Spesso Ermal di vivere ho incontrato – Classifica Generation, cap. XV

(sul treno per Roma c’era una donna) (piuttosto bella, con i capelli rossi ma una ciocca era bianca) (e seduta accanto al finestrino) (…ovviamente vedeva passare l’Italia ai suoi piedi) (ma a parte questo) (davanti a sé, sul tavolino aveva un tablet ma anche un kindle, ma anche un iPod – e un libro) (e stava parlando in un telefono) (e nel telefono diceva) (“Ditemi che senso ha ironizzare sul fatto che Di Maio come unico lavoro ha fatto lo steward allo stadio”) (“Dovete capire che per la maggior parte della gente è un lavoro molto più rispettabile di quello del 90% dei candidati”) (“…Ma non solo”) (“Il punto è che gli elettori italiani hanno bisogno di uno steward da stadio. Con un sorriso gentile come quello che ha lui”) (“Hanno bisogno di uno che semplicemente gli dica: ecco, le faccio vedere, quello è il suo posto. Proprio il SUO, sì”) (“Può mettersi comodo”) (“E iniziare a gridare con tutti gli altri”)

Ermal Meta è entrato in classifica con il suo nuovo album Non abbiamo armi al n.1. Ritengo sappiate che con Non mi avete fatto niente ha vinto il festival di Sanremo in coppia con Fabrizio Moro. Il quale però è entrato in classifica col SUO album – la raccolta Parole rumore e anni – al n.3. Tra i due si interpone Sfera Ebbasta, al n.2. Madman, ex numero uno, scende al n.5 accomodandosi tra altre due folate sanremesi: Ultimo al n.4, e Lo Stato Sociale che entra al n.6.
Su Ermal Meta e la sua capacità di interpretare il nostro immaginario canzonaro ebbi a esprimermi già in occasione del suo precedente primato in classifica. Non ho cambiato idea, quindi mi preparo a citarmi addosso (cit.)
(…grazie, troppo buoni)
Prima però volevo segnalarvi quanto accaduto qualche sera fa su twitter.

Dovete sapere che all’improvviso il FANDOM di Ermal – si chiamano I Lupi di Ermal e sono in schiacciante maggioranza di sesso femminile – si è lanciato in un hashtag ispirato da una reazione renatopozzettiana, filologicamente ineccepibile, di fronte a disegni che fantasticavano sull’intensità del suo rapporto con l’intensissimo Fabrizio Moro.
“Elamadonna” è stato però ibridato con “le asfaltate”, in sostanza le volte in cui il loro idolo si è dimostrato lapidario e superiore, sia sui social che in televisione. In uno di quei crescendo che spesso portano a momenti di esilarante stupidera social, l’uomo al quale incautamente Morgan ha incautamente affibbiato il nomignolo Meta-done emergeva come irresistibile diffusore di salaci stilettate. Il che è interessante perché il riposizionamento a simpatico fa parte del processo di approvazione di ogni artista o politico italiano. Per questo quel momento affascinante che era Tribuna Politica non tornerà più – perché ci sono Maria e Fazio a fare il politicissimo lavoro, un tempo ingenuamente non richiesto, di rendere simpatici i candidati quanto i cantanti. E viceversa.

Non è più così facile distinguerli, del resto.

E ora, alcune inevitabili righe sull’album. L’unica cosa interessante del pezzo vincitore di Sanremo è che è un country con quel timing chiamato “train beat” – sapete che il country è molto ballato, soprattutto nella grande provincia norditaliana? Ed è abbastanza appropriato, si affianca alla fantasia di tornare a cavalcare nelle nostre terre, cacciando bufali, dopo aver sparato via tutti i musi neri. Però Meta è in forma, per me il disco è migliore del precedente; oltre alla JohnnyCashata con Moro ci sono dei pezzi interessanti. Personalmente cado a pera per la missiva Caro Antonello, dedicata al nume Antonello Venditti, che è un po’ la sua versione di Song for Bob Dylan di David Bowie. E in generale in mezzo all’enfasi ipercuoristica sovrapprezzata dal suo pubblico, un po’ di frasi da cantautore laureato gli vengono. Anni passati a studiare il pop italiano,
(qui mi sto citando paroparo, come promesso)
a scrivere per praticamente tutte le star del talent-pop, a capire esattamente cosa ci fa invariabilmente piangere e cosa ci fa rimanere bietolosamente trasognati, hanno permesso al giovane albanese di accumulare una tale conoscenza delle nostre debolezze che potrebbe prendere il potere candidandosi in uno di quei partiti dove col minimo impegno diventi ideologo (eccetto la Lega Nord ovviamente, lo stipendio è eccellente ma la compagnia è mortificante).

E col ritorno alle elezioni, alle quali accennava il prologo, chiudiamo la prima parte col resto della top ten: Emma, unica donna nelle prime posizioni, scende al n.8 (ahi), dietro a Ed Sheeran; il nuovo album Alchemaya di Max Gazzé chiude al n.9 il quintetto di sanremesi entrati nella diecina nobile (avvisate i suoi fan Wikipedisti, perché non si sono accorti che è uscito e non è carino); dietro di lui c’è Jovanotti con il suo disco tutto importante.

Altri argomenti di conversazione. Non riescono viceversa ad approdare nell’Olimpo degli Eletti Noemi, che entra al n.13, il live di Elio & le Storie Tese (n.14), Le Vibrazioni (!) al n.17; Roma è de tutti di Luca Barbarossa al n.21 (metto il titolo perché mi fa blandamente ridere), Ornella Vanoni al n.24. Poi abbiamo Caccamo al n.41, Enzo Avitabile al n.44 e Facchinetti & Fogli al n.46 (wow!) (forse da soli ottenevano di più), Mudimbi n.50, Mirkoeilcane n.79. Chiude la ristampa di Modern art di Nina Zilli, n.95.
La raccolta di Claudio Baglioni sale dal n.56 al n.30. Non tanto, no. Ma del resto, forse la gente ne aveva avuto un’overdose. Escono dalla top 10 i Maneskin dal n.5 al n.12 (Sanremo scaccia X Factor) MiticoVasco al n.15, Ghali al n.18, Mr. Rain al n.23 e, con una perdita di 46 posizioni, Justin Timberlake (n.54). Entrano al n.31 i Franz Ferdinand, prima novità non sanremese. Infine, momento senex con i tre album più anziani in classifica: la raccolta di TZN al n.63 (168 settimane) i Coldplay al n.90 (115) e Hellvisback di Salmo n.68 (106 settimane).

Miglior vita. Sull’onda della fiction su RaiUno Fabrizio De André, cantautore preferito dal sensibile Salvini, vede il nuovo cofanetto salire dal n.32 al n.20 (pensavo meglio) (ma d’altra parte costa un po’); c’è lui alla guida dei nove album in classifica riconducibili ad artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di rimborsi. Con tutte queste nuove entrate, Nevermind è scivolato al n.100. Guardate, tremo soltanto all’idea.

Pinfloi. La settimana post-sanremese non ha danneggiato The dark side of the moon, che si è limitato a perdere fisiologicamente 4 posizioni; il clima di fiducia e unità nazionale creato dalla kermesse ha invece danneggiato The wall, sceso dal n.57 al 72, mentre ha contenuto le perdite Wish you were here (dal n.79 al n.82). Gentiloni non ha mancato di far notare la sostanziale tenuta dei tre dischi alla Merkel, che ha ovviamente puntualizzato che la posizione di Hauauìsc è un problema che rimane sul tavolo e che anche l’Unione Europea si aspetta che le nostre istituzioni si adoperino per risolverlo: gli strumenti ci sarebbero. Troppe volte abbiamo pensato di scaricare Wish you were here su una nuova legislatura: la verità è che lo stiamo scaricando sulle generazioni future.

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