TheClassifica 31 – Altri rappusi

Sì, va bene, loro erano tutti in fibrillo perché dovevano partire per Sanremo, e scegliere i vestiti e ricordarsi di portare due smartphone che metti che a uno succede qualcosa, ti rovini una settimana di sogno a farsi le selfie e a twittare senza tregua, e ad accoppiarsi disperatamente con altri giornalisti o con addetti stampa, e a mangiare e bere e dormire a spese del giornale e della radio – e pensate!, in quella settimana c’è pure un festival di qualcosa, lì vicino. Però ci fosse stato uno di loro che si fosse degnato di dare una voce ai lettori, anche solo un trafiletto con scritto “Sapete, i Two Fingerz sono al numero uno in Italia, scalzando Bruce Springsteen (detto il Boss)”.

Non lo hanno fatto, e Googlenews li inchioda. Tocca farlo a me. Ma avrebbero dovuto farlo anche loro, invece di scatenarsi su MiticoLiga superospite. Avrebbero dovuto farlo per poi aggiungere che sì, certo, il solito caso dell’hip-hop italiano che guadagna il n.1 all’uscita per la compattezza dei fan che si buttano tutti insieme a comprare l’album nei posti dove vengono fatti i rilevamenti per la classifica. E che la settimana prima di Sanremo è una delle più laconiche dai punti di vista delle vendite. E avrebbero forse taciuto che non è che Sanremo susciti impennate selvagge. Specie con i nomi coinvolti a ‘sto giro, che il numero uno in classifica o non l’hanno visto mai, o non lo vedono da anni. Ultima a riuscire nell’impresa, The Giusy nel 2008 – e quindi, per quel che vale, i Two Fingerz hanno ottenuto qualcosa che metà dei concorrenti della kermesse se lo sognano, davvero.

Ma avrebbero anche potuto bofonchiare (essi) tra sé che i Two Fingerz non sono il solito nome dell’hip-hop italiano, sono due tizi dell’hinterland milanese il cui appeal personale rivaleggia con quello di un’amichevole della Nazionale – e proprio questo è interessante, che il credito di cui godono non è dovuto al fatto che sono puccissimi e belli o che sono tatuati e fanno brutto: non si fanno troppe menate e badano al suono come fanno quegli europei che i dischi li vendono: sono dove sono perché hanno il polso di quello che un bel po’ di gente vuole sentire. “La cassa dritta c’ha sempre ragione”. E per quanto mi riguarda è vero, amici – e non fate gli schizzinosi, che la situazione ci sta sfuggendo di mano, i Modà suoneranno a San Siro. Sarà mica un caso che il Milan sta meditando di andarsene a giocare a Rho.

Che poi, non vi descrivo con che stato d’animo mi accosto a questa settimana. Sono 15 anni che scrivo qualche pezzo attorno a Sanremo. E senza mai andarci: figuratevi se ci andassi. Sono 15 anni che ci cimentiamo tutti nell’esercizio di stile, epatiamo non solo il borghese, ma soprattutto il dirimpettaio del giornale e del blog rivale, con lampi e intuizioni sul pochissimo che c’è da dire, sulle menti migliori di una generazione in tourbillon perché nomi del calibro di Cristiano De André o Francesco Renga stanno per cantare due canzoni. Un Festival nazionale della canzone, e soprattutto con queste dimensioni iperboliche, costi fantastici, media completamente soggiogati, protagonisti così mesti, non ce l’ha nessun altro al mondo. Lo sappiamo tutti, che non è un caso.

Con i due prebrianzoli al n.1, Springsteen scala al n.2, MiticoLiga al n.3, Mika al n.4. Valerio Scanu era n.2 la settimana scorsa – è n.17 questa settimana. Gosh. Al n.5 c’è un’altra nuova entrata: Brunori SAS con Il cammino di Santiago in taxi. Brunori! Ecco, ora secondo voi dopo aver spezzato una lancia per i Two Fingerz, io dovrei parlare male di Brunori. Ve lo aspettate, vero? “Sappiamo come funzioni, ciccio. Persino una battuta di Gene Gnocchi potrebbe spiazzarci più di te”.

Odio quando avete ragione.

Però di Brunori non penso tutto il male possibile. Se Anna Fenninger, il ghepardo d’oro delle nevi, mi dicesse che vuole venire con me a un suo concerto, io comprerei il biglietto. Cosa che non farei se volesse vedere Le Luci Della Centrale Elettrica. Oh, beh, forse sì, lo farei. Ma nel momento in cui arriva a “Mentre parecchi facevano l’università. E alcuni si impiccavano in garage lasciando come ultime volontà le poesie di Vian. Mentre parecchi facevano l’università. E alcuni si impiccavano in garage lasciando come ultime volontà le poesie… di Vian”, le sfilo gli sci e corro sul palco per farne utilizzo aggressivo su Brondi. No, è vero, Brunori non è terribile, anzi. Però cosa vi devo dire, a me mette a disagio, mi suona come un generatore automatico di canzone d’autore anni Settanta, con l’astuzia di includere il versante ilare, mai troppo indagato (e mica il solo Rino Gaetano: Guccini incise pur sempre Opera Buffa, a Dalla gli partiva pur sempre lo sgabdabdibap, Jannacci e Lauzi si sa che gli scattava pur sempre il cabarettismo) (eran tutti un po’ guitti) (tranne ovviamente De Gregori)

Accelero, che non avete tanto tempo.

La top 10 possiamo chiuderla con Giorgia, Laura Pausini, Elisa, One Direction e Greta. Ne sono usciti Dente (dal n.6 al n.13), il già citato Valerio Scanu (gosh), e Alessandro Casillo che scende dal n.7 al n.22. E ora, per arricchire la vostra aneddotica:

Pat Metheny entra al n.14 con Kin. Cioè, Pat Metheny. Intendo dire che c’è chi nel 2014 entra, per qualche imponderabile motivo, in un negozio e pensa: “Uuhm, chissà com’è questo nuovo disco di Pat Metheny, facile che sia buono, dove ho messo il portafogli, certo che lo compro, so quel che faccio”;

– Al n.18 entra L’ultimo dei Nobraino, dei Nobraino. O anche “quelli che il cantante si rapò in diretta al Primo Maggio”. E sempre parlando di musica italiana ilare, il Bigamionista è ilare assai;

The Dark Side of the Moon guizza dal n.59 al n.34,

– Ma Very Best of the Eagles sale anche lui, al n.33. Chissà che ci fanno così abbarbicati;

– Il disco per palati fini di Doctor Clapis di cui vi feci menzione la settimana scorsa scende dal n.19 al n.58.

– Al n.77 entra Kind of Blue di Miles Davis. E qui davvero brancolo nel buio. Secondo me è la prima volta che ci entra. No, non Miles Davis, che con Tutu e quello prima, You’re under arrest, sarà entrato almeno in top 40. Dico proprio questo disco qui. Voi dite che Feltrinelli ha messo bene in evidenza che costa 5,99 euro?

Kind of Blue è del 1959. Oltre il 50% degli album nella top 100 italiana è costituito da materiale antecedente il 2013;

– Il concerto di Capodanno diretto da Daniel Baremboim è uscito dalla classifica;

– Ne è uscito anche, dopo otto settimane, il disco di debutto di Michele Bravi, vincitore di X Factor. Ma non importa, Federico Zampaglione gli ha scritto un pezzo, che lui canta nella colonna sonora dell’ultimo film di Carlo Verdone. E io faccio lo schizzinoso con Brunori. Avete ragione. Avete sempre ragione. Come fate???

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