TheClassifica 63 – Apri la porta, un Mengoni di carta igienica

TheClassifica 63 – Apri la porta, un Mengoni di carta igienica

Mengoni, Parole in circolo, al n.1.

(“Ventidue album di Pino Daniele in classifica”) (“Dopo, ne parlo dopo”) (“No, ma ti rendi conto? Più di un disco su cinque”) (“Però nessuno in top ten, ora come ora”) (“Beh, è pazzesco lo stesso”) (“Ci devo ancora pensare. Ma ora fammi parlare di Mengoni”) (“auff”)

Marco Mengoni, dicevo. C’era qualcosa che non mi tornava quando sentivo Guerriero (il singolo). Poi, è stato l’ascolto di Parole in circolo (l’album) a farmi capire cos’era. 
Parto dalla somiglianza tra Guerriero (il singolo) e il Jovanotti rivisitato da Checco Zalone. La metrica non coincide perfettamente ma la melodia è a tanto così dal mash-up. Nella mia testa già funziona. “Io sono un guerriero, veglio quando è notte / Ti difenderò da incubi e tristezze / A te che sei il mio paparino e il mio Rino Papa / A te che ogni tanto sei una testa di rapa”.
Ecco, sentendo Parole in circolo (l’album), la sua complessiva e inaspettata melensaggine mi ha acceso la sinapsi di Zalone, il quale è fisicamente la prova che il pubblico che adora la lagna sia lo stesso che adora l’ironia sulla lagna, non sente alcuna dissacrazione, anzi, ci vede la consacrazione (e anche Jovanotti lì che ride a farsi dire “A te che dici il mio grande amore, poi dici amore grande / e per sta cazzata qui magari ti senti come Dante”).

Forse alla fine è vero, sono – pardon, siamo – tutti Charlie Hebdo. Tanto, che ci frega? Abbiamo scoperto da tempo che qualsiasi Divo

(non uso questa parola a caso) (scusate, qui sono stato didascalico) 

è un optional della nostra vita, un pensiero confortante – ma non è realmente in grado di cambiarla.

Ho pontificato abbastanza, vero? Veniamo a Mengoni: è qualcosa di cui c’era bisogno. Tanto per cominciare il successo di Mengoni è il fondamento stesso dell’esistenza di X Factor – e non è poco. Tolto lui, nessuno dei vincitori o partecipanti vende dischi modo realmente rilevante: da questo punto di vista il divario con gli Amici di Maria è schiacciante. Ma cos’ha da dire Mengoni? Di persona, pochissimo: le sue interviste faticosissime ricordano quelle di Raf – che peraltro, nella mia umile opinione, è una figura centrale nella storia del pop italiano. Cos’ha di originale, Mengoni? Ad ascoltare il disco, apparentemente non molto. Eppure un aspetto che lo rende unico c’è. Ovvero: Mengoni sta continuando X Factor. Per lui l’avventura di X Factor non è finita mai: sta proseguendo quello che i giudici chiamano, pomposamente, il suo PERCORSO. E la meta del percorso, è il percorso stesso. Avendolo fatto quando era concorrente, Mengoni si è calato definitivamente nella parte del Personaggio Pop Perennemente Plasmabile. Appena intuisce che c’è ‘sta strana voglia di Stromae, di aura vagamente centroeuropea (alla quale si può ricondurre Mika) che è una specie di esotismo rispetto ai diktat sonori dei bwana angloamericani, lui ci si butta con quella voglia di elettronica che dardeggia nel singolo – ma solo per proiettare questa sensazione, sia chiaro. Perché per il resto, con buona pace della produzione di Michele Canova, il suo disco al centroeuropeismo non ci arriva, anzi che elettronica si sente molta aria di Sanremo: non va molto lontano da un prudente melodismo che è la summa di tutto quello che già funziona in Italia. Anche gli autori che gli danno una mano per i testi non sembrano sapere che fare di lui, pare che abbiano paura di dargli una personalità: il risultato finale approda al poetismo generico ma funzionale che è alla base della musica neo-leggera italiana. “E’ solo un altro giorno / Tutto si muove intorno / Anche se il mondo è un gran casino tu respirami vicino / E mi vedrai spiccare il volo” “Credo negli esseri umani / Che hanno coraggio / Coraggio di essere umani” “Io volevo te / Sempre voluto solo te / Ed è per questo che ti cerco / Dentro ogni persona”.

(“…bello, neo-leggera?”) (“Non è affatto male. Magari riesci a vendertelo, sai tipo D’Agostino con l’edonismo reaganiano”) (“A me basterebbe una cosa del tipo ‘Il primo a parlare di musica italiana neo-leggera fu Madeddu sul sito amargine”) (“Sarebbe la consacrazione di una vita”) (“Lo so, lo so”) (“Ma come va a finire con Mengoni?”) 

Io credo che con Mengoni non sia finita qui, perché il suo ruolo è quello di riproporsi rinnovato ogni anno, e di sembrare Pronto a correre, ma di fatto rimanendo fermo, a emettere faccine deliziosamente Vanitifiere; di sembrare ogni volta la figura centrale del giovane pop italiano.
E lo è. Proprio perché lo sembra.

Altre nuove entrate. Hozier al n.7. Amen. Amen. Poi, parlando di pop: Meghan Trainor n.53, Asaf Avidan n.54, Sia n. 60.

Pinone. Ventidue (22) (VENTIDUE) album di Pino Daniele in classifica. Tra le sue (tante) case discografiche si è anche scatenata la corsa al prezzo speciale: quando le smaltisci più, le migliaia di cd che erano rimasti in magazzino negli ultimi 15 anni? Quanto alla commossa partecipazione del Paese alla scomparsa (a qualsiasi scomparsa), immagino di avervi già appesantito in passato sul tema. Quindi, mi limiterò a evocare un’attitudine sentimentale basica espressa anni or sono da Madonna: The power of goodbye.

Pinino. Gli album di Mango in classifica sono due (2) (DUE). Pinone spinge molti artisti passati a miglior vita fuori della top 100, persino Faber De André! (Johnny Cash no, però) (l’Italia ha sempre amato Johnny Cash, non lo sapevate?) (una volta, qui era tutto Johnny Cash) In totale in classifica ci sono ventisette dischi di artisti che hanno abbandonato questa valle di risate. Record. Ma l’ho detto anche la settimana scorsa.

Pinkoni. L’effetto Pinone si abbatte anche sul PinkFloydometro: Wish you were here e la raccolta stinfia A foot in the door si accomodano momentaneamente fuori dalla graduatoria, nella quale rimangono The endless river (n.6, mio malgrado), The wall (n.58), The dark side of the moon (n.89) (whew! C’è mancato poco).