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Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Pre Messa. L’altra sera avevo la tv accesa. Volevo un sottofondo mentre cercavo dati che mi servivano. Beh, ho trovato un Italia-Perù dei Mondiali del 1982, per veri intenditori. Non ho visto i primi 25 minuti, in cui l’Italia aveva segnato. Però il Perù ci ha assediati per 60 minuti. Scirea, Gentile e Tardelli erano tipo Jaime Lannister, Il Mastino e Lady Brienne nelle scene incasinate della Battaglia di Winterfell, quando menano colpi a caso e nel buio stendono sempre un infoiato del popolo dei morti o del pueblo andino. Sempre più Inca, quelli ci hanno chiuso in area fino al pareggio sacrosantissimo. Poi però quell’Italia, dopo un’altra partita penosa col Camerun – secondo Oliviero Beha, ammorbidito dai nostri dirigenti – imbroccò quattro partite fenomenali, e lì nacquero gli anni 80. E gli Eroici del Mundial di Spagna. Gente che azzeccò 4 partite in sei anni, e avallò la narrazione degli italiani che danno il meglio quando hanno l’acqua alla gola
(ed è da allora che continuiamo a versare, amici. Non fermiamoci! Sì, altra acqua: vedrete poi!)
(ma ora arrivo al punto)
Il punto. A fine partita ho fatto andare il telecomando e ho trovato Mario Giordano che aveva ospite Iva Zanicchi. E correndo per lo studio gridava con la sua voce Fuori dal coro: “Ma Iiiiivaaaa, dicono che sono paaaazzzooo, ma sono iiiiio il pazzooo o chi fa arrivare gli africanii, sono davvero IIIIO il paaaaazzo” (correndo verso la telecamera e infilandoci naso e occhi stralunati e anfetaminici nel tentativo di guadagnarsi un’ennesima gif).
Per un secondo ho pensato: “…Ma in che senso, Iva Zanicchi?”
Nel senso che mi ero dimenticato. Iva Zanicchi è stata deputata al Parlamento Europeo per una legislatura e mezza, per il POPOLO della Libertà.
Prima di cambiare canale, approdando con soddisfazione su Focus che dava una roba di balene depresse (si stanno estinguendo – tipo il pop inglese) ricordo di aver pensato: “Eh, ora noi rimpiangiamo il passato, però ieri questo Paese mandava Iva Zanicchi al Parlamento Europeo”. E mi sono messo un paio di like da solo, come quelli che fanno le battute e si mettono da soli le faccine che ridono con le lacrime. Poi però mi sono dissato da me, twittando mentalmente “Invece Iva Zanicchi aveva perfettamente senso – averne, di Ive Zanicche!”. Tra l’altro, nella sua seconda legislatura totalizzò il 97% di presenze in aula, mica come il cretinazzo che sapete. Ricandidatasi nel 2014, non fu rieletta solo perché a quel punto noi, il POPOLO, avevamo bisogno di ben altri eroi.
Quello che sto cercando di dire è che forse un giorno mi guarderò indietro e riconoscerò che Sfera Ebbasta è stato un gigante della nostra musica, rispetto a

Il numero uno. Sospetto anzi che Sfera Ebbasta, che è il mandante (e in teoria, il discografico) di Elia Specolizzi da Racale (Lecce) detto DrefGold, ce lo mandi sapendo che lui al confronto può sembrare Leonard Bernstein. Anche se nel suo fortunato album Elo ci sono un numero adeguato di FEATURING (Sfera, Capo Plaza, Tedua, Luché, Lazza, Tony Effe, Gué Pequeno e i FSK Satellite), detto disco – che detronizza dalla vetta dei presunti album il minidisco senza pretese della Dark Polo Gang – è un prodotto che non può essere accettabile da chi ha più di 14 anni, e da chi ascolta musica per motivi diversi dal darsi un tono coi propri compagni di classe o annoiare i genitori boomer. Le rime sono ebeti – però ebeti in un modo penoso, non nel modo allegro degli FSK.
È qui che devo ammettere che qualche settimana fa mi sono speso per Little Richard, che aveva iniziato la sua carriera con il proclama dislessico “A-wop-bop-a-loo-bop-a-wop-bam-boom”?
Ok, immagino che sia qui.

Il punto (ancora). Io sono disposto a sentire un tizio che scova la parte più imbecille di me – non ci si mette nemmeno molto, non è che la nasconda così bene. Sono disposto a sentirmi dire idiozie anche per un tempo prolungato. Ma se su certe basi moscettine ma cool mi tocca sentire idiozie che non mi divertono nemmeno, allora tanto vale guardare ReteQuattro o Giletti su La7.
Perciò non me la sento più di definire questa roba #rapitaliano. Non dopo che sono usciti gli album di Marracash e di ThaSupreme e di Ghali, ed era uscita la Machete Mixtape e l’album di Night Skinny e c’è Madame in giro. Voglio dire, c’è – perché sì, c’è – un tentativo di alzare il livello medio, anche del puro divertimento. Invece Elo è un prodotto che punta alla fascia anagrafica appena superiore a quella dei bimbi dell’asilo che ascoltano Il Fantadisco dei MeControTe (che risale al n.11, e lotta insieme a noi).

Ne ho parlato perché è al n.1, e come tale mi tocca. Ma mi fermo qui. Vi lascio, per approfondimenti, alle recensioni di gente che al suo esordio due anni fa lo approvava incondizionatamente, perché erano i tempi in cui i puccettini di Rollinston e Noisi ripetevano saltellando “Se non capite siete vecchi, se non vi piace il problema siete voi, la musica va avantissimo, NOI siamo avantissimo”.

(Opps, a ‘sto giro però non lo hanno recensito) (vigliacchi) (ma non ti preoccupare Dref: l’ho fatto IO – perché sono un tuo bro, fra, zì, komparema, uen, uen, sugli sugli, bane bane)

Il resto della top ten. Elo è entrato al n.1 davanti a un’altra nuova entrata, Il concerto ritrovato di Fabrizio-DeAndré & PFM. Concedendo anche ai critici brizzolati il grido di dolore sui tempi villanzoni che consentono questo scempio: DrefGold davanti a FaberGold, dove andremo a finire eccetera. Al terzo posto rimbalza per qualche motivo l’album di Gaia, che è stato pubblicato due mesi fa ed era al n.30 quindi dev’esser stato rivitalizzato da un qualche ultimatum di Maria DeFilippi agli atterriti spettatori. Il podio della settimana precedente è tutto dal n.4 al 6 (Marracash, Ghali, Dark Polo Gang); al n.7 ThaSupreme compie sette mesi in top ten davanti ai Pinguini Tattici Nucleari e chiudono la prima diecina due nomi NON ITALIANI: The Weeknd e Dua Lipa. Ok, notate niente? Non manca qualcuno?

Altri argomenti di conversazione. Sono usciti dalla top ten Colpa delle favole di Ultimo (uh!) (oh!) (ecco chi mancava), Ezio Bosso e Travis Scott. Entra al n.24 Agust D, cioè Suga dei BTS, e possiamo spuntare la casella del primo rapper asiatico a entrare in classifica (no, Gangnam Style non ve lo accetto). Entra al n. 41 Wunna, di Gunna, numero unna in USA. Al n.100, ingresso incoraggiante per The 1975. Lasciano la classifica Polo G dopo una settimana, Ghemon dopo quattro (gosh). Eminem dopo 17 settimane.

Sedicenti singoli. Sale al n.1 la canzone balneare di Irama, Mediterranea, che apre finalmente i sei mesi in cui l’Italia si trasforma in Tormentonia. Alle sue spalle, l’altrettanto chiringuita Elegante di Drefgold&SferaEbbasta. Colgo l’occasione per intrigarvi ulteriormente con le sue rime versione spiaggia – potrete ascoltarle sognanti sulla vostra barchetta a komparemi.

Ancora sul podio, al n.3 Good Times di Ghali. Entra per ora al n.5 la joint-venture LadyGaga-ArianaGrande, mentre sale inesorabilmente il pezzo VIRALE di Emanuele Aloia, Il bacio di Klimt (n.7). Dopo il n.2 iniziale, Problemi con tutti di Fedez scende subito al n.20, curiosamente appena sopra Le feste di Pablo di Cara & Fedez, ex n.1 – ora n.21. Anche su Mahmood & Massimo Pericolo (Moonlight popolare) il verdetto mi sembra abbastanza drastico (dal n.3 al n.22). Ma già che siamo qui, vi sommergo di cose da dire ai vostri primi apericena mascherati: i singoli della Dark Polo Gang sono già tutti usciti dalla top 30 (bufus!), gli irriverenti regaz de Lo Stato Sociale con la giocosa Autocertificanzone non li vedo proprio tra i primi cento (magari ho guardato male, eh) mentre a un anno dall’ingresso in classifica, Una volta ancora di Fred De Palma e Ana Mena non ne è mai uscito ed è ancora al n.30, per quella nostra voglia di Temptation Island che non si estingue mai. Viceversa, mi duole informarvi che Ma lo vuoi capire? di Tommaso Paradiso langue al n.58, perché non è stato capito. Al contrario dei

Lungodegenti. Arriva Luché, che passa a tre cifre: Potere (Il giorno dopo) è in classifica da 100 settimane. Entra in un privé in cui lo aspettano ÷ di Ed Sheeran (entrato 169 settimane fa), Sfera Ebbasta con Rockstar (123). Peter Pan di Ultimo (120), Pianeti del medesimo Ultimo (117), 20 di Capo Plaza (110). E poi va beh, nel lato oscuro del privé ci sono i

Pinfloi. The dark side of the moon stacca il numero 186 (tre anni e mezzo abbondanti) salendo al n.33. Ma il mio cuore sbatte su The Wall, che dopo un esilio di due mesi è rientrato in classifica a metà maggio e ora sale dal n.70 al 63 – forza, forza ragazzo, ora ricominceremo tutto, nella Fase 2 ti ascolteremo per ricordarci i picchi di cupezza del lockdown: non ti lasceremo più scendere sotto il n.100, andrà tutto bene, bring the boys back home.

(…ci sarebbe anche Wish you were here entrato al n.90, ma lo ignoro con alterigia) (grazie per essere arrivati fin qui, a presto)

Una risposta a “Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020”

  1. Vorrei lasciarti un commento
    Ma dopo mi pento
    Non sento il vento
    Di questa musica che
    Soffia come burrasca
    Mi casca il mento
    E mento se affermo
    Che detto fra noi
    Sto fermo e sento
    Che tutto è finito
    Dopo i Pinfloi.

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