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AMARGINE

Piccoli Maschi Italiani – TheClassifica 20/2020

Prefisso. Ora che siamo entrati nella Fase 3, non ha più senso negarlo: in questo Paese, la gente disperata, determinata a vivere di bassi espedienti, ha due scelte. Fare politica, o scrivere di musica.

E il più straziante tra gli espedienti disperati del giornalismo musicale è quello di fare le carezzine a tutti i fan. Quali fan? Tutti i fan, tutti. Perché come gli elettori, i fan fanno numero. E se è la pancia a guidarli non importa, anzi meglio: nella testa ci metteremo noi quello che li farà sentire legittimati, l’importante è che portino like, condividano, ritwittino, facciano arrivare il pezzo all’artista, al manager, alla casa discografica, e che vivaddio la testata veda impennarsi l’engagement e il critico vibrante che ha brillantemente accostato Myss Keta a Gertrude Stein ed Elettra Lamborghini ad Artemisia Gentileschi possa veder circolare il suo nome fino a legittimamente sognare di scansare Scanzi dal trono di Quelli Che Andavano Abbattuti Molto Prima Ma Ormai.

Il numero uno. La cosa più deprimente di tutto questo è che tra il parlarsi addosso e il pindareggiare, le cose banali si perdono così come nel calcio si è perso il tiro tonto da fuori area che spesso lasciava basito il portiere (la cosiddetta saracca o, a Napoli, ‘o scaldabbagno). Perché negli anni della loro ascesa ho letto di tutto sulla Dark Polo Gang, di tutto. I critici ipergiovani, Dio benedica i loro crapini, elemosinavano per sé dei riflessi di street cred in estasi completa ed epifanica – mentre i critici boomer, Dio benedica i loro craponi, atterriti dal rischio di sembrare anzyani svuotavano lo scaffale degli agganci pasoliniani. Ma questi bla bla non sanno le cose (cit.) Per fortuna nel nuovo Dark Boys Club (che debutta al n.1 tra i presunti album) proprio i tre patatoni, tra un machismo e un facciobruttismo, spiattellano la verità piatta e banale, usando loro stessi, finalmente, le due parole chiave: boy band.

(“Sangue sopra le mie Nike, chi l’avrebbe detto mai di questa fama e quest’hype, di ‘sti soldi e ‘sti soldout? Quando rockiamo lo show la nostra gente fa: “Wow” – Dark Wild Bandana, boy band, quelli che settano il trend”)

E da quaranta metri, ecco la palla in porta. Cos’altro vogliamo dire? Vogliamo contare tutte le volte che si scopano la mia bitch o si baloccano con i vestitini firmati? Annotare tutte le droghe che i frugolini citano orgogliosamente – su tutte, sempre quella più paurosa (buh!). Cioè, la gòga (…perché non importa se sono di buona famiglia, l’alvabbédo d’aa strada sgià oddo gonsonandi). Dark Boys Club dura 26 minuti, è costituito da dieci pezzi secondo i dogmi del marketing, dalla soglia di attenzione alla banale matematica: meno pezzi in meno tempo portano più streaming. Poi, se l’artista vi è simpatico assai, potete gettare lì che la brevità corrisponde a quella stessa urgenza di comunicare che era tipica del punk, blablabla. I dieci pezzi non fanno fatica a prendersi tutti i posti che contano nei

Sedicenti singoli. A partire dalla n.1 misteriosamente intitolata Pussy, nella quale ospitano Lazza e Salmo, poi al n.2 con l’omaggio alle costose braghe Amiri boys (con Capo Plaza) e al n.3 con Savage (con Wayne Santana e Tedua). A me, lo confesso, i tre peracottari sono simpatici assai, e l’album Dark Boys Club, per quanto le sue rime siano difficili da tollerare quando si hanno più di 13 anni, ha tanti featuring di prestìggio e un paio di basi ribalde di Youngotti (so che vi piace pensare che sia Jovanotti) (…anche a me). Purtroppo dopo un quarto d’ora le idee sono già finite, la gang non ha più niente da dire, se non che è una gang – e allora chiudere il tutto in 26 minuti si conferma sintomo di banale saggezza. Evidentemente gli FSK Satellite, che sono per gli undicenni di oggi quello che la DPG era per gli undicenni di tre anni fa, spingono i loro modelli originari a una specie di crescita, e il prossimo album sarà quello (lol) della maturità, anche se mi sa che sarà tipo la Maturità di quest’anno, cioè una faccenda un po’ bufu, regà. Però rimarrà sul tappeto una questione. Che mi ponevo già nel vedere che i BTS sono andati al n.1 ovunque tranne che da noi.

(ma lì, si può rispondere tranquillamente che quelli sono coreani e noi siamo candidamente razzisti. Perché quando tutti i popoli del pianeta stavano nelle palafitte, noi già andavamo a stuprare le Sabine)

Ovvero. Come mai l’Italia in questo secolo è passata dalle boy-band per ragazze a quelle per ragazzi, fatte da ragazzi?

La risposta è scritta sulla sabbia – e la porteranno via tutte quelle hit estive che sbavano da mesi nei file dei nostri più ispirati artisti. E nella Fase IV ci salteranno tutte addosso.

Resto della top 10. Di fatto l’Italia è tutta un blabla, con il rap al n.2 (Ghali), n.3 (Marracash) e n.4 (ThaSupreme). Al quinto posto ci sono i Pinguini Tattici Nucleari, che da mesi i giornali incoronano come veri vincitori di #Sanremo. No, non è vero, non lo fanno. Perché poi dovrebbero scrivere che sono di Bergamo, e da lì in poi è tutto un toboga verso la polemica. Rap anche al n.8 (Travis Scott) e n.10 (Drake), e con The Weeknd (n.6) e Dua Lipa (n.7) abbiamo un terrificante quartetto di stranieri tra i primi dieci, ma possiamo imputarlo allo stato di smarrimento da Fase 2. Al n.9 rientra invece Il Fantadisco dei MeControTe, di Luì e Sofì, e fa sempre piacere, perché ai critici snob come Madeddu non piacciono – eppure è evidente che in loro c’è tutto un sottotesto che rimanda a Serge Gainsbourg e Jane Birkin, o Gainsbourg e Brigitte Bardot, o Gainsbourg e qualunque donna alla quale stesse facendo l’occhio lesso in quel momento.

Altri argomenti di conversazione. La DPG è l’unica nuova entrata in top 50. Dopo essere entrato al n.2, Dani Faiv scende subito al n.15 (uhm). A causa della prudenza nel pubblicare nuovi album, assembramento di long-seller tra il n.11 e il n.20: lì troviamo Ultimo (due volte), Salmo, Lazza, Rocco Hunt, Machete Mixtape, Billie Eilish, Capo Plaza e l’outsider vero di questa top 20 secondo me ovvero Gazzelle, che nelle prime posizioni credo ci sia stato cinque minuti – ma come la vendetta, il suo album piace freddo. Tra i dischi a breve permanenza sarei per segnalare Subsonica, Fiona Apple e Giulia Molino (una settimana), The Strokes e Aya Nakamura (due settimane). Li guardano con alterigia i

Lungodegenti. Iniziamo da 20 di Capo Plaza (108 settimane), i primi di Ultimo (Pianeti entrato 115 settimane fa, e Peter Pan 118), Rockstar di Sfera Ebbasta (121), ÷ di Ed Sheeran (in classifica da 167 settimane). Ma naturalmente l’album da più tempo in classifica è dei

Pinfloi. Ed è The dark side of the moon, lì da 184 settimane, anche se ora è al n.69 e ha perso 25 posti tutti insieme, cosa che mi allarma un po’, perché The wall da quando è uscito di classifica, non si è più visto, cosa che mi fa pensare che si vendesse tantissimo nei negozi. Sì, è rientrato in classifica Nevermind dei Nirvana ma non è la stessa cosa. Anche se, sapete, è il gruppo di Kurt Cobain – quello che si è fucilato da solo, mitico.