La festa un po’ pallosa di Jovanotti – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 18

«Quando io ti guardo mentre passi, fai tremare tutti i sassi
Col tuo semplice procedere così sicura di te mi fai sentire un poeta
Anzi di più un profeta
Che annuncia al mondo l’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era»
(Lorenzo Cherubini, Nuova era, 2019)

Per quanto riguarda il n.1. Chi vi scrive ha spesso dovuto, in circa 10 anni di accanita theclassificazione dei presunti album, mettere a verbale – accanto a svariati capolavori che non cito per non dilungarmi (…mi ci vorrebbero almeno due righe) – dei n.1 piuttosto spiacevoli. A volte brutti, a volte fastidiosi, a volte bolsi, a volte furbi.
Ma raramente mi ero imbattuto in un DiscoPiùVenduto insipido come JovaBeachParty. Specie pensando alle premesse riassunte dal titolo. La festa! La spiaggia! Il 52enne ragazzone immancabilmente carico di energia, energia, ehehehe!
JovaBeachParty consiste in sette brani di ritmatismo senza particolare nerbo; non viene dall’ombelico del mondo, ma da qualche altra parte del corpo – diciamo la milza del mondo, toh. Dura 31 minuti e si direbbe che inciderlo ne abbia richiesti 28. Se questi pezzi significano qualcosa, è semplicemente “Ehi amici, guardate che vengo a suonare sulle spiagge, sarà una figata mai vista, ehehehe!”.
La verità è che questo album, facile n.1 in un mese in cui con 3mila copie potete sbaragliare la concorrenza, non è diverso da una copertina su un giornale: fa parte della strategia per comunicare il cantagiro balneare di Cherubini, idea (questa, sì) originale nel campionato dei megashow allestiti dalle decine di fantasuperbig italiani
(un numero sempre più ingente di artisti top, che non sappiamo più dove mettere) (…ma che ci dobbiamo tenere, perché all’estero non li vogliono) (i porti sono bloccati) (per loro fortuna, è una fase sovranista anche musicalmente, quindi ce n’è per tutti)

Ora (cit.). Jovanotti fa questo lavoro da sempre: se avete 30 anni, quando siete nati era già lì. Sa quello che fa. E fa quello che vuole. Perché, per amore di esempio, mentre un MiticoLiga, entrato peraltro in scena 2-3 anni dopo di lui, non cambia praticamente mai strada (e se le sue canzoni mostrano un po’ la corda, può anche imputarlo ai limiti del cosiddetto genere musicale) Jovanotti si è invece guadagnato il privilegio di poter fare il tipo di canzone che più gli garba. La maggior parte dei suoi colleghi ha scelto (o ha dovuto scegliere) di scolpire il marmo, o il bronzo, o il legno, o la plastica (in alcuni casi, il guano). Lui, passando anche per qualche sano esperimento fallimentare, può permettersi di lavorare il materiale che desidera, dall’EDM alla cumbia, dal rock al soul, dall’afrobeat alla burrata melodica che decanta una donna fantastichissima e straordinaria e magnifica (…se sia anche un po’ divertente non si sa – ma non sembra).
Il corollario è che uno che tra i 45 e i 50 anni riesce a scrivere alcuni dei suoi singoli migliori (Tutto l’amore che ho, Il più grande spettacolo dopo il big bang, Sabato), implicitamente quando ci sommerge di lagne dolciastre ricche di aaaAAAah tipo Baciami ancora o Ragazza magica, è perché ha fatto i suoi calcoli. Analogamente, quando ciondolando tra i bonghi, nel suo flusso ininterrotto di compiaciuta verbosità (perché fa veramente fatica a tacere, e a non emettere perlomeno un aaaAAAah) sfodera “Dammi un altro bacio, ti porto sulla lunaaa”, è perché non vuole fare meglio di così, perché non ritiene sia il caso di fare meglio di così.
Pazienza se i testi sono di una pochezza straziante, l’importante è far arrivare il Beach Party; e la strategia pubblicitaria scelta per il prodotto non può essere troppo pretenziosa: l’idea è venderci la sua positività e vitalismo, venderci la Nuova Era, ma soprattutto venderci la sua Fiesta. E a un livello più sottile, comunicare agli addetti ai lavori che se vuole può giocare a fare il contemporaneo chiamando a sé il RE MIDA Charlie Charles, il RE MIDA Dardust, il RE MIDA Rick Rubin, il RE MIDA Dj Ralph.

Il punto critico è quando ci si chiede se davvero sta comunicando qualcosa di piacevole. Nella Mia Stupida Opinione, frasine come “Non ci siamo per nessuno siamo nel futuro, vagabondi dentro all’iperspazio, mc al quadrato l’energia che esplode, dammi un altro bacio” oppure “Siamo come il cielo: confini non abbiamo, siamo come il vento: nessuno ci comanda, siamo come pioggia, quando Dio la manda”, o “La deriva dei continenti ci avvicina, con un salto siamo in Cina; verso i tropici e poi qui. Con te mi sento una cosa sola, due sillabe della stessa parola” sono stomachevoli in un autore che abbia rispetto di se stesso anche se sembrano efficaci nel momento in cui si vuole semplicemente comunicare la festa l’energia e le altre sempiterne ciance. Forse pure i fan più strenui (molti dei quali si annidano tra i mediapeople) potrebbero giudicarli dei jovanottismi da parodia alla guisa di Checco Zalone: roba troppo brutta e banale persino per un prodotto usa-e-getta – e vi faccio grazia delle frasi da temino globalista delle scuole medie, roba che Viva la libertà al confronto pare scritta da Leonard Cohen. Ci sono pochissimi guizzi degni di lui (“Saremo soli al mondo come due bonobo nella foresta vergine di questa strobo”). E quanto alla musica, è ovvio che sia lui che i favolosi PRODUCERS hanno deliberatamente deciso di non sbattersi troppo. Il sospetto è che pensino che non ne valga la pena. Tanto, in radio non suona peggio di tante altre cianfrusaglie. Ma poi, che lui sia comunque al n.1 e loro siano comunque RE MIDA, non è contestabile.
Quindi, cosa si oppone a una robetta da nulla che riscuote consenso?

(qui è dove potrei ricordarvi il leit motiv di questi circa 10 anni di theclassificazione. Ovvero, il n.1 nella classifica degli album è un po’ come il n.1 del Paese) (ma non sarò così didascalico)

Dicevamo: cosa si oppone, al Successo?
Non ho una finanche vaga risposta. Il Successo è un Dio di terrore, sanguinario e ghignante, disperatamente adorato a destra ma soprattutto a sinistra. E con buona pace di Andy Warhol, né 15 minuti né 150 anni possono bastare, per placare la fame di Successo. Forse bisognerebbe organizzare una spedizione tipo la scalata dei Titani all’Olimpo o il viaggio di Frodo Baggins, allo scopo di sorprenderlo e scagliarlo nelle viscere della Terra. Però prima bisognerebbe sapere dove sta di casa. Ma non guardate me perché decisamente non ne ho idea.
Ciò sentenziato, mi pare di poter chiudere col n.1 e passare al

Resto della top 10. Il tenorino lascia, ma tiene: l’Amico Alberto Urso passa infatti dal n.1 al n.2 dove precede l’altrettanto Amica Giordana Angi. Al n.4 si adagia Ultimo con Colpa delle favole, con Peter Pan che scende al n.10. Entra al n.5 il postumo Tim di Avicii che si inserisce davanti a Billie Eilish (n.6) e all’inestirpabile Salmo (n.7 con Playlist). Balzo di 22 posizioni per Liberato al n.8; c’è spazio per Izi al n.9. Escono invece dalla prestigiosa diecina Marco Mengoni, Coez e i Nomadi (dal n.6 al n.20).

Altri argomenti di conversazione. 51 album in classifica su 100 sono prodotti o distribuiti da Universal Music.
Sbaglierò, ma è circa il 51%.
Mi sbilancio: è più della metà.
(ammetterete che alla Universal hanno davvero un prodigioso intuito riguardo a quello che ci piace)
L’album da più tempo in classifica è incrollabilmente Hellvisback di Salmo (175 settimane), seguito da The dark side of the moon (136), il dividendo di Ed Sheeran (119), Evolve degli Imagine Dragons (103) e Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126. Che dischi diversissimi tra loro, no? Entrano al n.28 i Jonas Brothers, al n.32 Santana e al n.55 Tuscaloosa di Neil Young & the Stray Gators, che ho persino paura a guardare cos’è. Entra invece al n.77 il cofanetto da 14 cd della Rolling Thunder Revue 1975 di Bob Dylan: costa poco (60 euro su Amazon) ma la sua posizione così bassa risente della mancata entrata nella top 20 dei vinili (che non costano molto di più, però presumo occupino un bilocale).
Escono dalla classifica dopo una sola settimana Untitled di Gemello che era entrato al n.18, Teenager di Jefeo che era entrato al n.33, She is coming di Miley Cyrus entrato al n.44, e poi Raige, Mameli, Mario Venuti, Massimo Di Cataldo, Morrissey. Che ecatombe, vero? Poi, escono anche Tyler, The Creator dopo due settimane, Alvis, Banco del Mutuo Soccorso e The National dopo tre, Fast Animals & Slow Kids dopo 4, Mostro dopo 5, Cranberries e Gino Paoli dopo 6, Francesco Renga dopo 7 settimane, Fiorella Mannoia dopo 9, Il Volo dopo 14 settimane e Travis Scott dopo 23.
(è davvero il caso di dire che qualcuno non vende più come una volta) (spero non gli importi)

Sedicenti singoli. Entrano al n.1 Gemitaiz & Madman con Veleno 7, nuovo capitolo della fortunata serie. Stanchi di fare buone cose separati, sono corsi ai ripari con un brano che informa gli adolescenti che li seguono 1) che sono adeguatamente ricchi 2) che espletano rigogliosa attività sessuale con femmine degne di loro 3) che pisciano in testa a chi li contesta e 4) che spaccano troppo. Beh, felicitazioni. OstiaLido di J-Ax scende al n.2 e Calipso di Charlie Charles & i New Bimbi al n.3. E non è escluso che questo podio sia uno dei migliori che vedremo questa estate. Potremmo persino considerare di passare a

Miglior vita. Sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di anniversari. In tutto questo, Nevermind dei Nirvana è ANCORA fuori dalla classifica. Non sono tempi allegri, quando viene a mancare la fiducia nella sfiducia. Non possiamo che aggrapparci ai

Pinfloi. E possiamo aggrapparci saldamente, amici: The division bell entra in classifica al n.19 grazie al n.1 tra i vinili. Quanto ai due indicatori ISTAT, The dark side of the moon perde 19 posizioni (!) e scende al n.64, mentre The wall ne guadagna 3 e sale al n.87. Alcuni analisti collegano questo momento di complessivo scoramento alla perdita di credibilità del vicepremier Di Maio. Così inaspettata, tra l’altro.

2 Comments

on “La festa un po’ pallosa di Jovanotti – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 18
2 Comments on “La festa un po’ pallosa di Jovanotti – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 18
  1. Che cattivello che sei stato con Jova. Pensa che invece io che lo davo per completamente out, l’ho rivalutato e ritengo che queste canzoni siano un piacevolissimo intrattenimento anche se pur non cadendo mai in basso, poi il capolavoro non scatta mai (ammetto che “il sole sorge di sera” è di gran luna la mia preferita). Dilungarsi poi così tanto parlando male di un disco che fa il suo sporco dovere mi sembra fantasioso se poi leggo da te che la nuova di Madonna non è male. Sinceramente fra tutti questi colossi io salverei Bruce, Jovanotti e perfino la nuova di Tiziano Ferro la trovo geniale, incredibile, non me lo aspettavo! Grazie Carissimo per le tue sortite settimanali, ne vogliamo comunque more and more and more

    • Proverò a riascoltarlo un’altra volta, sono pronto a rivalutarlo ma sarei sorpreso di scoprirlo “piacevolissimo”. Quanto alla lungaggine, ci devo pensare. L’album n.1 secondo me merita una mini-recensione, visto anche l’impegno che artisti ed entourage ci mettono nell’ottenerlo.

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