Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI

Dopo il terremoto, nessuna scossa d’assestamento nella nuova classifica supergiovane degli album. Top 10 di fatto invariata, Gué Pequeno sempre n.1, Riki capo degli Amiki n.2, MiticoVasco n.3. Dopo le 40 nuove entrate della settimana scorsa, stavolta la più alta è solo al n.63 – ed è il vecchio live di Jovanotti: andrà davvero così forte in streaming? Però tornano i PINFLOI! Di nuovo in classifica tutti e tre i loro dischi, CAPITANATI da The dark side of the moon, che per di più risale dal n.81 al 61. Qui sotto, un piccolo attestato dell’importanza del concetto di capitaneria – cinquemila risultati, mica una trentina.

Su 100 album, 88 sono distribuiti da Universal, Sony, Warner.
Bravi, buon lavoro. (nessuno glielo dice mai)
Con una classifica supergiovane così prudente e insipida, la ruota del destino mi butta a spintoni verso la fatua e vanerella classifica dei singoli. Doveva succedere. Ho resistito finché il mercato degli album aveva un senso. E dati FIMI alla mano, negli ultimi 5 anni ne ha avuto: il sorpasso dello streaming è avvenuto solo sotto il governo Gentiloni, dato che potreste trovare significativo.
(“Dici sul serio?” “Beh, no” “E allora?” “Era il destro per introdurre, dopo anni di assenza, il ritorno delle parentesi contenenti il dialogo schizofrenico con la parte di me che si fa domande inutili”. “Sarebbe a dire?” “Tu” “Io?” “Sì, domande inutili e spunti blandamente umoristici” “Blandamente?” “Puoi smettere di far domande, la gag è arrivata” “Dove?”)

 

Sicché parliamo di singoli, materia di scontro cruento in questa stagione, soprattutto quest’anno. Dovete sapere una cosa: c’è in giro un critico musicale più babbione degli altri, che pochi anni fa si è lasciato andare a una sentenza tronfia e incauta: “I tormentoni estivi non esistono più”.
Quel babbione ero io.
Ehi, avevo i dati dalla mia! Avevo usato tutta la mia scienza e ricerche di archivio (ore ben spese, sì) per dimostrare che malgrado l’annuale arrapamento dei media, non c’era alcuna specificità stagionale del ritornello canticchiabile, nemmeno quello latinero. Invece nel 2017 i tormentoni, in alcuni casi esplicitamente (ironicamente) autoproclamati, superano numericamente le zanzare tigre. L’abbondanza è tale che sono usciti un bel po’ di articoli sprezzanti in merito. Più volte, anche in analisi che volevano esser serie, è riapparsa la raffinata definizione “Musicadimmerda”, anni fa consacrata dall’ex editore Massimo Coppola, e potrei fermarmi a questo nome per far capire quanto io possa condividere certe premesse. Nella Mia Umile Opinione si può parlare, a volte, anche molte volte, di artisti furbi, pigri, opportunisti, limitati, piacioni, pusillanimi, banali, falsi, cinici e bari – ce ne sono sempre stati, a volte sembrano di più, forse effettivamente in questa fase sembrano di più e credo lo si possa dire senza risultare lagnosi, e incorrere nelle accuse di vecchismo da parte dei nuovisti iperentusiasti di qualunque cosa. È una cosa che va al di là del capire o non capire le tendenze, dell’essere supergiovani o supervecchi: non si può parlare di musica oggettivamente “brutta”, mai.
(“E i Modà?” “No, loro fanno schifo ai santi” “Ah, volevo ben dire”)

 

I gelidi numeri ci dicono che da anni la classifica italiana dei singoli mirata sullo streaming vedeva in tutte e quattro le stagioni la schiacciante superiorità degli stranieri sugli italiani, polverizzati sia nelle vendite complessive di tutto l’anno, che in quelle estive. Vi sottopongo, senza andare lontano, quella del luglio 2016, capitanata dalla Sofia di Alvaro Soler. Cercateli pure, i tormentoni italiani dell’anno scorso. Troverete quasi solo delle normali hit internazionali.

 

Ma negli ultimi due anni sono successe cose. Il botto inaspettato e isolato di Roma-Bangkok (2015), che dopo anni ha dato a un brano italiano il n.1 dell’intera annata (2015). Poi è successo Cesare Cremonini, con la sua canzone tutta da leccare adottata da Algida. Sono successi Fedez & J-Ax, uomini-sandwich esplicitamente in vendita (ma sia chiaro, fieramente antisistema) e in generale un punto di non ritorno dell’idea che l’uomo che fa più soldi è quello in cui l’arte scorre più potente (…non voglio aprire un altro fronte di discussione incontenibile, ma questa NON è un’eredità degli anni 80. Questo secolo cominci a prendersi qualche responsabilità, che è quasi maggiorenne). E poi – ma queste sono ipotesi mie, che non posso provare – è stato cambiato qualcosa negli astuti ingranaggi nascosti con i quali le piattaforme di streaming inclinano il piano inclinato dove vogliono loro.
Convergendo tutto ciò, improvvisamente nel 2017 il brano estivo risulta strategicamente fondamentale per un numero non indifferente di artisti, manager, discografici, specialmente per offrire le loro accattivanti canzonette a un numero abnorme di sponsor (chi più chi meno: Gabbani non sembra appaltarsi troppo, mentre viceversa il video della band CAPITANATA da Tommaso Paradiso ha più inserti di una partita su Canale 5). Fa parte del gioco insistere nelle interviste che la ricetta del tormentone non c’è – mentre invece qualche ingrediente sembra di scorgerlo. Di sicuro non ci si può più permettere di buttare nella mischia un remix di un brano già noto (Mengoni, ma volendo anche Gianna Nannini) o un dignitoso pezzo dell’album (Tiziano Ferro). Perché dietro l’autotune più pacchiano e il ritmo ciabattone simil-reggaeton è decollato un business serissimo, con regole precise, tra le quali:

 

1) riferimenti didascalici all’estate, vissuta con ambivalenza Righeiriana;
2) un video in location turistiche con un’auto ferma davanti alla quale ballare in modo inconcludente;
3) gentismo generalizzato, in genere espresso dal popolo che balla despaciteggiante per strada
4) ironie sui selfie nel testo o nel video;
5) sonorità ispirate da un tropicalismo globalone affatto provinciale, in realtà così avanti che gli americani si ritrovano a inseguirlo (gli inglesi no, hanno troppo ribrezzo del mondo);
6) un featuring, al limite con un duedipicche internazionale;
7) possibilmente Tommasoparadiso, leader della band CAPITANATA da Tommasoparadiso. E in quel caso, magari pure il suo sodale Dario Faini (n.b. non è un componente del gruppo così autorevolmente capitanato)

 

(ora vado a dimostrare)

 

Top 20 dei singoli: tormentone n.1, Senza pagare dei due Testimonial col Rolex. Al n.2, il tormentone globale Despacito, n.1 in 18 Paesi. Al n.3 il tormentone di Baby K. Al n.4 il tormentone Volare di Rovazzi feat. Morandi, al n.5 il tormentone Pamplona di Fabri Fibra feat. Thegiornalisti, e al n.6 un’intrusa: la canzone Thunder degli Imagine Dragons. Al n.7 il tormentone Lamborghini di Gué Pequeno, al n.8 Chainsmokers&Coldplay, al n.9 il tormentone Riccione della band CAPITANATA da Tommaso Paradiso, al n.10 il tormentone L’esercito del Selfie di Takagi & Ketra da più parti additati come re dei tormentoni – ma restano umili.
Potete contare otto ineccepibili tormentoni italiani in top 10. Di nuovo vi invito a dare un’occhiata sopra alla classifica di metà luglio 2016 e fare il confronto.
Solo al n.22 Tra le granite e le granate di Gabbani, che comunque è in classifica da 11 settimane: pochi pezzi sono in classifica da più di 20 e quei pochi sono tutti stranieri, altro elemento che mi fa sospettare, complottista che non sono altro, che nella rivoluzione di questo nuovo semestre ci sia stato qualche accorgimento per riportare con le cattive il tricolore in classifica. Non so se da parte delle piattaforme di streaming oppure da parte di FIMI (o in base ad accordo tra le parti).
Piuttosto basso, n.30, anche Lento/Veloce di Tiziano Ferro, brano Algida.
Partiti adesso de LaGiusy non è al momento nella top 50, così come i brani di Mengoni e Nina Zilli e Max Pezzali, che pure avevano certe mire. Ce la fa per un pelo Cono gelato della Dark Polo Gang al n.47.
Vale la pena segnalare che Gué Pequeno che aveva brani ovunque la settimana scorsa, rimane con un solo pezzo in top 20 (altri 6 sono comunque rimasti in top 50. Stanti le nuove regole, paradossalmente mancano all’appello due suoi “singoli” veri e propri tratti da Gentleman, penalizzati dall’essere diventati di dominio pubblico appena prima dei nonsingoli, in questa nuova era in cui ogni pezzo è un singolo);

 

Detto questo, lasciate che vi sottoponga con birichino imbarazzo una mia creazione. Una tabellina nel formato meno glamour del mondo – so di non essere bravo come il mio eccellente competitor PopTopoi. Ma forse due-tre conclusioni si possono trarre lo stesso… I brani sono in ordine attuale di posizionamento nella cosiddetta “classifica dei singoli”.

Come si può vedere (o non si vede niente? Fatemi sapere) esistono delle costanti. E nei brani più in alto in classifica compaiono quasi tutti gli ingredienti necessari. Nessuno li ha tutti; Fabri Fibra è quello che ne ha di più, mentre Gabbani li ignora con spiazzante testardaggine. Vi dirò di più: nel suo video non noto nemmeno un product placement. Ma temo che a questo argomento dedicherò un’appendice di questa Classifica Generation. Tanto, di album mi sa che non parlerò più.

 

(“Oooh!!!” “Grazie per aver fatto Oooh!!!, speravo che qualcuno lo facesse dopo questa chiusura drammatica” “Sono sempre disponibile e carino, IO. Nonostante l’esilio subito” “Sai chi mi ricordi?” “Chi?” “C’è una pagina facebook di un tizio che parla con un maggiordomo immaginario – stratagemma con cui mette in scena la dialettica tra un uomo e la sua parte migliore” “Parte migliore? Beh, cosa posso dire ora, non credevo…” “Alludevo a me” “Ah, il blando umorismo, eccolo” “Infatti, zio, non lesiniamolo” “Ma sì, non m’importa, quello che conta è la visibilità”)

11 Comments

on “Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI
11 Comments on “Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI
  1. Quindi alla fine Gabbani è una piccola eccezione nel mare magnum dei tormentoni? Glielo diamo un premio per la testardaggine?

    PS bel pezzo!

    • Grazie! Sì, è una canzone che va contro alcuni requisiti del tormentone italiano moderno; è ovvio che non si nega l’ambivalenza nei confronti dell’e-state, però in fondo quello è un ingrediente antico, la farina 00 del brano estivo.

  2. È un complotto. Ne sono certo.
    Mi dilungo, ma tanto nessuno è costretto a leggere.
    Quando vado a correre (diciamo 5-6 ore a settimana) uno un ipoddino, ma nelle ultime settimane ho usato il cellulare come radio!?
    Ho corso sia di sera che di mattina, in giorni feriali e in giorni festivi.
    Ebbene, tutte le volte (TUTTE) ho dovuto ascoltare le canzoni di gabbani, j-ax e fedez, fabi fibra, giusi ferreri, e qualcun altro di cui (grazieadio) continuo a ignorare i nomi.
    sì, credo che musicaddimmerda sia il termine scientifico. ah, sì, certo: ho smesso di usare il cellulare come radio, mi ero stufato di spalar via merda dalle orecchie coi cotton fioc.
    ah, bel pezzo comunque

    • Per ora non c’è. Se dovesse dilagare ovviamente può diventare un tormentao anche se magari non del tutto intenzionale, un po’ come era capitato al Pulcino Pio.

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