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AMARGINE

La fattoria del rap italiano – TheClassifica 41/2020

Non morivo dalla voglia. No, decisamente no. Che voglia potevo avere di raccontarvi il come e il perché dell’inevitabile numero uno tra i presunti album di BV3, ovvero Bloody Vinyl 3, che chiameremo album anche se è una compilation/mixtape. In italiano sensato: quindici pezzi prodotti da un dj (Slait), rimati e interpretati da un’orgia di rappusi (soprattutto dell’area Salmo/Sony) croccantissimi tra i teenager, terzo capitolo di un progetto (bla, bla, bla). Il tutto con la premessa: badate, è un mixtape. Il che vuol dire: è una roba fatta alla svelta, di slancio. Il che vuol dire: se lo trovate per lo più raffazzonato e poco ambizioso, dovete capire che è il suo bello. Il che vuol dire: se vi fa schifo, il problema siete voi.

Che è poi LA grande trovata della post-critica post-musicale, da cinque anni a questa parte. Il problema siete SEMPRE voi.

Ecco perché non morivo dalla voglia. Perché d’accordo, sono un uomo di buona volontà, sono anni che cerco di sedare i miei istinti aggressivi e di andare oltre le furberie della scena e di tutte le sue scenette, allo scopo di farmi un’idea di chi sia qualcosa di più che un action-figure di gomma, un supereroe-merendina per 13enni maschi ITALIANI nemmeno particolarmente brillanti. E non morivo dalla voglia perché so di non aver MAI, in dieci anni, parlato male di Salmo, e so di non aver MAI, in un anno, parlato male di ThaSupreme. E poi come fai a non trovare almeno cinque cose buone in un disco che brulica di gente: ThaSupreme (7 pezzi), Lazza e la celebrità televisiva Hell Raton (3 pezzi a testa), poi Salmo, MassimoPericolo, FabriFibra, Nitro, DaniFaiv, Madman, Shiva, Low Kidd, Capo Plaza, GuéPequeno, JakeLaFuria (non insieme) (hihi), addirittura delle FEMMINE (Mara Sattei, Madame), addirittura Coez per l’angolo delle ragazze. Dai, anche solo per sfinimento, qualcosa finisce per piacerti. Invece.

Non muoio dalla voglia di ammetterlo. Ma BV3 mi risulta di una pochezza, di una banalità e stupidità feroci, prevedibili, tronfie. E compiaciutissime di tutto ciò. Perché in fondo il gioco è così ovvio: se non mi piace, il problema sono io. È il comma 22 del rap italiano. E ci abbiamo tutti fatto l’abitudine. Oppure abbiamo deciso di dargliela vinta, e passare gli anni che ci restano a postare cover di vecchi pezzi dei Sonic Youth o nuovi meme con quella stupida copertina dei Joy Division.

(personalmente, non muoio dalla voglia)

Non morivo dalla voglia, altresì, di essere l’unico scemo. A stroncare un prodotto così visibilmente apprezzato dai piccoli consumatori ITALIANI come BV3. Anzi, per convincermi di essere effettivamente scemo a essere l’unico scemo, ho iniziato a cercare recensioni. Ovviamente, iniziando dalle reactions su YouTube. Secondo Around Dread, che credo abbia usato l’aggettivo “coatto” (e “coattissimo”) tra le venti e le trenta volte in 14 minuti, è un album “strano, diverso. Particolare. Da macchina. Je do un 8” (155mila visualizzazioni). Gli Arcade Boyz, tipicamente, danno colpi al cerchio e alla botte, ma alla fine elogiano ThaSupreme che è al suo meglio: “più cattivo, accattivante e cazzuto che nella sua produzione precedente”, e “il crossover interno, proprio quello che ci si aspetta” (330mila visualizzazioni). In entrambi i casi, adorazione pura e scomposta per il campionamento della sigla del beneamato telegiornale Studio Aperto (Bloody Bars, con Lazza e Young Miles) e per la canzone-accendino al n.1 dei sedicenti singoli, Altalene (ThaSupreme, sor’ta Mara Sattei, Coez). Dopo aver capito che aria tirava sul tutubo, sono passato a gente che fa numeri molto minori, ovvero le testate musicali. E lì ho iniziato a vedere cose veramente penose. Naturalmente, sono tutte opinioni legittime. Per le quali provo una pena infinita – che per fortuna supera il raccapriccio abissale.

 

Non è che morissi dalla voglia di andare avanti. E invece, miracolo! Prima una, poi un’altra, poi una terza recensione quanto meno perplessa. Sto dicendo che di colpo, ho scoperto di NON essere l’unico scemo. Non è un’esperienza che vivo con frequenza. Tanto che, abbacinato dalla gratitudine, segnalo anche i nomi dei bro e gli zì che hanno avuto l’ardire di storcere il naso: Claudio Cabona, Luca Roncoroni, Vittorio Comand.

Ma allora, ma allora… (mi son detto). NON SONO SOLO! Mi sono sentito come Sting davanti a cento miliardi di bottiglie sulla spiaggia – nelle quali c’erano altrettanti messaggi in bottiglia (almeno credo. Il testo non era esaustivo: le bottiglie c’erano ma forse banalmente provenivano da cento miliardi di alcolizzati che le avevano vuotate e buttate a mare). E questa è una piccola buona notizia. La grande cattiva notizia è che BV3, fatto salvo qualcuno che ne esce a testa alta (e vorrei pure vedere: 20 artisti, 15 pezzi, eccetera) è una piatta manifestazione di arroganza da parte di chi ha preso il potere e, come i porconi della Fattoria degli Animali (aka l’altro libro di George Orwell) maschera sempre più a fatica il proprio disprezzo per le poche bestiole che sognavano la rivoluzione. E non vi nascondo un’ipotesi complottista con cui mi sto baloccando: il fatto che in questi anni siano usciti alcuni album rap di qualità superiore ha allarmato parte dell’ambiente. Perché metti che dopo, gli ascoltatori, e magari persino alcuni critici, iniziano ad aspettarsi la succitata qualità superiore invece che i piccoli insulsi supereroi che fanno sognare i pischelli ITALIANI con le loro storielle di droga, pistole, cash e bitches vogliose. Capirete che ben pochi, nella scena, muoiono dalla voglia di andare oltre. Troppo sbatti, zii. Meglio quelle due camicie brutte e quegli occhialetti tirati su col minimo sforzo, che quelle panzane radical-chic sull’arte.

Il resto della top ten. Al n.2 si conferma RenatoZero con l’album per i suoi settecento anni di carriera, e al terzo posto entra Cinema Samuele, di Samuele Bersani. Da segnalare al n.5 l’ingresso di Roger Waters dei Pinfloi, con la colonna sonora del suo documentario coi pezzi dei Pinfloi. Poi c’è Achille Lauro che credo stia continuando a pubblicare lo stesso album ogni due mesi (n.6). Per il resto, rappusi vecchi e nuovi, tutti a loro tempo al n.1, con la prevista turnazione. Si tratta di Emis Killa & Jake La Furia (n.4), Ernia (n.7), Gué Pequeno (n.8), Marracash (n.9), ThaSupreme (n.10).

Altri argomenti di conversazione. Non riescono a debuttare in top ten Bon Jovi, 21Savage (n.1 in USA), Blackpink che entrano tra il n.11 e il 20 proprio come What’s the story morning glory degli Oasis, al n.19 e non per un’edizione particolare, mi pare, ma solo a forza di articoli celebrativi per il decennale del quinquennale del decennale. Le Blackpink, ove lo ignoraste, sono una girl-band sudcoreana, che come la boy-band sudcoreana BTS sta andando piuttosto bene nel mondo anglosassone. Numero 2 in USA e UK, n.7 in Germania. Ma come i BTS, da noi non attecchisce. Con questo non voglio convincervi che il giovane pubblico italiano sia razzista (peraltro dovreste saperlo già. Mica sono tutti quanti figli adottivi di cotanti genitori: lo stesso dna provinciale e strapaesano scorre forte anche nei ragazzi). Ma continuo a trovare affascinante che più siamo globalizzati e più siamo autarchici. Oh beh, d’altronde sono iniziati gli anni Venti e una Mussolini dà spettacolo in prima serata.

Sedicenti singoli. Il mixtape della Machete manda all’aria (finalmente) anche la classifica post-estiva dei sedicenti singoli, piazzando Altalene (Slait, ThaSupreme, ThaSorella ovvero Mara Sattei, e Coez nella parte del Bacio Perugina) al n.1; al secondo posto c’è Machete Satellite, ovvero la pace tra Salmo e gli FSK dopo che lui aveva dissato i loro riferimenti continui alla droga – invece alla fine è tutto un giocone e i teenager sanno benissimo che se si drogano è colpa dei loro genitori, mica delle multinazionali che producono arte contemporanea. Chiude il podio il Baglioni del rap, Ernia con la languorosa Superclassico.

Lungodegenti. Non si era mai avuta una tale quantità di album da più di 100 settimane in classifica. Quest’epoca fortunata di musica eccellente può vantare ben otto evergreen intramontabili, guidati dal segnetto ÷ di Ed Sheeran (188 settimane), seguito da Rockstar di Sfera Ebbasta (142 settimane), Peter Pan e Pianeti di Ultimo (139 e 136 settimane), 20 di Capo Plaza (129 settimane), Potere (Il giorno dopo) di Luché (119 settimane) Diari aperti di Elisa (102), Playlist live di Salmo (100). E ogni settimana il ragazzo dei giornali ne porta altri, ne vedo già uno in arrivo a fine mese ed è ITALIANO. Stranamente, non lo è il disco che sta tentando di raggiungere i quattro anni filati in classifica: vi sorprenderà sapere che è un disco dei semisconosciuti

Pinfloi. The dark side of the moon è rientrato nella classifica ITALIANA 205 settimane fa ed è attualmente al n. 70, in salita di sei posizioni. The wall è al n.88, in discesa; attualmente è quattro posizioni sotto Nevermind dei Nirvana (quelli di Kurt Cobain, quello che si è sparato, avete presente? Però non era ITALIANO quindi ha fatto bene). Dimenticavo, devo chiudere con il dualismo – okay, è chiaro che The dark side of the moon è Star Trek mentre The wall è Star Wars, e non mi convincerete mai del contrario. Non perché non esistano argomenti, ma perché sarò fuggito prima che abbiate iniziato. Però grazie di aver letto fin qui, siete veramente gentili. A presto.

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