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AMARGINE

Liga Ebbasta – TheClassifica, 52/2020

Pre-lato. Mi muovo in una provincia confusa e irrilevante, anche se stranamente le carte la segnano ancora bene in vista. È una provincia provincialissima, e lo è sempre di più, ogni anno che passa. Questa provincia un tempo era un mondo intero, pieno di fascino e di importanza, quasi tutto quello che vi succedeva aveva un significato, anche se non sapeva di averlo o non lo voleva. Ora il significato glielo diamo noi, un po’ per abitudine, un po’ per non sentirci dei pifferi che stanno sprecando la loro vita. Alcuni, come me, si raccontano che non è vero che la stanno sprecando, che in questa decadenza ci sono in realtà dei segni importanti, delle chiavi per capire quello che abbiamo attorno. O quanto meno, per godercelo in qualche modo. E se lo raccontiamo con forza, credendoci, può diventare vero – non è così che funziona? Qualcuno si lagna e rimpiange i fasti delle ere precedenti, ma altri ogni giorno spargono sincero entusiasmo per quello che scorge nel presente e nel futuro. Certo, ogni tanto qualcuno ci scrive, da altre marche e contee decadute, con una convinzione che ci suscita qualche dubbio: “Il teatro? Non è mai stato così vivo!” “La poesia? Vibra di forza inusitata!” “Il fumetto contemporaneo brulica di maestri!” “Le ironie su noi appassionati di fotoromanzi sono fuori luogo, siete male informati!”. Se lo dicono, sarà vero. Di nuovo: tutto quello che convince abbastanza gente, a suo modo è vero. Personalmente poi ho molta ammirazione per tutti gli entusiasti, perché saltare su un carro che si muove piano e gira in tondo implica che il trasporto ce lo hai dentro, mica come quelli che sono accorsi quando era facile e la luce era così forte da illuminare tutti. Ora bisogna averla dentro. O comunque, avere un bel lanternone. A proposito di carri, in questa provincia provinciale nelle ultime tre settimane è passato un piccolo carro di trionfo che nessuno ha visto. Sopra c’era
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Il numero uno. Sì, sopra quel carro c’erano Sfera lo Sferoso, il Famoso dei Famosi, il supergiovane superbanale che indossa i supervestiti. E dietro di lui, MiticoLiga, il sessantenne ingrugnito, il rocker dolente le cui canzoni sono bizzarramente simili tra loro almeno quanto i pezzi di uno stilosissimo trapper forte di fighissimi PRODUCERS e featuring pieni di dollari e successo.
Ebbene, quello che è successo è che MiticoLiga è uscito col suo album da 27 minuti, corto come devono esserlo tutti i cosiddetti album oggi, per poi essere allungati con altri sedicenti singoli nei prossimi mesi. E il suo album 7 è salito sul carro del n.1, spodestando il disco italiano che ha fermato il pianeta, ha unito i giovani, ha commosso il web, ha eccitato i media, ha vinto il Pallone d’Oro, ha resuscitato i morti (o perlomeno, un famoso mensile che era morto ma pur di compiacerlo è tornato lazzarosamente in edicola), ha mobilitato le piazze (una, di sicuro). E dopo tre settimane, è ancora lì al n.1, mentre il Famoso dello Sferoso ha occupato il trono per due settimane. Come è potuto succedere? Solo perché gli anzyani si sono precipitati a comprare i dischi (quelli rotondi) nei NEGOZI? Acquistando già che c’erano gli album di altri vegliardi come San Claudio Baglioni o Renatone Zero? O c’è qualcos’altro dietro questa rivincita dei boomer? Non so se è questo. Ho però una umile opinione.
Nella Mia Umile Opinione, da parecchi anni il MiticoLiga scrittore è più interessante del MiticoLiga cantautore, e tuttavia in ogni disco, per quanto cringioso, ci sono almeno due se non tre pezzi che fanno pensare che certi giorni MiticoLiga sembra avere capito chi sei. Laddove a Sferone, di chi sei tu, di chi sono i suoi poveri villani, non gliene fotte una stringa delle sue stupide scarpine firmate – e il fottersene non lo rende un king, come dicono gli influencer e i lobotomizzati: lo rende semplicemente una delle centomila celebrities che sono toccate alla serva nazione – e tuttavia, una celebrità abbastanza inutile da essere assegnata a questa provincia fatta di canzoncine e styli e gente eccitabile in cui io e forse anche voi vi muovete. Per contro, e lo dico con una certa sconfitta rassegnazione, MiticoLiga è ancora in grado di pensare a se stesso come a uno che al bar ti offre qualcosa e ti racconta e poi ti ascolta e ti dà la sua contegnosa pacca sulla spalla, e ti dice quelle cose cringiose che ti aspetti che dica (“Vuoi vedere che la fortuna è cieca e che la sfiga ha dieci decimi da sempre”), con lo stesso tono di voce, lo stesso crescendo, le stesse ripetizioni, le stesse esatte note di venti, trent’anni fa. Eppure tutto questo oggi non può più realisticamente essere un male: certamente non è una cura, ma di colpo sembra così lontano dalle gherminelle della contemporaneità, dal distacco, dal kinghismo e queenismo, dal vuoto pneumatico, dall’ironia falsissima, che mi sembra più vicino allo spirito del derelitto 2020 di quanto non lo sia il 90% dei capolavori nelle liste degli album dell’anno. Mondo bastardo, trovo una parvenza di verità persino nell’ennesimo duetto con la perennemente duettante Elisa (…ma apprezzo molto che lo abbia messo per ultimo).
E così, pure questo succede in questa provincia piatta delle musichine che io abito. Che i re sono buffoni, e che i vecchi sfuggono alle trappole che i giovani mettono per se stessi. Forse la verità è che non ne posso più di entrambi, dehehihohu. Però dovrà pur capitare da queste parti qualcuno di meglio l’anno prossimo, no? Se l’aspetto con forza, verrà. E metterà in fila sei note ammodo. Mi accontento anche di cinque, dai.
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Resto della top ten. Lo Sferoso risale al n.2 scavalcando San Claudio Baglioni, e alle loro spalle avanza Michael Bublé con l’album fantasiosamente intitolato Christmas. Al n.5 c’è TZN Ferro, seguito dai Pinguini Tattici Nucleari (non con il disco che è stato in top ten tutto l’anno, questo è quello nuovo) e dalla nuova edizione di D.O.C. di Zucchero. E ci sono anche Bruce Springsteen (detto il Boss) al n.8 e AC/DC al n.9 e Paul McCartney al n.9, è una classifica piena di anziani e di extracomunitari come fosse ancora il 1980 o il 2000 o il 2010 e la gente si fosse regalata dei DISCHI – cosa che i discografici avranno accolto con autentica sorpresa, i loro capi inglesi non li avevano avvertiti che sarebbe successo, ma è andata proprio così, MiticoLiga vende ancora molti cd, gli altri non li stampano nemmeno più, Sferone li mette in vendita solo per il gusto di fare le SupersexydeluxeDubaiEdition da cinquemila euro. E le classifiche sono fatte in modo da tener conto sì dello streaming, però certo se uno vende un coso di plastica che da solo vale quanto un anno di abbonamento a Spotifone, è anche sensato che la FIMI lo voglia premiare un pochino. E poi, è ovvio che Sferone risalirà in vetta quando i teen saranno a casa da scuola annoiati. Però qualcosa, nel superinvestimento titanico che ha permesso alla superstar di Spotify di non entrare in nessuna classifica del mondo, non ha funzionato così meravigliosamente.
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Sedicenti singoli. Nemmeno qui notizie edificanti per Sfera Esfera: Mariah Carey ha ripreso il n.1 nella settimana natalizia (e non le era mai successo prima, in Italia), lasciando Baby in un angolo al n.2, stretto in una morsa festosa tra All I want is eccetera e It’s beginning to look a lot like eccetera di Michael Bublé. Al n.4 c’è addirittura Jingle Bell Rock di Bobby Helms, canzone brutta e cretina la cui presenza è un trionfo del globalismo aggressivo delle playlist di Spotifone, ed è soltanto per l’irritazione che la parola “globalismo” provoca ai sovranisti che la sua presenza va catalogata tra le buone notizie. Mentre tornando a Sferone, non va bene NEMMENO al nuovo singolo Famoso, che NON era incluso in “Famoso”: debutta solo al n.5. Povero Sferone! Penserà che ce l’ho con lui. E solo perché è famoso.
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Altri argomenti di conversazione. Tutti e tre i volumi di Renato Zero escono dalla top 10 degli album, mentre l’ennesima coraggiosa sfida di Achille Lauro non ci è mai entrata ed è al n.56 – e se al suo entourage non dispiace vorrei anch’io un capo di Gucci per aver nominato il suo pacchiano e insulso progetto dandogli #visibilità. Anzi, no, lasciate stare: l’ho avuta, una volta, una cintura di Gucci, non so come mai. Era orrenda in modo peculiare – anche se certamente fighissima. Al n.19 debutta l’album di Blind, della trasmissione XFactor – vedete? Esiste davvero. Anzi, pensate che la vincitrice Casadilego è entrata al n.75. Evermore, dell’artista più popolare del mondo in carica (secondo i discografici uniti) cioè Taylor Swift, è entrato al n.26 la settimana scorsa e langue al n.30 questa settimana. C’è chi sta peggio! Sono usciti dalla top 100 The Zen Circus dopo due settimane, Nuda di Annalisa dopo 10 settimane, Testa o croce dei Modà dopo 2 settimane, Riot di Izi dopo 7 settimane, Fabrizio Moro dopo 4. In compenso ci sono i
Lungodegenti: capeggiati da Ed Sheeran con il segnetto ÷ (199 settimane), poi Ultimo che sfoggia Peter Pan e Pianeti (150 e 147 settimane), Capo Plaza (140 settimane per l’album 20), Elisa il cui Diari aperti Segreti svelati è in classifica da 113 settimane consecutive, Salmo che con Playlist è a 111, e il Post Punk di Gazzelle entrato 108 settimane fa.
Chi manca? Caspita, proprio lo Sferoso, il cui Rockstar è uscito di classifica dopo 151 settimane. Oh, ma buone notizie mai, pover’uomo.
Non manca invece, con l’ennesimo record di permanenza, quel disco, sì, quel disco dei
Pinfloi. The Dark Side of the moon è nella top 100 italiana da 216 settimane di fila, e non era mai successo a nessun album – però è al n.66 quindi muto e porti rispetto a The wall che è al n.44. E lo dico nella dolorosa consapevolezza che tra i due, The dark side of the moon è il panettone mentre The wall è il malevolo brioscione chiamato pandoro. Grazie per aver letto fin qui, buon anno.

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