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Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Prefisso. Da aprile a oggi, sono stati al n.1 della classifica dei presunti album:
 
a) Marracash
b) Ghali
c) Dark Polo Gang
d) Drefgold
e) (Lady Gaga)
f) Tedua
g) Ernia
h) Gué Pequeno.
 
Nell’ordine:
a) rap italiano magistrale
b) rap italiano pop confetto
c) rap italiano LOL ahò
d) rap italiano teen
e) (Lady Gaga) (non è rap ma un pochino è italiana, via)
f) rap italiano altezzoso
g) rap italiano cantautorale
h) rap italiano mainstream.
 
Se questo non è un dominio, io non ho mai visto dominare. Come spesso succede in politica, la fazione più compatta e aggressiva, ancorché non maggioritaria, ha preso il controllo del campo. Perché poi, le altre classifiche dicono altro. Quella dei sedicenti singoli torna a dar ragione a Irama, quella delle radio dà ragione a Elodie, quella dei video su YouTube dà ragione a Boomdabash & Alessandra Amoroso con Karaoke, il sequel di Mambo Salentino (spoiler: alla fine non muoiono). La classifica dei concerti dà ragione a – oops. No, niente.
Ma a dispetto della permanenza nell’aere di altri stili ed esigenze, la classifica dei sedicenti album è monopolizzata dal rap italiano. Naturalmente, se il genere vi piace è una bellissima notizia, perché le major ne produrranno sempre di più e molleranno il resto. Oppure NON lo è, perché la verità è che l’80% del Paese ha ancora fame di pop e canzoni e trash, basta guardare come va in brodo di giuggiole per Sanremo e i talent e i balli di gruppo – perciò forse, al contrario, il futuro sarà di quei rapper o trapper che dopo essersi imposti raccontando i bro e i fra e la dro e le tro, si riposizioneranno come #durimapucciosi.
Oppure NO, continuerà così per sempre, con cicli triennali di giovanissimi rapper dai quali farci scandalizzare per un po’, finché non ne arriveranno altri che i 13enni troveranno molto più minacciosamente eccitanti.
Oppure NO, NO, NO: che ne so io del futuro, ma veramente. Ora io do per scontato che stasera Gué Pequeno dia il cambio a Ernia, e invece magari a furia di recensioni entusiaste, la gente si precipita su Amazon e manda Bob Dylan al
 
Numero uno. So che il grosso dei miei lettori abituali – Dio vi riempia di regali – fatica a distinguere Ernia da Tedua, da Lazza, da Plaza, da Sfera, da Jaffa. da ‘Nduja, da Pimpa e da SantaMaria.
(ok, da Jaffa in poi, non sono rapper) (ma anche su alcuni di quelli che precedono Jaffa, alcuni di noi old school avrebbero da discutere)
Quindi la faccio più breve che posso: Gemelli di Ernia è costituito da 12 canzoni che fanno un passo in 12 direzioni diverse. Superclassico è una canzone supergiovane, col testo e la progressione di accordi da superpop piagnucolino in puro stile Amici di Maria. Puro Sinaloa va dalla parte opposta: una compiaciutissima autocelebrazione della generazione trap, con l’amico del cuore Tedua e Lazza e Rkomi (la trap è molto bisillabica, avete notato?). Morto dentro va da un’altra parte ancora: è la manifestazione di insofferenza per il rap game. Però U2 è esattamente il rap game, con tutti i meme più ovvi (“Annuncio il disco, tu ti fai cupo: resti solo un Morgan che non trova il Bugo”). Cigni è una canzone di strazietto quasi in area Ultimo; Fuori luogo è un credibile lamento sull’incapacità di capire cosa diavolo si è realmente – e a questo punto io sono confuso quanto lui, ma devo riconoscere ad Ernia che anche quando inizia ad annoiarmi, in due minuti ha già cambiato canale. E non solo: musicalmente, c’è più varietà nel suo disco che nel 90% della SCENA. Quindi, dalla giuria della Comasina è un 6 pieno, il che lo rende uno dei migliori numeri uno del primo semestre.
(e nessuno dica che 6 è poco) (avete mai avuto un 6 in matematica voi?) (io per averne uno sarei stato anche disposto a guardare un film con Ambra Angiolini) (no, non è vero. Fuck the system! “La matematica non sarà mai il mio meh-stiereee”) (ma passiamo ai)
 
Sedicenti singoli. Visto che ve li ho già spoilerati prima, eccoli prima del loro consueto slot. Mediterranea di Irama si riprende il n.1. La bella canzona tradizionala M’Manc’, degli antichi chiagnazzari Sciàbblo, Geoliè e Shferebbàsht’ scende al n.3, sopravanzata anche dall’esecrabile Karaoke da spiaggia di Boomdabash e Alessandra Amoroso. Parlando di intrugli estivi, entra al n.50 Bam bam twist di Achille Lauro, piazzamento di prestigio rispetto all’irresistibile duetto TizianoFerro/Jovanotti, la cui Balla per me entra al n.71. E con questo torniamo agli album e al
 
Resto della top 10. Il doppio mixtape di Tedua scala al n.2 della classifica dei presunti album, mentre la contesa per il terzo posto è quanto meno affascinante: tra l’ultimo album di Bob Dylan e la grevissima compilation Musica da Giostra vol.7, è quest’ultima a spuntarla, comunque tutte e due insieme riescono a spostare Ghali e Marracash al numero 5 e 6. Random al n.7 e Drefgold al n.9 portano la quota rappusa al 60% della top ten; non rientrano in tale quota le altre due nuove entrate in top ten, i Black Eyed Peas ormai convertiti al cafonismo latino al n.8 e Neil Young al n.10.
 
Altri argomenti di conversazione. Escono dalla prima diecina Gaia, Lady Gaga, Tha Supreme (dopo 32 settimane!), Gli Psicologi (entrati al n.5, ora subito al n.22), e i Pinguini Tattici Nucleari, maggiori beneficiari del Festival di Sanremo 2020. Chissà se risulterà anche uno dei cinque presunti album più ascoltati del primo semestre – nei prossimi giorni dovrebbero uscire i dati per la tradizionale ANALISINA di metà anno. Per i primi tre posti, direi che Marracash, ThaSupreme e Ghali non dovrebbero fare troppa fatica. Per i primi tre posti dei singoli, è una lotta un po’ più incerta, ma Ghali e ThaSupreme li vedo bene anche lì. Comunque dalla prossima settimana, per forza di cose, questa rubrica inizierà a monitorare le hit estive – nella speranza che naufraghino tutte. Veniamo agli ultimi due segmenti della rubrica, cioè i
 
Lungodegenti. Al club degli album in classifica da almeno due anni si aggiunge Potere di Luché. Ne è vicepresidente il segnetto ÷ di Ed Sheeran, entrato 173 settimane fa; ne sono soci Rockstar di Sfera Ebbasta da 127 settimane, Peter Pan (124) e Pianeti (121) di Ultimo, 20 di Capo Plaza (pubblicato 114 settimane or sono). Ma sulla vetta ci sono sempre i
 
Pinfloi. The dark side of the moon è in classifica da 190 settimane consecutive, e si trova al n.55 (era al 54. Direi piuttosto stabile), mentre The wall sale dal 71 al 67. Insomma, si stanno ricollocando nelle posizioni pre-lockdown, perché stiamo tornando quelli di prima, ed è una bellissima notizia.

2 Risposte a “Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020”

  1. Io devo fare una confessione, Madeddu.
    Ho 32 anni e da un paio d’anni ho perso qualsiasi interesse per la musica. Mi sembra tutto un già detto, un già fatto, un già scritto. La trap solo un tentativo di fare qualcosa di diverso, magari brutto ma almeno diverso da tutto.
    M’interessa il mondo della musica a livello sociale e come narrazione di persone, leggo A Margine per questo, ma null’altro.
    Cosa mi sta succedendo? Sono invecchiato precocemente?

    1. Non fare così, Randy. Ascolta le cose che ti piacciono veramente, se sono vecchie non importa – le cose che ti piacciono veramente ti porteranno da qualche parte. L’importante è quello, che la musica ti porti da qualche parte – eventualmente anche in un posto dove sei già stato o esattamente nel posto dove sei, però shakerandolo il giusto.
      E una volta che sarai lì, arriverà altra musica.
      In caso contrario, ti ridò i soldi indietro.

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