TheClassifica 28 – Bruce, lì.

Springsteen. Di nuovo.
Ma forse dovrei dire: “Gli springsteeniani. Di nuovo”.
Io ho un rapporto drammatico con tutti i fan. Specie quelli della gente che apprezzo personalmente. Me compreso. Anni fa per farmi dispetto alcuni miei lettori hanno fondato il mio fan club, un forum all’interno del quale mi zimbellavano senza posa. Chissà, forse dipende dal fatto che sono un uomo arido. Okay, sono la Valle della Morte. Però i fan sono estenuanti. E so perché. I fan amano. E amare, vi sarà pur noto, rende ebeti. E fieri di esserlo. Ma una lunga coesistenza provoca lunghe faide: io coi fan di Springsteen ci duello come Keith Carradine con Harvey Keitel, fin dal 1987, quand’ero garzoncello in un negozio di dischi e uscì Tunnel of Love, dischio un po’ cacchioso, che per primo sviluppò nei fan del Boss l’agiografia acrobatica. Da allora so che per lo springsteeniano, gli album dell’Eroe si dividono in due categorie: 1) quelli che illuminano un mondo frigido e oscuro, e 2) quelli che, a ben guardare, illuminano un mondo frigido e oscuro. 

Però se già lo so, che voglia ho veramente di rompere le scatole alla gaudiosa moltitudine di genuflessi al 64enne paparone del rock? Contenti loro, contenti tutti. E nel loro e nel mio bicchiero si sommerga ogni pensiero. No?

Naturalmente, NO. Io devo pur comunicare con voialtri che, come me, brancolate nel buio. Arriveranno altri insulti? Li fronteggerò con indicibile tempra. Andiamo adunque per puntolini!

1. High Hopes, mostarda bossiana della quale il mondo forse sentiva il bisogno
2. (ma forse no)
3. è fondamentalmente l’unico disco uscito nella settimana dal 13 al 19. Insieme al Concerto di Capodanno 2014 diretto da Daniel Barenboim (n.51).
4. Bruce Springsteen piace a Beppe Severgnini, che ne scrive a profusione. Ogni tanto penso che questo sia l’argomento finale non solo su Springsteen, ma sul rock tutto. Ma forse è un problema mio.
5. Durante la settimana in cui High Hopes è uscito e andato al numero uno (scalzando MiticoLiga, ora n.2) senza che nessuno avesse di che snobbare, RaiUno ha trasmesso la reunion di Al Bano e Romina, scatenando i sarcasmi sulla irrimediabile vetustà dei protagonisti e dei Totocutugni loro ospiti.
(…capite cosa intendo, vero?) (ok) (ma ora arriva il colpo al cerchio che scuote la botte insiem)
6. Springsteen si porta sempre dietro, oltre che il soprannome “il Boss” (che lui, e quindi anche i devoti, maltollera) anche quella frase: “Ho visto il futuro del rock e il suo nome è Brùs eccetera”. Ebbene. Rimane vero. Il futuro (il presente) del rock è questo: un disco prescindibile più che mai mantecato di passato, con rivisitazioni di brani di artisti rimasti ai margini del grande giro (Saints, Suicide, Havalinas) essendo ormai stati rivisitati tutti gli altri, nonché rivisitazioni di se stesso (lo spettro dello spettro di Tom Joad), con ricchi e riccamente improbabili featuring. E il futuro (il presente) del rock è anche la sostanza del prodotto precedentemente noto come album: un gioviale pretesto per tornare negli stadi a concedersi in un bagno d’amore con diritti di prevendita. Più importante ancora, però, esserci. Perché prendersi pause di due anni come usava in epoca pre-social, è fatale: basta un anno senza manifestarsi in qualche modo, in questo clima twittoso, che non solo la subdola accusa di obsolescenza e vecchiezza inizia a impazzare sul web, ma anche la fan base medesima perde contatto e slancio. Penso che sia successo a David Bowie. Molti dei suoi esegeti non si sono curati di ascoltare The Next Day. Con tutto che i fan di Bowie in teoria dovrebbero essere diversi da quelli dei Rolling Stones – sapete, il kamaleonte ke si rinnova kontinuamente eccetera. Non dovrebbero aver fame di classici, bensì di nuove encicliche. Incidentalmente, Bowie è al n.100 della classifica italiana ora. Ma non con l’ultimo album. Con la raccolta Best of Bowie. A margine: ci sono 33 raccolte in classifica. Due di queste sono in top ten (Mika, n.3, Laura Pausini, n.4).
7. Springsteen naturalmente è al n.1 ovunque. Usa, Uk, Germania, Francia. E tuttavia, uscire a gennaio consente per esempio di andare al n.1 negli Stati Uniti con sole 95mila copie. Sotto Natale, non ci sarebbe stata gara: Beyoncé ne ha vendute più di seicentomila solo su iTunes. Il principale concorrente del Boss in patria in questo momento è la colonna sonora di Frozen, già in giro da un po’,ma capace di vendere 85mila copie questa settimana. E la 25ma raccolta Kidz Bop, canzoni per bambini, come forse potevo risparmiarmi di specificare. Però quello che rimane è il poter comunicare ufficialmente che con questo numero uno, ha superato Elvis. E’ una bella cosa da far dire ai giornali e agli speaker radiofonici.
8. Mentre l’album più venduto rimane sotto le centomila copie nella settimana dell’uscita, il singolo più venduto in America, Happy di Pharrell Williams (uscita più di due mesi fa) ha totalizzato 118mila copie, sempre in quella settimana lì (complessivamente, siamo a 650mila copie, se ricordo bene). Ebbene sì: abbiamo fatto il giro completo, siamo nel 1964.
(…da noi però Happy è al n.2. Al n.1 c’è il grasso sassofono che traina Jubel, il pezzo dance-hippy dei francesi Klingande)
9. Ma intanto, i fan di Springsteen possono levare i palmi delle mani alle sfere celesti e ottundersi di beatitudine per le nuove notizie: Springsteen metterà in vendita altre prove del suo amore per loro, sotto forma di braccialetti USB (a 40 euro, gira voce) contenenti gli ultimi concerti, e forse il fatidico annuncio dell’ennesimo ritorno negli stadi italiani.
10. Qui mi verrebbe da anticipare i commenti – scrivendo quante volte ho visto Springsteen dal vivo, e quanti dischi suoi ho acquistato, e quanti suoi pezzi sono sul mio lettore mp3 quindi lasciatemi stare – robe così. Ma perché dovrei farlo, in fondo.

Con questo, affrettiamoci verso l’uscita dal tunnel dell’amore scambiandoci flautati commenti sul fatto che a parte il Boss, la classifica è ancora uguale a quelle prenatalizie. Delle prime quattro ho già detto, la top ten è completata da One Direction, Elisa, Giorgia, Emma, Marco Mengoni, Modà. Nomi familiari, vero?Essendoci una sola new entry tra le prime 50, e al n.1, qualcuno deve pur retrocedere dalla prima diecina, ed è Sandrina Amoroso.

E tuttavia prima di mettere giù, non posso non informarvi su The Dark Side of the Moon: sale dal n.50 al n.44.

PS
Mario Christmas, il disco di Natale di Mario Biondi, scende. E’ al n.60.
PPS
Nella settimana dal 13 al 19 gennaio.
PPPS
Mettete giù voi? Ciao.

10 Comments

on “TheClassifica 28 – Bruce, lì.
10 Comments on “TheClassifica 28 – Bruce, lì.
  1. Anch’io la penso esattamente come te sulle fan-base (con l’unica eccezione di David Bowie, sul quale perdo oggettivamente di credibilità e di dignità, ma tant’è).
    Sul Boss mi sento solo di dire una cosa, dopo aver sbocconcellato pareri in giro per la rete: il nuovo disco sta deludendo i fanatici (con la scusa del morello e degli arrangiamenti hard e dei ricicciamenti di altri) ma sta piacicchiando ai non fanatici. Il che sembrerebbe deporre a suo favore.

  2. io ‘sta cosa de strappasse i capelli pe’ un cantante (un’attrice, una pornostar, una qualunque cosa) mi fa orrore
    oltretutto ci ho pochi capelli, ma per cose naturali non perché me li strappo
    comunque le oriazi&curiaziate tra fan avversi mi fa assai ridere, come quelli tra mac.isti e pc.isti, tra trek.isti e starwars.isti
    comunque è un sacrosanto diritto di una rockstar della terza età (vale anche per santana) continuare a nutrire i propri fan accecati (assordati?) dall’ammore
    quindi:
    venti sacchi per il disco no, ma dovesse capità un’ascoltata gliela posso dare (senza strapparsi i capelli, peccaritàdiddìo)

  3. Io invece sono una di quelle per cui Bruce è un genere di prima necessità. Andiamo con ordine:
    – BS tiene compagnia, ottima compagnia, a tutti quanti “noi” (nel senso di springsteeniani) di solito da moltissimo tempo. Tanti ci sono cresciuti, con le sue storie, tanti ci hanno trovato qualche risposta, un’infinità di domande, di sicuro un senso di conforto e di stimolo cui non “ci” passerebbe mai nemmeno per la testa di fare a meno.
    – esiste una categoria di springsteeniani che è oggettivamente malata nel cervello: gente che prende prestiti dalla banca per seguire i tour, gente che se non è nella prima fila del pit va in paranoia, gente che cavilla per ore su ogni scaletta. Sono parecchi, ma sono molti di più quelli che seguendo i tour si sono fatti amicizie vere e si godono concerti e contorno con un gusto totale.
    – non provo nemmeno a insistere sul concetto -Springsteen è diverso, i suoi concerti sono diversi- per la semplice ragione che la musica è tutta una questione di sensazioni, o ci sono o è inutile spiegarle. Noi andiamo da Bruce come si va ad un ritrovo sabbatico, ognuno ne esce con un sorriso a tre giri, rigenerato come nemmeno una beauty farm e non ha nessuna importanza condividere questa cosa con chi non è minimamente interessato all’argomento.
    – il disco. A me non dispiace, lo ascolto volentieri, ma, tolto un paio di tracce, non mi aggiunge nulla. Aveva una gran voglia di tirare dentro Tom Morello con qualcosa di concreto, si sapeva. Come ha una gran voglia di tornare sul palco. Per soldi, di sicuro, ma molto di più perché quello su un palco ci passerebbe la vita.
    – l’uscita di gennaio, le copie, Beyoncé….. su questo mi permetto solo di dire che un tizio che ha guadagnato la montagna di quattrini che ha guadagnato lui difficilmente si preoccupa molto di quante migliaia di copie venderà il disco: sa perfettamente, come lo sa la casa discografica e come lo sa il management, che il suo pubblico è fondamentalmente stabile e sa che tutti quanti acquistiamo qualsiasi cosa pubblichi e ci ripresenteremo ai cancelli del prossimo stadio, comunque e sempre. Perché ognuno di noi si ritrova sotto quel palco. Con gli altri e con sé stesso.
    Ridicoli? boh, per noi no, solo molto felici.

    • Innegabile che qualche soldo lo abbia messo via – però credimi, Betta: ho notato facendo questo lavoro che quelli che arrivano in cima, vogliono restarci. Per la medesima carica che li ha portati in cima, invece che lì, lì nel mezzoh, a fare la vitah da medianoh. Poi, naturalmente, restarci, in cima, dipende da tanti fattori. Ma a certe cose sono attenti. Loro, e il loro management (che pagano perché stia attento a queste cose).
      Poi, sul resto delle tue osservazioni, ovviamente non posso contestare nulla: per quanto mi riguarda, la soluzione a fondo pagina (scritta a testa in giù) è sempre: “Se ti piace, è giusto che ti piaccia”. Ogni considerazione è fatta ad uso e consumo non di chi ha trovato la fede, né di chi, per usare le tue parole, “non è minimamente interessato”; bensì di chi pur non essendo convertito, saltuariamente apprezza una buona parabola, e ogni tanto dei pani e dei pesci. Ecco, io penso che l’ascoltatore di buona volontà ma laico, oppure under 25, sia in diritto di nutrire un po’ di sgomento sul culto come si presenta ora.

  4. Questo pezzo è stato scritto da uno che in passato deve aver amato molto Springsteen. E proprio per questo, come necessaria conseguenza logica e affettiva, ha scritto questo pezzo.

  5. Credo di essere un fan di springsteen, più meno dal 1997 (cioè quando avevo 13 anni). Ho visto una 30ina di concerti. Ho tutti i dischi, in lp, cd, eccetera. Tranne quest’ultimo, che fa davvero cagare. L’avrò originale solo quando me lo regaleranno o lo troverò a 5 euro su ebay. Se dovessero chiedermi cosa odio di più di springsteen, risponderei, senza dubbio, i suoi fans. Lo springsteeniano medio mi sta sui coglioni perchè non sa un cazzo di musica e perchè è così talebano da uscire di testa pure per un discaccio come High hopes. Detto questo, vorrei fare un solo appunto: questa recensione potrebbe trovarmi d’accordo, a parte il fatto che ormai chi vuole “criticare” springsteen lo fa soltanto utilizzando un tono da sarcasmo frustrato, quasi sempre senza conoscere davvero il mondo delle sue canzoni. Ma, tant’è… Firmato: un fan di springsteen capace di essere critico e di capirne qualcosa di musica. Ti potrà sembrare strano, ma è così

    • Se ho dato la sensazione di non conoscere il mondo delle sue canzoni, evidentemente ho scritto molto male questo articolo. Me ne spiaccio.

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