e infatti in piena convulsione di magnanimità gliela perdono – anche se so benissimo che è una frase composta a caso con il generatore automatico di liriche angliformi)

exhibit C – LA NOSTRA VITA È OGGI (testo: Fragola, Ermal Meta) (autore per Annalisa, Mengoni, Renga, Chiara Galiazzo)

Cuore caldo mani fredde, è una  bugia universale perché è un po’ come bruciare senza riscaldarsi mai.
La nostra vita è oggi, è sabbia fra le mani. È come te, è come me, che non siamo eterni.

(se volete potete fare una pausa. Il peggio non è ancora arrivato. Vi attende qui sotto, per il prevedibile singolo RTL-estivo, ovvero l’orrore sulle spiagge. Si intitola #fuori c’è il sole) (con l’hashtag! CARL! CON L’HASHTAG!!!!) (ma prima, l’angolo del meteo, inevitabile nel pop italiano contemporaneo)

Sezione “Should we talk about the weather”:

Vorrei fermare la neve e il freddo che c’è per perdere tempo ma ritrovare me (Distante)
Ma griderai sul silenzio della pioggia – ed è già tardi e vuoi far piano. (Siamo uguali)
Anche quando il cielo cambia umore, non perderti (La nostra vita è oggi)
Parleremo come dentro al temporale ritrovandoci altre mille volteeee”. (Da sempre)
La mia barca segue il vento e non la rotta – ma se vuoi tu invece puoi seguire me (#fuori c’è il sole)
Il cielo resterà sempre lassù. Muore solo chi non sogna più. E se ti cerco io non cercarmi tu. Perde solo chi non combatte più. (Resta dove sei)

(Okay. Rieccoci. Perché ora, dopo aver chiamato in causa le nuvole e il vento, arriva il mostro) (occhio, che Brutta di Alessandro Canino al confronto è poesia torreggiante)

exhibit D – #FUORI C’E IL SOLE (testo: Fragola) 

Aspettando a lungo che sorgesse il sole
Tra il sapore dei miei baci e del caffè
Noi distesi sopra un letto di parole
Dopo un po’, guardandomi dicesti che
È un’estate da vivere.
Un’estate di noi: i ray-ban, la vodka e l’odore del mare. # fuori c’è il sole. Lo vuoi condividere?
Sulla sabbia a rincorrere un pallone, come se la spiaggia fosse un privè
E le notti passate a fare cazzate, un film dell’orrore e quattro risate
Non sai che fortuna passarle con te
Questo inverno dove andremo non importa
La distanza a volte è solo un cliché

…Porcoddinci, Fragola. Tu sei iscritto AL DAMS, Fragola. Tu hai diritto di voto, Fragola. Io non ti tratterò come un ragazzino, perché nessuno dovrebbe trattare un ventenne come un ragazzino, e nessuno dovrebbe trattare le 15enni come delle sottoalfabetizzate cui infliggere testi squallidi. Lo sono? A maggior ragione tu non farlo. Altrimenti tu e Fedez volete che le teenager siano idiote, più idiote dei loro genitori, più bimbeminkia di quanto possano esserlo le loro madri e i loro padri. Fate quello che volete, prendetevi il n.1 con le cattive. Ma nessuno mette in un angolo la 15enne che è in me, Fragola. Tu, men che meno.

Detto questo, penso che Lorenzo Fragola sia un bravo ragazzo e abbia talento. Fine della prima parte.

Il resto della Classifica: piani alti. Dietro Lorenzo, c’è Lorenzo, con 2015cc (tutte ‘ste date). Poi Il Volo, Madonna, i Negrita (ex numeri uno). Dal n.6 al n.10, TZN, Mengoni, J-Ax, Mark Knopfler
(per la terza settimana di fila in top ten) (dico sul serio)
e infine Nek. Che en passant, firma col suo team un pezzo sul disco di Fragola.
Escono dalla top ten i Dear Jack – già che ci sono chiedo scusa anche a loro. Non che mi ricordi di averne parlato VERAMENTE male. Certamente mai quanto dei Modà o di Antonacci, miei parametri supremi di pochezza musicale.

Entrate pure. N.18 Nightwish, n.19 Prodigy (…come entrano sempre bassi, i tanto attesi grandi ritorni degli idoli dei 90es, vero?) Musica Nuda entrano al n.34, Zibba al n.40. Il live dei Van Halen al n.59, Steve Hackett al 67, Steven Wilson 85.

Pinfloi. The endless river arresta la caduta al n.33, The dark side of the moon risale al n.72. Sarebbe una buona settimana, se The wall non fosse fuori dalla top 100. È vero che mangiare l’uovo di Pasqua ascoltando The thin ice stride un po’, però col brutto tempo di Pasquetta, quale apoteosi più acconcia che guidare fuoriporta con Confortably numb nello stereo e il tergicristallo che vanamente combatte le lacrime del cosmo inconsolabile?

Miglior vita. Solo otto dischi su cento appartengono a cari estinti – gli album di Pino Daniele anche stavolta sono cinque, gli altri tre sono di Amy Winehouse, Queen, e i Nirvana. Mii, che figo Kurtcobèin. Cioè Kurtcobèin si è sparato, capito. Troppo un capo Kurtcobèin. Mica come i cantanti di oggi, oh.