Noi, Noyz and all the Boyz – Classifica Generation, Episodio XIX

Ogni tanto vi invidio. Sì, perché secondo me voi avete delle vite (relativamente) sensate, mica come me e gli altri saltimbanchi della gaia critica. Siete giusto un po’ incuriositi dalla musica – e magari anche dal rap, che in parte ha a che fare con la musica. Per carità, sempre di meno. Però ecco, quel che mi piace pensare è che a voi non venga in mente di perder tempo a cercare di farvi una ragione del rap italiano del 2018. Siete abbastanza furbi da lasciarlo fare a noi strampalata compagnia di giro, noi che siamo portati
(occhio, non uso la parola “costretti”) (mica mi pagano, né mi costringe nessuno minacciandomi con un armadillo)
a tirare le somme di cosa succede là fuori, per insanabile e insana smania – e quindi orbene anche a farci una ragione di quanto sta succedendo nello scontro generazionale fra trap e l’ormai adulto rap italiano coi suoi esponenti ormai consacrati e giunti al secondo o terzo album piazzatosi n.1 in classifica.

Il punto è che fare i presunti critici è diventato bizzarro (sempre divertente, veh – ma straniante) perché se IO mi permetto di trovare qualcosa che non mi torna in un giovane trappuso, è facile che dalla compatta pattuglia dei critici under 30 mi si cannoneggi con il salace proietto della vecchitudine. Questo mentre LORO, per sbarazzina convenienza, si guardano bene dal sollevare obiezioni, anzi forse non ne vedono neppure, perché così come il voto, così come i consumi, così come i follower, il successo giustifica ogni cosa a posteriori, il successo è stupendo di per sé (…mica si è Nativi Defilippiani per caso). Fateci caso, queste cose nel calcio non succedono: se Kalinic è un insulso castrone puoi dirlo sia a 20 che a 40 che a 60 anni. Ma questo non è un giuoco, e io mi guardo bene dal dire che Young Signorino è la trollata che supera a destra e a sinistra la povera, a sua volta già anzyana Myss Keta: se mi azzardo, mi si rinfacciano l’anagrafe e la nostalgia.
Quando poi non ho nostalgia di nulla, essere nostalgici è più irragionevole che credere ad Hailé Selassié; l’unica cosa di cui personalmente potrei aver nostalgia è forse il tempo in cui Noisey mi faceva schifo. Invece al di là della consueta furberia da fenici, ci vedo sempre più spesso dei ritratti di rapper fatti così bene che mi chiedo come mai gli album dei rapper siano poi così scarsi. Voglio dire, Noyz Narcos (il nostro nuovo n.1 in classifica) dice cose più interessanti da intervistato che nei suoi testi

(…dopo un po’ fatico persino a distinguere quando dice mmmerda da quando dice mmmmmmerda rispetto a quando dice mmerdah!) (ce n’è più nei suoi pezzi che sui marciapiedi di piazza Bruzzano, dove ogni due appartamenti c’è un pitbull incontinente e un proprietario che lo usa per mandare messaggi in codice ai suoi spacciatori)

Ma torniamo a noi. Enemy di Noyz Narcos, che ha debuttato al n.1 della classifica dei presunti album, ha musicalmente la mia attenzione. Mi fa molto piacere, perché col rap italiano mi capita sempre meno. Ma quanto alle parole, le cose più interessanti non sono in rima, sono quelle che gli cava Elia Alovisi (che non conosco affatto, non pensate sempre male di me. Anzi, gli voglio del male perché odio fare complimenti ai giornalisti musicali, quasi quanto odio parlare bene di Noisey. Che mi fa schifo comunque). Per esempio:

«La musica, e soprattutto il rap, ha preso una deriva diversa da quella che era prima. Non che prima ci fossero luminari a scrivere canzoni, non ci sono mai stati. Nel mio caso ho sempre cercato di mettere in musica qualcosa di più di “Sono bravo a fare questo e quell’altro”, che è comunque il gioco del rap. Chi non c’aveva un cazzo da dire ci stava pure prima. Ma se dici qualcosa i concetti si riducono davvero a quelle quattro cose. Se io nomino una serie di marche di abbigliamento la canzone è fatta, capito? Ti può anche interessare da morire, sarà la roba che ti fomenta, ma è un po’ triste vedere che le uniche cose che contano siano il vestiario e quant’altro. Prima nel rap trovavi qualcosa d’altro. Vero è che anche nella nuova generazione molti parlano di vita, di storie, cose che si erano un po’ perse nel tempo. È rientrata una componente più figa e real. Ma sembra che nella musica non ci sia proprio più bisogno di dire niente».

Ah, vecchio Noyz, non ti senti vecchio a dire queste cose, eh? Eh? EH?
Nella Mia Umile Opinione nella musica c’è ancora bisogno di dire un sacco di cose. Ma c’è un po’ di paura a provare a dirle. Chi lo sa, forse il rischio è di diventare radical-chic, di essere intellighentzia – forse è colpa degli istituti tecnici, della forbice, e di tutte quelle robe descritte da Michele Serra sulle quali da una settimana ci si accapiglia come se la campagna elettorale fosse ancora in corso.
(…e in effetti)
(lo è) (è SEMPRE in corso) (a chi frega del Governo, su)

Resto della top 10. Eco di sirene di Carmen Consoli entra al n.2 – e tanto basta a rimandare Laura Pausini al n.3. Ingresso al quarto posto per Molto più di un film della seconda Carta di Maria De Filippi (Federica) (dopo Marco). Iniziano la discesa Benji&Fede (n.5), esce con grande rapidità dalla top 10 Motta (dal n.5 al n.16), e subitissimo fuori anche i 30 Seconds To Mars (dal n.2 al n.23). Peccato che anche Mezzosangue sia scivolato fuori (è al n.11) perché se avesse tenuto lui il n.10 invece di Ed Sheeran avremmo avuto una top ten con dieci italiani, divisi in un 50% di rappusi, 40% di donne, e 10% di Benji&Fede.

Altri argomenti di conversazione. Due gli album in tripla cifra, e sono la raccolta di TZN Ferro che è al n.53 ma campeggia da 177 settimane nella top 100, e Hellvisback di Salmo che nella sua 115ma settimana di permanenza saltella verso l’alto al n.60.
Singoli. Siccome la razzente passionalità dei giovani rifugge sdegnosa da ciò che è vecchio, Non cambierò mai di Capo Plaza è diventato vintage in una settimana: è il caso più fulmineo di canzone che debutta in vetta, e sette giorni dopo è già fuori dalla top ten (n.14). Torna pertanto al n.1 X di Nicky Jam & J Balvin e il loro immaginifico, fantasioso, ispiratissimo regghetòne, che è poi la forma di governo preferita dagli italiani che essendo il popolo hanno ragione. Ta-pum, taa-pum. Ta-pum, taa-pum. E così via, per ore, mesi, anni – da ore, mesi, anni.

Miglior vita. Al n.28 Giorgio Gaber guida il gruppo di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di consultazioni; sono solo sette, con Nevermind motore immobile – credo sia al n.65 da sei mesi, il Paese riceve un gettito costante di A mulatto, an albino, a mosquito, my libido.

Pinfloi. Più irregolare invece il comparto floidistico, con The dark side of the moon che sale di 10 posizioni al n.38, chiaro indicatore di un bisogno di risposte tra i giovani, mentre The wall scende dal n.69 al n.75 e Wish you were here scende al n.90. Farò finta che quest’ultima notizia non mi sollazzi e la interpreterò, come farebbe chiunque, come una preoccupata domanda di riforme credibili, giacché il Paese non può più aspettare.
No, non è vero, prendetevi tutto il tempo del mondo, il Paese è un babbione – ma non è colpa sua, ci sono le solite responsabilità della Sinistra. A proposito, sta arrivando il concertone del Primo Maggio. Presentano, Ambra Angiolini & Pupazzo, de Lo Stato Sociale. Farei fatica a indicare chi tra i due sia più noioso e ferocemente indicativo della necrosi della Sinistra ma immagino che grazie a loro già dal 2 maggio i sindacati avranno un boom di iscrizioni, no? E tutte tra i GIOVANI.