TheClassifica 35 – Battiambattiam le mani

Trovo molto bello che Pharrell (con G I R L) e Vasco Brondi (Costellazioni) occupino i primi due posti, è una di quelle cose da inserire nel lungo catalogo di antinomie che impreziosiscono l’essere italiani: essere panettone o pandoro, mutande o boxer, destra o sinistra, rock o lenti, Topolino o Paperino, Bartali o Coppi, biologico o McDonald’s, la Loren o la Lollo, la Juve o una squadra di calcio. E voi, cosa siete, Pharrelliani o Lelucidellacentralecceteriani? Volete il test? O ancora meglio, la app “Che artista citato in TheClassifica sei?”
(Poi vi trollerei tutti e su facebook verrebbe fuori che avete fatto il test di TheClassifica e siete venuti fuori PaoliMadeddi)

Io sono ovviamente Pharrelliano. Questo potrebbe risultare spiazzante: ma come, hai – o avevi una rubrica chiamata Fallito e invidioso, e vuoi farci credere di esser tutta una tarantella? Credetemi, è così: quando scrivo di musica sono plumbeo e stupidamente vendicativo, ma di persona sono tutto pacche sulle spalle, occhiatone alle tipe, risate sgangherate a battute sceme (che tre volte su quattro sono mie), ogni tanto ingaggio una rissa per strada ma sempre festosamente. E ovviamente aborro il tipo umano manuelagnellico, non c’è nemmeno bisogno di chiederlo: una volta faccia a faccia, lui capirebbe immediatamente la situazione, e farebbe “Oh, no” come Bagheera davanti a Baloo – e io per contro in meno di due minuti comincerei a fare qualcosa di dimostrativo e imbarazzante, dai gavettoni acrobatici all’imitazione dell’altro Agnelli – “Uh, cavissimo, che piaceve”. Per fortuna Madre Natura di solito predispone ecosistemi completamente diversi per entrambi, assegnando me a Rollinstòn e lui a XL.
(anche se il vero motivo per cui Agnelli è sempre stato adorato da XL è che XL era romacentrico, e laggiù il milanese è buono quando ha in uggia Milano, ma soprattutto quando è una salma cadaverica autocommiserosa)

Chissà, forse divento aggressivo quando parlo di musica. Forse in fin dei conti la musica non mi piace. La musica tira fuori il peggio di me.

Mmh. Va bene, ce l’ho, una teoria più articolata di così – ma sono già quasi a metà pezzo, fatemi andare avanti con la faida tra il tipo manuelagnellico e il tipo come me, il guitto della scuola che le persone intelligenti tendono a evitare con raccapriccio. Se non che, molte persone intelligenti sono manuelagnelliche. E io i manuelagnellici so cosa diventano, poi, nella vita.
Diventano più ricchi di me.
(“Haha, giusto così”, direte voi) (e in effetti fate bene – però aspettate, non vi ho ancora detto perché diventano ricchi. E’ perché demandano al manuelagnelli o al vascobrondi tutto il disagio; poi, in the ordinary world, quando si tratta di fare i lavori più aberranti, non necessariamente nei media ma specialmente nei media, si fanno molti meno problemi di me: hanno manuelagnelli e vascobrondi a farsi carico di tutto il loro essere coinvolti e per niente assolti, sono come Bianconi dei Baustelle quando vende dischi nei quali canta appunto di come vende dischi “in questo modo orribile”)
E in questo senso penso che Vasco Brondi sussuma il peggio sia di Agnelli che di Giovanni Lindo Ferretti. Fondamentalisti del tormento ad usum delphini, versione intellettuale dei Modà: così come Kekko Silvestre lucra sulla fascia umana che sentendo nuove combinazioni delle parole “cielo”, “anima”, “dolcezza” e “nuvole” si blocca, folgorata dal coefficiente poetico come un coniglio davanti agli abbaglianti, analogamente Le Luci della Centrale Elettrica chiama a sé il laureato in materie umanistiche insoddisfatto, tirato su con il turpe phishing di versi come “Parecchi facevano l’università. E alcuni si impiccavano in garage. Lasciando come ultime volontà le poesie di Vian” (ripetuto due volte con fare minaccioso, tecnica Lindoferrettica), “C’era un rumore in lontananza ma eri tu che ascoltavi gli Smiths e i Sonic Youth in un paesino del sud”, sempre con il tempo imperfetto, da post-apocalittico che narra il disastro inevitabile causato da quelli come ME e forse VOI. Inevitabilmente, alla quarta drammatica ripetizione di “Fecero un deserto e lo chiamarono pace!!!” a me scatta il mavaffanculo. Me ne scuso, sono un semplicione, mai lo negabbi. Il phishing cui IO rispondo come il coniglio sull’autostrada è la frase “Clap your hands if you know what happiness is to you”, il cui background culturale è la nursery rhyme “If you’re happy and you know it clap your hands!”. E se i testi di Pharrell sono veramente deficienti (non gli riesce proprio), musicalmente è irresistibile, laddove Brondi più che cantare cantilena e musicalmente è intrigante come una fetta di pan carré liscia; se non altro, gli Afterhours musicalmente qualche guizzo l’hanno avuto (su tutti, per quanto mi riguarda, nonsiescevivi e la pellesplendida) (sì, le più ovvie, lo sooo). E poi, santiddìo, sei UNO SOLO, cosa ti chiami Le Luci del Disagio Contemporaneo o I Cavalieri del Re come fossi un PROGETTO.

(bòn, alla fine forse sono solo io che ormai c’ho un’età. Forse se avessi 17 anni penserei che Brondi ha capito la tragica realtà della vita) (il che va a dimostrare che ogni generazione paga dazio al Vasco che si merita)

Stante l’ingresso perentorio di Pharrell Williams e Le Luci della Centrale Elettrica, Stromae, MiticoLiga e Arisa slittano nelle posizioni dalla 3 alla 5.
Volevo dire qualcosa di positivo su MiticoLiga. Ma sarà per un’altra volta.
(…non sto scherzando) (riguarda la canzone Per sempre e il suo rapporto con la scrittura contemporanea) (ricordatemi di scriverlo la prossima settimana)
Poi, in top ten rientra Alessandra Amoroso dal n.13 al n.6. Non so che dirvi, ci sarà un motivo. La seguono Mika, Lea Michele (una di Glee) con Louder, Elisa e Lucio Dalla con Dallamericaruso, nuova entrata, presumo per una combinazione tra lo speciale di RaiDue in occasione del 4 marzo, e un concomitante ribasso del prezzo (su Amazon lo vendono a 6 euro e 44 – ed era un doppio quando uscì nel 1986). Dalla si inerpica anche al n.62 con Qui dove il mare luccica e al n.76 con 12000 lune.
Escono dalla top 10 One Direction, Noemi, Laura Pausini, Emma, Bruce Springsteen, che cade dal n.5 al 16 (vattelapesca perché) e Beck, dal n.10 al 21. Valerio Scanu sale dal n.100 al n.27, avvalorando la spiacevole tesi di chi dice che se comprate un disco lo mandate al n.80, se ne comprate tre lo mandate in top ten.

Nella top cento i dischi di morti sono dieci e mezzo. Ho deciso di contare come “mezzo” quei gruppi in cui il componente principale è defunto (Queen, Nirvana, Banco del Mutuo Soccorso). Mozart eseguito da Claudio Abbado al n.44 dovrebbe valere doppio, ma non buttiamola in vaudeville, dai. Invece non contano ovviamente i Pink Floyd (mi spiace per Richard Wright: Summer 68 e Sisiphus sono tra i loro pezzi che preferisco). Dei quali vado a esporre il consueto bollettino: The Dark Side of the Moon stabile (n.53), The Wall giù in picchiata dal n.65 al n.91 (ché sono dieci giorni che fa bel tempo), Wish You Were Here chiude al n.95. Pink invece entra al n.45 con The truth about love, perché qualcuno l’ha vista cantare alla cerimonia degli Oscar.
E con le quote pink può bastare.