AMARGINE

Il mio cuore preso al Lazza – TheClassifica 16/2022

Non ce la faccio più. Sono stufo di passare per quello perennemente schifato dall’eccellente nuova musica italiana. Mi ribello all’ipotesi mortificante di occuparmi di una roba sostanzialmente irrilevante, un comparto collaterale il cui scopo attuale è rendere appetibili altre merci (o utenze). Io vorrei vivere la stessa epifania di Anton Ego, il critico musone di Ratatouille, che scopre incredulo che qualcosa può ancora sorprenderlo. Ed è con questo pensiero che mi sono accostato a
Il numero uno. Jacopo Lazzarini in arte Lazza è stato due settimane al n.1 della classifica italiana dei presunti album, con Sirio. Il 28enne Lazza proviene dal quartiere Calvairate, Milano, dove c’è l’Ortomercato.
(lungo silenzio nel tentativo di ricordare se c’è anche qualcos’altro)
Lazza prima di Sirio ha pubblicato un album intitolato Re Mida che da TRE anni consecutivi è in classifica (attualmente, al n.40). Gli addetti ai lavori non strettamente specializzati nella musica che ci parla della strada lo identificano come “Quello che sa anche suonare il piano”. Perché Lazza ha fatto il Conservatorio: non lo ha finito ma conosce Chopin e Satie, è un animale raro rispetto al 90% dei rapper italiani, persuasi che la musica sia un morbo creato in laboratorio in Cina: in realtà le case farmaceutiche lo potrebbero debellare se solo volessero – ma la verità è che ci guadagnano. Lazza è abbastanza ignoto a chiunque abbia più di 30 anni, anche più di rapper che fanno numeri molto inferiori ai suoi – non si può dire che venga vezzeggiato dai media.
Chi vi scrive deve confessare che si è accostato a Sirio di Lazza, con i suoi 17 brani (ma niente paura, dura 51 minuti) con un pregiudizio che un critico onesto non dovrebbe avere.
Sì: pensavo mi sarebbe piaciuto.
So che non ci faccio una bella figura. Ma avevo delle aspettative.
E sapete, all’inizio dell’album Lazza mi è parso assecondarle. “Parlo a una folla che sembra capisca – ma non capisce nulla, fra’, come un terrapiattista… Brother, chiudo la porta se recitano una farsa: giuro, ‘sto stupido format non merita la mia faccia”. E ancora: “Cerco mе stesso, però non mi trovo. Ero l’ultimo della classe, il primo in corridoio; io vorrei sapere solo che effetto ti fa quando mi guardi dentro e dopo trovi il vuoto”. E ancora ancora: “Quelli come me un giorno comprano una proprietà / solo con la proprietà di linguaggio”.
Lì, io mi sono sentito come all’inizio di un comizio di un politico dal quale si è ansiosi di farsi convincere. Ero già lì con la mia matita copiativa e il mio voto in mano, in sindrome di Stoccolma, con il biglietto per Stoccolma, per visitare gli uffici di Spotify di Stoccolma. Annuivo vigorosamente e facevo ampi gesti di approvazione: eccomi Lazza, ti ascolto, ti sento, dimmi delle cose.
E in quel momento, Lazza ha iniziato a dirmi delle cose. Ma erano le stesse che sento da dieci anni nel 90% degli album rap italiani di successo. Il solito rancore generalizzato e paranoia sprezzante convalidati dal successo, quell’ostilità cosmetica nella quale il giovane maschio italiano ha imparato a sguazzare, perché non lo mette in difficoltà – in fondo, ne ha già altre. E Lazza, come tanti altri rapper, gliele lascia tutte.
“Ti odio come il lunedì, come chi nel mio privé viene a bere dal mio drink e non sappiamo chi è; sta gente è piena di sé però anche piena di “ma”; io sono pieno di me, ci sono stato di là. Tu non sei niente di che, ma so che aspetti che muoia. Ogni fottuto weekend spendo tre pali per noia”. Altri estratti liofilizzati, li trovate in questa pagina – sta di fatto che di rima in rima, mi sono accorto che nel suo disco stellato Lazza mi stava servendo la solita sbobba di altri seimila rapper italiani, cercando di strapparmi ammirata approvazione per “La brum del mhm (mhm), cerchi 21 (skrrt) – se ha un pss nella mhm (pss), ti fanno un buco (uh)” o “Mmh, puto, sono su Pluto, 1-3-1-2, sputo, nuovo completo in velluto, ora che sono un venduto”. Tristemente, ancora una volta, la grande occasione è sfumata, la saporita e contemporanea approvazione con cui sognavo finalmente di speziare questa rubrica cede per l’ennesima volta il passo a un’insipida perplessità. Perché se Lazza era l’ultimo della classe, oggi è il primo della classe, sì: ma non mi sembra che riesca a dire quello che forse vorrebbe o potrebbe. Oppure la sa più lunga di me e ha capito che il rap italiano si aspetta sempre di meno dai suoi protagonisti – e forse è proprio perché lo ha capito, che oggi è il primo della classe.
Resto della top ten. Sostanzialmente continuano a non uscire presunti album – spero non se ne abbiano a male le poche new entries: Rancore al n.9, Confusa e felice di Carmen Consoli al n.19 (non credo sia nuovo, cosa dite?) e gli Swedish House Mafia al n.77. E con questa cornucopia di novità sciambolanti, abbiamo finito. Gli album ai giovani non interessano e non è che gli immensi artisti delle tre multinazionali facciano molto per dar loro torto. Sta di fatto che ci ritroviamo ancora una volta una top ten di nuovo gloriosamente ITALIANA e gloriosamente maschia, con Paky che riguadagna il n.2 e Blanco fermo al n.3, mentre Rkomi risalendo al n.4 si prepara a festeggiare un anno intero tra i primi dieci (oppure no, non ho controllato). La piccola defaillance di Sangiovanni, dal n.2 al n.6, indica perfettamente come anche gli Amici di Maria soffrano lo strapotere degli ormoni maschili di cui si pasce lo streaming.
Altri argomenti di conversazione. In omaggio a Lazza e al già citato Re Mida, questa settimana citerò come lungodegenti solo album in classifica da tre anni consecutivi: Colpa delle Favole di Ultimo, Playlist Live di Salmo, Fuori dallo Hype dei Pinguini Tattici Nucleari (…zio cantante), e ovviamente il Segnetto di Ed Sheeran, che è in classifica da cinque anni, o forse cinquemila, non lo so più. Escono di classifica i Tool dopo una settimana, Gianni Bismark dopo due settimane, i Placebo dopo tre settimane. Statistiche interessanti: ci sono 9 album stranieri tra i primi 50. E 10 FEMMINE in tutta la top 100 – in realtà è più o meno la solita percentuale: la cosa interessante è che ora come ora, solo tre sono ITALIANE. Ci sono anche tre canzoni di FEMMINE tra le cinquanta più ascoltate (da sole, non conto i featuring) (non sarebbero molti). E otto canzoni non ITALIANE in top 50. In Francia – non una nazione esterofila – ce ne sono 18, c’è persino Thunder di Gabry Ponte & Prezioso & Lumix al n.20 (da noi era arrivata al n.42 l’anno scorso). Sessanta dei 100 singoli in classifica sono distribuiti dalla Universal. Chissà se un giorno arriveremo a 100 su 100. Sarebbe bello, no? Gli album sono solo 47 su 100; 30 sono distribuiti da Sony. A proposito:
Sedicenti singoli. Per tutte le canzoncine più ascoltate dal n.1 al n.7 dobbiamo ringraziare Universal, e io non so davvero come ringraziarla, forse un giorno mi verrà in mente. Piove di Lazza & SferosoFamoso cade con inaspettata rapidità dalla n.1 al n.7, lasciando campo libero a Shakerando di Rhove, in classifica a fari spenti da 13 settimane. Rhove è questo qui che vedete col borsello. Lui è di Rho. Più a nord di Calvairate. A Rho c’è di tutto! Un sacco di vestigia. La raffineria. Il salumificio Citterio. L’Expo, dai, ne avrete sentito parlare. E lui si chiama Rhove perché è di Rho. Dietro di lui, la gioventù festivalona che mette d’accordo tutti non molla un centimetro: dopo tre mesi Mahmood&Blanco con Brividi mantengono il n.2 e Farfalle di Sangiovanni il n.3; a ruota, Tananai e Dargen D’Amico al n.4 e 5 ci ricordano ancora la Sacra Kermesse, sogno meraviglioso che ha riempito di senso le nostre vite. E a proposito:
Pinfloi. Mi spiace, ma i signori non sono in casa. The wall ancora una volta latita, ma la novità è che anche The dark side of the moon che la settimana scorsa era al n.69, di colpo è uscito di classifica, come ogni tanto gli capita, una volta l’anno, diciamo. Erano 48 settimane che non succedeva, il che legittima il sospetto che sia una specie di allergia primaverile. Bisogna aver pazienza: poi, passa.

Bene. Vi saluto con un’ultima cosa che potrebbe servirvi, un prezioso insegnamento di Lazza.

 

2 Risposte a “Il mio cuore preso al Lazza – TheClassifica 16/2022”

  1. Seguo questa rubrica da prima che diventasse Amargine (e da molto prima di questo nuovo restyling da blog dei primi anni Duemila). Mi ricordo di puntate in cui in classifica c’era un giovane Marracash, e in cui si diceva che era molto meglio lui del T.I. che citava nelle canzoni. Adesso mi pare che di nuovo l’abisso si sia allargato. Certo, anche gli americani hanno rapper inutili e/o dannosi, e lì gli permettono anche di tenere un’arma in casa. Però tra i giovani promettenti loro hanno gente che accanto alle solite rime imbarazzanti sulle fighe e il successo e i soldi tirano fuori anche qualcosa di più articolato, che racconti qualcosa di quello che vedono. Jack Harlow, che vedevo pompato ovunque e di cui pensavo malissimo, non è poi così male, per dire. Tralasciando i singoloni grevi coi featuring, i suoi pezzi sono simili a quelli che faceva Drake alcuni anni fa. Mi sembra che i giovani rapper di qui abbandonino presto ogni velleità di emulare i loro maestri o modelli (penso a Rkomi) in favore di creare in fretta qualcosa che non si discosti troppo dalla melassa che già c’è. In questo il rap sta sempre più assomigliando al pop.

    1. Forse a un certo punto, quando diventa un mestiere, la preoccupazione diventa la clientela.
      (…chiedo scusa per la risposta tardiva, S.) (davvero una brutta cosa da fare a chi segue da tanto) :-/

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