Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

News guy wept and told us
Earth was really dying
Cried so much, his face was wet
Then I knew, he was not lying
(David Bowie, Five years)
.

Preludico. Immagino che ognuno abbia le sue #narrazioni di riferimento per dare un senso a questo momento. Per esempio, sono abbastanza diffuse le citazioni da L’esercito delle 12 scimmie – il leone che gira come un boss per la città, e alla fine della fiera (nel senso del leone) l’idea è che la Natura ci punisce e il virus mette a nudo che l’umanità – eccetera. Oppure l’affascinante, laconico tecnicismo di Plague.inc, grazie al quale siamo tutti un po’ virus, ma siamo anche un po’ virologi, come cantava Luchino Carboni. Tanti hanno ritirato fuori i R.E.M. (o MiticoLiga) di It’s the end of the world as we know it (and I feel fine) e la parentesi è la cosa più ineccepibile, non c’è disperazione in giro. Perlomeno finché non vedremo qualche big televisivo piangere davanti alla telecamera, come diceva invece Bowie. In ogni caso no, non siamo disperati: l’elaborazione diffusa finora è che 1) capita soprattutto agli anziani 2) quindi, nel malaugurato caso, ce ne andremmo come loro, in silenzio e dignitosamente. In realtà, 1) pare di no 2) pare proprio di no. Dagli ospedali, medici e infermieri si fanno sfuggire racconti di scene impressionanti, che ci vengono risparmiate in modo da continuare con le nostre forbite variazioni sul tema del virus, che ognuno riconduce all’argomento che ciascuno di noi considera

Il numero uno. Non è che The stand di Stephen King (che per qualche motivo, in italiano è L’ombra dello scorpione) sia lo #storytelling al quale, come tanti altri, sto riconducendo gli eventi attuali. Però c’è un momento in particolare che trovo adatto all’argomento di oggi. Uno dei protagonisti del libro, il cantante Larry Underwood, incide il suo primo album e va al n.1 in classifica pochi giorni prima che la situazione precipiti. Non fa nemmeno in tempo a diventare famoso – ogni tanto, tra i sopravvissuti al disastro, qualcuno gli fa “La tua faccia non mi è nuova”, oppure “Ehi, ti ricordi quella canzone che andava forte prima dell’influenza?”. E lui ogni volta cambia discorso. Ebbene, Nitro va al n.1 nella classifica dei presunti album (quanto mai presunti, in questo periodo) con il suo GarbAge nella settimana in cui ce ne accorgiamo solo io e lui. Beh, la tua faccia non mi è nuova, Nitro. Lo so, in realtà eri già andato al n.1 due anni fa. Ma come diceva quella tua canzone che andava forte prima dell’influenza?

“Pensa che triste
Se il mondo finisse e non fossi al mio fianco
Non tanto perché mi ferisce
Mi infastidisce pensare che vengo dal mare e ritornerò fango
Senza vedere le rughe avanzare sul tuo viso stanco
Per me non esiste, tienimi accanto
E prendi la mia mano che nel posto in cui ti porto
Ormai il tempo è soltanto un ricordo”.
.

Lo so, in realtà NON andava forte. L’unico brano di GarbAge entrato in top 10 è il pezzo clickbait, intitolato spudoratamente Rapshit, nel quale Nitro è affiancato da ThaSupreme e Gemitaiz, per la felicità dei #giovani. Il resto del disco mi sembra in perenne, difficilissimo equilibrio tra i cliché rappusi e una malmostosità più profonda quasi da cantautore – e mi succede spesso con Nitro, per il quale ho un debole (sarà la voce da growler che me lo riconduce al metallaro che sarebbe stato fosse nato trent’anni prima, e che lo fa sembrare lo zio di Sfera Ebbasta anche se è nato tre mesi dopo). E spesso penso che come tanti altri rapper, è costretto a confrontarsi con un pubblico e un ambiente che gli somiglia fino a un certo punto. «Abbiamo la cultura a portata di mano e non vedo una persona che legge. Non conosco una persona che mi abbia detto: ho letto un libro che mi ha stimolato. Ai vecchi instore, i fan mi hanno portato dei libri, che ho letto e tenuto. È un gesto che ho sempre apprezzato. Mi piacerebbe vedere più ragazzi che hanno voglia di approfondire. So che ce ne sono molti, solo che stanno più in silenzio degli altri. Stanno leggendo mentre gli altri commentano». E già che sto pescando senza pudore dalla ragguardevole intervista di Alice Castagneri per La Stampa, concludo con altre parole di Nicola Albera da Dolo (Venezia): «Ormai la macchina è parte di noi. Bisogna imparare a conviverci e non eliminarla. È come la parte cattiva che ognuno di noi ha dentro: si deve gestire ma non si può negare. Grazie alla tecnologia la musica è diventata accessibile a tutti, e questo è bellissimo. Ma il lato negativo della medaglia è che la gente è diventata bulimica, passa alla canzone successiva ogni volta che sbatte le palpebre». …Ecco, sapete, questa cosa mi sta suscitando un pensierino che mi tormenta: ho sempre denigrato i vinilisti, avrei voluto per loro il contrappasso paventato da Sting, la fidanzata che gli graffia tutti gli LP. Eppure forse con quella loro puntina del Technics che incede lenta, e che non puoi realisticamente far skippare a un brano successivo, i feticisti del tondo di plastica stanno tenendo vivo quel poco che rimarrà della musica quando il virus delle canzonette nei telefonetti, programmate da qualche nazista svedese con le sequenze di note per aggredire i nostri sistemi immunitari, avrà veramente fatto il suo corso.

Resto della top ten. Visto che siamo tutti in da house (tranne quelli col cane e i runner e gli anziani eccetera) il rap rialza la testa. Con Nitro, sono sul podio Ghali e Marracash (di nuovo!). E tra i primi dieci abbiamo sei titoli rappusi –ThaSupreme al n.5, addirittura Lil Uzi Vert, un rapper non ITALIANO che entra al n.9, e rientra a ciel sereno al n.10 la Machete Mixtape 4, foriera di tutti quei ricordi estivi (incluso il brano di Nitro). I titoli pop nella Parte Alta Della Classifica sono Il Fantadisco dei MeControTe (n.4), i Pinguini (n.6, unici sanremesi), i coreani BTS (n.7), il coreano Ultimo (n.8). Il ritorno all’egemonia dei verbosi si nota anche tra i

Sedicenti singoli. Dove i primi tre sono gli stessi della settimana scorsa, con Bando di Anna al n.1, e Ghali e Ghali lì sul podio al suo fianco – rispettivamente con Good Times e Boogieman. Viceversa Sanremo2020 comincia a togliersi di torno, sant’Iddio: rimangono al n.4 Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari e al n.7 Fai rumore di DIodato. E gli album ci regalano soddisfazioni ancora maggiori, come scopriremo negli

Altri argomenti di conversazione. Si allontanano dalla parte alta della classifica Diodato, ElettraLambo, Gabbani, MarcoMasini e la compilation Sanremo 2020. E c’è chi sta peggio: parliamo della Sfiga di Bugo. Io stravedo per il MiticoVasco di Vercelli da ben prima che diventasse un meme. Ma ecco che, nel momento in cui poteva finalmente giocarsela col pubblicone, bang: la discografia e la promozione e i tour si sono dovuti fermare. Perciò, eccolo fuori dai primi cento dopo un mese. Intanto, il meme vivente che è Morganetto gira spensierato, fino al prossimo sbocco di indignazione contro i colleghi che non lo aiutano a trovare una villa con piscina. Ma esce di classifica dopo 4 settimane anche Anastasio (qualche hater tra voi festeggerà, io do la notizia serafico come un immunologo) …(ok: come alcuni immunologi), e Nigiotti dopo tre settimane – proprio come Tame Impala, genio impareggiabile per i critici musicali che ne scrivevano un mese fa (Gesùsaltellante, dovrei proprio venirvi a prendere a casa a uno a uno) (ma ho paura del vostro contagio). Fuori dopo una settimana James Taylor che era entrato al n.50, così come Lil Baby, e Dente che ha fatto giusto una passeggiata al n.80, i Five Finger Death Punch al n.84, Pat Metheny dopo due settimane. Escono dalla classifica anche Mina & Fossati dopo 15 settimane (troppe), e D.O.C di Zucchero dopo 17 settimane (poche). Ma la star dei dischi che lasciano la compagnia è A star is born di Lagy Gaga & Bradley Cooper, che è stato con noi 74 settimane. Gli mancavano solo sei mesi per entrare tra i

Lungodegenti. Sempre numeroso Ultimo che presenzia da 108 settimane con Peter Pan, e da 106 settimane con Pianeti. Arriva a 112 settimane Rockstar di Sfera Ebbasta e a 157 il segnetto di Ed Sheeran, ovvero ÷. Ovviamente, sono sull’altra faccia della luna rispetto ai

Pinfloi. The dark side of the moon è (ri)entrato in classifica 175 settimane fa (c’era Obama presidente, e le Olimpiadi di Rio. E si parlava di un referendum che Matteo Renzi aveva vinto da par suo). E non ne è più uscito. Questa settimana è salito al n.53, mentre The wall è sceso al n.93, una quarantena di posizioni più giù. Grazie per aver letto fin qui, a presto.

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