TAFKAT – Ep. IV. Le regole della casa del selfie

Il regno di Ermal Meta è durato poco, anche se il suo pezzo si sente un po’ ovunque, no? Sarà quel piglio epico-motivazionale. Però ora come ora Vietato morire si ritrova al n.4. E abbiamo addirittura un podio tutto nuovo e tutto sanremese: n.1 Anime di carta di Michele Bravi. N.2, Il codice della bellezza di Samuel. N.3, 24 febbraio 1967 di Gigi D’Alessio. foto_michele_bravi

Quindi, Sanremo quest’anno tira, giusto? Due numeri uno consecutivi.

Non so, non mi sbilancio più come quando questa rubrica si chiamava TheClassifica, e il n.1 era necessariamente come Berlusconi. Che poi ora casomai il n.1 è come Gentiloni. E forse lo hanno messo lì perché faceva rima – però amici, è inutile che tentiate di convincermi: non gli somiglia. Ma detto questo, dopo che ho scoperto certi album che andavano al n.1 durante l’anno e poi a fine 2016 non avevano nemmeno la decenza di entrare tra i 50 più venduti (Niccolò Fabi, Emis Killa, Afterhours, Green Day) e addirittura uno di questi non era nemmeno tra I CENTO più venduti (Britney Spears), sono diventato più cauto prima di intonare We are the champions e sparare i coriandoli dorati per ogni nuovo primato settimanale.

Però qualcosa da dire su Michele Bravi ce l’ho. Ed è che dopo anni difficili, è fisicamente in forma. Perché il suo primo posto in classifica ha molto a che fare con i suoi rispettabilissimi 12 (dodici!) firmacopie in una settimana (…spicca la doppietta Genova + Torino nello stesso pomeriggio, il 1 marzo) contro i 6 firmacopie di Samuel, gli zero firmacopie di Gigi D’Alessio (per ORA, eh), i 4 firmacopie di Ermal Meta, che però non ha ancora finito l’instore tour. michelebravi instore tour

Sto dicendo che tanti bagni di folla nei negozi e nei centri commerciali equivalgono a tante copie?

(sì)

E allora cosa ci fa Chiara Galiazzo, con cinque firmacopie, al numero 10 invece che più in alto?

(uff)

Chissà, forse il problema è che Chiarona ha voluto fare cinque Feltrinelli in grandi città (Milano, Verona, Roma, Napoli, Bari). ermalmeta instore tourLe Feltrinelli sono posti un po’ posh, no? La gente va lì e fa un po’ salotto (…non quando sono IO a presentare qualcuno, chiaro). Intendo dire che forse era meglio andare nelle Ipercoop, in qualche centro commerciale più ruspante. La provincia è più disposta a spendere che non le fredde metropoli, dove i selfie coi famosi vanno via un tanto al chilo. Così, Ermal The Man questa settimana si sobbarca il Tiare Shopping di Villesse, il Metropoli di Novate Milanese – dove è in arrivo anche Gigetto D’Alessio – poi il 9 marzo sarà al Metropolis di Rende e il giorno dopo alle Porte di Catania. J-Ax e Fedez sono andati il 27 gennaio all’Etnapolis di Catania, e il giorno dopo erano al Leone di Lonato del Garda. Se tanto mi dà tanto, un simile sbattimento da parte dei due Comunisti col Rolex deve valere la pena. Specie se li espone a polemiche un tantino spiacevoli. fedez autografo

Come quando, in occasione di un autografo negato a un bambino che non aveva seguito il regolamento e si era presentato senza cd, lo sdegno è partito dalla rubrica di Concita su Repubblica (oooh!) fino ad arrivare all’amico FattoQuotidiano (aaah!), dove un articolo gustosamente delirante evocava La banalità del male di Hannah Arendt (“…lì c’era un sistema nazista totalitarista, qui un sistema capitalista. È vero però che anche quest’ultimo ha regole ferree e impietose (anche se diversamente, ovviamente) che i due, a quanto pare, non hanno mai sentito il dovere di contestare”). fedez ferragni

(vi raccomando i commenti) (molti dei quali, non a caso, erano invero favorevoli ai due rapper in odore di pentastelleria).

In occasione di analoga polemica (con echi mediatici ovviamente minori), l’anno scorso Briga aveva spiegato: “I firmacopie si chiamano così perché sono occasioni dove un artista firma autografi. Non posso fare foto con chi non ha il cd, è il regolamento. Partendo dal fatto che sono stati gli organizzatori dell’evento ad impormi di non scattare selfie con le persone che non possedevano Never Again”.

Cosa ne pensate? Io più che altro immagino la scena di quelli in fila col cd che ringhiano in direzione di quelli che tentano di fare i furbi tipo alle Poste, aggirando le regole del rito. Che sono estremamente chiare: sulla pagina del Vulcano Buono di Nola, nell’imminenza dell’epifania di Giggetto sono state pubblicate le “informazioni per accedere all’area firmacopie all’interno del Centro Commerciale: l’accesso al palco sarà riservato unicamente ai possessori del nuovo cd. Ci sarà un margine di tolleranza per un cd in caso di nucleo familiare. D’Alessio firmerà solo l’ultimo lavoro: vietate cover dei cellulari, sciarpe, t-shirt, scarpe, diari, quaderni, foglietti di carta. Infine, non si potranno fare selfie sul palco con l’artista. Le foto saranno scattate da un fotografo accreditato e postate nei giorni successivi sulla pagina Facebook del centro commerciale”. samuel instore

(…scarpe????)

(comunque, non hanno messo nell’elenco una parte del corpo femminile che spesso viene fatta firmare. Non sarò esplicito, che oltre tutto oggi è l’8 marzo)

Sta di fatto che i firmacopie sono un’invenzione che funziona, un rito in minore rispetto al concerto, ma gradito a tutti, dal megastore all’artista – che li concentra tutti nei giorni dell’uscita anche per massimizzare le opzioni per finire più in alto possibile in classifica (allora a qualcuno importa ancora, non sono l’unico scemo). E sono graditi anche ai fan, ai quali in fondo costa meno di un biglietto per un concerto con relativo viaggio. Però, così come non puoi entrare senza biglietto a un concerto, non puoi infilarti in un firmacopie senza copia (del cd). Mi spiace, non ho nessuna empatia – anzi, un selfie in meno è una buona notizia per l’universo. E poi, se quello col fan è un rapporto d’amore, si applichi il teorema: trattalo male, lascia che aspetti per ore – e fuori dal selfie, nessuna pietà.

Resto della top 10. Mina&Celentano al n.5, TZN al n.6, Comunisti col Rolex n.7, Fiorella Mannoia n.8, Elodie n.9 e la già citata Chiara al n.10 fanno un totale di sette album su dieci di gente passata da Sanremo, anche se qualcuno di loro era già uscito prima. Escono dalla prima diecina, tutti e quattro letteralmente slittando di 4 posizioni agganciati come vagoni di un trenino MiticoLiga, Giorgia, MiticoVasco, Sergio Sylvestre.

Altri argomenti di conversazione. Non sono praticamente usciti altri dischi – eccetto quello della Gang, Calibro 77 (n.41) e Davide Shorty, ex concorrente di X Factor (n.48). Il disco da più tempo in classifica resta la raccolta di TZN, pubblicata 118 settimane fa. Forse non ne uscirà mai. Unico album straniero tra i primi 20, quello di Laura Pergolizzi – non sto scherzando, l’unico disco foresto è Lost on you di LP al n.15.  Laura-Pergolizzi

Miglior vita. Nevermind dei Nirvana, n.49, guida gli album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di cabbasisi: in tutto sono dieci su cento, una percentuale rispettabile. Dei morti del 2016 però ci sono solo David Bowie e George Michael. Il resto sono morti d’altri tempi.

Pinfloi. The dark side of the moon passa dal n.37 al n.36, a rimarcare un periodo di stabilità propositiva. Malauguratamente ci sono anche segnali negativi: Wish you were here sale al n.54, superando The wall, che è al n.57 – e non è che una tra tante testimonianze di inciviltà alle quali siamo sempre più indifferenti ogni giorno che passa.