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Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Pre-prologo. FSK Satellite al n.1 la settimana scorsa. Emis Killa & Jake La Furia al n.1 questa settimana. Potenzialmente, anche la prossima. In top 10 ci sono solo album ITALIANI, e sette di questi sono album di rap ITALIANO, che potremmo far diventare 7,5 visto che Giggetto D’Alessio per andare al n.1 ha pensato bene di farsi aiutare da un commando di rapper. Le case discografiche che pubblicano questi dischi sono la gigantissima Universal Music (cinque) e la planetaria Sony (due e mezzo).

Prologo. Facciamo allora che se diciamo due cose sul rap ITALIANO, forse dopo tanti anni è il caso di smettere di baloccarsi con l’idea dei ragazzi del quartiere con l’urgenza di gridare il loro disagio al mondo. Il genere è diventato la principale ragione d’essere delle major, quindi le regole sono: se porti a casa il risultato, hai ragione tu. Quando si parla di rap game (laddove di dance game o rock game non si è mai parlato), si sottintende anche questo: puoi vederlo come un gioco, tenendo conto che ai giochi si vince e si perde. Ora, là fuori è il 2020. Facciamo che dopo 40 anni e passa di rap accettiamo tutti questa evoluzione più giocosa che artistica del genere, okay? Che perdere tempo con gli attacchi generalizzati e con le difese generalizzate è ugualmente noioso e non porta a niente. Però facciamo anche che chiunque deve poter avere il diritto di non alzarsi ad applaudire per coloro che, con un gioco così così, diventano

I numeri uno. Trovo interessante che i media non abbiano degnato di attenzione l’album degli FSK Satellite andato al n.1 la settimana scorsa, nonostante il titolo IRRIVERENTE (Padre figlio e spirito) i tre giovanissimi rappusi crocefissi in copertina, e tutta quella pubblicità nemmeno troppo occulta alla premiata ditta Glock Ges.m.b.H, che produce armi da fuoco fin dal 1982 (e non sono nemmeno armi ITALIANE, orgoglio e vanto della nazione): il brand è citato in ben cinque (5) brani dell’album, e se non vi hanno dato dei danari cari FSK siete tre trimoni. Viceversa, un post della cantautrice e attrice Margherita Vicario (che ammetto, non conoscevo) e le reazioni virulente dei fan ha fatto sì che si parlasse parecchio della presunta (ahaha) (…scusate) dicevo, presunta misoginia e violenza di 17, album che rappresenta il debutto del nuovo sodalizio Emis Killa – Jake La Furia. Ebbene: dato sì che arrivo puntualmente dopo tutti coloro che ordinatamente si sono schierati da una parte o dall’altra, e dato sì che sono abbastanza colluso col rap ITALIANO da godere di immeritato rispetto da parte di alcuni dei suoi più vistosi esponenti, vorrei proporre questa interpretazione che piacerà molto a Jake ed Emis, che so essere entrambi tifosissimi di

Paulo Dybala. Per chi non lo sapesse, è un giocatore argentino dal faccino da boyband e dalle giocate spesso letali, a volte obiettivamente magistrali, che spesso permettono al suo club, la squadraiuventus, di vincere partite difficili da sbloccare persino per il Gran Cappone portoghese che milita nella medesima compagine. Tuttavia, al di là del tifo infoiato, che è quella cosa che obnubila al punto di non riconoscere un campione nemmeno dopo che ha steso la tua squadra inventandosi una combinazione inaudita (…ma fa parte del #game del tifo, quindi nessuno s’indigni) in Dybala c’è qualcosa che lo mantiene ancora un gradino sotto i big assoluti del pianeta. Ed è che Dybala ha tra le sue skill quella di buttarsi abilmente e a gran velocità addosso agli avversari per poi rotolarsi a terra molto, ma molto a lungo, con la faccia deformata da un orrendo e raccapricciante dolore che ovviamente non prova affatto, e che sparisce dal suo visino di cantante bamboccio non appena l’arbitro, intimidito dai fan sugli spalti, gli concede quello che voleva. Intendiamoci: molti giocatori, da sempre, hanno adottato questo stratagemma: fa parte del calcio #game da sempre, i tifosi lo apprezzano quando porta risultati, e i telecronisti e giornalisti ITALIANI che hanno paura dei tifosi ITALIANI schiumanti hanno imparato a dire che il giocatore che ottiene il fallo in questo modo “Ha usato tutta la sua esperienza e furbizia” mentre il difensore che non è sparito “è stato ingenuo”. Il punto è, però, che quando un giocatore è veramente forte – e Paulo Dybala lo è – qualcuno potrebbe avanzare la sfrontata pretesa che non ricorra alle misere piccole infamie che hanno costellato le carriere di una nutria come Massimo Mauro o di un frollino come Lulù Oliveira. Ti chiedi, ingenuissimamente, se davvero non possa fare meglio di così: alzare l’asticella, invece di buttarcisi sotto. Invece lui, legittimamente, ti fa notare che fa tutto parte del gioco (ed è vero), e che col rigore o la punizione ottenuti ha vinto la partita, e lo ha fatto per i bro e per i frà, che inneggiano adoranti e irridono gli invidiosi degli schieramenti opposti.

Tornando a Jake ed Emis. Forse non sono abbastanza forti da rinunciare a certi testi in cui il machismo e la retorica della strada e del crimine suonano così superati da sembrare quasi un messaggio di sfida ai trappusi ma anche ai big attuali come Marracash, Salmo e Gué Pequeno che stanno provando – ognuno a suo modo – a formulare nuovi schemi di gioco. Detto questo, tutto tronfio del mio opinare, potrei fermarmi qui – se non fosse che ho saltato la rubrica nella settimana in cui gli FSK sono andati al n.1, e non ci crederete ma l’ho fatto proprio perché sapevo che sarebbero stati seguiti da un album altrettanto cruento, pur proveniendo da un’altra generazione e un’altra latitudine (Potenza invece che Milano). Quindi, temo che mi tocchi fare una puntata doppia e dire qualcosa sulla circostanza. Insomma: la domanda è: forse il pendolo del rap sta tornando verso il celodurismo? (e già m’immagino uno dei rapper in questione che mi apostrofa: “Oh, tipo, te lo faccio vedere io ‘sto pendolo”). In realtà, Nella Mia Umile Opinione, no. Penso però che ricorrere a certi trucchi, convenga, e temo che succederà sempre, nel rap come in politica. E ritengo che Emis e Jake, la cui collaborazione è un calcolo sapiente per entrambi, abbiano messo in conto anche le reazioni negative ma siano del tutto pronti a cavalcare alcune delle difese d’ufficio che ho letto in questi giorni. Per esempio,

Sento dire.  “Ma il rap è questa cosa qui, lo è sempre stato”. Non concordo. È una generalizzazione tanto quanto il mettere sotto accusa un intero genere. Sento dire anche: “Ma vogliamo la politically correctness nel rap?” No, però non facciamo i furbi, raga: raccontare barzellette zozze non rendeva Berlusconi un uomo del POPOLO, ma semplicemente uno che ne lusingava i lati peggiori per intortarlo. Fermo restando che il maggiore gettito di letame viene quotidianamente fornito a questo Paese dalle note reti per famiglie del bouquet Mediaset in prima serata con ampia diffusione e indici d’ascolto, e che la radio della Confindustria ha come star irriverente un buzzicone d’aaa Lazzie, perciò ecco, io aspetterei prima di accusare la nazione ITALIANA di perbenismo, usando come pretesto il primo malcapitato che eccepisce su certi compiaciuti brutalismi. Sento dire poi

(…sento dire un sacco di cose, vero?)

“Ma i ragazzini di 12 anni sanno bene che l’aggressività, il machismo, quel filo di omofobia sono solo #storytelling, sono la versione 2020 dei fumetti (…che detto per inciso, nessun 12enne legge più ormai). E se qualcuno insulta la tipa, non è diverso dagli adulti che scrivono insulti sessisti alla Boschi o alla Azzolina, in pratica è colpa dei social e non del rap”. Come dire che sono le regole del social #Game – però, deh, c’è anche del vero. Anche se in tanti anni di insulti che financo io, marginale due di picche, ho ricevuto dai fan (tra l’altro, quasi sempre da fan di qualcuno che mi piace) (QUASI sempre) so perfettamente che il povero piccolo artista che viene soccorso dai suoi discepoli, in privato gongola per la prova di forza dimostrata dalla shitstorm. Ma questo implica che gli artisti debbano essere responsabili dello zelo dei propri fan? Non potranno più essere liberi di dedicare un brano a Vallanzasca e Turatello citando espressamente il mio riverito quartiere, la mia sweet home Comasina, senza essere obbligati didascalicamente a spiegare “Ragazzi guardate che erano cattivi, veh!”.

(se conosco Vallanzasca – e lo conosco davvero, incidentalmente) (Turatello ovviamente no, ma ho conosciuto gente decisamente vicina a lui) (sentendo il pezzo intuirà subito la furbata dell’operazione, ma farà quanto in suo potere, cioè poco, per interpretare il video. E concluderlo con le parole “Ragazzi guardate che eravamo cattivi, veh”) (se Emis e Jake non hanno fatto nemmeno un tentativo in questo senso, sono meno furbi di quanto io li faccia)

Lungi da me negare libertà di espressione a Jake, Emis e gli FSK (il cui Padre figlio e spirito peraltro ha dei momenti di autentica ghignosità e di ghignosa autenticità) (…più la prima. E vedo dalle reaction degli YouTubers, per esempio ilMasseo o Around Dread, che non sono il solo a pensarlo). Del resto, accetto anche che nel suo sfogo Margherita Vicario mormori “Io continuerò a scrivere bellissime canzoni”. Ma ovviamente le riconosco l’alibi dello choc da insulti di massa, che scuote profondamente chiunque non goda nel farsi infamare (penso che valga ad esempio per Andreascanzi). A questo punto resta un solo argomento, tra i tanti che sento dire. Ed è:

“Ma in fondo i Rolling Stones, Lou Reed, non cantavano droga e violenza o machismo?” Di nuovo: non fate i ciccini, dai. Quelli scrivevano anche You can’t always get what you want o Street fighting man o Perfect day. Se Emis e Jake pensano di aver scritto qualcosa di quel livello, vorrei che cortesemente me la indicassero. Temo che non possano scrivere cose del genere, e nemmeno cose al livello di Marra, Salmo o Gué. Non lo fanno – chissà, forse non lo vogliono fare. Mi domando se sia perché il rap game glielo impedisce.

Resto della top ten. A questo punto, mi sembra geniale che la seconda new entry sia Annalisa con un album intitolato Nuda. Che no, ci mancherebbe altro, non è la modalità in cui una femmina ITALIANA fa bene a porsi in quest’epoca ma semplicemente una cosa provocatorio-simbolica, miii non si può più dire niente che la gente s’indigna, ci vorrebbe un Polo della Libertà a liberarci tutti. Come già accennato, Nuda è uno dei due dischi pop in top ten, tutti e due della Warner: l’altro è Crepe di Irama, che scende al n.7. Gli otto dischi rap in top ten sono perciò quelli dei già citati FSK Satellite (n.3), Mr. Fini di Gué Pequeno (n.4), Gemelli di Ernia (n.5), Buongiorno di Giggetto D’Alessio con tutti i rapper a portarlo in spalla (n.6); chiudono la prima diecina Marracash, ThaSupreme e Geolier.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten perché si erano annoiati di starci Tedua ma soprattutto i Pinguini Tattici Nucleari che ci stavano accampati da febbraio, e la compilation RTL Power Hits Estate (ed era tempo). Entra al n.39 Alicia Keys. Il dominio di Universal in classifica si è molto ridotto: dal comodo 50% che le era diventato abituale è attualmente a 44 album su 100, con Sony salita a 25 e Warner a 16. Che bello, siamo vicini allo stesso tripartitismo della politica ITALIANA, vedete che non si può fare a meno di tirarla in ballo? Poi pensate, ci sono addirittura 24 album non ITALIANI in classifica. Certo, l’età media degli stranieri è altissima, da Cat Stevens a Deep Purple a Neil Young (…ai Nirvana). Ma evidentemente, come Ibrahimovic o Messi o il Gran Cappone portoghese, malgrado l’età la buttano ancora dentro.

Sedicenti singoli. Nelle playlist le Azzeccatissime Hit Estive dettano ancora legge, e il podio risulta invariato: n.1 A un passo dalla luna di Rocco Hunt & Ana Mena, n.2 Superclassico di Ernia, n.3 Hypnotized di Purple Disco Machine ma occhio, entra al n.4 il singolo 22 settembre di Ultimo, uscito a metà settimana ma evidentemente destinato al n.1 grazie al grido potente del ritornello, che riassume gli sforzi di duemila anni di arte ITALIANA: “Io la vita la prendo com’è”. E così dovreste fare anche voi snob. A proposito di Ultimo, passiamo ai

Lungodegenti. Diari aperti / Segreti svelati di Elisa compie 100 settimane consecutive in classifica. È un album di cui non mi sono occupato molto (ehm), sono andato a dare un’occhiata su Spotify e ho visto che i suoi 14 brani diventati 21 con l’aggiunta di quelli in inglese fanno numeri schizofrenici. Sono molto alti quelli coi featuring (Calcutta, De Gregori, Rkomi, Carl Brave, Brunori Sas) (quello con Carmen Consoli è il più basso). Ora, se voi volete leggere della malignità in questo rilievo innocente, state negando la mia libertà di esprimermi: mi adonto e dissocio: viva Elisa e il suo album che entra nel club prestigioso dei centenari, al cui vertice c’è il segnetto ÷ di Ed Sheeran (186 settimane), seguito da Rockstar di Sfera Ebbasta (140), i primi due album di Ultimo Peter Pan (137) e Pianeti (134), 20 di Capo Plaza (127), Potere – Il giorno dopo di Luché (117). Ma c’è un solo bicentenario in un club tutto suo, e lo hanno inciso un tot di anni fa i

Pinfloi. The dark side of the moon ha raggiunto le 203 settimane consecutive in classifica, e lo fa calando un pochino, dal n.63 al 68; preoccupa un po’ gli scienziati la flessione di The wall, dal n.81 all’85. Ma qui devo ammettere che con meschinità e nequizia vi avevo nascosto l’ingresso al n.13 dell’album live di Nick Mason e dei suoi Saucerful Of Secrets, nei quali milita anche Gary Kemp degli Spandau Ballet (eh, i percorsi della musiqua antiqua). Album la cui tracklist vetusta e pre-Dark Side fa sembrare recentissimi ambedue gli album di cui sopra. Pertanto, i dualismi di oggi saranno tutti vintagiosi: Thedarkside è Leonardo Da Vinci, Thewall è Michelangelo; Thedarkside è Fellini, Thewall è Visconti; TDS è Van Basten, TW è Maradona; The dark side of the moon è Totò, The wall è Peppino.

(…già rido pensando a quale sarà il paragone più contestato) (grazie per aver letto fin qui) (siete fantastici) (a presto!)

3 Risposte a “Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020”

  1. Tifo Juventus. premessa che va fatta. forse. comunque, anche io a volte trovo irritante Dybala. credo sia migliorato un poco da quando è arrivato da noi, ma insomma, c’è di peggio e penso a Neymar. però sì, ha le qualità per alzare l’asticella del gioco invece che abbassarla. daje Paulo, sono con te. faccino da boyband è deliziosa. mi ha sempre ricordato Harry Styles.
    non credo all’ironia dei testi dei rap/trap-pusi. o almeno nella maggior parte. o comunque, non mi fate ridere. anzi, mi avete un filo annoiato per non dire rotto i maroni.
    se è pur vero che ogni generazione scopre la droga, la ribellione e la provocazione, di rado ne ho viste di più “aziendali”. appiattite su questioni arcinote da un centinaio d’anni almeno. capisco che il rap non sia più la CNN del ghetto, però manco il servo di spotify/apple (prosegui ad libitum), cavolo. e nemmeno capace di produrre capolavori perché i suoi esponenti sono troppo attaccati all’idea di successo e fare soldi per la dro’, e le tro’ e i bro’ in un’infinita circolarità autoreferenziale stucchevole. ma la responsabilità è mica loro. sono cresciuti in questo mondo un po’ del menga. questo gli hanno insegnato. prima di rompere le palle a loro, meglio guardarsi dentro. però pure basta con la dro’ e i bro’ e le tro’. provate a fare come vi pare per davvero, a dire una cosa vostra per il brivido di vedere cosa succede. senza troppa pianificazione.
    TDS è Cassano, TW è Gascoigne. TDS è Bacon, TW Rothko. TDS è Le correzioni di Franzen, TW è Il pasto nudo di Burroughs.
    ho sempre apprezzato i tuoi articoli, nel blog sei anche meglio.
    mi scuso per la prolissità ma era molto che pensavo di scriverti e poi non ne avevo il coraggio. [email protected] bro’.

  2. Il sesso, la droga e il rocchenroll (seppure in rime, o barre o come ti pare, il concetto è lo stesso) vengono inventati da ogni generazione, sono fasi di passaggio e va bene, sono d’accordo e mi piacciono pure. figurati che stupore. però: mai vista tanta ribellione aziendale. tanta ribellione entro canoni definiti che sono sempre quelli della supposta “autenticità” e “verità”, tutto condito con tanta tanta ironia.
    peccato che non sia divertente manco un po’. il peggio è che pare tutto fatto per arrivare da qualche parte, probabilmente in un centro commerciale per fare un in-store, mica per dire qualcosa di loro per davvero.
    sia mai.
    nemmeno i vaffanculo sono autentici.
    gli hanno detto dove inserire persino quelli.
    loro non ci stanno a questo conformismo. ma stanno dentro a quello di una casa discografica. non so nemmeno se importi loro della musica. perché sempre più spesso ho l’impressione che la musica gli stia un po’ sulle palle, moscia, piatta, tutta uguale e insignificante. rispondere a tono sui socials non dà patente di musicista, al massimo sei un buon pr. e quelli ironici per davvero, che riescono a infilarsi in quell’intercapedine sottile tra il diktat del mercato e la presa in giro si contano sulle dita di una mano. e comunque spesso finiscono per essere fagocitati dal loro stesso gioco o diventano parodia inconsapevole.
    gli altri sono omogeneizzati come ed sheeran che però almeno non fa finta di essere fico con la dro’, le tro’ e i bro’.
    in generale mi sembra che la musica stia un po’ facendo la fine del vino: per risultare appetibile a una fetta più ampia possibile di mercato (non mi sprecherei a definirlo pubblico data la logica solo consumistica), si annacquano, si perdono sapori particolarmente forti o inusuali, rinunciando a “educare” il gusto alla peculiarità.

    sto al tuo gioco e ci provo anch’io:
    TDS è Bacon, TW è Rothko; TDS è Le correzioni di Franzen, TW è Il pasto nudo di Burroughs; TDS è Gassman, TW è Philip Seymour Hoffman.
    grazie dello spazio

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