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AMARGINE

TheClassifica 53 – Un vecchio e un grillino si preser per mano

Sul Guardian – sì, il solito Guardian – c’è un’intervista lunghissima agli U2. Durante la quale Bono commenta tutta la tarantella che li ha riguardati con le parole “Beh, dividere è sempre stato lo scopo dell’arte”.
Non so, a me non pare che Raffaello o Beethoven o Hitchcock volessero dividere (e credo peraltro che i 40 anni da noi passati a sdilinquirci sull’estetica punk li avrebbero annoiati molto a tutti e tre).
Mentre Fedez, lui sì, a tutti gli effetti, vuole dividere.
Ei vuole, invero, mettere I GIOVANI contro I VECCHI. Poffarre.

Ogni generazione, dagli anni 60, ha cercato di fare comunella con le successive, per controllarle. Per questo ogni nuovo fenomeno, dal rock’n’roll al punk, agli hippies all’hip hop, dai raver alle boyband, è stato attaccato dai più malaccorti ma solo bonariamente stigmatizzato dai più scaltri, che hanno poi contribuito a smussarlo e convogliarlo in una versione accettabile e alla moda. Qui da noi lo abbiamo visto fin dai tempi di Arbore & Boncompagni. E il concetto stesso di “generazione”, dagli Who agli Stadio, dai Jefferson Airplane a Il Cile passando per Ambra (1996, Generazione X), è sempre stato sbandierato in modo molto tenerone da chi cercava di giocarselo come carta per rappresentare chi arrivava agli occhi di chi non se ne andava. Cionondimeno, mai come in questo momento c’è gente ansiosa di condividere il rancore contro i matusa ostentato da Fedez nel video di Generazione Bho. Ammettiamolo, è un alibi stupendo – perbaccolina, vorrei averlo avuto io. E incontrare l’imbarazzato senso di colpa delle suddette generazioni precedenti (invece non avevamo alibi per i babyboomers, ci davano dei cretini integrali) (ora danno ai figli degli sdraiati) (si sono ammorbiditi) (segno ke son VEKKI)

Non ho letto recenti interviste a Fedez, ma ci ho parlato due anni fa ed è stato il primo rapper a dirmi che uno con più di 25 anni, lui non lo prende in considerazione come ascoltatore. Dogo e Fibra e Marracash questa cosa non l’avrebbero mai detta nemmeno a inizio carriera, perché gli hanno sempre fatto comodo i trentenni che li ascoltano divertiti in metropolitana; né l’avrebbero detta Rocco Hunt e Moreno, che prima di entrare nella cameretta dei ragazzi hanno suonato educatamente al campanello salutando i genitori. Viceversa c’è un cinismo molto pronunciato in Fedez, mi verrebbe persino da dire Jaggeriano.  È questo che mi colpisce di lui, più che il pubblico appoggio al Movimento 5 Stelle, o l’incoerenza in lui ravvisata da Aldo Grasso (!), che va tutto incravattandosi sul fatto che la stellina milanese dileggi chi guarda la tv, salvo poi sedervisi in glamourosa compagnia a X Factor.

Fedez è al n.1 in Italia con un album che si intitola Pop Hoolista, che utilizza già nel titolo la ormai consueta tecnica di bullarsi dell’accusa prevista (vedi anche Non siamo più quelli di Mi Fist, dei Club Dogo, n.10). Fedez è anche al n.42 con Sig. Brainwash – L’arte di accontentare, uscito ottanta e passa settimane fa.
Fedez, sarebbe banale dirlo, è furbo e abile, ma secondo me non tanto quanto pensa lui: l’agile ascesa del suo collo pittato dipende tanto dal fatto che l’è sveglio e ha un gradevole timbro vocale (se ci fate caso una rarità, nel rap italiano), quanto dalla voglia spasmodica di media e social media di qualcuno da mettere al centro della scena: dopo tutto, sono 15 anni che i rappusi spuntano in classifica come le talpe del luna-park, è quasi ridicolo che ci sia voluto tanto perché uno di questi venisse proclamato star. E se lo schierarsi in politica e per di più per Grillo è una mossa tutt’altro che comoda (pensateci bene: gli conveniva molto di più cerchiobottare, oppure andare a sinistra come tutti gli altri Vecchioni) per me è molto più interessante che porti alla luce un sentimento con cui forse questo Paese dovrà fare i conti, il succitato rancore contro le generazioni precedenti (sì, VOI). Che ci abbiano soffiato su il 66enne Grillo e il 60enne Casaleggio è abbastanza ghignoso, ma che ci soffi su Fedez, nato nell’emblematico 1989, è già più rappresentativo. E ora, ascoltiamo alcuni passaggi ad hoc del disco populista di Fedez.

“Un vecchio è pericoloso se guida una Mercedes figuriamoci quand’è alla guida di un Paese”
“Noi contro loro, noi contro loro (…) Guidano il Paese alla rovina – Craxi Driver”
“Vecchi di merda che cantano senza pubblico – siete l’old school musical”
“Pioniere dell’hip hop, ormai non hai più mezzo fan hai un pubblico demodè, ma vuoi il pubblico dei Modà”
“In un Paese senza tempo ormai fermo agli anni ’80 dove il giovane regista ha appena compiuto 40 anni e il giovane architetto invece ne ha 50”

Amici! Miei unici amici. Se state storcendo il naso, io non tenterò di convincervi che fate malissimo: ci sono molte cose nel disco di Fedez che scendono, credo volontariamente, un gradino sotto la media del rap da classifica. Per non parlare del gioco di parole “Craxi driver”, che è così vecchio che secondo me gliel’ha passato Travaglio (ovviamente garantendo di averlo inventato lui) (e credendoci, deliziato di se stesso). Però io sto scrivendo queste righine la sera stessa in cui l’evento che ha mandato in fibrillazione IL WEB sono gli U2 che si sono esibiti da Fabiofazio & Litti, seguiti da Morrissey che è passato da Zoro. E insomma, ditemi se quella rima faticosa sugli anni 80 adesso non vi suona un po’ diversa.
(…per tirarvi su, vi segnalo “Svelami il segreto dei capelli di Pelù che poi mi sparo uno speciale di 3 ore su Dudù”, nell’invettiva contro Barbara D’Urso)

In realtà, io potrei anche esibirmi morbidamente nella demolizione di tutto quanto mi suona farlocco nel disco di Fedez, dal flow ingrippatissimo di certi brani alle ospiti femminili più prevedibili del mondo
(sì, certo che c’è Elisa: c’è sempre, SEMPRE Elisa)
dalle battute che paiono raccattate dal repertorio comico recente di Grillo (“Nelle foto segnaletiche dei fuorilegge una volta c’era scritto “Wanted” – Ora sotto quelle foto ci trovi scritto Votami”)

Ma se lo stronco, bang – lui può obiettarmi quella roba là.
Ovvero, che ho più di 25 anni.
(certo, li dimostro a malapena, ma dovete credermi)

Quindi, messo così in iscacco, me ne vado mugugnando a vedere i lavori in corso. E con me ci sono Fabi Silvestri Gazzé (n.2), Subsonica (n.3), Lenny Kravitz (n.4), nientemeno che Red Canzian (n.5). Completano la top ten i Modà (n.6), Francesco Renga (n.7), Leonard Cohen (n.8), Prince con Art official age (n.9, mentre Plectrumelectrum è al n.21), e i già citati Dogo al n.10.
Giusto il tempo di un saluto, ed escono dalla fulgida diecina Lady Gaga & Tony Bennett (n.18) e Sergio Cammariere (n.24). Obiettivo mancato per un’unghia per (What’s the story?) Morning glory degli Oasis (n.11). E ora, rubrichine.

Sempre lì, lì nel mezzo. Compie 100 settimane di classifica e li compie al n.40 Una storia semplice dei Negramaro. Ma tanti auguri, veh.

Miglior vita. Stazionaria la quantità di artisti che sono volati nella grande classifica del cielo – però già che ci sono si piazzano pure in quella degli album più venduti: questa settimana sono nove, sempre guidati da Franz Di Giacomo del Banco (n.45).

Altrove. Blake Shelton, 38 anni, dell’Oklahoma è n.1 in Usa con Bringing back the sunshine davanti a Lady Antebellum e Barbra Streisand. Di solito Shelton canta di camionisti che hanno avuto una giornata dura e vanno a prendersi una birra, ma in questo disco è un po’ più rock. Non distinguereste questo disco da un album di rock americano un po’ imbriaco del 1989. Shelton oggi è giudice di The Voice, ma solo dieci anni fa si faceva tutte le County fair irrise da Foster Wallace. Comunque in definitiva il suo è il grande suono country rock che domina IL RESTO dell’America, quella con cui non siamo febbrilmente collegati 25 ore su 24.

Pinfloi. The dark side of the moon rimane più o meno lì dov’era (n.35), aspettiamo i dati di questa settimana col peggioramento del meteo nel nord Italia per vedere invece se The wall si ripiglia dal brutto momento che sta passando: è sceso al n.79, dietro al n.67 di Wish you were here (cosa che mi fa frizzare di dispetto) ma per fortuna davanti al n.81 della raccolta scema, A foot in the door. A margine, persino la gerarchia interna dei Led Zeppelin grida vendetta, anzi ci apro una rubrichina apposta.

Heyheymama. Led Zeppelin II al n.55, passi, ma che I sia al n.68 davanti a III (n.85), ecco, queste sono le cose per le quali i deputati PD dovrebbero indignarsi. Ho scoperto altresì che su Spotify la canzone più ascoltata dei quattro vekki, qui, è Stairway to heaven con 9 milioni e 600mila, e okay, ma la seconda è Good times bad times con 9 milioni, due milioni più di Whole lotta love, e quasi il triplo di ascolti di Rock and roll e Black dog e Going to California. Mentre Ramble on è a 6 milioni, due più di Immigrant song. Non capisco bene, ma la cosa mi conforta: c’è pur gente, là fuori, che capisce di musica meno di me. Chissà quanti anni hanno.

3 Risposte a “TheClassifica 53 – Un vecchio e un grillino si preser per mano”

  1. Non posso fornire prove in questo senso (cioè, forse potrei commentando su FB, ma la mia foto profilo non è così illuminante) però ho meno di 25 anni. E non capisco niente di musica, tant’è vero che l’album nuovo degli U2 non mi dispiace e che quello vecchio di Fedez lo comprai pure. Questo qui invece credo che non lo ascolterò nemmeno gratis, e non per la furbizia o l’impegno politico con Grillo o la presunta incoerenza (che a qualcuno che non abbia un passato da Rai 3 come la Dandini la si fa sempre pagare di più, chissà perché).
    Ma perché ho l’impressione che l’attuale distacco generazionale sia in realtà molto meno ribelle di quanto non lo si voglia mostrare. E per quanto le persone della mia età che non siano universitari ascoltino molto di più i nuovi di Amici o di X Factor che gli U2 o Morrissey, il rancore verso chi è vecchio è più una mossa da comizio di Grillo, meno qualcosa che abbia senso mettere in una canzone di un venticinquenne. Che, più semplicemente, non si riconosce in chi è venuto prima di lui. E forse in questo senso Fedez stavolta è meno in sintonia con i suoi potenziali ascoltatori di quanto non lo fosse nel precedente disco, oltre che meno ambizioso. In un certo senso mi sembra che la sua parte più ribelle siano ancora i tatuaggi – penso siano l’unica cosa che da sola faccia fremere di repulsione i quarantenni assennati di sinistra.
    Però credo anche che il ribellismo abbia una scadenza, e che Fedez possa ancora diventare il nuovo Jovanotti su cui i Serra del futuro si ricrederanno. Non so se sia un augurio, però.

    1. Per me sta scommettendo sullo scontro generazionale (oddio) (facciamo scontrino, va’), che certamente può caratterizzarlo rispetto a tutti gli altri. Non so se gliel’abbia suggerita qualhe spin doctor – secondo me NON ha degli spin doctor – ma non è una brutta idea. Poi a fare quello maturato, come dici tu, c’è sempre tempo.

  2. io dubito sempre molto di chi sfracassa i maroni e poi va a fare il giudice a xfactor…
    quanto per una copertina su sorrisi e canzoni?
    per me dare voce al conflitto generazionale avrebbe senso, ma forse ci vuole un po’ di talento in più di quel che sembra avere fedez
    voglio dire: a sentire “cantare” fedez ti viene da difendere pure craxi…

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