TheClassifica 44. Spacciando il nulla

(scena: un’abitazione ammodo. Forse, casa vostra) (in sottofondo: il giornale radio, durante la colazione)

“A febbraio il rapper romano Gemitaiz, 25 anni, al secolo Davide De Luca, è stato condannato a un anno e dieci mesi per spaccio di droga. Ha sostenuto vivacemente che le sostanze che gli sono state trovate in casa – e il bilancino e l’agendina con nomi e cifre – fossero per uso personale. Cionondimeno ha patteggiato, quindi la sua condanna è definitiva. La condanna, apparentemente, consiste in un anno e dieci mesi di successo. Infatti Gemitaiz a meno di quattro mesi dal verdetto, è n.1 in classifica con il suo nuovo album, Kepler, inciso insieme al collega Madman, ed è in tour promozionale nei negozi”.

(stacco) (cambio di scena) (una sala riunioni. Un individuo in giacca e cravatta – con questo caldo!- ma con un ribelle tatuaggio che fa capolino dal polsino della camicia, sta parlando a una quindicina di individui tra i 20 e 30 anni, prevalentemente vestiti con t-shirt nere) (l’uomo in giacca e cravatta parla camminando davanti a una lavagna con su – mmh, facciamo dei diagrammi. Danno un tono, i diagrammi)

“Il prodotto hip-hop per 12enni condivide molte caratteristiche dei videogiochi più popolari degli ultimi vent’anni. L’eroe si muove in un mondo largamente immaginario dove le botte non sistemano definitivamente le questioni, ma sono comunque un buon passatempo per vendicarsi degli zombi dai quali il ragazzino si sente circondato a casa e a scuola. Il sesso gioca una parte secondaria se non marginale, mentre un tocco di illegalità è inevitabile, rappresenta il conflitto con le regole stantie e ipocrite del mondo adulto. Nelle canzoni di Gemitaiz e Madman quest’aura di sprezzante conflitto con la legge è data dai continui riferimenti alle meraviglie della tossicodipendenza”.

(stacco) (cambio di scena: inquadratura sullo schermo che state guardando ora)

Ehilà, amici. Sono io, il vostro critico icastico. Scusate per le scene precedenti, ma visto che bisogna parlare della SCENA (ahaha). Saluto anche i ragazzi che sono arrivati qui googlando, e tra due righe scriveranno dei goffi insulti. C’è una discreta possibilità che questo pezzo giunga a lettori non abituali, perché del primato di Gemitaiz e Madman non sta parlando quasi nessuno. Interviste agli artisti non ne ho trovate. Forse c’è qualcosa che non so. Forse sono un po’ scomodini da trattare – basta vedere le flame che si scatenano su YouTube sotto i loro video, o le bestemmie entusiaste che commentano esempi della loro poetica su Facebook, specie le rime più volgari e sprezzanti, o narcotiche. C’è stato altresì un po’ di furore nei confronti di un articolo di Repubblica che raccontava l’arresto, con malcelato sarcasmo del cronista sulla differenza tra le rime e la realtà (“Con le guardie dietro con tre grammi in tasca faccio i cento metri da record mondiale”. Non è andata esattamente così”, commentava il giornalista, alludendo al tentativo di scappare dell’artista, e concludendo col fatto che a fine nottata le guardie lo avevano riportato dalla mamma).

Molti esponenti della SCENA hanno espresso la loro solidarietà, contro i giornalisti e gli sbirri. 

Però, lungi da me stigmatizzare Gemitaiz per l’utilizzo di ketamina, hashish e marijuana: se è triste e queste sostanze gli servono per essere felice, per me può – anzi deve drogarsi. Purché gli tolgano la patente, chiaro. Almeno quello lo avranno fatto, no? Non è mai simpatico quando uno coi riflessi dell’altro ieri ti centra la fiancata: viene da scendere e spezzargli il flow a colpi di cric. Tanto è fatto e non se ne accorge, fra’. Ma veniamo al dunque: non voglio essere soverchiamente faceto, perché non puoi fare il critico rock e inalberarti se un artista stimola la sua creatività col fungo di Alice, giusto? Che poi, oggettivamente, non sono l’uomo adatto a capire i drammatici problemi di dipendenza del povero Gemitaiz: faccio un discreto uso sociale, come si suol dire, di bevande alcooliche, ma nient’altro, e questo perché sono un uomo bieco che fin dal liceo cerca di approfittare dello stato di alterazione dei suoi amici tristi per fregarli.

Invero, non li ho mai visti particolarmente creativi, da fumati. Anzi, mi sembravano più stolidi del consueto. E questo è il punto. Quello che mi fa strano non è che uno spacciatore (mi attengo agli atti giudiziari) sia al n.1 o che sia in tour invece che al gabbio (grazie al patteggiamento ottiene uno sconto decisivo, perché con 24 mesi invece di 22, lo schiaffavano dentro. Fiuuu, fra’!). Non rientra nel mio diritto di critica. No, a me non torna la questione della creatività.

Perché Gemitaiz e Madman, che musicalmente sono molto più divertenti della media dell’hip-hop, e che ho visto belli carichi sul palco mesi fa al Forum di Assago, fanno testi di una banalità titanica, sono il bigino dell’hip-hop italiano, sono la copia triste e sbiadita, per 12enni, del loop clubdoghesco SONO PPERICOLOSO CIO’ SUCCESSO MI DDROGO SE NON TI PIACCIO ZIO E’ PERCHE’ ROSIKI PERCHE’ NON FAI SUCCESSO MA IO HO I MIEI FRA’ – CON CUI MI DDROGO (ulteriormente)

C’è qualche rimina che strappa la risatina, un po’ come succede durante Spit di Mtv, ma per il resto sarei quasi indotto a rimangiarmi i colpi di picca mulinati verso i testi degli Amici di Maria.

(…ho detto quasi)

Vi invito, se avete tempo, a controllare i testi dell’album Kepler, perché qualunque esempio io facessi qui, potrebbe sembrare decontestualizzazione gratuita, scelta di comodo e via dicendo. E tuttavia,

“Questa qua è la nostra storia imparala a memoria che fa: uno per i soldi due per la vodka tre per la gente come me che sbrocca quattro per la sfida cinque per l’invidia sei perché ‘sta merda è la mia vita. La mia vita!”

“M e Gem e la gente paragona, solo noi tipo Pelè e Maradona. Il tuo rap è il modello di una farsa, faccio un testo più bello sulla tazza, siamo il meglio sulla piazza, l’universo e la galassia. La mia stanza sembra un coffee, fra’ puzza d’erba come il Dolphins, la tua di merda come un water, frate di che problemi soffri?” 

“Da sempre sento: dove andate con quelle facce? Soltanto storie marce, canne nelle tracce, io spacco il locale a metà, se vuoi il disagio nella tua città, la gente lo sa: detto, fatto. Detto, fatto”.

“Per sta vita non c’è mica un manuale (magari), libretto di istruzioni o modo d’uso. Molto meglio se fossi un tipo normale Che crede alle illusioni un poco. Bastava un tiro di cannone per non stare giù, una partita di pallone per tirarci su. E invece adesso siamo grandi, sono passati gli anni cerchiamo la pace dove non c’è più”.

Diospassoso, sembra un generatore automatico di hip-hop italiano. Hanno rubato ai Modà il Generatore di Testi di Canzoni per Rtl 102.5 e hanno sostituito “1) nuvole” con “canne” 2) “pioggia” con “rime” 3) “anima” con “merda” 4) “città” con “città”. Ma veramente siamo arrivati a ’sta roba? E quando in prima superiore il loro pubblico sentirà da qualche vecchio zio gli Articolo 31, giusto per fare un nome che 15 anni fa andava al n.1 ed era considerato commercialissimo dai miei colleghi, questi giovani fra’ penseranno di essersi imbattuti in Giacomoleopardi. Io con uno dei Club Dogo, che pubblicano Kepler sulla loro etichetta Tanta Roba, ho un buon rapporto: ce le siamo dette, lo capisco il giochino – però il brand Tanta Roba su questo disco è pubblicità ingannevole, a meno che “roba” non sia inteso nel termine gergale usato da chi ASSUME LA DROGA. Nel qual caso, io ribadisco a maggior ragione: la roba non è tanta, è poca. Troppo poca. Gemitaiz, Madman, non deludete una generazione che guarda a voi con occhi coperti di brufoli: drogatevi di più. Drogatevi tantissimo. Drogatevi a tonnellate. Voglio vedervi sciare nella cocaina come Tony Montana, voglio vedervi con le braccia bucate come scolapasta, voglio vedervi buttare giù pasticche colorate come fossero M&M’s, voglio sentire il rumore dei vostri neuroni che friggono, voglio che le vostre sinapsi saltino come rane, quindi per piacere feed your head, FEED YOUR HEEEAAD e provate a immaginare un hip-hop che non cerchi di approfittare di un pubblico stolido – in pratica, non fate come facevo io.

Gemitaiz e Madman hanno spodestato dopo una settimana i Coldplay (ora n.2; sono ancora al n.1 in Usa). Comprando il loro album in una certa catena di megastore i ragazzi possono successivamente incontrarli colà – e i megastore sono piuttosto decisivi nel fornire dati per la classifica FIMI: la strategia è impeccabile, il numero uno è il formicaio da conquistare in questa sporca guerra.

Al n.3 ci sono i Dear Jack. Al n.4, Deborah Iurato. Oh, maledizione. Gemitaiz e Madman, ci ho ripensato: portate un po’ di droga anche a me, è ora che inizi. Al n.5, fiammata improvvisa di Mea culpa di Clementino, uscito un anno fa, probabilmente Gomorra (la serie) ci cova.

Al n.6 Biagiantonacci (bleah) al n.7 Orchidee di Ghemon – oh, ecco. Ghemon da Avellino, in teoria, è l’hip-hop sensibile e sensato. Io non sono COSI’ entusiasta dei suoi testi intimistoni, mi sembra un po’ sotto Tiziano Ferro, per capirci. Però è un disco musicalissimo, grosso lavoro dei Calibro 35 dietro le quinte, mi pare di capire. Al n.8 il fuoco fatuo di Michael Jackson, al n.9 Zésare Cremonini, al n.10 wow, va’ chi c’è:! L’amore invisibile di Pino Mango da Lagonegro, uno di quelli di cui ogni tanto penso: “Se fosse nato all’estero”

(“Sì, ma dipende da dove. Se fosse nato in Portogallo o in Estonia, gli diceva peggio. E poi non è che nascendo qui gli ha detto malissimo” “Sì, però dai, guardati in giro, chi trovi che confessi un debole per Mango? Fa tanto folklore pop” “Si vede che non hanno mai sentito Sirtaki, ultimo grande disco di Mogol” “Okay, Mango rulla. Com’è questo disco  nuovo?” “Non ne ho idea, non mi pare che la Sony me ne abbia neppure accennato in email” “Sottovalutano la tua manghitudine” “E questo è un errore” “Chi è uscito dalla top 10?” “Ora ti rispondo nell’articolo” “Uh, grazie”)

Escono dalla top 10 Caparezza, Mannarino, la raccolta di Laura Pausini, e Danny Lahome, il rapper di Maria, sceso dal n.6 al n.37, belìn. Manca la top ten Mariah Carey (…e ci mancava solo quello), fermandosi al n.15; entrano in classifica al n.26 i Modena City Ramblers (ma come! Uscite a GIUGNO? Voi, i re del Primo Maggio???), al n.34 Pierpaolo Capovilla, al n.41 A letter home di Neil Young, al n.51 Io non ho finito di Niccolò Agliardi, al n.71 Sam Smith. E ora, le minirubriche finali.

Bollettino Pinfloi. Ristabilite le gerarchie, e con violenza: The dark side of the moon è ora l’unico album dei Pinfloi in classifica, al n.80.

Miglior vita. Album di artisti che non sono più tra noi, o il cui presunto leader non è più tra noi: otto su cento. È la quota più bassa da un anno a questa parte. C’è del malsano vitalismo in giro.

Born to dai. Questa settimana Lana Del Rey con Born to die sale dal n.68 al n.56, e il contatore dice 122 settimane in classifica.

Ma per piacere.

5 Comments

on “TheClassifica 44. Spacciando il nulla
5 Comments on “TheClassifica 44. Spacciando il nulla
  1. Ma perché sempre questa “invidia” nei testi? Sta battendo i fenomeni atmosferici quanto a ripetitività. Una volta (ai miei tempi, quando c’erano ancora le stagioni e qui era tutta campagna) per rispondere ai critici scrivevi una canzone che li pigliava per il culo, adesso è solo “gnegne, siete solo invidiosi”.

  2. Un parere veloce e spassionato sull’album solista di Capovilla? Mi sono limitato a sentire il singolo, e ok la storia “un artista quando pubblica un album in proprio deve sperimentare nuove strade e tante care cose” ma mi ha dato una forte sensazione di bleah.

  3. Io non ascolto Gemitaiz per drogarmi lo faccio perché mi piacciono le rime.
    L’erba, fumo, cocaina, anfetamina, eroina la lascio a lui anche se mi dispiace… però meglio di ascoltare i moda’ Gemitaiz alla grande. La mia stanza sembra un coffee, FrA’ puzza d’erba come i dolphins. Hahahha

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