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Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

Altri argomenti di conversazione. Di solito, magari qualcuno lo ha notato, inizio questi sermoncini con un prologo – ma il vero scopo del giornalismo musicale contemporaneo è compensare la piattezza montante: sono così poche le scintille che dobbiamo tirare noi dei petardini. Tanto, anche se ci scoppiano in faccia, quasi tutti ce la siamo giocata da tempo. Così, per creare un po’ di spiazzamento blandamente significativo, vi informo con aria sapiente che questa settimana mi è capitato di notare che la dance-hit degli anni 90 No limit del gruppo del Benelux 2 Unlimited inizia con un call e response classico: “Let me hear you say yeah!!!”. Solo che la folla risponde “No!”. Non me n’ero mai accorto perché davo per scontato che la risposta fosse “Yeah!”, era come un percorso neuronale obbligato. E so che è un po’ tardi, oggi, per farne un argomento di conversazione realmente vincente – ma nel caso, potete anche bofonchiare qualcosa sul fatto che l’imprevedibile si nasconde meglio proprio dove non l’avevi previsto. Ed è questo che ci porta a

Il numero uno. Nella classifica ITALIANA dei presunti album balza al comando un disco pop (naturalmente ITALIANO) – ed è Crepe di Irama, che detronizza Mr. Fini di Gué Pequeno (ora n.2). Scala di un posto anche Gemelli di Ernia, ora terzo. Bene: è la settima volta, nelle 36 settimane del 2020, che un artista che non sia un rapper italiano si trova al n.1. Non sono molte, no. Nel piccolo club ci sono Brunori SAS, MeControTe, Pearl Jam, Lady Gaga, The Weeknd e Achille Lauro. Se ci fate caso, gli italiani nonrapper sono tre. E uno di loro, volendo, è un ex rapper. Irama, invece, è pop, giusto? Più o meno. Essendo uno che sa stare al mondo, Irama non si è sciupato a fare un vero album, non con il mercato dei cd colpito duro dalla pandemia e impossibilitato ai firmacopie. Crepe dura 23 minuti, e solo 14 sono nuova musica: Arrogante è il singolo spiaggioso dell’anno scorso, Mediterranea quello di quest’anno – molossi da 50 milioni di ascolti, che nessuno dei brani inediti si può sognare.

FutuIrama. Filippo Maria Fanti, 25 anni, da Carrara, cresciuto a Monza, non è al suo primo primato, ormai un po’ lo conosciamo. Non fa mai niente che possa sorprendere. Il che, in teoria, non è molto pop. Ma dopo aver fatto la sua gavetta (un quasi inutile Sanremo Giovani, la freddezza dei discografici nei suoi confronti, mesi a dimenarsi tra le squadrette bianche e blu e i giudici del teatrino di Amici) Fanti ha imparato a stare al mondo. Da tre anni ogni sua produzione va al n.1, e da tre anni offre la più ineccepibile sintesi di tutto quello che si richiede a un idolo pop italiano. Bello e tormentato, passionale e lamentoso, Sferico e Ultimoso, è l’incompreso di massa sufficientemente furbo da puntare su un’immagine da bad boy per 13enni (“Lo so che tuo padre preferisce quello scemo, dice sarò sempre un delinquente coi segni sulla pelle”) e da rappare in qualche brano, usando espressioni che sembrano la parodia del rap contemporaneo più banale e insulso: “Seguo questo flow, sento il movimento che si muove lento, non ho fretta scendo, in strada fanno bro (bro) – tra i palazzi in centro, sotto un cielo argento, cerco l’universo”.

(ovviamente, è una mia opinione che rime come queste siano banali e insulse: tra i critici rap che sanno stare al mondo, si spinge tutto a forza nel concetto di rap game, in base al quale l’insulsaggine è anch’essa stile)

Ma al di là di quegli sfoghi da artista malmostoso che inserisce in almeno un pezzo per album (in questo caso, Eh mama eh), le sue tre canzoni più ascoltate in streaming sono i tre brani spiaggiosi Nera, Arrogante e Mediterranea, uno per ognuna delle ultime tre estati. E non ha solo capito il mercato, ha capito qualcosa in più. Perché il momento più clamoroso e rivelatore del suo quarto d’ora di nuova musica è la strofa che trent’anni dopo Bella stronza di Marco Masini regala a una nuova generazione “Nella testa pensieri strani se mi tocchi con quelle mani – poi mi dici che non lo ami, con il culo sul suo Ferrari”. È un’intuizione non da poco, un immaginario rancoroso passato di padre in figlio, per far palpitare le figlie con le stesse parole che turbavano le madri. E soprattutto, è come se ci dicesse che abbiamo buttato via tre decenni, che il nostro pop è regredito con gioia, che finiremo schiacciati da Sanremo e dilaniati dagli azzeccatissimi tormentoni estivi. Forse in questo Paese non si ascolterà mai più musica che valga qualcosa, ma non ne farei un dramma: la piattezza e prevedibilità non potrà che aumentare in tutti noi la produzione di articoli brillantissimi, e di commenti sagaci sui social. Fareste cambio?

Resto della top ten. Dietro a Irama, Gué ed Ernia c’è una nuova entrata prestigiosa: la compilation Rtl Power Hits Estate 2020, tre cd contenenti tutte le azzeccatissime hit estive, con l’aggiunta in fondo dell’Inno di Mameli suonato da Federico Poggipollini, per ricordare a tutti noi come è importante sentirci ITALIANI. Vi state sentendo ITALIANI in questo momento? Non è mai abbastanza, amici, e voi lo sapete. Poi, in mezzo ad altri quattro rappusi (Geolier, Tedua, ThaSupreme e Marracash) al n.7 ci sono i Pinguini Tattici Nucleari (…sì, ancora). All’ultimo posto disponibile della top ten c’è la seconda più altra nuova entrata, Smile di Katy Perry – unica femmina e unica straniera. Non ce la fanno invece i Metallica con la San Francisco Symphony Orchestra (n.13).

Ma a proposito di stranieri. In queste ore salta fuori una notizia curiosa sulle charts del Regno Unito, che io deploro (sia il Regno Unito che le sue charts). Ovvero, la ristampa di Goats head soup (1973) dei Rolling Stones è gomito a gomito con Zeroes (2020) di Declan McKenna per il prossimo n.1 in classifica. Ora, malgrado le strazianti rivalutazioni che spettano a qualunque cosa sia adeguatamente coperta di polvere, Goats head soup resta un disco mediocre e svogliato, e gli inediti sfoderati per renderlo appetibile non migliorano la situazione: vederlo andare al n.1 in epoca moderna sarebbe una testimonianza eloquente che se l’Italia piange, Brexit non ride. Peraltro, se ascolterete l’album del giovane McKenna, noterete che grida “1973” pure lui, per come ricorda gli ultimi fluttuanti barlumi del glam-rock. Deprecando i britanni, spero che confermino ogni mia acrimonia nei loro confronti mandando al n.1 l’album più bolso dei Rolling Stones. Però non menzionavo questa circostanza per consigliarvi un disco (giammai!), quanto per notare che Spotify alla mano, i brani di McKenna (quelli nuovi) stanno facendo gli stessi numeri di quelli nuovi di Irama, se non inferiori: siamo poco sopra i 200mila ascolti. Forse i tempi in cui guardare a quel mercato con senso di sparuta inferiorità sono passati. Ovviamente sto parlando di mercato interno: se poi torna a farsi viva Adele, è ovvio che inizia un altro campionato un po’ globale. Comunque vorrei proprio vederla, Adele, uscire con un singolo a giugno e misurarsi con le nostre

Azzeccatissime Hit Estive. Qualunque cosa venga decisa dalle tante serate televisive di fine estate, la gerarchia tra i sedicenti singoli vede Ruocc’ Hunt e Ana Mena conservare il primato con A un passo dalla luna e rintuzzare la concorrenza di Karaoke di Boomdebésc e Santrìna Amoroso (n.4): sul podio oltre a Jerusalema c’è ora Hypnotized di Purple Disco Machine & Sophie and the Giants. Il che significa, cari miei, che per la prima volta dopo cinque anni sul podio c’è una sola canzone ITALIANA. Sudafricani, tedeschi, tutta gente che stava ancora nelle palafitte quando NOI già cantavamo canzoni cretine. Al n.5 c’è Ernia con Superclassico, che putacaso ribadisce l’amara esperienza di Irama, però con la sorella al posto del padre: “Davvero non ti han detto che non sono il tipo, da guardare a una festa, un pessimo partito – in fondo pure tua sorella ha detto lascia stare, ché con quelli così, si sa che ci si va a inguaiare” (spiace non sapere che macchina ha il “vecchio ragazzo” di lei che “è un coglione galattico”). Al n.6 ci sono Fred De Palma e Anitta con Paloma, al n.7 Irama con Mediterranea, al n.8 Chico (Gué Pequeno, Rose Villain, Luché), al n.9 M’Manc (Shablo, Geolier, Sfera Ebbasta), al n.10 Non mi basta più (Baby K & Chiara Ferragni). Irama resta l’unico che si presenta da solo, senza featuring. E anche di questo bisogna dargli atto.

Lungodegenti. Ci sono sette album in classifica da più di due anni, e in autunno potremmo arrivare a dieci. Per ora abbiamo il segnetto ÷ di Ed Sheeran (183 settimane), Rockstar di Sfera Ebbasta (137 settimane), Ultimo con Pianeti (131 settimane) e Peter Pan (134 settimane), 20 di Capo Plaza (124 settimane) e Potere (il giorno dopo) di Luché (114 settimane). Ne manca uno, perché è dei

Pinfloi. The dark side of the moon ha compiuto 200 settimane consecutive in classifica dal suo ultimo ritorno in top 100. Le festeggia al n.71, sette posizioni sopra The wall. La settimana scorsa avevo unilateralmente sentenziato che il primo è per chi ama i cani, il secondo per chi ama i gatti. Mi sento in dovere di fare ulteriore chiarezza nella insidiosa rete dei dualismi, affermando che The dark side of the moon è per chi preferisce fare la doccia, The wall per chi predilige il bagno in vasca. Mi pare così evidente che mi rifiuto sdegnosamente di dare spiegazioni.

Grazie per aver letto fin qui, a presto.

4 Risposte a “Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020”

    1. Per me evidentemente no. 🙂
      Basta solo dire che Dancing with Mr. D. è il raro caso di album che si apre con un pezzo che sembra annoiare anche chi lo sta suonando. Comunque, posso elencare almeno altri dieci dischi migliori, su due piedi:
      Beggars Banquet, Let it bleed, Sticky Fingers, Exile on Main Street, Tattoo You, Some Girls, It’s Only Rock’n’Roll, Out of Our Heads, Voodoo Lounge, e persino Their Satanic Majesties. E se devo dire la verità, fossero in offerta a tre euro tirerei su Black and Blue ed Emotional Rescue e Aftermath e Between the buttons prima di lui. E i primi due, ovviamente. Ecco, ora che ne ho altri quindici, possiamo parlare di Goats head soup. 😀

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