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AMARGINE

TheClassifica 17. L’eterna lotta tra il bene e Miley

Di ScriviVecchioni non posso parlare. Anche se è al n.2 dietro ad Alessandra Amoroso. Non ne parlo perché mi sono reso conto che nella vita ho attaccato più lui che i Territori del Nord-Ovest. Tant’è che l’ultima volta che l’ho fatto su Rollinstòn ho cercato persino di vezzeggiarlo, aiutando i suoi fan a riscoprire alcune perline del suo passato, che per forza di cose sono canzonidautore. Se volete leggere – e ascoltare – è qui. Sotto.

http://www.rollingstonemagazine.it/musica/rubriche-musica/fallito-e-invidioso-rubriche-musica/fallito-e-invidioso-roberto-vecchioni-e-cinque-pezzi-nobelissimi/

Al n.3 c’è Miley Cyrus. Al n.4 scende Luca Carboni, seguito da Jovanotti. Rientrano in top ten con prepotenza (lamentosa, ma pur sempre prepotente) i Modà, che salgono dal n.13 al n.6. Dal n.7 al 10, un po’ di dischi che erano già in top 10: Gianni Morandi, Emma, Sting, Negrita. Esce dalla diecina principale Justin Timberlake, dal n.5 al n.21 (tonf!). E fanno peggio, ma era nell’ordine delle cose, i dischi con la fan base più esigua, quelli di Fritz Da Cat (dal n.8 al n.29) e Alter Bridge (dal n.9 al 26).

Pensate anche voi quello che penso io?
Qui tocca parlare di Miley Cyrus
Lo so, lo so.
Facciamo che non parlerò della sua lingua, o della danza un po’ sguaiata con la quale si è guadagnata le home page di mezzo mondo. In fondo la sua bagascizzazione era più che preventivabile. Non c’è modo di sedersi al tavolo grande del pop femminile contemporaneo senza intemerate porcone, tra Rihanna e Gaga e Katy. Cioè, dopo averlo fatto in ogni dove, Madonna ha aspettato il 2012 per tirar fuori le sise sul palco. E quella più intellettuale del gruppo, Shakira, in concerto si cimenta con il movimento mammario più forsennato che si sia mai visto dalla scena dello strip club del Laureato a oggi.
Miley, dopo il mezzo flop dell’album precedente, Can’t be tamed – n.3 in Usa, n.8 in UK, numero uno in nessun posto – aveva una sola carta da giocare: quella lì. Oggi il suo disco Bangerz (canzoni firmate da 32 autori, prodotte da 13 produttori) è n.1 in Usa, UK, Australia, Canada, Irlanda – tutti i Paesi dove parlano la sua lingua
(damn, avevo promesso di non parlarne, della lingua) (anche se è il caso di tenere a mente l’appropriazione simbolica della lingua, che un tempo fu patrimonio del rock, dai Rolling Stones ai Kiss) (…ma torniamo alla madrelingua)
Il che suggerisce che i testi giochino una parte importante nel successo di Bangerz.
Per esempio, c’è un pezzo in cui lei gli fruga il cellulare e scopre che lui fa il cretino con un’altra e lei prima ci soffre, ma sapete cosa?, alla fine gli manda un messaggio con scritto: 
“I got two letters for you
One of them is F
And the other one is U”.
Il pezzo si chiama FU. Da non confondere con Fuck You di Lily Allen e Fuck You di CeeLo Green, e con Fuck It di Eamon e con Vaffanculo di Marco Masini. Però ammetterete che sono pezzi che hanno sempre un ampio potenziale di condivisione tra ragazzine. Di 15 o 35 anni.
Oppure c’è Do my thang:
“Bang bitch you think I’m strange bitch
It’s bananas like a fucking rangatang bitch
Don’t worry ’bout me, I got it all arranged bitch
Mind your business, stay in your lane bitch.
We do it, we do it, we don’t give a fuck”.

Avrete notato quindi che Miley ha imparato a dire le parolacce.

Vediamone un’altra. Get it right:
“You’re sexy sexy
I got things I want to do to you
Make me make me make my tounge just go do do do”
(maledizione, riecco la lingua) 

In Love money party afferma:
“Love, money, party, love, money, party
We want love, money, party”.

Nel singolo We can’t stop, INVECE, canta
“We like to party
Dancing with Miley”.
“Miley” viene pronunciato un po’ alla Piero Pelù. Così, ha spiegato Miley al Daily Mail, gli americani che hanno “più di 10 anni” sono autorizzati a pensare che stia dicendo “Molly”, nomignolo della allegra droga MDMA, quella di Breaking Bad. Evvèdi la citazione pop.

In Bangerz ci sono Pharrell Williams, Nelly, Britney Spears. Come dire: i soldi li abbiamo spesi. I soldi a Destiny Hope (vero nome di Miley) non sono mai mancati. E’ figlia di un miliardario. Billy Ray Cyrus, cantante country. Come tutti i cantanti country, qui non ne sappiamo nulla. Ma per farvi capire: nel 1992 Automatic for the people dei R.E.M. vendette 18 milioni di copie, e fece dire alla Warner Bros: questi qui, copriamoli di dollari (il famoso contratto da 80 milioni di $).
Ecco, Billy Ray Cyrus quell’anno pubblicò Some gave all, suo album di debutto. E di quel disco vendette 20 milioni di copie. Poi ha fatto altri dischi (tutti di platino). E poi televisione.
Destiny Hope detta Smiley (e quindi Miley) ha fatto le elementari. Poi basta: sapeva già tutto quel che c’era da sapere per fare televisione. 

…Finora non vi ho detto niente di realmente interessante, vero? Dov’è, DOV’E’ quel pindareggiare cui vi ho abituati?
(arriva)
Destiny Hope non ha mai realmente vissuto se non nel successo e nella cultura pop. Fin dalla nascita. E’ il pop al cubo (sul cubo). Non può, non potrà realmente cantare altro. Questo la rende perfetta per il pop attuale. Ogni cosa che le è capitata e che le capiterà, è pop. Le mancava giusto la inevitabile spruzzata di hip-hop per completare il quadro.

E’ interessante che il pop e l’hip-hop stiano finalmente, faticosamente provocando qualche crepa nel muro dello snobismo della critica musicale, ma è sintomatico che succeda proprio nel loro momento di massima autoreferenzialità. E quindi, quando ci eravamo messi il cuore in pace per l’agonia del rock, pensando che alla fine ne potremmo fare a meno (in fondo lo facciamo già da tempo), ecco che si fa strada l’inquietante certezza che il pop sia salito al governo semplicemente per celebrare lo stand-by. Per assecondare la società eccitata. Per magnificare la realtà percepita.
Al rock è sempre stato attribuito questo ingenuo sogno di cambiare il mondo. Non mi ci metto nemmeno, a discuterne la plausibilità. La musica pop, come sogno, ha LOVE – MONEY – PARTY.
Non so voi. Ma mi chiedo se ce l’ho anch’io, quel sogno lì.
Perché mettiamo che invece ho quello di cambiare il mondo – beh, posso oggettivamente farlo parlando di musica pop? Nah. E poi a che pro, dai: parlare di pop, lo fa già il pop. E’ tipo I POTERI FORTI, il pop: deve comunicarvi che ogni resistenza è vana. E io invece vi dico NO!
“NO!”
(visto?) (l’ho detto, che l’avrei detto)
NO! No, amici, non cedete a Miley, non cedete a Gaga, non cedete a Rihanna o Katy, a Modà o Marco Mengoni. Piuttosto ascoltate Scrivivecchioni, toh. Almeno terrà allenato il vostro fastidio.
(ho finito) (grazie, grazie) (cosa sarei senza di voi)

3 Risposte a “TheClassifica 17. L’eterna lotta tra il bene e Miley”

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