La verità insospettabile su Madonna e il Boss – ClassificaGeneration Stagione III, episodio 19

«And nothing has been alright since Bruce Springsteen, Madonna
Way before Nirvana»
(Bowling For Soup, “1985”)

Il numero uno. Correva il 9 febbraio 1985 quando Like a Virgin, fino a pochi giorni prima n.2 nelle charts americane, scavalcò Born in the USA che si accomodò alle sue spalle. Il fatto che siano tornati a contendersi il primato sottintende che i due Grandi Vecchi non si sono fatti problemi riguardo alla concomitanza dell’uscita: in effetti perdere lo scontro con un rivale del proprio lignaggio è meno umiliante che arrivare dietro a giovani rappusi eventualmente destinati a sparire in un anno e mezzo.
A margine: non ho trovato una singola foto che li ritragga insieme. In 35 anni. Viene persino qualche sospetto – vuoi vedere che… E dire che Madonna è stata fotografata persino con Bob Dylan. E altri due tizi.
Anche Bruce Springsteen è stato fotografato con Dylan. Pure nella sua foto però c’era questo tipo un po’ presenzialista che lo distraeva. Ma insieme, mai. Possibile che in tutto questo tempo non si siano mai incontrati? Chissà, forse non si piacciono molto. Magari prima di diventare migranti, i nonni napoletani di lui hanno fatto brutto ai nonni abruzzesi di lei.

Sta di fatto che Madame X ha ottenuto la prima posizione in USA, con 96mila “unità album”, contro le 66mila che valgono il n.2 a Western stars. Va tenuto conto che molti fan di Madonna hanno in realtà acquistato il bundle cd+biglietto del concerto. Altrove non si poteva. Così in Germania Springsteen ha avuto il n.1 e Madonna il n.5. Nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, il Boss è entrato al primo posto, Madonna al secondo. In Francia, bocciati entrambi, in vetta c’è il rapper Nekfeu; Springsteen è terzo, Ciccone quinta. E anche in Italia, tendenzialmente, è piaciuto più lui di lei. Per ora.
Penso siano entrambi soddisfatti dei piazzamenti succitati: a fronte del loro vero core business – i concerti – le graduatorie dei presunti album sono più che altro una questione di prestigio, di piccole medaglie su uniformi stracariche, ma anche una questione di titoli e sottotitoli ritwittati da noi pecorelle e sottopecorelle. Però una cosa vale per entrambi: ancora ci tengono, agli album – e a quello che rappresenta(va)no: un manifesto momentaneo, un autoritratto, un discorso alla nazione che ormai non si USA più, a meno che non sia un discorso sul successo. Invece Springsteen e Madonna, mai fotografati insieme e antitetici in quest’epoca persino più che negli anni 80 (al di là del comune sostegno a Hillary Clinton), cercano ancora, dopo cent’anni, di interpretare e raccontare il mondo in una dozzina di canzoni. Cosa che Drake o Kanye West, Beyoncé o Ed Sheeran, insomma i top player di questo decennio, fanno giusto se il mondo là fuori ha la mala creanza di insinuarsi nel loro.

Ma qui finiscono le affinità. E iniziano le divergenze. Intanto, è molto interessante che un disco americanone come Western stars abbia avuto meno successo in patria di un disco poco americano come Madame X. L’album del Boss è stato tra l’altro approvato quasi incondizionatamente dagli springsteeniani, con le prevedibili, impagabili encicliche sulla Vita del Santo e l’estatico stupore per ogni leggendaria parola da lui pronunziata. Bisogna riconoscere che è un disco che va a incastonarsi in modo impeccabile nella sua discografia, una sorta di Nebraska riconciliato, con archi che salgono fino alle nuvole, cantato con un aplomb da vecchio Bruce Cash che imbraccia il suo Steinbeck e caracolla nella prateria tutto pieno di pathos. Occhio: se non fate parte della Chiesa Del Sacro Cuore di Bruce, forse verso la decima traccia andrete a farvi controllare i trigliceridi perché tutto è epicamente struggente – anche se un po’ rigido come la camminata di John Wayne: pur di mantenere quel clima solenne prende certe canzoni e le piega verso una direzione innaturale (Hello sunshine, un cavallo lento che fa salire su un treno merci, o Tucson train, che se fosse suonata con le chitarrone sembrerebbe uscita da The river, o il laconico pezzo che dovrebbe mettere allegria, Sleepy Joe’s Café, che sollazza più o meno come una barzelletta raccontata dal dr. Burioni). L’obiettivo è non deviare mai da un contegno maturissimo, dal perenne chiedersi che ne è stato di Gary Cooper, “the strong, silent guy”, e dalla diffusa voglia di montare a cavallo e farsi la Old town road, in un’America così frastornata che si guarda indietro con nostalgia e nella quale persino Lady Gaga si scopre un cuore country… Ma non Madonna.

Resto della top 2. Madame X è l’opposto di Western stars. Un pastrocchio attraversato da lampi di genio, un album di inquietudine spasmodica, che a tratti sfida il ridicolo. Il disco di una che ha capito (…forse) (deogratias) di non poter più competere nel gioco delle divette sue nipoti, sicché tanto vale buttare all’aria il tavolo con tutte le carte. Non è un disco riuscitissimo, diverse canzoni sono tentativi un po’ goffi di cimentarsi coi generi più trendy e superarli a destra. Ma è difficile considerarlo noioso, ed è ingeneroso non apprezzare il tentativo di rimanere fedele a quella sua fama di audace collezionista di impulsi. Purtroppo, detto questo, al momento della resa dei conti
1) è verosimilmente impossibile che questa musica possa catturare l’attenzione dei minorenni
2) per quanto riguarda i maggiorenni, a meno di abili remix dei prossimi singoli le sarà difficile suscitare un qualche interesse a chi non è già suo suddito.
C’è però qualcosa di ammirevole nella testardaggine d’altri tempi con cui prova a fare una musica che guardi oltre la meccanica applicazione di quei furbi espedienti che funzionano. Il personale timore di chi scrive è che aver salvato l’onore con il n.1 americano la convinca di essere ancora una volta nel giusto, di essere la sempiterna vecchia volpona che conosce il suo pollame, privandoci così del frutto di un fruttuoso insuccesso, insomma di un successivo Madame Y cruento e indignato, di nuove Confessions liberate da quei compromessi col pop globalone che creano alcune delle zone vischiose e un po’ unte di questo disco bizzarro e ambizioso.

Resto della top 10. Madonna riesce se non altro col suo n.2 a precedere l’album dell’artista italiana di cui siamo più fieri, Elettra Lamborghini, che va al n.3 col suo capolavoro Twerking queen, un album letteralmente costipato di arte e sentimento. Scende subito al n.4 Jovanotti, mentre Giordana Angi sale al n.5 superando Alberto Urso – ma rimangono Amici. Chiudono la prima diecina Ultimo (con due album), Salmo e Billie Eilish. Ne vengono estromessi Izi, Avicii e Liberato.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla classifica con sollecitudine (una settimana di permanenza) Tuscaloosa di Neil Young e il cofanetto della Rolling Thunder Revue di Bob Dylan; dopo sei settimane L’infinito di Vecchioni è piuttosto finito, e dopo 28 settimane di gloria che non aveva conosciuto alla sua uscita italiana, ci lascia A night at the opera dei Queen. Gli album da più tempo nella top 100 sono Hellvisback di Salmo (176 settimane), The dark side of the moon (137), Il Segno del Diviso di Ed Sheeran (120), Evolve degli Imagine Dragons (due anni esatti! Chi lo avrebbe detto) e Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126 (103 settimane). La casa discografica Universal ha 52 album in classifica su 100.

Anniversacci. Mi corre l’obbligo di segnalare che le sempre crescenti messe in suffragio per ricordare album usciti quando si poteva lasciare aperta la porta di casa hanno portato in classifica Oro incenso e birra di Zucchero (n.27), Unknown pleasures (n.34), Squérez? (n.35) e per fortuna anche Nevermind (n.98), del quale è SEMPRE l’anniversario. Curiosamente, sono tutti titoli Universal.

Sedicenti singoli. Nella classifica degli accattivanti tormentoni, Veleno7 di Gemitaiz e Madman cade subito dal primo al nono posto, mentre OstiaLido di J-Ax si riprende il n.1. Ma incombe minacciosa al n.2 la predestinata Jambo di Giusy Ferreri, Takagi & Ketra. Calipso di Charlie Charles e dei suoi Nuovi Bimbi chiude degnamente il podio al n.3. Lo so, volete sapere dov’è Playa di Baby K. Passa dal n.18 al 17, si vede che la playa si è un po’ arenata. Comunque, lo so che vorreste sapere di più e credetemi, non vedo l’ora di parlare solo di orrende hit dell’estate – del resto sta arrivando la stagione in cui il mercato degli album passa sostanzialmente a

Miglior vita. Nove album in classifica sono di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di temperature percepite. Questo numero, va da sé (perlomeno, dovrebbe andare da sé, ma non è detto che ci vada) non include i Nomadi, né il Banco del Mutuo Soccorso, né – malgrado le insistenze dei discepoli di Syd Barrett, i

Pinfloi. The dark side of the moon scende di cinque posizioni e va al n.69, The wall rimane imperturbabile al n.87, pronto a essere chiamato in causa qualora venisse veramente realizzato un muro tra Italia e Slovenia, idea che mi ha riconciliato col presente Governo e spero ci siano le condizioni per realizzarlo al più presto, e che altrettanto presto si verifichino le condizioni per dedicarlo alla cara memoria del povero Luca Morisi.