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TheClassifica 60 – TZN, il pop e i RICCHIONI! (i ricchioniii) (i ricchioniii)

Sbaglio, o Tiziano Ferro è il primo artista italiano apertamente gay ad andare al n.1 per vendite di album? Ho detto apertamente gay – quindi non valgono Renato Zero, Lucio Dalla, Morgan.
(…Non perché Morgan sia gay. È che non è mai andato al n.1) (lo so, lo so – questo era un Grand Theft Lettiga, un’Ambulance of Duty: il gran gioco del tiro alla Crocerossa) (però Marcolino, ascolta: pubblica un disco il 3 agosto, e con 800 copie ci togliamo questa soddisfazione)
Non parlo di Morgan a caso. Pare che il mese scorso l’artista monzese abbia concluso uno dei suoi routinari scleri a X Factor inveendo contro “la lobby gay” nei corridoi del PalaFactor.
Il che pone un quesito pazzo e leziosissimo. Esiste, una lobby gay a X FactorÈ così forte? Esiste nel pop italiano? È così forte?

(“Non stai realmente per acapocchiarti in questi argomenti, vero?” “Non vedo dove stia il problema” “Puoi cercarlo in qualsiasi specchio di anche mediocre fattura” “Dai, nessuno scrive mai di queste cose, per me si può fare. Fammi provare, sarò come una sophisticated comedy, elegante e lieve” “Lo vedo già dal titolo dell’articolo”)

Dicevo. Gay pop. Pop e gaiezza. È la morte sua, no? Non mi azzardo a scrivere una storia dell’omosensibilità musicale, però l’Y Factor è sempre stato una delle forze propulsive della musica – solo che non lo si poteva ammettere. Urtava la sensibilità di noi poveri etero. Non mi riferisco solo all’approccio manzo-burinista: ricordo un articolo di tantissimi anni fa su L’Espresso di mio padre, in cui Roberto D’Agostino spiegava che Frankie Goes To Hollywood erano gay spiacevoli, perché caciaroni e pieni di borchie, ed erano meglio i Bronski Beat di Jimmy Somerville, che erano omo educati e sofferenti. A suo modo, una precognizione di quello che sarebbe successo con Antony & the Johnsons, il gay che piaceva agli etero
(…un giorno scriverò un pezzo su Frankie Goes To Hollywood, i Sex Pistols della dance) (amo molto il fatto che nessuno li ricordi in nessun modo, come una specie di variabile irritante).

Questo discorso rischia di aprire le cateratte dei cliché, ma i gay (che del resto non si chiamano gay per caso, veh) tendono ad andare dove ci si diverte di più. E pare strano a dirsi oggi, ma è proprio per questo motivo che il legame tra pop e camperie (alla francese) non è sempre stato preferenziale: un tempo era il rock, non il pop, a poter contare su Little Richard, Bowie, Lou Reed, Freddie Mercury, Elton John, Michael Stipe – e aggiungo Morrissey perché so che se non lo faccio ci rimanete male. Ed era più ricco (e divertente) per questo. Persino due malati di utero come Jagger e Prince avevano atteggiamenti di ostentata frocioneria. Poi chissà, forse a un certo il botto del punk (ironicamente, la musica stilosa proprio per dna) ha polarizzato le cose. Mai stato un genere troppo gayfriendly, il punk (eccetto i Damned, toh). Le pazzeregine hanno gradualmente mollato il rock e sono andate verso la disco.
Finita la disco, è iniziata Madonna. E alè.
Con gli anni 80, piano piano, quello che abbiamo visto lentamente ma inesorabilmente è stato che gradualmente le rockstar maschie hanno lasciato il posto, nelle classifiche di vendita, alle divas femmine.

(“LOL, non ci posso credere: stai per concludere che i ricchioni hanno ucciso il rock?” “Lo sto dicendo?” “Così sembra” “Non l’ho detto” “Dai, dillo – sai le risate” “Un po’ sono tentato” “Dai, dai, DAAAAI, sarebbe FAVOLOSO” “…Beh? Cosa stai facendo?” “Volevo recuperare il favore della lobby, ipotizzando una parte di te gay-friendly” “Ehi, un attimo – io sono gay-friendly” “Su, su. Che sei appena meno omofobo di FabriFibra e dei Club Dogo. Hai il machismo del buzzurro di periferia – solo una cosa ti salva” “Sarebbe?” “Balli come un ricchione” “…Possiamo concludere questo utile dialogo? Devo pontificare” “Prima una cosa. Stai facendo coincidere omosessualità e queerness. Voglio dire, è il 2014, ti aspetti davvero che i gay balzino in piedi quando sentono I will survive?”. “Posso controbattere che stiamo parlando del mondo dello spettacolo?” Okay. Pontifica”)

La centralità delle gay icon, l’attuale presunto apogeo del pop, e il sempre più frequente affermarsi di canzoni che, per dirla alla Paolo Conte, c’hanno dentro il musical, sono tutti elementi cui mi sembra manchi un tassello, quello dell’esistenza di un gay sound. Nel senso di strumentazioni, ritmiche, progressioni di accordi che con astuta ferocia vanno a bersaglio – ché i gay non si possono mica illudere di essere DIVERSI: sono target, come tutti.
Datemi del cretino (anzi no, non datemelo, che sono permaloso) ma io li sento, stilemi sempre più precisi e diffusi il cui utilizzo sapiente avvicina ormai la composizione di canzoni da classifica alla creazione di capi di alta moda. Un buon produttore sa come regolarsi. Dopo tutto lo spettro è sempre più ampio, dalla glamourizzazione e bitchizzazione del suono alla ricerca della hit ipersensibile e melodrammatica perfetta per X Factor o Glee (il template è Beautiful di Christina Aguilera). Il tutto, preferibilmente, con vocalità piena e suoni elettronici à la page, astenersi stoffe vintage.

(“Tesoro va bene ma in tutto questo, TZN?” “Ora ci arrivo”)

TZN da quando ha fatto coming out è sempre più controllato. Non si sbilancia. Io ho la sensazione che sia musicalmente che a livello lirico sarà sempre più prudente. Forse aveva più spazio di manovra prima, quando sentiva ancora il peso non solo dei famosi centoundici chili, ma anche della paura di giocarsi una carriera costruita in Paesi cattolici, uno dei quali particolarmente retrivo (parlo di quello che a TZN ha dato i natali).
Vi dirò di più: prima di uscire dall’armadio il suo pubblico era trasversale, ora è prevalentemente femminile eterosessuale.
(“Ehi, come quello della Pausini e della Mannoia” “Lo sai, sono le donne a comprare i dischi. E pensare che quando li vendevo in negozio, entrava una donna ogni trenta maschi” “Ma perché eri una gay icon, li attraevi a frotte”)

Dopolaprolisseideperilnumerounoeccotuttoilrestodigrancarriera. MiticoVasco ha passato una sola settimana al n.1. Ecco uno che ai gay non piace. Ah, e dire che si è rappresentato col nome Sally. Al n.3, la raccolta dei Modà, al n.4 i Pink Floyd, al n.5 gli One Direction. Nella top ten c’è una sola altra novità oltre a Tiziano Ferro, e si trova dopo Francesco De Gregori (n.6) e Fedez (n.7): è David Guetta, che entra al n.8 col nuovo disco Listen. Al n.9 Fiorella Mannoia, al n.10 Biagiantonacci. Escono dalla top 10 Emma e U2. Manca la prima diecina Gianni Morandi
(“No!” “Eh, lo so. Là fuori la gente è tutta chiacchiere e like”)
che si piazza al n.17 col nuovo album Autoscatto 7.0.

Pinfloi. Dietro al disastro al n.4, perdono tutti i titoli della holding britannica: The dark side of the moon ha un mancamento dal n.37 al 47; The wall scende al 61, Wish you were here all’87, la malconsigliata raccolta al n.94. Gli analisti mettono in rapporto la perdita con il nuovo downgrading di Poor (Standard si era opposto) (io credo che Standard ci voglia bene) (è Poor, che ci odia). 

U. La copertina di Rolling Stone ha portato bene agli U2, tutti gli album sono usciti di classifica tranne l’ultimo, che è uscito dalla top ten. Quanto ai Led Zeppelin, solo IV resiste, al n.59.

Miglior vita. La quota di defunti in graduatoria è tornata a livelli consueti, il 9%: la posizione più alta è guidata dal già citato Freddie Mercury coi Queen al n.13. Non vedo John Lennon nella top 100 ma è solo questione di tempo, riesco già a immaginarlo, plinplin plinplin plinplin piri piri plin.

Fine. (“Beh, dai, alla fine credevo peggio” “Hai visto?” “Solo una cosa” “Dimmi” “Che ne è stato di TheClassifica 59?” “Uh?”)

 

2 Risposte a “TheClassifica 60 – TZN, il pop e i RICCHIONI! (i ricchioniii) (i ricchioniii)”

  1. Bah, per me, se una cosa non è definibile non esiste.
    “Gay pop”, “icona gay”, “comunità gay”, “frocioneria”, sono concetti indefiniti ed elastici, di cui tu approfitti.

I commenti sono chiusi.